Elezioni in Iran






Manifestazioni in Iran

Manifestazioni in Iran

Marjane: Hai idea di quanto è difficile dire alla gente di essere iraniana??

Nonna: E questo ti sembra un buon motivo per rinnegare le tue origini?!

Persepolis di Marjane Satrapi, Francia/Usa 2007

Roberto Gressi denuncia oggi sul Corriere della sera il silenzio delle piazze italiane riguardo ciò che sta accadendo in Iran, nonostante il successo dello scorso anno del film di Marjane Satrapi, Persepolis, che raccontava le impossibili condizioni di vita nelle Teheran khomeinista.

Un silenzio pesante che certifica come le “masse” (argomento molto discusso in questi giorni) siano abbandonate alla loro indifferenza, senza che nessuna parte politica (e si ci riferisce all’ampio panorama della sinistra italiana) si mostri interessata a “mobilitarsi per mobilitarle”. Anche il terremoto che rischia di eplodere in Iran pare lasciare indifferente l’opinione pubblica nazionale, isolandola in questa Europa sempre più a destra e sempre più xenofoba che però ha trovato la forza di mobilitarsi, seppur timidamente, davanti al terremoto iraniano.

Deficit di coscienza politica o di conoscenza storica?

Bisogna risalire perlomeno al 1979 per rintracciare le origini di quello che oggi sta accadendo in Iran, quando per la prima volta nella storia contemporanea a una crisi politica ed economica si aggiunse una motivazione religiosa [Ennio di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali, p. 1286].

La crisi politica ed economica è quella che sta affrontando l’Iran dello Scià Reza Pahlevi alla fine degli anni ’70, alleato degli Usa nello scacchiere della Guerra Fredda. Negli anni ’70 Reza Pahlevi, forte del favore dell’alleato occidentale, e al potere dal ’41, va accentrando l’intero potere statale sulla sua persona marginalizzando il clero e guadagnandosi le antipatie della piccola borghesia iraniana, di fatto esclusa dal processo di modernizzazione amministrativa abbozzato dallo scià.

In questo clima, l’ayatollah (letteralemente “segno di Dio”) Ruhollah Khomeini, esiliato a Parigi, infiamma i fedeli con le sue prediche eversive contro il regime di Pahlevi. Inizia, attraverso le video-cassette inviate da Khomeini in patria, la propaganda anti-imperiale contro lo Scià e contro l’alleato americano. Le manifestazioni iniziarono a Qom, citta santa iraniana, nel 1978 e 11 mesi più tardi lo scià si dichiarò non in grado di gestire la rivolta. Un anno dopo Khomeini tornò in patria assumendo di fatto il potere.

Dopo un periodo di transizione con il referendum del novembre 1979 fu proclamata la repubblica islamica. Fu l’istituzionalizzazione della rivoluzione khomeinista i cui fondamenti ideologici erano la lotta allo scià, l’opposizione all’occidentalizzazione dell’Iran, sempre più legata al giogo statunitense, il recupero della tradizione religiosa, una moderata impronta socialista, epurata da tutti gli elementi marxisti e orientata più che altro a un radicato paternalismo.

La repubblica di Khomeini trasformò radicalmente il paese, sempre più improntato alle regole della tradizione islamica, e di fatto annientò qualsiasi forma di opposizione politica (circa 10.000 iraniani furono condannati a morte e mezzo milione fuggirono all’estero).

Khomeini morì il 3 giugno del 1989, lasciando il potere politico, dopo una serie di schermaglie interne al presidente del parlamento Ali Abkar Hashemi Rafsanjani (presidente dall’89 al ’97 e antagonista di Ahmadinejād nel 2005, oggi accusato di essere il propulsore e il finanziatore dell’oppositore al presidente) e la Guida Suprema, la più alta carica prevista dalla costituzione iraniana, all’ayatollah a Ali Khamenei, oggi come ieri, sostenitore di Ahmadinejād.

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