“Dear Mr. President.” L’incontro tra Richard M. Nixon e Elvis Presley






President Nixon shakes hands with entertainer Elvis Presley in the Oval Office

President Nixon shakes hands with entertainer Elvis Presley in the Oval Office

Quando alle 12:30 del 21 dicembre del 1970 Elvis Presley finalmente incontrò nello studio ovale della Casa Bianca il presidente Richard M. Nixon, certo non era al corrente del nutrito – all’epoca composto già da parecchie centinaia di pagine – dossier che il Federal Bureau of Investigation stava tenendo sul suo conto fin dagli anni Cinquanta.

Pur non considerandolo oggetto di alcuna inchiesta ufficiale il Bureau, nella persona del suo direttore J. Edgar Hoover, aveva pensato bene di monitorare attentamente anche la vita della rockstar di Memphis, una decisione presa, come si evince dai file da poco di pubblico dominio, ben prima che Elvis prestasse servizio tra il 1957 e il 1958 nella Third Armored “Spearhed” Division di stanza in Germania occidentale.

Una veloce scorsa dell’imponente plico – nel 1983-84 contava ormai quasi settecento pagine – compilato scrupolosamente dagli agenti federali e da zelanti patrioti moralisti può essere utile per comprendere meglio il persistere anche negli anni Sessanta del clima di paranoia, così tipico dei Fearful Fifties, non solo tra certi membri dell’establishment politico ma anche tra gli americani medi, categoria in cui evidentemente Presley non faticava a riconoscersi.

Inizialmente negativo – significativa a questo riguardo la lettera del 1955 firmata da un anonimo capo-redattore di un quotidiano del Wisconsin allo stesso Hoover in cui il cantante viene additato come un pericoloso nemico dei costumi della nazione e del pudore – il giudizio su Elvis mutò radicalmente man mano che ci si avvicinava alla fine dei Sixties, tanto che in un memorandum del F.B.I. stilato in data 4 gennaio 1971 in riferimento a presunte dichiarazioni del cantante risalenti al dicembre precedente si legge che:

… Nonostante il suo aspetto bizzarro, Presley è sembrato una persona sincera e intelligente e in più di un’occasione non si è tirato indietro dall’esprimere la sua opinione sulle scottanti problematiche con cui la nazione si sta confrontando, in particolare modo quelle che coinvolgono i giovani…

Secondo Presley i Beatles [con cui si era incontrato il 27 agosto del 1965 a Hollywood, N.d.a] con il loro aspetto sudicio e arruffato e la loro musica sessualmente allusiva sono una delle principali cause dei problemi cha abbiamo avuto con la nostra gioventù… Ci avverte anche che gli Smothers Brothers, Jane Fonda e altre personalità della loro stessa risma appartenenti al mondo dello spettacolo hanno molto di cui rispondere nell’immediato futuro per il modo in cui hanno avvelenato la mente della gioventù gettando discredito sugli Stati Uniti con le loro dichiarazioni pubbliche e le loro deplorevoli attività…

Il rapporto stilato dall’agente M. A. Jones indirizzato a Mr. Bishop diventa molto utile per comprendere lo spirito con cui Presley si decise a prendere contatti con l’amministrazione Repubblicana, nella ferma convinzione di potere e dovere fare qualcosa per salvare la nazione dal baratro in cui stava sprofondando.

Incapace di prevedere, come la maggior parte dei suoi concittadini, il crollo delle istituzioni democratiche che si sarebbe verificato indipendentemente dall’azione erosiva della controcultura con lo scoppio scandalo Watergate (1972), la mattina del 21 dicembre del 1970 Elvis si presentò al cancello nord-ovest della Casa Bianca e consegnò agli addetti della sicurezza una lettera.

Nelle sei pagine scritte a mano in un inglese piuttosto sgrammaticato su carta intestata della American Airlines Elvis chiedeva un’udienza al presidente Nixon, dal quale sperava di ottenere l’incarico di agente federale anti-droga.
Dopo una rapida presentazione, Presley esponeva subito al suo interlocutore alcuni buoni motivi perché venisse considerata seriamente la sua candidatura al ruolo di agente speciale:

Caro Signor Presidente,

Innanzitutto vorrei presentarmi. Mi chiamo Elvis Presley e sono un suo ammiratore e nutro un grande rispetto per la sua funzione. Tre settimane fa a Palm Springs ho avuto modo parlare con il Vice Presidente Angnew e gli ho espresso le mie preoccupazione per il destino della nostra nazione. La cultura della droga, gli elementi hippies, la Student Democratic Society, le Balck Panthers, ecc, non mi considerano un loro nemico o per lo meno non mi vedono come parte dell’establishment, come lo chiamano loro. Invece io la chiamo America e la amo. Signore, posso e sono pronto a aiutare in qualsiasi modo il paese. Non ho altre motivazione se non fare il bene del paese. E così non voglio ricevere un titolo o venire nominato a un incarico, posso essere più utile se mi si facesse libero agente federale e sarò di aiuto agendo alla mia maniera grazie ai miei contatti con persone di tutte le età…

Ho condotto uno studio approfondito sull’abuso di droghe e sulle tecniche di lavaggio del cervello utilizzate dai comunisti e il mio lavoro mi permette di essere proprio là dove è richiesto il mio aiuto…

Le mando una mia breve autobiografia su me stesso così può capire meglio questo mio approccio. MI piacerebbe tanto incontrarla solo per dirle buongiorno sempre che Lei non sia troppo indaffarato…

Le porgo i miei omaggi,

Elvis Presley

Una volta giunta nelle mani dell’entourage di Nixon, la lettera diede il via a rapide consultazioni tra Dwight Chapin, segretario per gli

President Nixon meets with entertainer Elvis Presley
President Nixon meets with entertainer Elvis Presley

appuntamenti, e H.R. Haldeman, capo dello staff presidenziale. Nel giro di poche ore i due riuscirono a pianificare l’incontro e a stilare un memorandum per il presidente con una scaletta dettagliata degli argomenti da trattare nel corso del breve meeting che si sarebbe tenuto all’interno dell’istituzionale Open Hour. Tra i vari temi scelti spicca sicuramente quello riportato nel punto D sul rapporto tra la musica rock e l’abuso delle droghe:

Stando a quanto viene riferito nelle ultime due settimina, Jimi Hendrix e Janis Joplin, due eroi folk della gioventù, sono morti a causa dell’uso eccessivo di droghe. Le loro morti ci hanno bruscamente rammentato quanto la cultura della musica rock sia legata alla sub-cultura della droga. Se la nostra gioventù ha intenzione di emulare le rock star, da questo momento sarà nostro compito fare si che queste star manifestino la loro convinzione che un talento genuino e duraturo è il risultato dell’auto-motivazione e della disciplina e non invece dell’artificiale euforia chimica provocata dalle droghe.

Nel memorandum si facevano anche dei brevi cenni al possibile coinvolgimento di Elvis Presley nella lotta al consumo delle droghe:

Potrebbe incoraggiare altri colleghi musicisti a sviluppare un nuova tematica nella musica rock, “Get High on Life”.

Potrebbe registrare un album partendo dal tema, “Get High on Life”…

Potrebbe diventare un consulente dell’Advertising Council e aiutarci a diffondere il messaggio anti-droga tra i giovani.

Mentre i due funzionari di alto grado ultimavano gli ultimi dettagli, a Bud Egil Krogh venne affidato il compito di ricevere l’ospite e di prepararlo all’incontro previsto per le 12:30 di quello stesso giorno. Elvis Presley e le sue due guardie del corpo, Jerry Schilling e Sonny West, vennero accolti da Krogh nell’Old Executive Office Building, un edificio nelle immediate vicinanze della residenza presidenziale. Quello che balzò subito agli occhi dell’addetto alle pubbliche relazioni fu l’abbigliamento sorprendentemente inappropriato scelto dall’artista per l’appuntamento: Elvis indossava pantaloni attillati di velluto nero, una camicia di seta bianca con un colletto molto alto aperto sul collo adornato da un medaglione d’oro, una mantellina color porpora, un cinturone da wrestler anch’esso dorato e un paio di occhiali – che dimenticherà inizialmente di togliersi una volta entrato nello studio ovale – placcati in argento con le sue iniziali “EP” sul ponte del naso. Più sobri ma per niente adatti alla situazione i due gorilla.

Elvis Presley shakes hands with President Nixon
Elvis Presley shakes hands with President Nixon

Superato l’imbarazzo iniziale, Krogh varcò alle 11:45 insieme ai suoi ospiti il cancello nord-ovest della Casa Bianca e, come da programma, allo scoccare delle 12:30 aprì la porta dello studio ovale. Presley si trovò finalmente di fronte al suo presidente.

Diversamente dal suo assistente, Nixon si mostrò tutt’altro che imbarazzato per il comportamento e le maniere certo non molto fini di Presley; con un sorriso di convenienza da navigato squalo della politica qual era, il presidente strinse la mano a Presley e mostrò un certo interesse per le foto di famiglia e i distintivi di agente di polizia che gli erano stati conferiti. Elvis, recuperando un po’ dei punti persi per la mancanza di bon ton, regalò al presidente una Colt 45. della Seconda Guerra Mondiale.

Fu quindi il turno di Schilling e West che, visibilmente emozionati di incontrare il presidente degli Stati Uniti d’America, si affidarono alle presentazioni del loro datore di lavoro.

Terminato l’incontro, Krogh – che successivamente  racconterà nel dettaglio tutti gli eventi di quell’incredibile 21 dicembre 1970 nel suo The Day Elvis Met Nixon (1994) – si intratterrà con i tre in un pranzo ufficiale alla Casa Bianca.

Nel primo pomeriggio venne infine consegnato a Elvis Presley dal Bureau of Narcotics and Dangerous Drugs il tanto atteso distintivo di agente speciale.

Un ideale epilogo dell’incontro potrebbe essere rappresentato dalla lettera di auguri di buon anno, in data 31 dicembre 1970, del presidente Nixon a Elvis Presley:

Caro Mr. Presley,

Per me è stato un immenso piacere avervi di recente incontrato nel mio ufficio; volevo farvi sapere ancora una volta quanto abbia apprezzato il vostro gesto premuroso nell’omaggiarmi della Colt 45. della Seconda Guerra Mondiale risposta nella sua cassetta di legno fatta a mano. Siete stato particolarmente gentile a ricordarvi di me con questo regalo così bello, così come con le foto della vostra famiglia, e sono davvero contento di averli ora tutti nella mia collezione di souvenir speciali.

Faccio a voi, alla vostra signora e a vostra figlia Lisa i miei migliori auguri di un felice e pacifico 1971.

I miei più cordiali saluti,

Richard Nixon

In questa storia è tuttavia d’uopo continuare a utilizzare il condizionale perché, nonostante l’incarico ricevuto dal presidente, Elvis Presley continuò a essere spiato dagli uomini del F.B.I. come d’altronde si può notare dal già citato memorandum dell’agente M. A. Jones del gennaio del 1971 e dalle innumerevoli pagine che vennero scritte negli anni successivi.

Come proteggere il paese dall’aggressione dei suoi nemici continuando a essere spiati? Come continuare a essere un buon patriota senza però avere la fiducia della nazione?

Per sua fortuna Elvis Presley, sempre all’oscuro delle manovre dei suoi “colleghi”, non dovette mai preoccuparsi di questo bel dilemma.

Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Ancora nessun commento.

Commenta questo articolo

  • RSS
  • Newsletter
  • Twitter
  • Facebook
  • YouTube