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	<title>Commenti a: Via Rasella tra abuso pubblico della storia e uso storico di una sentenza</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>Di: Yuri Guaiana</title>
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		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 12:54:22 +0000</pubDate>
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		<description>Pubblico lo scambio che questo post ha generato tra me e l&#039;amico e collega Giovanni Scirocco, naturalmente, con il suo consenso.

Questo è quanto mi scrive Giovannni:

caro Yuri,
scusami, ma non sono d&#039;accordo (mentre invece mi ritrovo sulle posizioni di d&#039;Orsi). Il Tempo non è stato condannato per il reato di &quot;revisionismo&quot; (che, fortunatamente, non esiste nel nostro codice penale), ma per quello di diffamazione che, evidentemente, può riguardare ogni singolo cittadino, qualsiasi sia l&#039;attività che esso svolge. Quindi il paragone con la situazione russa proprio non regge.

E questa è la mia risposta che spero possa chiarire meglio il mio pensiero:

Sono perfettamente consapevole che la sentenza non riguarda il revisionismo, ma la diffamazione. Infatti ho scritto: &quot;oggetto di questa sentenza non è l’accertamento di una verità storica, ma piuttosto il delitto di diffamazione a mezzo stampa&quot;. Parlando di uso storico di una sentenza volevo dire che una sentenza giusta rischia di essere strumentalizzata per certificare una tesi storiografica. Evidentemente non sono stato sufficientemente chiaro nell&#039;affermare il mio totale appoggio ad una sentenza che protegge giustamente degli individui dal rischio di essere diffamati.
 
Però confermo la mia preoccupazione di fronte a certi commenti politici che attribuiscono alla sentenza dei significati che essa non ha, come quello di attribuire patenti di veridicità storica o di erigere barriere all&#039;espandersi del revisionismo. Confermo anche il mio dissenso da d&#039;Orsi che parla di combattere anche giudiziariamente, non la diffamazione (che è ovviamente auspicabile), ma i rivisitatori della Resistenza. Il che mi sembra invece un po&#039; eccessivo.

Quanto al paragone con la situazione Russa, non ho mai inteso tracciarlo. Ho semplicemente messo il link alla petizione promossa da blogstoria perché in questo post si parla di uso pubblico della storia e degli effetti che esso potrebbe avere sulla libertà di ricerca scientifica. Ho semplicemente voluto informare il lettore di questo post di una petizione alla quale potrebbe essere interessato, senza equiparare affatto la situazione russa a quella italiana. Se assonanza c&#039;è, è quella con la convinzione che la sanzione delle diverse tesi storiografiche può avvenire solo attraverso un pubblico dibattito, la quale anima sia questo post sia la petizione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico lo scambio che questo post ha generato tra me e l&#8217;amico e collega Giovanni Scirocco, naturalmente, con il suo consenso.</p>
<p>Questo è quanto mi scrive Giovannni:</p>
<p>caro Yuri,<br />
scusami, ma non sono d&#8217;accordo (mentre invece mi ritrovo sulle posizioni di d&#8217;Orsi). Il Tempo non è stato condannato per il reato di &#8220;revisionismo&#8221; (che, fortunatamente, non esiste nel nostro codice penale), ma per quello di diffamazione che, evidentemente, può riguardare ogni singolo cittadino, qualsiasi sia l&#8217;attività che esso svolge. Quindi il paragone con la situazione russa proprio non regge.</p>
<p>E questa è la mia risposta che spero possa chiarire meglio il mio pensiero:</p>
<p>Sono perfettamente consapevole che la sentenza non riguarda il revisionismo, ma la diffamazione. Infatti ho scritto: &#8220;oggetto di questa sentenza non è l’accertamento di una verità storica, ma piuttosto il delitto di diffamazione a mezzo stampa&#8221;. Parlando di uso storico di una sentenza volevo dire che una sentenza giusta rischia di essere strumentalizzata per certificare una tesi storiografica. Evidentemente non sono stato sufficientemente chiaro nell&#8217;affermare il mio totale appoggio ad una sentenza che protegge giustamente degli individui dal rischio di essere diffamati.</p>
<p>Però confermo la mia preoccupazione di fronte a certi commenti politici che attribuiscono alla sentenza dei significati che essa non ha, come quello di attribuire patenti di veridicità storica o di erigere barriere all&#8217;espandersi del revisionismo. Confermo anche il mio dissenso da d&#8217;Orsi che parla di combattere anche giudiziariamente, non la diffamazione (che è ovviamente auspicabile), ma i rivisitatori della Resistenza. Il che mi sembra invece un po&#8217; eccessivo.</p>
<p>Quanto al paragone con la situazione Russa, non ho mai inteso tracciarlo. Ho semplicemente messo il link alla petizione promossa da blogstoria perché in questo post si parla di uso pubblico della storia e degli effetti che esso potrebbe avere sulla libertà di ricerca scientifica. Ho semplicemente voluto informare il lettore di questo post di una petizione alla quale potrebbe essere interessato, senza equiparare affatto la situazione russa a quella italiana. Se assonanza c&#8217;è, è quella con la convinzione che la sanzione delle diverse tesi storiografiche può avvenire solo attraverso un pubblico dibattito, la quale anima sia questo post sia la petizione.</p>
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