Storia e Comunicazione: le sfide della contemporaneità


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la_comunicazionePubblichiamo l’interessante articolo di Alfonso Berardinelli, uscito su “Il Foglio” lo scorso 19 settembre. Berardinelli recensisce il nuovo libro di Mario Perniola “Miracoli e traumi della comunicazione” in uscita per Einaudi (pp.153, euro 10). Al centro del saggio il tema dell’”ontologia della fattualità”, ossia della costruzione di fatti reali ed eventi storici.

Un tema, a nostro parere, di profondo interesse per lo storico e soprattutto per lo studioso di . Un’occasione per fare il punto sul complesso rapporto tra Storia e Comunicazione.

Ecco perchè gli storici hanno iniziato a farsi dare lezione pure dai filosofi.

[...] Che cosa è successo in questi ultimi decenni? Come è successo? In quale “epoca storica” ci è capitato di vivere? E ancora: non abbiamo avvertito tutti che negli avvenimenti accaduti c’era fin dall’inizio qualcosa di misteriosamente eppure percettibilmente irreale? Non abbiamo avvertito una certa inconsistenza e “ineffettualità” dell’effettuale, di ciò che avveniva ed era avvenuto?

Se il libro di Perniola risulta di immediata comprensione è perché ci sta dicendo che il grado di realtà della risulta sfuggente. Questo dubbio diffuso, questa nuova incredulità generale di fronte agli eventi potrebbe spiegare tra l’altro perché il nuovo pubblico colto è così ipnotizzato da qualunque filosofo e da una qualunque filosofia, ma non riesce a fissare un’attenzione più controllata e razionale sul discorso degli storici. [...] dagli storici ci si aspetta [...] di capire davvero, di essere convinti da una ricostruzione e interpretazione dei fatti.

Ma secondo Perniola, al di là dei fatti storici singoli e al di sopra di essi, come un nuovo presupposto generale della percezione storica, c’è ormai un mutamento aprioristico: gli storici sono essi stessi sconcertati e incerti su come procedere, non sanno bene cosa è storicamente rilevante e che cosa lo è meno, che cosa è centrale e che cosa è marginale o trascurabile.Perniola

[...] C’è qualcosa di ironico nel fatto che storici, i quali hanno sminuito l’importanza dell’azione a favore dei processi di lunga durata, siano stati smentiti dall’avvento dell’età della comunicazione, la quale procede attraverso eventi insieme miracolosi e traumatici! A un’epoca fondata sull’azione, che ha creato le condizioni per la possibilità del lavoro della storiografia di lungo periodo, è succeduta un’epoca che è centrata su avvenimenti i quali non hanno il carattere dell’azione, ma del miracolo e del trauma! [p.24]

Se la Storia non è certo finita, è comunque in grave difficoltà la strumentazione razionale che ce la rende comprensibile. Storici singoli o singole scuole storiografiche fanno le loro scelte conoscitive e narrative, comunicative e editoriali, sottolineano la necessità del rigore metodologico e l’inevitabilità della costruzione retorica in ogni esposizione storiografica.

[...] Con il presente e con la gli storici sono in difficoltà anzitutto perchè la comunicazione, la mediazione mediatica di ciò che accade rende tutto nello stesso tempo più evidente e meno razionalmente afferrabile: fa esplodere la storia in una serie di eventi irrelati e mitologici, non organizzati gerarchicamente secondo una logica accessibile. [...] si rinuncia a scrivere una macrostoria del presente, la quale sembra ormai inaccessibile al racconto storico d’ampio respiro [...] il grande racconto termina con la scoperta dei campi di sterminio e con le bombe atomiche di Hiroshima e di Nagasaki (p.27)

Il discorso di Perniola identifica il sintomo: l’irrealizzazione comunicativa della storia attuale, la sua atomizzazione e frantumazione mediatica. Ma qualche obiezione mi viene in mente. Più che assente del tutto, la razionalità storiografica d’insieme è controversa, in fieri, è un processo in corso. Molte cose che sembravano avere una “lunga durata”, come nella prospettiva della scuola delle “Annales”, hanno ora durata breve o brevissima e gli stessi storici sono, come tutti, perplessi e ipnotizzati da ciò che accade mentre accade.

Fare storia del presente è sempre difficile. Tuttora in Italia non siamo in grado di documentare a sufficienza la nostra storia degli ultimi decenni [...]

C’è anche il fatto che il ’68 è stato un lungo evento mondiale inficiato da un notevole grado di irrealtà, in cui la comunicazione prendeva spesso il posto dell’azione e il mito collettivo vampirizzava a poco a poco la realtà rendendola esangue e spettrale.

Ma direi che anche la critica d’arte e la critica letteraria e filosofica continuano a brancolare. Ogni giudizio generale e netto stenta a imporsi. Viene sentito come soggettivo, azzardato, fazioso: quindi non valido, irrilevante, sospetto.Si sa cosa pensare di filosofi come Derrida e Foucault? Che senso avevano e quali vantaggi o danni scientifici hanno portato la moda dello strutturalista e semiologica? Il postmoderno è stato qualcosa, o solo una parola, o nulla? è finito o dura tuttora? Che cosa è avvenuto e avviene in Africa? è poco reale solo per noi, e solo se non arrivano emigrati? Parleremo certo di un’epoca-Berlusconi: eppure non tutti siamo ancora convinti che Berlusconi davvero esista.

Alfonso Berardinelli



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