Rassegne storiche: fatti e racconti della settimana dal 21 al 28 marzo 2010


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La polemica sul “Risorgimento” è ritornata sulle pagine dei quotidiani anche questa settimana: Avvenire del 25 marzo ha pubblicato una nuova intervista di Edoardo Castagna a Ernesto Galli della Loggia dal titolo: “Risorgimento capro espiatorio”. Secondo lo storico la disaffezione rispetto al Risorgimento, e le critiche ai fondamenti dell’unità nazionale sono un fenomeno tutto italiano, che trova origine nel radicamento di una serie di luoghi comuni negativi che la scuola ha contribuito a diffondere:

Solo in Italia si ripetono luoghi comuni di gran lunga più critici che favorevoli all’Unità. Ed è appunto qui che c’è il difetto della scuola, che ha mancato gravemente nell’insegnamento della storia

Due, in particolare, sono i luoghi comuni contestati da Galli della Loggia: il centralismo adottato dal neonato Stato italiano e l’ispirazione anticattolica del processo risorgimentale. Lo storico ricorda il progetto di legge presentato dal ministro degli Interni Minghetti nel 1861 che prevedeva un largo decentramento ai comuni e sottolinea, a dimostrazione della necessità di ridimensionare la componente laicista e anticlericale di stampo massonico, come “anche lo stesso abbia voluto morire assistito dai conforti religiosi”.

E sulla figura di torna anche Il Messaggero, sempre il 25 marzo pubblicando l’articolo: “Risorgimento. Il capolavoro di Cavour” estratto della lezione “La svolta politica: e la costruzione dello Stato italiano” tenuta da Fulvio Cammarano, ordinario di Storia contemporanea dell’Università di Bologna, presso l’Auditorium Parco della Musica lo stesso 25 marzo. Ne emerge un ritratto di grande “regista” del processo risorgimentale, capace di coniugare “fortuna” e “virtù”. Scrive Cammarano:

L’arma vincente di fu la sua genuina capacità di cogliere lo spirito dei tempi, quello della forza della modernità liberale, trasformandolo in azione politica in grado di armonizzare tutti gli eccessi degli ideali e dei protagonisti intorno a lui. La sua pragmatica visione del “giusto mezzo” s’impose. Non fu però la vittoria della medietà, ma del lucido realismo di chi sapeva che “la più bella impresa dei tempi moderni”, come volle definire il processo di unificazione, imponeva cautela ma anche e soprattutto la valorizzazione di tutte le grandi energie ideali in gioco.

Meno entusiasti i toni dell’articolo di Aldo A. Mola pubblicato sul Corriere della sera del 27 marzo e dedicato a Vittorio Emanuele II, proclamato Re del Regno di Sardegna a soli 29 anni: “I segreti di una dinastia (poco) italiana”. Mola ripercorre il complicato intreccio di matrimoni che caratterizzò la monarchia sabauda da Vittorio Amedeo III che sposò Maria Antonietta di Borbone nel 1750 alle nozze tra Umberto di Piemonte e Maria José del Belgio nel 1930, non dimenticando la più celebre coppia reale di casa Savoia composta da Vittorio Emanuele di Napoli e Elena di Montenegro convolati a nozze nel 1896. E in questo clima di memoria delle gesta della casata Sabauda non manca chi invoca il ritorno in territorio italiano delle salme dei Savoia, come avviene il 25 marzo su Il Giornale nella rubrica di Mario Cervi: “È ora di permettere che le salme dei Savoia ritornino in Italia”.

Di Savoia, intesa come espressione geografica, parla ancora il 27  il Corriere della sera con  Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella che non tradiscono la  passione per truffe ed imbrogli nostrani firmando il lungo articolo: “Il voto truffa del 1860 e i neoleghisti sabaudi”, in ricordo  della firma del trattato che sancì il 24 marzo 1860 il passaggio di Nizza alla Francia.

Altro tema caldo della settimana appena trascorsa è stato il sessantaseiesimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine: la notizia che il Ris inizierà un lavoro sul

Mausoleo in memoria delle vittime delle Fosse Ardeatine

Dna di 12 vitttime rimaste ancora ignote è rimbalzata da un quotidiano all’altro. Ne parlano: Paola Coppola su La Repubblica del 25 marzo: “Fosse Ardeatine, indagano i Ris avranno un nome le vittime ignote”; lo stesso 25 marzo Rob. Cat su Libero firma l’articolo: “Il Ris al lavoro sui Dna per dare un nome alle dodici vittime ignote delle Fosse Ardeatine”; sempre il 25 Raffaello Masci su La Stampa pubblica: “Indagine sui 12 ignoti delle Fosse Ardeatine”. Non perde naturalmente l’occasione per intervenire sul tema L’Unità che già il 24 marzo pubblica l’articolo di Giovanni Nucci: “Il prezzo del pane e il conto dei morti. Via Rasella nelle pagine di un diario”, racconto di vita quotidiana e barbarie nazista nei giorni dell’attentato di via Rasella dal diario di Antonio Nucci, colto avvocato trentenne nella Roma occupata. Il 25 dedica invece spazio alla notizia: “Polverini alle Fosse Ardeatine. Anpi: «Presenza inopportuna».

Ezio Tarantelli

Concludiamo con una carrellata degli articoli pubblicati il 27 marzo in memoria di Ezio Tarantelli, ucciso dalle BR il 27 marzo 1985. Ne parlano: Giovanni Bianconi su Il Corriere della sera: “Terrorismo e cervelli da annientare. La svolta del delitto Tarantelli”; Raffaele Bonanni su Il Messaggero: “Ezio Tarantelli, l’eredità di un grande innovatore”; Rossella Bocciarelli su Il Sole 24 ore: “Dal ricordo di Ezio Tarantelli nuova spinta alla concertazione”.

Segnaliamo infine alcuni articoli intertessanti usciti sui quotidiani nazionali questa settimana:

  • Vincenzo Pricolo, “Mussolini, Claretta e gli Alleati: la storia che non si racconta”, Il Giornale, 25 marzo. Interessante comparazione fra due volumi appena usciti riguardo ai rapporti tra Mussolini e gli Alleati: La gabbia infranta di Ennio Di Nolfo e Maurizio Serra (Laterza), Perché uccisero Mussolini e Claretta, di Franco Servello e Luciano Garibaldi (Rubettino)
  • Paolo Mieli, “Il martirio di Zara italiana e la medaglia che non c’è”, Il Corriere della sera, 23 marzo. Lunga riflessione sul destino di Zara durante la seconda guerra mondiale passata da città italiana a città liberata dai partigiani titini, partendo dal saggio di Paolo Simoncelli, Zara. Due e più facce di una medaglia (Edizioni Le Lettere)
  • Andrea Cortellessa, “Berlino 1921 qui si prepara la Shoah”, La Stampa, 22 marzo. Dal volume Leggi del 1938 e cultura del razzismo. Storia, memoria, rimozione a cura di Marina Beer, Anna Foa, Isabella Iannuzzi (Viella) il saggio di Giorgio Fabre offre un ritratto di Giulio De Benedetti, columnist durante il Ventennio, che, in anticipo sui tempi, denunciava i pericoli dell’escalation antisemita.



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