Il 27 marzo è stata inaugurata presso la Villa Olmo di Como la mostra dedicata a Rubens e i Fiamminghi in corso fino al 25 luglio.
Ottima occasione per intraprendere un viaggio nell’Europa della prima metà del XVII secolo attraverso le opere di uno dei pittori più importanti della sua epoca.
Sotto il profilo dell’interesse storico e non soltanto estetico gli spunti che emergono dal buon allestimento della mostra sono molteplici. I dipinti fiamminghi non solo “fotografano” la quotidianità del tempo, ma rivelano dietro la trama dei richiami simbolici che appassionarono gli studiosi di iconografia come Erwin Panofsky, una visione del mondo complessa in cui si mescolano temi d’attualità, come la rappresentazione della cristianità all’epoca della Controriforma, modelli classici, nuovi approcci al reale e la ricerca di un inedito rapporto tra uomo e natura.
Alla rappresentazione realistica delle classi più umili si affianca il gusto per il mito e le allegorie classiche. I modelli antichi abbandonano il loro status di canone sublime ma divengono ispirazione per nuovi percorsi di sperimentazione che collocano al centro del mondo quell’Uomo riscoperto dal Rinascimento appena conclusosi, ma che acquista nel Seicento quella fisicità, quell’essere corpo e materia che sarà il grande limite ma anche il punto di partenza per una riflessione sull’uomo e sulla sua possibilità di sopravvivenza nel Seicento sconvolto dalla peste e dalle guerre di religione. Interessante la riflessione nel rapporto tra l’essere umano e la natura, dipinta nei bei paesaggi fiamminghi, nelle sue due connotazioni fondamentali: quella di natura indomita e selvaggia e quella di oggetto dell’azione umana, terreno di sperimentazione nei decenni che furono anche l’origine del moderno pensiero scientifico.
Non manca lo sguardo sul mondo extraeuropeo e quella rappresentazione dell’esotico i cui canoni permarranno fino al xx secolo.
C’è tutto questo nella bella mostra di Villa Olmo oltre al piacere estetico del vedere dal vivo i bei dipinti di Rubens e della scuola fiamminga, valorizzati da una mostra che si svolge quasi interamente al buio in cui i quadri illuminati da fasci di luce emergono con tutta la loro potenza comunicativa come frammenti di un mondo ritrovato che appare incredibilmente vicino e tangibile come i frutti e gli oggetti dipinti nelle incantevoli nature morte.
Ottima sintesi visiva di tanti temi che attraversarono un secolo complesso come il Seicento, l’approccio iconografico offre ulteriore materia di riflessione per lo studioso di storia, mostrando ancora una volta le ampie possibilità di convergenza tra storiografia e Storia dell’arte.











RUBENS A COMO…E LEONARDO?
…NELLA MOSTRA DI COMO C’E’ MA NON SE NE PARLA
Nella mostra di Como uno dei dipinti più importanti, per la storia dell’arte italiana e per tutti gli studiosi e amanti del Rinascimento Italiano e dell’opera di Leonardo da Vinci, è certamente quello che rappresenta “la lotta per lo stendardo” –parafrasi della Battaglia d’Anghiari di Leonardo, ma le guide stesse della mostra lo ignorano. Si tratta di un’opera derivata da un disegno dello stesso LEONARDO che venne realizzato da Rubens durante una sua visita a Firenze nel 1600. E il vorticoso dinamismo della composizione leonardesca verrà poi accentuato da RUBENS in tutti i suoi quadri di battaglie sostenuto dalla sua celebrata “furia del pennello”. Ma di tutto ciò in mostra non si fa alcun cenno e pensare che il recente ritrovamento di un importante Acquaforte di Pietro Paolo Rubens raffigurante l’Ultima Cena di Santa Maria delle Grazie a Milano, sempre di Leonardo, conferma questa ammirazione di Rubens per il nostro grande genio, quello che a Como si continua purtroppo ad ignorare, soprattutto per la scarsa sensibilità e serietà di alcuni politici che hanno minato la possibilità di realizzare presso il Lido di Menaggio un vero e proprio museo dedicato a Leonardo che proprio qui sul Lago di Como sviluppò i suoi studi più importanti tramandatici dal Codice Atlantico dell’Ambrosiana Milanese quando il Vinciano era responsabile per il Ducato Milanese, di cui anche il territorio lariano faceva parte, delle acque e delle coltivazioni del territorio.
Quello di Leonardo con Como, come per i Promessi Sposi di Manzoniana memoria, è un matrimonio che non s’ha da fare…Eppure abbiamo quasi tutti gli allievi della sua scuola presenti nel nostro territorio, a Como è nato Paolo Giovio suo primo biografo, a Como è nato il libro del Vitruvio al quale Leonardo si ispirò per il suo uomo Vitruviano, a Como è nato Plinio la cui naturalis Historia fu maestra di Leonardo e foriera del grande amore per la natura e per il nostro territorio che è stato spesso immortalato nei suoi studi e nei suoi dipinti. A Lipomo è poi presente un dipinto molto Leonardesco la cui importanza non è stata certo spenta da un’avventato e catastrofico restauro o da diatribe dettate solo da invidie e gelosie, male sempre più diffuso in questa città. E potremmo continuare con tante altre motivazioni che rendono testimonianza della presenza nel territorio lariano di Leonardo quali l’orrido, il fiumelatte, l’Adda, Pusiano, Gravedona, Piona e le opere di Luini, Solario, Melzi…..
Ernesto Solari
P.s.: Ernesto Solari è autore di alcuni libri e studi su Leonardo, recentemente ha ritrovato uno studio per la Sant’Anna del Louvre che si trova attualmente nella mostra a Goteborg “And there was light” (E luce fu), assieme al dipinto su pergamena “Profilo di giovane donna: la bella principessa”