Lingua e nazione. Tra filologia e identità






Dante

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Questa settimana si è aperta con la pubblicazione di due articoli dedicati al rapporto tra lingua e identità italiana. “La Stampa” del 11 ottobre ha dedicato parte della pagina culturale all’intervento di Gian Luigi Beccaria Se scavi nella lingua trovi la Storia, stralcio di una  più ampia relazione dell’autore tenuta in occasione del convegno romano “Nuovi licei: l’avventura della conoscenza”.

Dal titolo emerge la posizione dello storico della lingua italiana: «Ogni cultura, attraverso le parole, continua ad appartenerci, vive ogni giorno nel nostro presente, celata fra le pieghe delle parole. Dietro di esse si svelano le tracce della piccola e della grande Storia. Basterebbe riuscire a far cogliere le stratificazioni di rilevante interesse storico, i più evidenti sedimenti del tempo, le innovazioni e i sommovimenti depositati sui precedenti giacimenti, dei quali il nuovo costituisce il prolungamento, una variazione. E anche si può far vedere come coesistano nella sincronia del presente elementi arcaici che vivono a fianco a fianco agli strati più moderni, come i sedimenti colti si affianchino a quelli popolari.»

Una lezione che ogni studioso di storia ben conosce. La prima dell’ermeneutica del documento: l’analisi filologica della fonte. Ma la lingua in quel continuare «ad appartenerci», citato dallo stesso autore , apre un altro tema fondamentale per lo storico: quello dell’identità nazionale. Se ne parla sul “Corriere della sera” del 12 ottobre nell’articolo di Franco Brevini La letteratura non raccontò l’Italia, anteprima del suo saggio in uscita per Feltrinelli “La letteratura degli italiani” (p.168, 17 euro, compralo su Amazon.it a 11,90 euro).

Brevini si concentra sul rapporto fra lingua, letteratura e identità nazionale sottolineando come le prime due (lingua e letteratura) siano state per secoli «il cemento di quella strana nazione senza Stato che era l’Italia». Quel modello interpretativo fissato da Hobsbawm nel celebre “Nazioni e nazionalismi”, e che vede nella lingua comune uno degli elementi centrali nella creazione della nazione, si mostra particolarmente complesso nell’analisi del caso italiano:

Vocabolario Accademia della Crusca

Vocabolario Accademia della Crusca

Il secondo criterio [che abilitava un popolo alla qualifica di nazione] prevedeva l’esistenza di un’élite culturale consolidata, con una letteratura nazionale scritta e un gergo amministrativo. Queste erano appunto le basi delle rivendicazioni nazionali italiana e tedesca, benché si trattasse in entrambi i casi di “popoli” privi di un unico Stato nel quale identificarsi. In entrambi, pertanto, l’identità nazionale era di tipo marcatamente linguistico, sebbene, in nessuno dei due casi, la lingua nazionale fosse comunemente usata per la comunicazione quotidiana salvo che da una piccola minoranza – nel caso dell’Italia le stime indicano che questa minoranza, al momento dell’unificazione, ammontava al 2,5% della popolazione – mentre tutti gli altri si esprimevano con idiomi diversi e spesso reciprocamente incomprensibili. [Erc J. Hobsbawn, Nazioni e nazionalismi dal 1780, Einaudi, Torino, 1990]

Quella stessa lingua e quel patrimonio letterario che per secoli, e in particolare nel momento della genesi nazionale, hanno rappresentato il corpo e i limiti della nazione e dell’identità italiana sono in realtà prodotti artificiali. Brevini descrive la lingua italiana nella sua «definitiva codificazione cinquecentesca» del toscano, come «una lingua morta che si sarebbe serbata pressoché immutabile per secoli» così da «accentuare nella nostra letteratura i tratti di immobilità metastorica, di atemporalità, di fissità».

L’elemento “vivo” della lingua canonizzata a elemento identitario nazionale costringe a una sua istituzionalizzazione che invece di riflettere la vivacità della nazione, la rende a sua volta un prodotto artficioso come la letteratura che produce. Si torna, anche sotto il profilo linguistico a quel grande tema che sottende al dibattito sul Risorgimento e sull’identità nazionale in questi mesi di celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia: la costruzione di una nazione e di una corrispettiva identità elaborata da un élite ed esportata (quando non imposta) nel momento della nascita dello Stato mortificando i particolarismi e le appartenenze locali.

Non a caso il saggio di Brevini si sofferma sull’elemento vitale dei dialetti, definiti «lingue naturali»: «I nostri autori hanno pensato in dialetto e hanno tradotto in toscano. Con la conseguenza che [...] per secoli hanno avvertito l’illegittimità dei mondi che si portavano dentro insieme con le loro impresentabili lingue materne». L’uso dell’italiano dunque come strumento che mutila l’identità individuale dello scrittore costringendolo in un codice comunicativo che non gli appartiene. È quello che è avvenuto anche a livello di assimilazione di identità nazionale, artificio mal digerito e in perenne conflitto con le “naturali” identità locali?

Copertina de "I Promessi Sposi"

Copertina de "I Promessi Sposi"

In realtà le considerazioni di Brevini non sono nuovissime e il dibattito sui dialetti è un elemento di   lungo periodo nella storia della cultura e della lingua italiana. È però interessante contestualizzare questa ripresa del tema in tali termini in questo particolare momento storico e politico in cui il ricorrere di anniversari tanto importanti per la storia nazionale è divenuto l’occasione di ripensamenti sull’identità nazionale. Brevini, ridimensionando uno degli argomenti forti dell’italianità, ossia il secolare patrimonio letterario e artistico nazionale, entro i canoni di una “immobilità metastorica e atemporale”, offre un pesante contributo al dibattito. Anche la lingua si apre alla riflessione sul processo di genesi nazionale. Un nodo che appare sempre più aggrovigliato alle porte del 150° anniversario di uno Stato-nazione le cui coordinate identitarie vengono sempre più svuotate nei contenuti.

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  1. L'Unità d'Italia? Questione di....cultura! - 20 gennaio 2011

    [...] i cui limiti sono stati sottolineati anche di recente e dei quali abbiamo parlato nel post Lingua e nazione. Tra filologia e identità del 13 ottobre [...]

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