Ritorniamo sul tema del 150° anniversario dello scoppio della guerra civile americana, che ricorrerà nell’aprile 2011, attraverso la recensione di un altro volume presentato dal New York Times lo scorso 18 novembre: American Colossus. The Triumph of Capitalism, 1865-1900 di H.W. Brands (Doubleday, pp. 614, 35 $ – compralo su Amazon.it a 18,70 euro). Ne ha parlato John Steele Gordon – studioso di storia economica e autore tra gli altri di An Empire of Wealth: The Epic History of American Economic Power (Harper Perennial, pp. 496, 16 $ – compralo su Amazon.it a 8,37 euro) – nell’articolo How Economic Brawn Transformed a Nation.
Gordon, in apertura, si sofferma sul valore fondativo della Guerra Civile americana, quale esperienza in grado di trasformare quella che era stata una semplice unione di stati in nazione. Un’operazione di nation-building che, inaugurata con la guerra civile, si svilupperà nei trentacinque anni successivi e che consente un suggestivo parallelismo cronologico con due stati-nazione europei formatisi anch’essi negli anni ’60 dell’800: l’Italia e la Germania.
It has often been noted that while the American union was established by the Revolution, the American nation was forged only upon the awful anvil of the Civil War. Far less noted, however, is that this nation’s extraordinary power and influence in the 20th century and beyond has been largely a product of the remarkable 35 years that followed the Civil War.
Il rinascere degli Stati Uniti ottant’anni dopo l’American Revolution non più come unione di stati, ma come nazione si coniuga con un processo di rafforzamento dello stato federale che passa inanzitutto attraverso la sua affermazione quale potenza economica. Anche negli Stati Uniti, come nei neonati stati-nazione nell’Europa della metà dell’Ottocento, la prima istanza è quella del consolidamento economico lungo un percorso che oltre a divergere fortemente tra Italia e Germania si distanzia in maniera importante rispetto al modello d’oltreoceano.
Nel titolo “American Colossus” è evocata quellla «story of extraordinary economic transformation» che caratterizzò i primi 35 anni della nazione americana. È interessante notare come nel caso americano sia la stessa guerra civile, con l’incremento della richiesta di armi e tecnologia a fare da volano a una crescita industriale che si rivelerà poi sorprendente, anticipando in qualche modo il ruolo svolto in Europa dalla Prima Guerra Mondiale:
Mr. Brands opens his account just after the Civil War, which had greatly fostered American industry with its unprecedented demands for guns, powder, railroad rails and rolling stock, blankets, uniforms and a thousand other industrial products. At the same time the huge increase in the national debt turned Wall Street from a minor player in world markets into the second largest financial market on the globe, after London’s. A booming industrial base and a rapidly expanding capital market on Wall Street provided the synergy that produced the colossus of the book’s title.
Mentre in Europa, Italia e Germania si apprestano a costruire la loro potenza economica attraverso l’intervento diretto dello stato e il sistema delle banche miste secondo il modello del “capitalismo di stato”, negli Stati Uniti, in cui si combatte la prima guerra tecnologica dell’età contemporanea, la sinergia tra industria e finanza avviene spontaneamente, secondo lo schema del capitalismo liberista, consolidando quella fiducia nelle capacità di autoregolamentazione del sistema capitalista che emerge anche dal libro di Brandt:
Not only did modern capitalism evolve at this time, but the rules needed to govern that capitalism and prevent the development of a plutocracy also had to be developed simultaneously. Even accounting had to evolve new tools to allow the efficient management of the vast emerging enterprises.
La spinta data dalla corsa alle armi della guerra civile innesca un processo che seppur disordinato – Gordon parla infatti di «messy process» – si rivela, nella sua capacità di interagire con i diversi settori dell’economia nazionale, in grado di avviare un processo di adeguamento e trasformazione dell’intero sistema economico.
Il volume, particolarmente attento a inserire la storia delle trasformazioni economiche americane «in the political and social context of the time», non manca di dipingere gli aspetti sociali connessi al tema dello sfruttamento lavoro di questo «trionfo del capitalismo» ricordando ad esempio la serie di scioperi violenti che caratterizzarono il trentennio e che si sono sedimentati nella memoria collettiva americana, come l’Haymarket riot di Chicago del 1886.
Non manca poi un’attenta riflessione sul mondo delle ferrovie nei confronti del quale venne ingaggiata la prima azione di antitrust, con l’emanazione dello Sherman Antitrust Act del 1890. L’esito principale del trentennio di profonde trasformazioni del sistema economico americano, innescato con la Guerra Civile del 1861-1865 fu dunque quello della costruzione dell”American Colossus”, una nazione compiuta sotto il profilo politico e patria dell’eccezionale trionfo del capitalismo:
In those decades the American economy exploded in size, becoming by far the largest, most productive and most technically advanced in the world. In 1860 the United States had imported almost all its steel — the product that was increasingly the measure of economic power at that time — from Britain. By 1900 it was producing more steel than Britain and Germany combined and exporting it profitably to both those countries.
Nel 150° anniversario della guerra fratricida americana, che costò un numero impressionante di morti anticipando il parallelismo tra upgrade tecnologico e incremento del numero di vittime proprio della Grande Guerra, si afferma una memoria che vede in quel momento drammatico il sacrificio inevitabile per la nascita della grande nazione americana, nella sua struttura statuale e politica e nel suo sistema economico. Un enorme sacrificio che le consentì quel grande balzo in avanti che le permise di essere la potenza dominante del nuovo secolo. Una memoria che sembra nen essere in alcun modo compromessa dalle difficili contingenze del primo decennio del nuovo millennio e dalla recente crisi economica.
Il colosso americano affonda dunque le sue radici nell’unica guerra che ne sconvolse il territorio. Una guerra civile sanguinosa percepita però come imprescindibile per la nascita della nazione e per il consolidamento di quella struttura economica che l’ha caratterizzata nel mondo per quasi due secoli (e che continua a caratterizzarla ancora oggi). Un approccio profondamente diverso da quello italiano che si appresta a festeggiare il centocinquantenario della sua unificazione, ma forse non della sua nascita come nazione, se il sangue versato, a differenza che negli Stati Uniti, non unisce ma divide, divenendo il segno di una sconfitta.










