In visita alla mostra “Fare gli Italiani”- La nona isola “Le Mafie”






OGR, Officine Grandi Riparazioni, Le MafieÈ forse il più grande tema che attraversa i centocinquant’anni di storia nazionale, che è penetrato così nel profondo dell’immaginario collettivo da connotare in maniera indelebile il rapporto tra i cittadini e le istituzioni e da definire uno dei più odiosi stereotipi dell’italiano all’estero. Stiamo naturalmente parlando delle mafie. Plurali perché in un paese come il nostro dalle infinite sfaccettature regionali nemmeno la mafia è unica, ma, a differenza di quanto hanno saputo fare le istituzioni dello Stato italiano, essa si è declinata in ogni regione in modo diverso conformandosi alle caratteristiche specifiche di territorio e popolazioni locali: Cosa Nostra, ‘ndrangheta, Sacra Corona Unita, Camorra.

Una storia che inizia insieme a quella dello Stato italiano nel 1861 e che vede significativamente nello sbarco dei garibaldini in Sicilia il suo esordio simbolico. Un rapporto quello tra Stato italiano e mafie locali che oscillerà nel corso dei centocinquant’anni successivi tra antagonismo e collusione, aprendo un fronte interno mai chiuso. Una guerra con i suoi morti, i suoi martiri, la sua propaganda e l’elaborazione di un immaginario specifico che spazia dai passaggi di alcune opere di Verga alla serie televisiva di successo “La Piovra”. Uno scontro che inizia con la lotta al brigantaggio dei decenni immediatamente successivi all’unificazione italiana e che arriva all’arresto di Provenzano nel 2006 dopo quarantatrè anni di latitanza.

Come un elemento tanto drammatico può essere parte integrante di un’identità nazionale e quindi trasformarsi in un’isola tematica della mostra Fare gli Italiani? In parte lo abbiamo già accennato: attorno alle mafie è andato condensandosi un immaginario che attraversa la storia della cultura italiana. Un immaginario complesso di rottura e non di unità: le mafie identificano a livello nazionale il progetto abortito del radicamento dello Stato italiano sul territorio e per decenni hanno rappresentato il fenomeno più evidente della rottura fra Nord e Sud Italia. Per questo l’isola tematica dedicata alle mafie presenta nell’allestimento uno degli elementi di maggior inquietudine dell’esposizione: una grande voragine si apre al centro dell’isola a indicare la più grande ferita nella vita e nella storia dello stato italiano. Un vulnus entro il quale si intuiscono i contorni della guerra fra Stato e criminalità organizzata: i fatti i protagonisti, le vittime, le culture che vi si sono radicate e che sfilano nelle immagini dello schermo che lo sovrasta.

La storia delle mafie in Italia è una storia di burocrazia – come ben restituisce l’immagine degli archivi carichi di faldoni che circondano l’isola – e di personaggi quasi leggendari, di martiri ed eroi amati e radicatisi nella memoria privata di tanti italiani: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato… La storia del rapporto che lega lo Stato italiano alle mafie, oscura come la voragine che la contiene, è una storia scritta nelle migliaia di carte custodite – a volte perdute, a volte nascoste, spesso semplicemente dimenticate – negli archivi dello stato, tra le stanze dei palazzi dove si amministra il potere politico, ma è anche e soprattutto una storia che si è impressa nelle menti degli italiani attraverso le immagini dei telegiornali, i racconti dei grandi autori italiani (pensiamo al quest’anno molto discusso Leonardo Sciascia e a Roberto Saviano), la filmografia (da “Il prefetto di ferro” ai “Cento passi”), le fiction tv (scontato il rimando a “La Piovra”). La mafia è divenuta nel corso di questi centocinquant’anni uno degli elementi più drammaticamente forti dell’identità italiana, una lente attraverso cui spesso gli italiani  hanno guardato allo Stato e alla rappresentazione di se stessi come comunità nazionale in una storia che si è mossa lunga un doppio binario: quello della storia della criminalità e delle istituzioni in Italia e quello della sua storia culturale e del suo immaginario.

Il visitatore può intrecciare questi due fili estraendo uno dei faldoni appoggiati sugli scaffali e iniziando a sfogliarlo: il faldone animerà una serie di immagini e racconti sui fatti e i personaggi di una pagina della lotta alla mafia in Italia, fra storia e memoria, documento e rappresentazione.

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