In visita alla dodicesima isola di “Fare gli Italiani” – I mezzi di comunicazione






OGR, Fare gli Italiani, I mezzi di comunicazione di massaLa mostra si è ormai conclusa da una decina di giorni, ma noi portamo a termine il nostro lavoro di commentatori, invitando chi ha avuto modo di visitarla e chi invece si è limitato a “visitarla” virtualmente insieme a noi a riflettere sulle molte tematiche proposte dall’esposizione torinese. Il dato sicuramente più interessante di Fare gli Italiani e l’elemento che l’ha resa a nostro parere una mostra unica nel panorama delle manifestazioni commemorative che attraversano la storia contemporanea italiana, è stato sicuramente l’approccio per grandi nodi tematici che ha consentito di tenere le fila dei diversi piani temporali del passato e del presente, rendendo le trasformazioni la parola-chiave della ricostruzione storiografica. E ora che sta volgendo al termine, non possiamo che constatare quanto l’idea di trasformazione sia stata davvero centrale in questo 2011 scandito dall’importante anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

La dodicesima isola dell’esposizione Fare gli Italiani è stata dedicata ai mezzi di comunicazione. Scelta obbligata da un lato – quale storia di un paese moderno si può fare senza prestare attenzione al mondo dei media, quando la Storia stessa è racconto e comunicazione essendo nata con il concetto stesso di scrittura? -, opzione ricca di suggestioni e significati da un altro, dato il peculiare rapporto tra storia dell’Italia contemporanea e mondo della comunicazione. Suggestioni che si fanno ancora più interessanti se si tiene conto dell’approccio fortemente mediatico della mostra stessa, che si propone come un luogo di riflessione sull’utilizzo e le potenzialità dei nuovi mezzi di comunicazione multimediale nel racconto storiografico e soprattutto nell’elaborazione di un’identità collettiva.

L’isola dedicata ai mezzi di comunicazione è stata pensata come la ricostruzione di uno studio televisivo degli anni Sessanta quasi fluttuante su un grande limbo trasparente  reso dai sottolissimi maxi schermi che la circondano e sui quali scorrono immagini e volti noti della tv italiana. Emerge in maniera evidente l’intento degli allestitori e dei curatori di invitare il visitatore a riflettere sulla progressiva perdita di materialità del mondo della comunicazione (e potremmo forse dire del racconto storiografico in sé) che nel corso dei millenni si è spostato dai primi abbozzi di scrittura su tavole di pietra all’assoluta immaterialità e istantaneità dei mezzi di comunicazione contemporanei che attraverso immagini, parole e suoni catturano eventi, emozioni e racconti di durata infinitesimale. D’altra parte, l’impressione di entrare nel”dietro le quinte” dello studio televisivo, nel backstage di uno dei luoghi simbolo – e certamente più “popolari” – della comunicazione di massa suggerisce nel visitatore il grande artificio della comunicazione pubblica, gli racconta una pagina della storia del quarto potere, lo investe di suggestioni riguardo la capacità dei mezzi di comunicazione di alimentare sogni, raccontare storie, canonizzare stereotipi e soprattutto creare immaginari identitari in cui riconoscersi.

La tv è stata, infatti, in Italia un potentissimo strumento non solo di comunicazione ma di creazione stessa dell’identità nazionale: dalla funzione più strettamente didattica dei primissimi anni quando si propose di insegnare agli italiani  la lingua nazionale con il celebre programma Non è mai troppo tardi, andato in onda dal ’60 al ’68, alla diffusione di immaginari condivisi che, parlando la lingua dei consumi, dal tradizionale Carosello alle pubblicità di oggi, raccontano le trasformazioni del Paese attraverso i suoi sogni di benessere, gli “oggetti di culto” delle generazioni che si sono susseguite, gli stereotipi di genere. Ma anche la tv dell’informazione e del dibattito politico – da Tribuna politica ai talk show di oggi- e dei grandi eventi nazionali che hanno trasmesso a tutti gli italiani l’impressione di appartenere a una stessa comunità nazionale, dai grandi eventi sportivi alle tragedie condivise della nuova real tv degli anni ’80, drammaticamente inaugurata dalla tragedia di Vermicino del 1981.

Un’isola quindi che, come e forse più di quelle che l’hanno preceduta, più che mostrare al visitatore, lo guida in un’esperienza che lo aiuta a riflettere ben oltre l’esperienza della visita, intersecando storia collettiva, ricordi e vissuti personali, costituendo un ottimo punto di partenza sul quale continuare a lavorare nei prossimi anni.

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