In visita all’ultima isola di “Fare gli Italiani” – La partecipazione politica






OGR, Fare gli Italiani, Partecipazione Politica

Manifesti elettorali

Concludiamo il nostro viaggio all’interno della mostra Fare gli Italiani che è terminata lo scorso 20 novembre parlando dell’isola dedicata alla partecipazione politica. E ci sembra interessante farlo proprio in questi giorni difficili per il panorama italiano, nei quali proprio il tema della partecipazione degli Italiani alla vita e alle scelte della politica è così fortemente dibattuto.

Il ricorso a un “governo tecnico” avvenuto nelle ultime settimane per portare l’Italia fuori da una delle più gravi crisi economiche, istituzionali e politiche della sua storia repubblicana, ha riportato al centro della discussione pubblica uno dei nodi problematici più importanti dei 150 anni di storia nazionale di un paese che ha sempre vissuto lo scontro politico in maniera così radicale da renderlo di frequente motivo di paralisi istituzionale. Può essere interessante, dunque, partire proprio dalle suggestioni del presente per affrontare l’ultima isola della mostra  dedicata alla partecipazione politica. Sono due, infatti, gli elementi che hanno caratterizzato l’allestimento dell’isola tematica assurti a simbolo dei 150 di storia della vita politica nazionale: il muro e la piazza, quegli stessi muri e quelle stesse piazze che in questi giorni di cambio politico si ambisce a riempire di simboli e slogan, a dimostrazione che, anche se di fatto esclusi dalla natura stessa del governo -  legittima emanazione delle scelte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – gli Italiani desiderano continuare ad essere parte attiva della vita politica nazionale.

OGR, Fare gli Italiani, Partecipazione Politica

Lo spazio della partecipazione politica

Se si volesse tracciare attraverso i luoghi - e diversi ed efficaci tentativi storiografici sotto questo profilo sono stati fatti – la storia della partecipazione degli Italiani alla vita politica dello Stato sarebbero probabilmente questi due i luoghi prescelti per la ricchezza di suggestioni che forniscono. Non deve stupire quindi che Giovanni De Luna e Walter Barberis abbiano scelto come elementi basilari del loro allestimento un variopinto muro con affissi i manifesti più significativi di oltre sessant’anni di lotta politica italiana e la riproduzione attraverso maxischermo delle immagini e delle voci di tante manifestazioni che hanno attraversato le strade e le piazze italiane dall’inizio della sua storia contemporanea. La stessa isola prevedeva uno spazio costituito da un gruppo di sedie di legno sparpagliate che oltre ad invitare metaforicamente il visitatore a soffermarsi e a scambiare opinioni davanti all’ondata di simboli che lo investiva dai muri e dagli schermi, richiamava alla memoria dei meno giovani le stanze anguste delle sedi di partito, ma anche le salette oratoriane o quelle dei centri civici o delle “case del popolo” dove per anni si è concretizzata la partecipazione politica di tanti italiani.

OGR, Fare gli Italiani, Partecipazione Politica

Le formule della comunicazione politica

Una suggestione ancora più importante emerge dall’allestimento dell’isola che lascia intravvedere in maniera forse mai così evidente nel resto della mostra, la prospettiva dei curatori: la percezione che la partecipazione politica degli italiani sia stata vissuta fuori dai palazzi del potere, lontano dalle Camere del Parlamento e dalle sedi istituzionali della democrazia, in quello spazio liminare tra il pubblico e il privato che sono  le piazze e i muri delle città italiane. Non si poteva immaginare luogo più simbolico per dare lettura di tante costanti che attraversano la storia politica nazionale. Prima di tutto, quella della perenne discrasia fra vita istituzionale e paese reale, tra Stato e cittadinanza, tra politica di palazzo e lettura, interpretazione e mobilitazione politica della gente comune. In secondo luogo, la caratteristica formula comunicativa che assume la politica vissuta al di fuori dei luoghi istituzionali deputati alla gestione del potere politico: una comunicazione che, ricorrendo in maniera costante a slogan, simboli e rappresentazioni caricaricaturali del nemico/avversario politico, si propone di raggiungere e mobilitare il maggior numero di italiani attorno a temi generali e interpretazioni generaliste della complessità politica e adopera sempre con forza l’immagine della crociata e della “chiamata a raccolta contro” le storture del sistema politico. Una vita politica basata dunque solo in minima parte sull’autentica analisi e il dibattito delle problematiche politiche, economiche e sociali e totalmente orientata alla mobilitazione, o meglio alla marcia di massa per adoperare una espressione cara a aElias Canetti. Infine una partecipazione politica spesso occasionale, che vive e si alimenta durante le campagne elettorali o le grandi manifestazioni nazionali, ma pare assopirsi nelle settimane – ma spesso parliamo di mesi e di anni – che intervallano questi eventi rituali. Che immagine della democrazia italiana esce da una lettura di questo genere della partecipazione politica? Certo l’immagine di una democrazia fragile, orientata più alla comunicazione che all’analisi delle problematiche contemporanee, vittima e allo stesso semplice carnefice di una dittatura della maggioranza a cavallo tra cittadinanza e sudditanza ideologica sul quale è necessario agire al più presto. Ma soprattutto emerge il volto di un paese immobile che fatica a trovare la via politica delle riforme, costringendosi ciclicamente a ricorrere alla strada insidiosa dei governi tecnici per compiere le riforme necessarie, minando inevitabilmente alla base il concetto stesso di partecipazione collettiva.

OGR, Fare gli Italiani, Partecipazione Politica

Una prospettiva sulla partecipazione politica

Crediamo che il merito principale della mostra Fare gli Italiani sia stato quello di mettere in luce attraverso immagini “forti”, evocative ed efficaci i nodi che attraversano i 150 anni di storia nazionale e che risultano ancora oggi in gran parte irrisolti. Giovanni De Luna e Walter Barberis sono perfettamente riusciti a trasmettere l’idea della storia come un flusso di eventi correlati ma incostante, ricco di momenti di rottura e di episodi di continuità, nel quale le sfere del pubblico e del privato sopravvivono intersecandosi tra loro in modo sempre inedito. Ma soprattutto Fare gli Italiani è stata un’occasione per riconoscersi in un’identità nazionale, per quanto minima ed essenziale essa sia e per riflettere sulle tante domande che gravitano ancora nella società italiana contemporanea. In questo modo non solo la mostra ha dato una importante opportunità ai visitatori e a quanti vi hanno lavorato, ma ha restituito dignità al lavoro dello storico e alla narrazione storica stessa, quale irrinunciabile occasione per continuare a dibattere e riflettere in maniera sempre più seria e approfondita sulle istanze della contemporaneità. Un “lavoro” ancora troppo poco svolto nel nostro Paese, ma del quale, paradossalmente, se ne avverte sempre più il bisogno.

Tags: , ,

Ancora nessun commento.

Commenta questo articolo

  • RSS
  • Newsletter
  • Twitter
  • Facebook
  • YouTube