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	<title>Blogstoria &#187; Archeologia</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>Simulazioni di passato: l’archeologia sperimentale</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 00:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria M. P. Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Storia antica]]></category>
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		<category><![CDATA[legioni romane]]></category>

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		<description><![CDATA[Esiste una disciplina storica, poco nota ai non specialisti, che si prefigge di ricostruire, adottando il metodo sperimentale ovvero per mezzo di esperimenti, le circostanze concrete e le condizioni materiali relative ad un determinato momento o evento storico: è l'archeologia sperimentale. Le sue ricostruzioni non sono spettacoli, ma progetti scientifici sperimentali...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Ricostruzione storica&#8221; è un&#8217;espressione che fa pensare al cinema e alle </em><em>fiction televisive  (in questi ultimi anni, per esempio, sta riscuotendo grande successo anche in Italia la serie </em>Roma<em>), come alle grandi trasmissioni di divulgazione storica e,  prima ancora, alle complesse messinscene rievocative di battaglie e altri fatti storici (per non parlare dei romanzi storici). &#8220;Simulazione storica&#8221; può addirittura evocare </em>videogames<em>, giochi di ruolo e realtà virtuale. Nel complesso, fenomeni che fanno variamente parte della sfera dell&#8217;</em>infotainment<em>. </em></p>
<p><em>Ma esiste una disciplina storica, poco nota ai non specialisti, che si prefigge di ricostruire, adottando il metodo sperimentale ovvero per mezzo di esperimenti, le circostanze concrete e le condizioni materiali relative ad un determinato momento o evento storico: è l&#8217;archeologia sperimentale. Le sue ricostruzioni non sono spettacoli, ma progetti scientifici sperimentali. Di notevole utilità per la comprensione della cultura materiale e per la storia della tecnologia, l&#8217;archeologia sperimentale è preziosa per la ricostruzione delle condizioni di vita delle più svariate epoche storiche e civiltà, a partire da preistoria e antichità.</em></p>
<div id="attachment_999" class="wp-caption alignright" style="width: 354px"><img class="size-full wp-image-999 " title="Marcia Trans Alpes (progetto di Josef Löffl), da Regensburg a Trento, 2004" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/11/Copia-di-http___legion-regensburg3.bmp" alt="Marcia Trans Alpes (progetto di Josef Löffl), da Regensburg a Trento, 2004" width="344" height="292" /><p class="wp-caption-text">Marcia Trans Alpes (progetto di Josef Löffl), da Regensburg a Trento, 2004</p></div>
<p><em>Traduciamo qui di seguito l’interessante testimonianza di <strong>Josef Löffl</strong>, archeologo sperimentale dell’Università di Ratisbona, pubblicata su “FT Weekend Magazine” &#8211; </em>The Europe Issue<em>,  rotocalco del “Financial Times”, il 31 ottobre 2009 (</em><a href="http://www.ft.com/cms/s/2/e38bbb36-c20b-11de-be3a-00144feab49a.html" target="_blank">First Person: Josef Löffl. As told to Serge Debrebant</a><em>). Lo studioso racconta la recente riproduzione della marcia di un drappello di legionari romani del III secolo d.C.: 350 miglia dall&#8217;Austria a Ratisbona, lungo il Danubio.</em></p>
<p><strong>Sapevo che la  spedizione non sarebbe stata facile.</strong> Secondo i miei calcoli, c’era un ottanta per cento di possibilità che non ce la facessimo.</p>
<p>Con otto studenti e un ricercatore, volevo ricostruire una marcia di 350 miglia di un’unità militare romana del terzo secolo.</p>
<p>Volevamo indossare le uniformi dei legionari, mangiare il cibo dei legionari e dormire in tende romane. Il nostro itinerario ci avrebbe guidato lungo il Danubio dall’Austria a Regensburg (Ratisbona), la città della  Baviera dove io sto scrivendo la mia dissertazione in storia romana.</p>
<blockquote><p>Ci siamo preparati per quattordici mesi. Ciascuno di noi ha dovuto confezionare una <em>tunica</em> (una veste di lana), un <em>subarmalis</em> (un indumento da indossare sotto l’armatura) e altri abiti. Abbiamo dovuto anche forgiare armi, elmi, scudi e armature per il corpo e fare dei calzari “Ramshaw” &#8211; calzari piatti, senza tacco, con suole chiodate.</p></blockquote>
<p>Questi calzari sono stati la prima cosa a cui abbiamo dovuto adattarci. Sembrava di camminare con gli zoccoli, senza alcuna sospensione. Prima ci sono venute le vesciche. Ben presto, ci hanno fatto male le caviglie e le ginocchia. Quando attraversavamo le strade d’asfalto, dovevamo fare i passi con attenzione per evitare di scivolare e cadere.</p>
<div id="attachment_985" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-985 " title="Calzature romane tipo Ramshaw" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/11/ramshaw-boots-150x150.jpg" alt="Calzature romane tipo Ramshaw" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Calzature romane tipo Ramshaw</p></div>
<p>La seconda difficoltà è stata trasportare l’equipaggiamento. Ognuno di noi aveva più di 70 libbre [<em>=circa 32 kg, n.d.t.</em>] di dotazione. Le cinghie di pelle del nostro bagaglio ci strozzavano anche se indossavamo grosse pezze di lana per proteggerci il collo. Alcuni studenti non hanno indossato l’armamentario in modo appropriato e si sono lacerati la pelle fino a sanguinare.</p>
<p>Nessuno era preparato fisicamente – eravamo tutti dei pantofolai. Il primo giorno, ci abbiamo messo quattro ore più del previsto. Era frustrante, ma sapevo che a un certo punto avremmo vinto queste difficoltà. È andata così quando, nel 2004, ho attraversato le Alpi con undici studenti e quando, nel 2006, ho disceso il Danubio fino a Budapest in una galea a remi fatta alla maniera romana.</p>
<p>Questo tipo di ricerca si chiama “archeologia sperimentale”. Ci sono altri gruppi impegnati in ricostruzioni storiche, ma il nostro esperimento era su scala molto più ampia. Uno scopo era capire in che modo l’alimentazione influenza le nostre capacità fisiche.</p>
<blockquote><p>Ci siamo attenuti a una dieta romana, con zuppa di cereali, stufato di piselli, carne salata, <em>panis militaris</em> (una sorta di pane) o <em>moretum</em> (un piatto romano a base di formaggio). Abbiamo bevuto acqua e <em>posta</em>, un misto di acqua e aceto. All’inizio mi sembrava avesse uno strano sapore, ma dopo un po’ l’ho trovato rinfrescante.</p></blockquote>
<div id="attachment_977" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-977 " title="Moretum (pietanza romana a base di formaggio con erbe, pestata in un mortaio)" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/11/Copia-di-Moretum3-300x220.jpg" alt="Moretum (pietanza romana a base di formaggio con erbe, pestata in un mortaio)" width="300" height="220" /><p class="wp-caption-text">Moretum (pietanza romana a base di formaggio con erbe, pestata in un mortaio)</p></div>
<p>Bevevamo una media di sei litri di liquidi al giorno. Sudavamo continuamente, ma avevamo un solo cambio d’abiti. Iniziarono lentamente a cadere a pezzi, e noi puzzavamo. Poiché dovevamo usare grasso e cera per mantenere il pellame e lubrificare l’armatura, gli abiti si sporcarono rapidamente – non era molto piacevole metterseli la mattina. I passanti erano solitamente amichevoli, ma una volta sentito il nostro odore, ci tenevano a distanza.</p>
<p>Le nostre giornate cominciavano alle tre e mezzo del mattino. Smontavamo le tende, impacchettavamo il nostro bagaglio e cominciavamo la nostra marcia. Dopo due o tre ore, facevamo una pausa, poi camminavamo per altre due o tre ore, poi riposavamo, e così via. La nostra giornata di marcia generalmente finiva a mezzogiorno.</p>
<p>Dopo la prima settimana, uno studente ha dovuto rinunciare, ma il resto di noi è riuscito ad adattarsi. Abbiamo marciato con il temporale, la grandine e la canicola estiva. Il cibo era ricco di sostanze nutrienti e ci ha aiutato a resistere. Alcuni soldati austriaci che abbiamo incontrato lungo il percorso ci hanno detto che la nostra marcia era molto più dura di qualunque cosa avessero dovuto sopportare.</p>
<p>Quando, dopo un mese, siamo arrivati a Regensburg, ognuno di noi aveva perso circa 8 chili di peso. Eravamo esausti, ma mentalmente rinvigoriti. In un certo senso, è stata una specie di vacanza. Non avevamo telefoni cellulari o alcun appuntamento da rispettare. Ci eravamo presi una pausa dalla vita moderna.</p>
<p>Io sono convinto che una spedizione come questa permetta di capire della vita di un legionario molto più di cinque anni di ricerche in biblioteca. Entro due o tre anni, voglio dare inizio al mio prossimo esperimento. Voglio vestirmi da gladiatore e combattere.</p>
<p>(traduzione di Ilaria M.P. Barzaghi)</p>
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