Archive for category Ricorrenze
Dicono di noi. Le Monde: “Craxi, o la memoria corta degli italiani” (di Philippe Ridet)
Posted by Ilaria M. P. Barzaghi in Culture politiche, Ricorrenze, Storia contemporanea, Storia d'Italia, Uso pubblico della storia on 27 gennaio 2010
A 420 euro, trasporto e pernottamento in hotel compresi, i tre aerei che sono partiti, venerdì 15 gennaio, da Milano, Roma e Palermo con destinazione Hammamet (Tunisia) si sono riempiti rapidamente. A bordo, alcuni fedeli, alcuni nostalgici di Benedetto Craxi, detto “Bettino”. Per niente al mondo, si sarebbero persi una visita al cimitero cristiano ai piedi delle mura della medina. Qui riposa colui che è stato il Presidente del Consiglio dal 1983 al 1987, condannato a parecchi anni di prigione per finanziamento illecito del Partito socialista italiano. Per sottrarsi alla prigione, ha scelto l’esilio in Tunisia, dove è morto, dieci anni fa, il 19 gennaio 2000.
Ma ai compagni che non hanno mai dubitato delle virtù di colui che ha incarnato la corruzione della classe politica alla fine degli anni ottanta e all’inizio degli anni novanta si sono aggiunti quest’anno tre ministri. Avendo mosso i loro primi passi accanto a Bettino Craxi, Franco Frattini (Affari esteri), Renato Brunetta (Pubblica amministrazione) e Maurizio Sacconi (Lavoro) hanno scelto questa volta di ostentare la loro fedeltà alla luce del sole.
Dieci anni sono un lasso di tempo troppo breve per fare il bilancio del craxismo, ma abbastanza lungo per dimenticare le sue peregrinazioni. Le commissionisui lavori pubblici incassate per finanziare il partito? Bettino Craxi passa al giorno d’oggi per essere il solo ad aver pagato per un sistema di corruzione praticato da tutti. “Lo sguardo degli italiani sull’opera di Craxi è cambiato” spiega la figlia dell’ex proscritto, Stefania, sottosegretario di Stato agli Affari esteri e presidente dell’Associazione a cui sono affidati gli archivi di suo padre. “Le riflessioni di mio padre sulla riorganizzazione del potere, sulla trasformazione dello stato in repubblica presidenziale, sulla riforma del lavoro, o ancora sul dialogo Nord-Sud hanno prevalso sui suoi problemi giudiziari. Ci si rende conto che le sue esigenze di allora sono ancora quelle del giorno d’oggi.”
Poco a poco emerge l’uomo di Stato. Il giovane politico che prende le redini del partito socialista a meno di quarant’anni, e gli ritaglia un posto tra i due colossi che sono allora il Partito comunista e la Democrazia cristiana, che insieme totalizzano il 70% dei suffragi. Il cinquantenne chiamato alla Presidenza del Consiglio. Il capo del governo che ridusse l’inflazione e affermò la potenza dell’Italia.
Alla Fondazione Craxi, nell’elegante quartiere dei Parioli, a Roma, Andrea Spiri, il giovane storico che amministra il patrimonio degli archivi, tiene i conti. Nel 2008 sono state scritte settantacinque tesi di dottorato su Bettino Craxi, e senza dubbio un numero maggiore nel 2009. Allo stesso modo le domande dei ricercatori per accedere ai 500.000 documenti sono in crescita. “Più che di un interesse storico, si tratta anche di un interesse politico”, assicura. “Tutte le problematiche di oggi sono già presenti, segnatamente quelle del rapporto tra la politica e la giustizia”.
Silvio Berlusconi, che Craxi molto aiutò a costruire il suo impero mediatico grazie ad alcune leggi su misura, non si è sbagliato, a non voler vedere nella figura di Bettino Craxi altro che un “perseguitato”. “Si vede bene l’interesse di Berlusconi, lui stesso perseguito dalla giustizia, a strumentalizzare la figura di Craxi”, ritiene lo storico Andrea Gervasoni, autore di numerose opere sul leader socialista. “Ma, per la destra, recuperare la figura di Craxi significa anche dotarsi di tutto un sostrato ideologico, liberale e sociale, che il berlusconismo non ha saputo creare”.
I nemici di ieri, soprattutto gli ex comunisti, di cui Craxi ha minacciato l’egemonia senza poterla ridurre, si dicono pronti anche loro a dargli un posto nel pantheon della sinistra.
Anche la decisione del sindaco di Milano Letizia Moratti, di intitolare una piazza o una via della città all’ex Presidente del Consiglio non ha provocato la polemica che ci si aspettava. Certamente la Lega Nord e l’Italia dei valori dell’ex magistrato Antonio di Pietro, che hanno costruito il loro successo sulla denincia della corruzione, hanno protestato. Continuano a fustigare il “demonio Craxi”, “il ladro”, “il fuggiasco”. Ma la manifestazione organizzata il 9 gennaio a Milano contro “una riabilitazione che è una violenza fatta alla Storia” non ha radunato che trecento persone.
Per Antimo Farro, sociologo all’università La Sapienza di Roma, “una parte dell’opinione pubblica italiana vede ormai Craxi come un punto di riferimento”. “C’è una nostalgia del periodo in cui Craxi era al potere” sostiene Andrea Gervasoni. “Nostalgia della crescita, degli inizi della televisione privata, dei consumi facili. Ma soprattutto” insiste lo storico “d’un periodo in cui la politica era considerata come più serena”. Perché l’operazione riabilitazione implica che si rimettano in discussione le inchieste del pool di magistrati anticorruzione che mise fine alla carriera politica di Craxi, portò alla sparizione all’inizio degli anni novanta di cinque partiti politici, aprendo un’era di incertezza nella quale l’Italia vive ancora.
“Nell’epoca di Craxi” aggiunge Alessandro Campi, direttore scientifico della Fondazione Farefuturo, vicina al presidente della Camera Gianfranco Fini, “c’è una classe politica certamente corrotta, ma di valore. Quindici anni dopo, cosa resta? Dei politici eletti e dei responsabili mediocri. Accanto a loro, Craxi resta un gigante”.
Craxi, ou la mémoire courte des Italiens di Philippe Ridet (“Le Monde”, 19 gennaio 2010)
(traduzione di Ilaria M.P. Barzaghi)
Il 2009 per immagini
Posted by Ilaria M. P. Barzaghi in Ricorrenze, Storia contemporanea on 26 dicembre 2009
Com’è ormai tradizione, il “New York Times” ci aiuta a riflettere sull’anno che sta per chiudersi con una ricchissima galleria fotografica.
Sono ottantasette immagini (molte delle quali collegate da una piccola e discreta icona agli articoli relativi), che insieme costituiscono una carrellata densa e serrata: un viaggio per ripercorrrere, fissandoli, molti degli avvenimenti e delle situazioni più rilevanti del 2009, teoricamente in tutto il mondo e in ogni campo, anche se di fatto è uno sguardo che privilegia gli USA e la loro politica estera.
Rassegne storiche – 20 settembre – Speciale Estate
Posted by Claudia Covelli in Feste civili, Germania, Podcast, Rassegne storiche, Ricorrenze, Russia, Seconda guerra mondiale, Storia d'Italia on 20 settembre 2009
Dopo la pausa estiva “Rassegne Storiche” riprende con uno speciale dedicato agli articoli più interessanti usciti sulla stampa nel mese di agosto e nelle prime settimane di settembre. Il risultato è una Rassegna Stampa tematica che ricostruisce il dibattito su alcuni temi di interesse storiografico:
Il 7o° anniversario dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale:
- Raffaello Uboldi, “Dalla Polonia partì l’apocalisse”, Il Messaggero, 25 agosto 2009
- Antonio Giuliano, “Hitler, Chamberlain e la guerra sporca”. Intervista allo storico Richard Overy, Avvenire, 26 agosto 2009
- Aurelio Lepre, “Danzica e la retorica da evitare”, Il Mattino, 29 agosto 2009
- Sergio Romano, “Danzica, 1° settembre 1939. La guerra di Hitler”, Corriere della Sera, 31 agosto 2009
- Bernardo Valli, “Danzica 70 anni dopo”, La Repubblica, 31 agosto 2009
- “Dossier russo con documenti inediti anni 30. Per Varsavia il vero nemico era l’Urss”, La Stampa, 2 settembre 2009
- Luciano Ummarino, “Invadere la Polonia era inevitabile. Il Prc sul patto Molotov-Ribbentrop”, L’Altro, 12 settembre 2009
8 settembre ‘43: lo sguardo tedesco
Posted by Claudia Covelli in Germania, Ricorrenze, Seconda guerra mondiale, Storia contemporanea, Storia d'Europa, Storia d'Italia on 10 settembre 2009
Nel clima di fervente dibattito attorno all’organizzazione dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità italiana, il ricorrere dei 66 anni del drammatico crocevia dell’8 settembre è passato quest’anno in sordina.
Dopo la popolarità raggiunta appena due anni fa quando Beppe Grillo aveva rispolverato la memoria della data più drammatica della storia italiana in occasione del V-day, il ricordo dell’8 settembre, giorno della lacerazione nazionale, e simbolo della sconfitta dell’Italia in guerra, è caduto nuovamente nell’oblio.
“Il Riformista” dell’8 settembre è una delle poche testate che ha dedicato un lungo articolo all’anniversario, pubblicando un estratto del libro di Paolo Petrillo, la cui uscita è prevista per l’autunno del 2010, “Ich erinnere mich” (io mi ricordo…). Il libro, che raccoglie le testimonianze di ex soldati tedeschi sull’8 settembre si propone di ricostruire la prospettiva tedesca su quella fatidica data che segnò la rottura definitiva con l’alleato nazista.
Memoria di una nazione: intervista a Mario Isnenghi
Posted by Claudia Covelli in Culture politiche, Feste civili, Il dibattito sull'Unità d'Italia, Ricorrenze, Risorgimento, Storia contemporanea, Storia d'Italia, Uso pubblico della storia on 2 agosto 2009
Riportiamo l’intervista completa di Paolo Mereghetti allo storico Mario Isnenghi pubblicata il primo agosto sul “Corriere della Sera”, sul rapporto tra storia, memoria collettiva e ricordo individuale.
Il tema, fondamentale per gli studiosi di storia, ma anche essenziale per la costruzione di un’identità nazionale, ci pare particolarmente interessante per cercare di comprendere il dibattito culturale e politico sviluppatosi in questi giorni attorno alla celebreazioni per 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Un paese di ricordi personali, mai condivisi
Mario Isnenghi è lo storico italiano che forse più di tutti ha lavorato sul tema della memoria rispetto alla storia dell’Italia.
A lui, abbiamo rivolto alcune domande sulla voglia di «ricordare poco» degli italiani.
1959-2009: i cinquantanni della “Grande Guerra” raccontata da Mario Monicelli
Posted by Claudia Covelli in Cultura pop, Il dibattito sull'Unità d'Italia, Ricorrenze, Risorgimento, Storia contemporanea, Storia d'Italia on 31 luglio 2009
In questi giorni di dibattito sulla difficile memoria dell’Unità d’Italia, ricorre un anniversario: il 1 settembre saranno trascorsi cinquant’anni dalla uscita della pellicola di Mario Monicelli, “La Grande Guerra”. L’evento sarà festeggiato proprio il prossimo primo settembre, quando Monicelli inaugurerà in Piazza San Polo la Mostra di Venezia.
Come lo stesso Monicelli ricorda, nell’intervista rilasciata al Messaggero lo scorso trenta luglio e di cui pubblichiamo il link a fondo pagina, per la propaganda fascista «la Prima guerra mondiale era stata l’ultima guerra d’indipendenza, con il popolo italiano lanciato compatto alla riconquista di Trieste». Certo non questa patinata memoria di gloriosa battaglia risorgimentale si proponeva invece di trasmettere il grande regista italiano (che conserva di quella guerra una memoria privata legata alla figura paterna) tanto da incorrere ancora, in quel 1959 volano delle celebrazioni legate alla memoria dell’Unità nazionale, a una serie di ostacoli durante la produzione del film, dagli attacchi di Paolo Monelli sulla Stampa, che poco apprezzava la scelta di affidare ai volti irriverenti di Gassman e Sordi il ricordo del sacrificio dei soldati italiani, ai timori di Giulio Andreotti, allora Ministro della Difesa, ai tentennamenti del produttore Dino De Laurentiis.
1 luglio 1949: La scomunica del comunismo
Posted by Claudia Covelli in Accadeva Oggi, Comunisti, Culture politiche, Ricorrenze, Storia della Chiesa on 1 luglio 2009
Sessant’anni fa, il primo luglio 1949, Pio XII decretava la “morte ecclesiastica” per chi aderiva al PCI o anche soltanto per chi gli forniva appoggio politico.
“La Repubblica” del 28 giugno ha dedicato tre articoli all’argomento. Ne pubblichiamo alcuni stralci.
150° anniversario della Seconda Guerra d’indipendenza: la memoria controversa della battaglia di Varese
Posted by Claudia Covelli in Culture politiche, Ricorrenze, Risorgimento, Storia contemporanea, Storia d'Italia on 30 giugno 2009
Pubblichiamo sempre sul tema della memoria della Seconda guerra d’indipendenza, della quale quest’anno ricorre il 150° anniversario, un documentario realizzato da Francesca Minotto e Giulia Bertacca a Varese, il 26 maggio scorso, giorno dedicato alla memoria della battaglia di Varese, tappa fondamentale del Risorgimento italiano, non solo in quanto gloriosa vittoria di Garibaldi e dei suoi Cacciatori delle Alpi ma anche come terreno su cui si sacrificò Ernesto Cairoli, il primo dei celebri fratelli pavesi, icona dei martiri sacrificatisi per la patria.
La memoria di questo 150° anniversario è stata particolarmente controversa a Varese, dove il sindaco leghista, in linea con la cultura politica del suo partito, ripudiando la memoria del Risorgimento, ha rifiutato di patrocinare le cerimonie di commemorazione, creando una spaccatura proprio sui temi della memoria storica con i partiti della destra con cui è coalizzato.
In memoria della Seconda guerra d’indipendenza
Posted by Yuri Guaiana in Cattolici, Ricorrenze, Risorgimento, Storia d'Italia on 29 giugno 2009
Come già altri post hanno dimostrato, stiamo entrando nel vivo delle celebrazioni per i centocinquant’anni dell’unità d’Italia e cominciano a moltiplicarsi gli articoli commemorativi e le relative interpretazioni storiche dei fatti che hanno dato forma unitaria alla penisola. Particolarmente attivo si presenta l’«Avvenire» che, il 14 giugno 2009, pubblica un articolo di Franco Cardini – storico medievista già iscritto al MSI che nel suo sito si definisce “cattolico, tradizionalista, uomo d’ordine e di forte senso dello Stato” – sulla seconda guerra d’indipendenza. L’autore si rammarica per l’esito che il biennio 1859-60 ebbe per quanto riguarda i rapporti con la Chiesa e l’assetto unitario dello Stato frutto delle ambizioni espansionistiche sabaude e del neogiacobinismo mazzinian-garibaldino. In questa luce anche Cavour viene presentato, assai scorrettamente, come un antesignano di Mussolini nell’impegnare il Regno di Sardegna nella guerra di Crimea solo per avere qualche morto da far pesare sul tavolo delle trattative. Insomma ammantando il suo ragionamento di un peloso umanitarismo Cardini dipinge la seconda guerra d’indipendenza come una “storia di schermaglie diplomatiche e di egemonie internazionali” a danno dei popoli “gettati nel macello dei campi di battaglia”.
40 anni da Stonewall – 40 anni di movimento gay
Posted by Yuri Guaiana in Ricorrenze, Storia contemporanea, Storia d'Italia, Storia di genere, Storia gay on 28 giugno 2009
Stonewall Inn era il nome di un gay bar del Greenwich Village di New York, un postaccio gestito dalla mafia, dove con tre dollari si poteva ballare tra uomini o tra donne, bevendo drink annacquati a poco prezzo. Come gli altri locali gay era soggetto a periodici raid della polizia che metteva tutti i presenti al muro, li identificava e arrestava i più eccentrici di loro: le drag queen. Fino alla notte tra il 27 e il 28 giugno del 1969, “questi raid erano visti come la grandine: qualcosa di inevitabile. Da sopportare stoicamente”, scrive Ferdinando Cotugno sul Riformista.
Quella notte tutto cambiò, senza un motivo apparente. Una spiegazione sta nella dinamica degli eventi: fu probabilmente la lentezza dei poliziotti a portare via gli arrestati e l’alcol sequestrato (la legge alla base di questi raid vietava infatti di servire alcolici in situazioni che potessero generare una «condotta disordinata») a dare il tempo ai presenti, ai passanti, a chiunque fosse nei paraggi, di capire che «ne avevano abbastanza, di tutto quello schifo», come spiegò Michael Fader, uno dei protagonisti della rivolta. All’improvviso, i sei poliziotti che avevano condotto l’operazione si trovarono circondati da duecento, trecento e poi seicento persone del quartiere. Qualcuno intonò «We shall overcome» (“prevarremo noi”), c’era chi urlava, finalmente, «Gay Power». Poi si diffuse la voce che la polizia stava arrestando tutti a causa di una tangente non pagata. «Diamogliela noi, la mazzetta», cominciarono ad urlare quelli che erano stati cacciati dal bar. E giù di monetine, e dalle monete si passò alle bottiglie, e dalle bottiglie all’assalto del cellulare della polizia. […]Dalla centrale arrivarono i soccorsi per le forze dell’ordine: la Tactical Police Force, artiglieria pesante. Alle quattro di quel mattino, la rivolta era stata sedata. Tredici arresti, quattro feriti. Ma l’impatto andò molto al di là di questi numeri. «C’era elettricità nell’aria», voglia di ribellarsi ancora. La sera del 28 giugno, molta più gente si trovò allo Stonewall Inn. Si aggregarono gli studenti politicizzati della Columbia University, le Black Panter, tutti quelli che avevano letto della rivolta sul New York Times, o sul Post, o ne avevano saputo dal passaparola cittadino. Ancora provocazioni, ancora incendi, ancora rivolte, ancora la cariche della Tactical Police Force. […] Dopo altri tre giorni di moti, i rivoltosi si riunirono nel Gay Liberation Front, che mutuò parole d’ordine e metodi organizzativi dalla New Left e dalle Black Panther.
Nel XXV anniversario della morte di Enrico Berlinguer
Posted by Yuri Guaiana in Comunisti, Culture politiche, Ricorrenze, Storia contemporanea, Storia d'Italia on 11 giugno 2009
L’11 giugno 1984 Enrico Berlinguer viene colto da malore durante il comizio conclusivo della campagna elettorale per le europee e morirà di lì a poco. Nel XXV anniversario della sua morte le commemorazioni si dividono tra gli elogi per aver posto la questione morale – ponendo così “il problema della democrazia e delle sue basi di consenso e di legittimazione che si sgretolano se viene meno il nesso tra etica e politica”, ha detto ieri Fini – e quelli per aver fatto un passo decisivo nell’allontanarsi da Mosca. Corollario di quest’ultimo elogio è l’interpretazione del compromesso storico come legittimazione del PCI a forza di governo. Sarà questo il cuore del filmato a più voci (interverranno Luciano Barca, Alfredo Reichlin, Aldo Tortorella e Walter Veltroni) in onda stasera alle 23,40 su RaiDue per «La Storia siamo noi» di Rai Educational: «Berlinguer», a venticinque anni dalla scomparsa del leader.
Sulla scorta del bel libro di Piero Ignazi – Il potere dei partiti, Roma-Bari, Laterza, 2002 – io vorrei invece ricordare che Berlinguer fu uno dei massimi esponenti di una visione organicistica della società per la quale il conflitto politico è un trauma da sanare ed esorcizzare per ricreare le condizioni di armoniosa unità tra le parti. Questa concezione, maggioritaria in Italia, si contrappone ad una visione liberale e libertaria che vede invece il conflitto come un elemento fisiologico delle società liberaldemocratiche e, per di più, tonificante nei confronti delle tradizionali prassi trasformistiche. Se c’è una data dell’emersione di tale contrapposizione è quella del settembre 1973, quando Enrico Berlinguer lancia dalle colonne di “Rinascita”, la prospettiva del compromesso storico. Per Berlinguer, il compromesso storico
da una parte è qualcosa di più di una formula nuova di governo, dall’altra parte vuole essere già oggi una indicazione di un metodo di azione e di rapporti politici [orientati] [...] a cercare la comprensione reciproca e l’intesa.
Il conflitto, lo scontro, financo la lotta di classe diventavano un male. La sintonia con la Weltanschauung più profonda di Moro e di buona parte della DC è assoluta.
Rassegne storiche n.1: Piazza Tienanmen
Posted by Claudia Covelli in Podcast, Rassegne storiche, Ricorrenze, Storia contemporanea on 11 giugno 2009
I 150 anni della Croce Rossa
Posted by Claudia Covelli in Ricorrenze, Storia contemporanea, Storia d'Europa on 10 giugno 2009
La storia nazionale italiana, di cui quest’anno, e precisamente questo mese, ricorre uno degli anniversari più importanti, quello della Seconda guerra d’indipendenza, si incrocia ancora una volta con la storia europea e internazionale.
Proprio sul campo della battaglia di Solferino che fa del 24 giugno 1859 la prima delle date gloriose del percorso di unificazione nazionale, il dramma umano dei soldati massacrati in una guerra, che anticipa alcune delle caratteristiche che caratterizzeranno le guerre novecentesche, spinge il filantropo Henri Dunant, giovane agente di cambio e filantropo a dar vita al progetto della Croce Rossa. Il calendario riturgico della storia nazionale si sovrappone quindi ancora una volta a quello europeo e internazionale, a testimonianza che oltre ogni euroscetticismo, la storia dell’una e anche la storia dell’altra.

Battaglia di Solferino
EVENTO – L’idea durante la battaglia risorgimentale del 1859
In marcia da Solferino a Ginevra per i 150 anni della Croce Rossa
Milano – Una marcia, a piedi e in bus, fino a Ginevra. Partenza da Solferino (Mantova) il 28 giugno. Arrivo il 2 luglio. Un viaggio di cinque giorni per unire simbolicamente gli estremi geografici di quelò che fu, nel 1859, l’idea della nascita della Croce Rossa internazionale. Succede un secolo e mezzo fa, nella mente di Henri Dunant, giovane agente di cambio, spettatore per caso di una delle più cruente battaglie della storia del Risorgimento: è il 24 giugno quando a bordo di una carrozza si trova di fronte a uno scenario da apocalisse, dove migliaia di soldati feriti, francesi, piemontesi e austriaci giacciono ineremi, senza ricevere aiuto. Ecco che Dunant, imprenditore- filantropo (premio Nobel per la pace nel 1901), organizza squadre di soccorso per portare in ospedale, indistintamente, ogni ferito di guerra. Qualche anno più tardi, nel 1864, induce 16 Stati europei a sottoscrivere la convenzione «per migliorare la sorte dei feriti di guerra».
E la storia rivive. Tra qualche settimana, sul campo della battaglia di Solferino, le tende bianche della Croce Rossa ospiteranno giovani da tutto il mondo, in un grande villaggio umanitario dove formazione ed esercitazioni franno da sfondo alla rievocazione storica delle origini dell’organizzazione internazionale. Una realtà che guarda al domani: «I giovani sono il futuro della Croce Rossa – spiega il commissario straordinario per l’Italia, Francesco Rocca -, saranno loro i protagonisti di “Solferino 2009″».
Non a caso, quindi, le celebrazioni accoglieranno anche lo «Youth on the move», terzo incontro mondiale della gioventù della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Con un compito: nel maxiraduno verrà prodotto un documento incentrato «sulle sfide del III millennio». Accompagnerà i ragazzi nel viaggio a Ginevra, entrerà nelle case delle famiglie che ospiteranno i volontari, infine verrà latto all’arrivo a esponenti della comunità internazionale, come governi, agenzie Onu, organizzazioni umanitari e altre Ong. Ma non è tutto.
Appuntamento cardine dei festeggiamenti resta l’annuale fiaccolta di Solferino: otto chilometri di corteo per ricordare lo storico tragitto che infermeiri e assistenti fecero dopo la battaglia di Solferino per condurre i feriti fino al primo avamposto medico di Castiglione dell Stiviere. Con il pensiero rivolto a Henri Dunant che per primo lo percorse, alla ricerca di qualcuno che potesse aiutarlo nella sua impresa.
Grazia Maria Mottola, “Corriere della sera”, 10 giugno 2009
Per le celebrazioni organizzate dai Comuni di Solferino e San martino della Battaglia si consulti: http://www.150solferinosanmartino.it/
La memoria del Risorgimento
Posted by Claudia Covelli in Feste civili, Rassegne storiche, Ricorrenze, Storia contemporanea on 7 giugno 2009
Quest’anno ricorre il centocinquantesimo anniversario della Seconda guerra d’indipendenza, le cui battaglie principali infuocarono il mese di giugno del 1859, volano di quel processo di unificazione nazionale che si sarebbe concluso nel 1861.
Anche le manifestazioni organizzate per il centenario dell’Unità avevano preso il via proprio dal ‘59, allo scopo di mantenere viva l’attenzione del pubblico per tutto quel biennio, cruciale per la memoria nazionale, in un’Italia che si trovava allora a fronteggiare le sfide del boom economico.
Tutt’altre sfide sollecitano la memoria dell’oggi gravata dall’incombere della crisi economica. Eppure proprio quest’anno, la politica culturale dell’attuale governo, attenta a reinterpretare i nodi fondamentali della memoria nazionale, ha deciso di non trascurare le opportunità offerte dal centocinquantesimo anniversario della Seconda guerra d’indipendenza, a discapito delle difficoltà politiche di una parte della maggioranza ad affrontare il tema risorgimentale.
E così, con la commemorazione della battaglia di Magenta del 4 giugno è iniziata una serie di manifestazioni diffuse su tutto il territorio lombardo e finalizzate a ripercorrere la tappe di quella gloriosa conquista del Lombardo-Veneto che si concluderà alla fine del mese a Solferino e San Martino della Battaglia, dove oltre alla doverosa presenza del presidente Napolitano è atteso anche il presidente francese Sarkozy.
A discapito di una memoria del Risorgimento sempre più in declino, alla BIT tenutasi a Milano lo scorso febbraio, è stato offerto ampio spazio alla presentazione delle iniziative promosse per questo mese in Lombardia. Un segnale di come sia forse possibile recuperare una memoria risorgimentale attraverso nuovi canali di turismo culturale in cui si mescolino recupero di un’identità nazionale e valorizzazione di identità locali.
Oggi il Corriere della Sera pubblica l’articolo che riportiamo in calce. Tra oblio e antagonismi politici (fautori di una memoria risorgimentale sempre più frammentaria) il monumento, simbolo di una memoria nazionale, si frantuma esso stesso nella sua corporeità, i cui elementi divengono promemoria materiale di biografie private sempre meno significanti.
CAPIRE TIANANMEN 20 ANNI DOPO
Posted by Yuri Guaiana in Rassegne storiche, Ricorrenze, Storia contemporanea on 5 giugno 2009
Colloquio con il prof. Federico Masini
Andrea Pira
Giovedì 4 Giugno 2009
La foto simbolo del 4 giugno 1989 e della repressione del movimento studentesco cinese, quando l’esercito aprì il fuoco contro i manifestanti a piazza Tiananmen, ritrae un anonimo ragazzo che fermo in piedi ai carri armati ne impedisce l’avanzata. Un’immagine che «può essere letta con un doppio significato. In occidente è il simbolo del popolo inerme che ferma la repressione militare. Per le autorità cinesi, quella stessa immagine, utilizzata in senso opposto, è la prova che l’esercito non ha osato schiacciare la popolazione civile». Così la commenta il professor Federico Masini, sinologo e preside della facoltà di Studi orientali della Sapienza di Roma e all’epoca dei fatti addetto stampa dell’ambasciata italiana a Pechino.
Cosa è stato il movimento studentesco?
Il movimento studentesco è nato come movimento di sostegno, in una visione forse un po’ naif, dell’attività del Partito comunista. Le prime manifestazioni furono per commemorare il defunto segretario del Pc, Hu Yaobang, morto il 15 aprile ‘89, distintosi negli anni precedenti per la sua lotta contro la corruzione del partito. Il movimento studentesco era nato come una manifestazione di solidarietà verso la parte “buona” del Pc. Una solidarietà che ebbe l’appoggio della popolazione che nelle prime e settimane vedeva gli studenti inseriti nella tradizione cinese della gioventù patriottica. Da noi è stata valutata come l’insurrezione per la democrazia e la libertà, ma non era quello il suo senso. Non c’era la volontà di dare una spallata la governo. Da un certo momento in poi si è trasformato in qualche altra cosa.
In cosa?
È diventato il conflitto fra due anime del partito e del governo. Da una parte il nuovo segretario Zhao Ziyang che sposava le posizioni di Hu Yaobang in difesa degli interessi della popolazione e del partito, accompagnando le riforme economiche con una riforma sociale. Dall’altra Deng Xiaoping e il primo ministro Li Peng che ritenevano impossibile accompagnare le riforme economiche a un seppur tenue riforma dei meccanismi politici e decisionali. L’estremo tentativo di mediazione fu quando Zhao Ziyang scese in piazza per convincere gli studenti a desistere dalla manifestazione. Un tentativo fallito, seguito dalla legge marziale e tutti gli eventi che portarono alla repressione.
Qual’è il rapporto tra il movimento cinese e i processi in atto in altri paesi comunisti Urss e Polonia in testa?
Fino all’altro ieri avrei detto che i nascenti movimenti dell’est fossero stati di monito per la dirigenza cinese. Cioè so accorsero di non volere ciò che stava accadendo, ovvero la trasformazione del sistema e il crollo del loro potere. L’intervista rilasciata a Repubblica da Gorbaciov, il segretario del Pcus proprio in quel periodo in visita a Pechino, potrebbe, forse, far cambiare questa interpretazione. Dichiara infatti che furono i fatti di Tiananmen a influenzare e accelerare la disgregazione dell’Urss. Ho sempre pensato il contrario ma sono dichiarazioni che meritano di essere approfondite.
In Cina pare esserci stata una totale rimozione della memoria del movimento. É possibile da parte delle dirigenza una ricostruzione oggettiva di quanto accaduto?
Finché rimarrà al potere l’attuale dirigenza cinese la risposta è sicuramente no. Non è mai accaduto nella storia cinese, almeno che non fossero stati sconfitti quelli che si considerano gli epigoni di quella storia. Le riforme economiche sono state la medicina che ha lenito il ricordo. Dall’Ottantanove a oggi la Cina ha conosciuto due decenni di crescita ininterrotta e miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Un fatto mai successo nei due secoli precedenti, che non potrà però cancellare Tiananmen.
Tratto da: http://www.lettera22.it/showart.php?id=10531&rubrica=59















