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	<title>Blogstoria &#187; Ricorrenze</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>9 maggio: giorno della memoria tra verità storica e verità giudiziaria</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 15:07:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienza Italia 150]]></category>
		<category><![CDATA[Feste civili]]></category>
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		<category><![CDATA[Uso pubblico della storia]]></category>
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		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo. Tra nuovi orizzonti di studio sul "caso Moro", carte di archivio e riflessioni storiografiche riemerge il nodo del rapporto tra verità storica e verità giudiziaria e di un approccio celebrativo che mette in primo piano le vittime lasciando troppe ombre sui fatti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4264" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/napolitanoonu_R425.jpg"><img class="size-medium wp-image-4264 " title="Il presidente Giorgio Napolitano, 9 maggio 2011. Foto Ansa" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/napolitanoonu_R425-300x206.jpg" alt="Il presidente Giorgio Napolitano, 9 maggio 2011. Foto Ansa" width="300" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">Il presidente Giorgio Napolitano, 9 maggio 2011. Foto Ansa</p></div>
<p>Con la Legge del 4 maggio 2007, n° 56, il Parlamento Italiano sotto la presidenza di Giorgio Napolitano ha istituito il Giorno della Memoria per le vittime del terrorismo, fissato alla data del 9 maggio, anniversario dell&#8217;uccisione di Aldo Moro. Ieri lo stesso Presidente della Repubblica ha partecipato alla cerimonia di commemorazione tenutasi in mattinata al Quirinale durante la quale è stato presentato il portale <a href="http://www.memoria.san.beniculturali.it/web/memoria/home;jsessionid=634AFAA71A2029084358AFC7B3D5B899.sanmemoria_JBOSS" target="_blank">Rete per gli Archivi &#8211; Per Non Dimenticare</a>, che contiene al suo interno una speciale sezione intitolata <a href="http://www.memoria.san.beniculturali.it/web/memoria/protagonisti/muro-memoria" target="_blank">Muro della Memoria</a> che ricorda le «379 vittime di fatti di violenza politica interna a carattere terroristico-eversivo, verificatisi in Italia a partire dagli anni &#8217;60». Una risorsa digitale per raggiungere il duplice obiettivo di rendere onore alla memoria dell&#8217;impressionante numero di persone uccise dal terrorismo in Italia e di fornire un adeguato strumento di ricerca per gli studiosi della storia degli anni di piombo. Scrive Francesco Grignetti nell&#8217;articolo <strong><em>Sul web &#8220;per non dimenticare&#8221;</em> </strong>uscito su &#8220;La Stampa&#8221; di domenica 8 maggio:</p>
<blockquote><p>Dentro [il Portale, <em>ndr</em>] vi sarà spazio per brevi sintesi storiche, indicazioni didattiche, segnalazione di eventi, pubblicazioni. Troveranno un luogo di condivisione gli approfondimenti curati dalle scuole. E soprattutto ci saranno i materiali che «formano» la storia: documenti, carte private, atti giudiziari, ritagli di giornale, registrazioni audio e video, manifesti, volantini.</p></blockquote>
<p>E quanto la storia degli &#8220;anni di piombo&#8221; sia una storia da fare ancora e soprattutto sul materiale d&#8217;archivio lo documentano due notizie uscite in questi giorni sui quotidiani. La prima è la pubblicazione del volume di Miguel Gotor, <em>Memoriale della Repubblica</em> (Einaudi, pp. 624, 25 euro <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806200399/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8806200399" target="_blank">» compralo su Amazon.it a 22,50 euro</a>) recensito proprio da Benedetta Tobagi &#8211; figlia di un&#8217;altra vittima del terrorismo, il giornalista Walter Tobagi, e autrice dell&#8217;apprezzatissimo volume <em>Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre </em>(Einaudi, 2010 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806198882/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8806198882" target="_blank"> » compralo su Amazon.it a 13,30 euro</a>) &#8211; su &#8220;Repubblica&#8221; del 4 maggio scorso nell&#8217;articolo <strong><em>Il memoriale di Moro. I segreti della Repubblica tra brigatisti, Andreotti e P2</em></strong>. Nel volume,</p>
<blockquote><p>lo storico Miguel Gotor affronta con successo una sfida ambiziosa: a partire dall&#8217;analisi microstorica dell&#8217;odissea di queste carte, vagliando una mole immensa di documenti, testimonianze e atti processuali, ci racconta l&#8217;Italia dei primi anni Settanta e l&#8217;anatomia nascosta del potere italiano, un mosaico di spinte eterogenee e contraddittorie nel quadro di pesanti vincoli internazionali.</p></blockquote>
<p>Oggetto di studio di Gotor è infatti quel memoriale che lo stesso Aldo Moro stilò nei giorni della sua prigionia: i verbali degli interrogatori cui fu sottoposto dai brigatisti, ma anche le memorie difensive e i manoscritti autografi. Una storia rocambolesca, la definisce la stessa Tobagi, quella di questo memoriale, ritrovato parzialmente dai Carabinieri nell&#8217;ottobre del &#8217;78 nel covo milanese di via Montenevoso e riapparso poi in una versione più ampia nel &#8217;90 all&#8217;esplosione del caso Gladio. Da un lato, un documento indispensabile per scrivere una pagina della storia nazionale ancora oscura, dall&#8217;altro un volume che si propone di riscostruire la storia del documento, per arrivare a sua volta al contesto in cui maturò il rapimento e l&#8217;omicidio di Aldo Moro.</p>
<div id="attachment_4265" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Ritrovamento-del-corpo-di-aldo-moro.jpg"><img class="size-medium wp-image-4265 " title="Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, il 9 maggio 1978" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Ritrovamento-del-corpo-di-aldo-moro-300x190.jpg" alt="Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, il 9 maggio 1978" width="300" height="190" /></a><p class="wp-caption-text">Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, il 9 maggio 1978</p></div>
<p>Mentre si celebrava l&#8217;inaugurazione del nuovo portale dedicato alle vittime del terrorismo, Jolanda Bufalini sulle pagine de &#8220;L&#8217;Unità&#8221; del 9 maggio nell&#8217;articolo <strong><em>Moro, l&#8217;Archivio di Stato salva gli atti giudiziari e le ultime lettere </em></strong>denunciava il problema della conservazione dei documenti che affligge da anni gli archivi di Stato. Deperimento materiale a causa della ruggine delle graffette che li tiene insieme, umidità, scarsa qualità della carta, scolorimento degli inchiostri, questi sono i problemi che affrontano quotidianamente gli storici che lavorano sul materiale di archivio, oltre a un costante ridimensionamento dei servizi di accessibilità alle strutture e al problema più volte trattato dei limiti cronologici per la consultazione dei documenti . Eppure Jolanda Bufalini, in visita agli archivi della Corte d&#8217;Assise di Roma dove è accompagnata dal cancelliere Paolo Musio, non rinunciando alla retorica ricorda come i lunghi metri degli scaffali sul quale trovano spazio i faldoni di tanti processi italiani costituiscano</p>
<blockquote><p>una riserva della democrazia: centinaia di faldoni, nei quali è raccolta la storia recente e tragica d&#8217;Italia. 380.000 pagine dei processi (I, II, III, IV) per il rapimento e l&#8217;uccisione di Aldo Moro e della sua scorta, dal 27 giugno 1980 al 21 agosto 1999.</p></blockquote>
<p>E proprio l&#8217;occasione celebrativa ha consentito che dal polveroso labirinto degli scaffali che costituiscono l&#8217;Archivio della Corte d&#8217;assise del Tribunale di Roma, venissero &#8220;salvati&#8221; dal naturale deperimento gli atti giudiziari e tredici lettere autografe di Aldo Moro per essere consegnati dal presidente Paolo De Fiore al direttore dell&#8217;Archivio di Stato di Roma Eugenio Lo Sardo.</p>

<p>Una storia d&#8217;Italia che trova nelle carte d&#8217;archivio dei tribunali una fonte importantissima per la sua ricostruzione. Quale storia d&#8217;Italia, quale identità, quale rapporto con la memoria &#8211; che come abbiamo modo di ossevare passa attraverso la materialità del documento &#8211; ne emerge? Paolo Persichetti intervistando lo storico Giovanni De Luna per &#8220;Liberazione&#8221; nell&#8217;articolo <em><strong>«Serve un nuovo patto memoriale che superi l&#8217;emotività»</strong></em>, pubblicato domenica 8 maggio, ha parlato di &#8220;giudiziarizzazione&#8221; della scena politica e sociale, dell&#8217;identità, della memoria e dunque della storia. La stessa mostra <a href="http://www.italia150.it/Officine-Grandi-Riparazioni/Fare-gli-Italiani" target="_blank"><em>Fare Gli Italiani</em></a>, di cui De Luna è curatore, ha allestito l&#8217;isola tematica dedicata alle mafie come una sala di archivio in cui sono affastellate le une a fianco alle altre le migliaia di faldoni che contengono gli atti giudiziari di tanti processi italiani. Il visitatore potrà sfilare alcuni di questi faldoni e iniziare la lettura multimediale di una delle tante storie racchiuse al loro interno. Così efficace si è valutata quindi la suggestione dell&#8217;archivio giudiziario per affrontare un nodo tanto importante come quello della mafia, da renderlo lo scenario principale dell&#8217;area tematica dedicata alla criminalità organizzata al centro della quale è collocata una voragine</p>
<blockquote><p>metafora narrativa &#8211; secondo le parole degli stessi curatori &#8211; utilizzata per rappresentare la dimensione dell&#8217;invisibile e del sommerso, la difficoltà di conoscere la storia, la verità dei fatti e la realtà delle diverse organizzazioni criminali</p></blockquote>
<div id="attachment_4267" class="wp-caption alignleft" style="width: 271px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Le_Mafie.jpg"><img class="size-medium wp-image-4267 " title="L'isola dedicata alla mafie della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot;" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Le_Mafie-300x225.jpg" alt="L'isola dedicata alla mafie della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot;" width="261" height="196" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;isola dedicata alla mafie della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot;</p></div>
<p>Lo stesso De Luna non nega nell&#8217;intervista rilasciata a Paolo Persichetti una giuridizzazione della storia, che risale al processo Eichmann celebrato agli inizi degli anni &#8217;60 e che secondo lo storico ha inaugurato quella che definisce «l&#8217;era del testimone». Memoria orale, uso pubblico della storia, nesso tra verità, storia e giustizia sono gli elementi indispensabili per affrontare criticamente i rituali di una nuova religione civile che dal 2000 in poi ha riempito il nostro calendario di giorni della memoria e di date dedicate alla commemorazione delle vittime dei vari accadimenti storici. Un meccanismo che De Luna ha definito di «memoria vittimaria [che] si è imposta come il paradigma centrale delle narrazioni pubbliche e dei riti ufficiali». Un principio ordinatore della religione civile del nuovo millennio che rivela però diversi punti critici:</p>
<blockquote><p>la memoria delle vittime è una memoria carica di sentimenti, è una memoria risarcitoria, rivendicativa, una memoria non pacificata soprattutto in un Paese come il nostro in cui molte delle vittime aspettano ancora giustizia e verità per l&#8217;assenza di istituzioni virtuose in grado di rasserenare e raccogliere questa memoria.</p></blockquote>
<p>Il ricorso alla memoria vittimaria ci accomuna alle altre realtà europee e testimonia, sempre secondo le parole di Giovanni De Luna, la crisi dello Stato nazione «svuotato dall&#8217;alto dai flussi della globalizzazione e dal basso dai particolarismi, dai localismi che si sono affermati» e dunque in seria difficoltà nell&#8217;intercettare momenti rituali, ricchi di significati simbolici che consentano di definire il senso di appartenza allo Stato non solo come apparato burocratico ma come fruitore di valori condivisi.</p>
<p>Emozioni e riflessione storiografica, memoria e documento. È questo forse il percorso da seguire affinché le occasioni rituali si trasformino in opportunità per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio documentale che diventa tanto più indispensabile in quelle situazioni in cui l&#8217;emotività si fa più pervasiva e nelle quali la richiesta di giustizia si fa più pressante rispetto alla domanda di ricostruzione della verità storica. Un nodo che ci siamo più volte trovati ad affrontare e rispetto al quale ci auguriamo di aver fornito qualche ulteriore spunto di riflessione.</p>
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		<title>La resistenza all&#8217;interno del Terzo Reich. Il novantesimo anniversario della nascita di Sophie Scholl</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 09:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Scigliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Germania]]></category>
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		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
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		<description><![CDATA[Sophie Scholl e la Weisse Rose: un approfondimento sulla resistenza antinazista in Germania che partì delle Sacre Scritture e dal patrimonio culturale tedesco per opporsi a Hitler...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4243" class="wp-caption alignleft" style="width: 229px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Nuova-immagine.jpg"><img class="size-medium wp-image-4243 " src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Nuova-immagine-219x300.jpg" alt="Sophie Scholl" width="219" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Sophie Scholl</p></div>
<p>Il 9 maggio 2011 ricorre il novantesimo anniversario della nascita della patriota tedesca Sophie Scholl, esempio della resistenza non-violenta all&#8217;interno del Reich nazista. Si è deciso di commemorare la sua nascita anziché la sua morte perchè crediamo di fare giustizia &#8211; a lei in primis &#8211; rimarcandone la vita e non la tragica fine. Una vita caratterizzata dalla ricerca della libertà e della fratellanza.</p>
<p>L&#8217;opposizione di Sophie al regime hitleriano matura fin dalla giovane età: già a 16 anni, in seguito all&#8217;arresto del fratello Hans, comincia ad opporsi più o meno apertamente al nazismo. La sua posizione antinazista viene ampiamente stimolata all&#8217;interno dell&#8217;ambiente familiare. Il padre Robert non nasconde ai figli le critiche verso Hitler e per questo stesso motivo viene arrestato nel 1942.</p>
<p>La biografia di Sophie Scholl mette in luce una forma di resistenza che si radica nella sua sincera fede nel Cristianesimo e nella Provvidenza: dai Vangeli la ragazza acquisisce il modello della ferma, ma pacifica, lotta all&#8217;oppressore, il valore della dignità dell&#8217;Uomo. Secondo queste linee guida opera contro i nazisti dei quali denuncia la natura antitetica rispetto ai valori della vita.  Dopo essersi diplomata inizia a lavorare presso un asilo come educatrice onde evitare il <em>Reichsarbeitsdienst </em>(il servizio di lavoro obbligatorio per il regime hitleriano) ma non le viene riconosciuta l&#8217;idoneità per frequentare l&#8217;Università di Monaco e quindi, nel 1941, proprio attraverso il <em>Reichsarbeitsdienst </em> viene inviata a Blumberg come maestra in una scuola materna.  Nei sei mesi trascorsi sotto le dipendenze dirette dell&#8217;amministrazione nazista si acuisce l&#8217;insofferenza rispetto al regime ed inizia così la sua “resistenza passiva”.<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/05/09/la-resistenza-allinterno-del-terzo-reich-il-novantesimo-anniversario-della-nascita-di-sophie-scholl/">» Continua la lettura...  La resistenza all&#8217;interno del Terzo Reich. Il novantesimo anniversario della nascita di Sophie Scholl</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Nel 67° anniversario delle Fosse Ardeatine: una memoria in trasformazione?</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 14:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienza Italia 150]]></category>
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		<category><![CDATA[Via Rasella]]></category>

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		<description><![CDATA[È ricorso il 67° anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine e noi abbiamo avuto l'impressione che una parte del mondo politico se ne sia dimenticato assorbita (forse) dalla retorica del centocinquantenario. Chi certo non ha scordato la ricorrenza è stato Papa Ratzinger, che è andato in visita al sacrario...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3988" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/ARDEATINE-7.jpg"><img class="size-medium wp-image-3988 " title="Il sacrario delle vittime delle Fosse Ardeatine a Roma" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/ARDEATINE-7-300x192.jpg" alt="Il sacrario delle vittime delle Fosse Ardeatine a Roma" width="300" height="192" /></a><p class="wp-caption-text">Il sacrario delle vittime delle Fosse Ardeatine a Roma</p></div>
<p>In questo 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia capitano cose strane, o forse sarebbe meglio dire, cose che dovrebbero apparire tali e invece, in fondo, sono scontate. Lo scorso 24 marzo è ricorso il 67° anniversario dell&#8217;eccidio delle Fosse Ardeatine e, salvo per l&#8217;intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la questione è rimasta arginata ai confini romani. Si è evidentemente già assopito l&#8217;entusiasmo unitario del 17 marzo &#8211; in nome del quale ciò che accade (o è accaduto) anche nella più sperduta parte d&#8217;Italia dovrebbe toccare le corde emotive di ogni italiano &#8211; anche in quella parte politica che, riscopertasi italiana e filorisorgimentale &#8220;senza se e senza ma&#8221; in questo centocinquantenario, dovrebbe facilmente individuare nell&#8217;eccidio romano del 24 marzo 1944 un momento importante della sua liturgia.</p>
<p>Il 67° anniversario dell&#8217;eccidio delle Fosse Ardeatine è stato pressocché ignorato da gran parte dei media nazionali, salvo due eccezioni degne di nota: &#8220;Il Messaggero&#8221; che, <em>ça va sans dire</em>, ha proposto una cronaca istituzionale della celebrazione (gli storici, in altre faccende affacendati non si sono fatti sentire neppure da un quotidiano sovente disposto ad accoglierli) e soprattutto &#8220;Avvenire&#8221; che, invece, non si è lasciato sfuggire l&#8217;occasione e ha di fatto &#8220;messo il cappello&#8221; sulla celebrazione potendo anche contare sull&#8217;intervento di Papa Ratzinger che domenica 27 marzo ha reso omaggio, in forma privata (ma con grande risonanza sui quotidiani) alle vittime delle Fosse Ardeatine recandosi al sacrario. E il titolo di Salvatore Mazza per &#8220;Avvenire&#8221; di domenica 27 marzo richiama con forza l&#8217;attenzione sul suggello papale e cattolico della memoria dell&#8217;eccidio: <strong><em>Oggi alle Fosse Ardeatine: la memoria e la preghiera</em></strong>:</p>
<blockquote><p>Benedetto XVI sarà oggi alle Fosse Ardeatine. Un omaggio ai trecentotrentacinque martiri nel 67° anniversario della strage perpetrata dai nazisti il 24 marzo 1944, come rappresaglia per l&#8217;attentato che il giorno prima, in via Rasella a Roma aveva causato la morte di trentatré SS del <em>Polizeiregiment «Bozen»</em>. Ma, insieme, anche uno dei modi con cui Papa Ratzinger ha voluto unirsi alle celebrazioni del 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, alle quali qualche giorno fa, recandosi in visita al Sacrario, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha associato «a pieno titolo» la strage, «la più emblematica della ferocia che assunse la presenza nazista in Italia».</p></blockquote>
<div id="attachment_3989" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/20110324_napolitano_fosse.jpg"><img class="size-medium wp-image-3989" title="Fosse Ardeatine: Giorgio Napolitano pone la Corona in memoria delle 335 vittime" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/20110324_napolitano_fosse-300x201.jpg" alt="Fosse Ardeatine: Giorgio Napolitano pone la Corona in memoria delle 335 vittime" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Fosse Ardeatine: Giorgio Napolitano pone la Corona in memoria delle 335 vittime</p></div>
<p>Ritorniamo, dunque, al nodo tematico già evidenziato, da prospettive assolutamente distanti tra loro, da Ernesto Galli della Loggia e Sergio Luzzatto a proposito del particolare attaccamento dimostrato dalla Chiesa cattolica nei confronti di questo centocinquantenario. Da &#8220;nemica&#8221; tradizionale dell&#8217;unificazione nazionale, la Chiesa di Roma sta diventando uno dei suoi più ferventi sostenitori, non tralasciando di rendere omaggio e, allo stesso tempo, di introdurre in ogni episodio simbolico della storia nazionale una lettura cattolica, quasi a rendere evidente la corrispondenza del percorso storico italiano con quello del Vaticano. Una cattolicizzazione della storia italiana o un&#8217;italianizzazione della Chiesa cattolica? È un tema interessante da trattare in epoca di globalizzazione e in un momento storico in cui sono comunità nazionali lontane a sostenere a livello numerico (e non solo) l&#8217;istituzione ecclesiastica. Eppure appare ormai evidente che sul suolo nazionale la Chiesa romana abbia scelto di giocare una carta tutta politica decidendo di aderire con forza alle occasioni celebrative e sancendo, in questo modo, il ruolo da protagonista del mondo cattolico e, soprattutto dell&#8217;istituzione ecclesiastica, nella storia nazionale.</p>

<p>Ancora più esplicito sull&#8217;importanza del ruolo di Papa Ratzinger al sacrario delle Fosse Ardeatine è l&#8217;articolo di Franca Giansoldati, uscito sul &#8220;Messaggero&#8221;, il 28 marzo, <strong><em>Fosse Ardeatine, qui è stato ucciso Dio:</em></strong></p>
<blockquote><p>﻿Papa Ratzinger, volto afflitto e sguardo assorto, fa subito sua la frase di un graffito ritrovato in via Tasso, il famigerato palazzo delle torture delle SS. «Credo in Dio e nell&#8217;Italia, credo nella resurrezione, dei martiri e degli eroi, credo nella rinascita della patria, e nella libertà del popolo [...]».</p></blockquote><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/03/31/nel-67%c2%b0-anniversario-delle-fosse-ardeatine-una-memoria-in-trasformazione/">» Continua la lettura...  Nel 67° anniversario delle Fosse Ardeatine: una memoria in trasformazione?</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>La &#8220;damnatio memoriae&#8221; di Céline</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 13:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[Shoah]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Ceronetti]]></category>
		<category><![CDATA[Louis-Ferdinand Celine]]></category>
		<category><![CDATA[Negazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Uso pubblico della storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cinquantenario della morte dello scrittore Louis-Ferdinand Céline è stato tolto dal calendario delle celebrazioni in Francia a causa delle sue derive antisemite. Operazione di pulizia culturale o legittima presa di distanza dal discusso scrittore di "Viaggio al termine della notte"?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3220" class="wp-caption alignleft" style="width: 168px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/louis-ferdinand-celine.jpg"><img class="size-full wp-image-3220" title="Louis-Ferdinand Céline" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/louis-ferdinand-celine.jpg" alt="Louis-Ferdinand Céline" width="158" height="204" /></a><p class="wp-caption-text">Louis-Ferdinand Céline</p></div>

<p>Guido Ceronetti su il &#8220;Corriere della sera&#8221; del 26 gennaio è tornato a parlare del caso che ha coinvolto lo scrittore e medico francese Louis-Ferdinand Céline, il cui cinquantenario della scomparsa avrebbe dovuto essere ricordato all&#8217;interno del programma di celebrazioni organizzato dal ministro della cultura francese Frédéric Mitterand per il 2011, nell&#8217;articolo <em><strong>Ma io filosemita, celebro Céline</strong></em><strong>.</strong></p>
<p>Riassumiamo le tappe della polemica:</p>
<ul>
<li>il 19 gennaio viene pubblicato dal Ministro della Cultura Francese del governo Sarkozy,  Frédéric Mitterand, il programma di celebrazioni previste per il 2011. All&#8217;interno del programma figura la data del 1 luglio, cinquantesimo anniversario della morte di Céline, autore nel &#8217;32 del capolavoro letterario <em>Voyage au bout de la nuit &#8211; Viaggio al termine della notte</em> (edito in Italia da Tea nel 2002 e da Corbaccio nel 2003. <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8879720171?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8879720171" target="_blank">Compralo su Amazon.it a 16,80 euro</a>), racconto semi autobiografico delle traversie di Ferdinand Bardamu: la vita di soldato in trincea durante la Prima Guerra Mondiale, l&#8217;esperienza nelle colonie francesi in Africa, la fuga negli Stati Uniti e quindi il ritorno nella banlieu parigina come medico dei poveri.</li>
<li>Le note posizioni anti-semite e filo-naziste di Céline, autore di tre pamphlet sull&#8217;argomento (<em>Bagatelles pour un massacre</em> (1937), <em>L&#8217;École des cadavres</em> (1938) e <em>Les Beaux draps </em>(1941)) scatenano immediatamente la polemica, cui segue la richiesta della revoca della celebrazione del 1 luglio da parte dell&#8217;avvocato Serge Klarsfeld, presidente dell&#8217;<em>Association des Fils et Filles de déportés juifs de France </em>(FFDJF) il quale 19 gennaio dichiara:</li>
</ul>
<blockquote><p>La République doit maintenir ses valeurs: Frédéric Mitterrand doit renoncer à jeter des fleurs sur la mémoire de Céline, comme François Mitterrand a été obligé à ne plus déposer de gerbe sur la tombe de Pétain. [...]</p>
<p>Célébrer n&#8217;est pas innocent. L&#8217;antisémitisme de Céline le discrédite en tant qu&#8217;homme et tant qu&#8217;écrivain. Notre exigence me paraît tout à fait naturelle vu les écrits antisémites de Céline. Son talent ne doit pas faire oublier l&#8217;homme qui lançait des appels aux meurtres des juifs sous l&#8217;Occupation. Que la République le célèbre, c&#8217;est indigne. [<a href="http://www.lefigaro.fr/livres/2011/01/21/03005-20110121ARTFIG00385-celebrer-celine-serge-klarsfeld-en-appelle-a-sarkozy.php" target="_blank">fonte "Le Figaro"<em>, Célébrer Céline ? Serge Klarsfeld en appelle à Sarkozy, </em>21 gennaio 2011</a>]</p></blockquote>
<ul>
<li>Il 22 gennaio il Ministro Mitterand ritira il cinquantenario della morte di Céline dal programma delle celebrazioni del 2011 e dichiarando di aver giudicato incompatibile la figura dello scrittore e medico francese con i «valeurs fondamentales de la nation et de la République». E aggiungendo che la decisione era stata presa in un primo tempo «sous le coup de l&#8217;émotion ou de pressions contradictoires» e che necessitava di essere riveduta «après mûre réflexion». Vittoria dunque per l&#8217;avvocato Serge Klarsfeld, mentre viene sancito l&#8217;oblio sulla figura del celebre scrittore francese. [fonte: "Le Monde", <em>Frédéric Mitterrand fait volte-face et écarte Céline des célébrations de 2011, </em>22 gennaio 2011]</li>
</ul><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/01/27/la-damnatio-memoriae-di-celine/">» Continua la lettura...  La &#8220;damnatio memoriae&#8221; di Céline</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Finalmente a Milano una lapide per Carlo Rosselli</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 21:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria M. P. Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Rosselli]]></category>
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		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Nello Rosselli]]></category>
		<category><![CDATA[Socialismo liberale]]></category>

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		<description><![CDATA[Alle sei del pomeriggio di mercoledì 9 giugno (ricorrenza del settantatreesimo anniversario dell'assassinio di Carlo e Nello Rosselli), si è svolta a Milano la cerimonia di scopertura della lapide apposta in via Ancona 2 - vicino a via Solferino - in memoria di Carlo Rosselli...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">
<div id="attachment_1327" class="wp-caption aligncenter" style="width: 434px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/06/IMG_0986.jpg"><img class="size-large wp-image-1327 " title="Milano: la lapide per Carlo Rosselli" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/06/IMG_0986-1024x790.jpg" alt="Milano: la lapide per Carlo Rosselli" width="424" height="326" /></a><p class="wp-caption-text">Milano: la lapide per Carlo Rosselli</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">Alle sei del pomeriggio di mercoledì 9 giugno (ricorrenza del settantatreesimo<span> anniversario dell&#8217;assassinio di Carlo e Nello Rosselli)</span>, si è svolta a Milano la cerimonia di scopertura della lapide apposta in via Ancona 2 &#8211; vicino a via Solferino &#8211; in memoria di Carlo Rosselli.</p>
<div id="attachment_1347" class="wp-caption alignleft" style="width: 243px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/06/IMG_09782.jpg"><img class="size-medium wp-image-1347 " title="Discendenti della famiglia Rosselli con Arturo Colombo (foto di I. Barzaghi)" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/06/IMG_09782-233x300.jpg" alt="Discendenti della famiglia Rosselli con Arturo Colombo (foto di I. Barzaghi)" width="233" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Discendenti della famiglia Rosselli con Arturo Colombo (foto di I. Barzaghi)</p></div>
<p>Come scrive<span> Francesco Somaini,</span> <span>presidente del Circolo Carlo Rosselli di Milano, </span><span>il Comune di Milano, dando seguito ad una mozione votata due anni fa dal  Consiglio Comunale così come ad un&#8217;altra mozione del Consiglio di Zona 1,  entrambe  sollecitate da una petizione del Circolo milanese,<br />
</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><span>&#8220;ha provveduto a fare apporre una lapide commemorativa di Carlo Rosselli in  corrispondenza del numero civico 2 di via Ancona: là dove sorgeva la casa in cui  Rosselli stesso visse per qualche tempo in occasione del suo soggiorno milanese  del 1926, e dove poi ebbe sede la redazione della rivista &#8216;Quarto Stato&#8217;,  co-fondata e co-diretta da Rosselli e da Pietro Nenni, e peraltro disciolta dopo  pochi mesi ad opera della polizia fascista. Fu anche in quella casa che  dovette essere evidentemente messo a punto il piano per la celebre e  rocambolesca fuga da Milano di Filippo Turati, di cui Rosselli fu il grande  organizzatore assieme a Ferruccio Parri e Sandro Pertini&#8221;.<br />
</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;"><span> </span></p>
<p>Alla cerimonia è intervenuto<span> l&#8217;assessore Maurizio Cadeo</span><span> </span><span>in  rappresentanza dell&#8217;Amministrazione Comunale</span><span>; </span><span>il presidente della Fondazione Circolo Rosselli di Firenze Valdo Spini<strong> </strong></span><span> e </span><span><strong> </strong></span><span>il </span><span>professor Arturo Colombo</span><span> dell&#8217;Università  degli Studi di Pavia</span><span> hanno ricordato la figura di Carlo Rosselli e l&#8217;importanza della lotta politica e dell&#8217;impegno ideale dei fratelli Rosselli per l&#8217;affermazione del socialismo liberale, della libertà e della giustizia.</span></p>
<div id="attachment_1346" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/06/IMG_09682.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1346 " title="Maurizio Cadeo e Valdo Spini (foto di I. Barzaghi) " src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/06/IMG_09682-150x150.jpg" alt="Maurizio Cadeo e Valdo Spini (foto di I. Barzaghi)" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Maurizio Cadeo e Valdo Spini (foto di I. Barzaghi) </p></div>
<p><span>Erano presenti Paola Rosselli, figlia di Nello, e un nipote di Carlo, che hanno scoperto la lapide. Tra i convenuti, rappresentanti delle  Associazioni Partigiane ANPI e FIAP, del mondo politico, sindacale, culturale e delle istituzioni. </span></p>
<p><span><br />
</span></p>
<p><span> </span></p>
<p><span> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nostalgia di Roland Barthes</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 18:43:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria M. P. Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Roland Barthes]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Susan Sontag]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 15 marzo di trent’anni fa moriva a Parigi Roland Barthes: studioso, critico, pensatore, indimenticabile e smisurato protagonista della cultura del Novecento. Nell’esatta ricorrenza della scomparsa, il filosofo sarà ricordato a Milano da Umberto Eco e Alberto Arbasino, in occasione dell’uscita di "Riga 30 - Roland Barthes: En amitié fidèle"... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 15 marzo di trent’anni fa moriva a Parigi Roland Barthes: studioso, critico, pensatore, indimenticabile e smisurato protagonista della cultura del Novecento.<br />
Nell’esatta ricorrenza della scomparsa, il filosofo sarà ricordato a Milano da Umberto Eco e Alberto Arbasino, in occasione dell’uscita di <em>Riga 30 &#8211; Roland Barthes</em> (a cura di Marco Consolini e Gianfranco Marrone, marcos y marcos editore): <em>En amitié fidèle. Serata per Roland Barthes</em>, Teatro Franco Parenti, ore 20.30.<br />
Anche Blogstoria vuole onorare il grande intellettuale, autore tra l’altro di <em>Miti d’oggi</em>, <em>L’impero dei segni</em>, <em>Il piacere del testo</em>, <em>La camera chiara</em>, <em>Frammenti di un discorso amoroso</em>, presentando alcuni brani del testo a lui dedicato da Susan Sontag, finora inedito in Italia e parzialmente anticipato sabato 13 marzo da “Tuttolibri” de &#8220;La Stampa&#8221;: si tratta di <em>La  scrittura come tale: su Roland Barthes</em>, pubblicato in <em>Riga 30 –  Roland Barthes</em>. Il saggio della scrittrice era nato come introduzione  alla raccolta <em>A Barthes Reader </em>(New York, Hill and Wang, 1982),  poi apparso in <em>Where The Stress Falls</em> (New York, Farrar, Straus  and Giroux, 2001).</p>
<h1><strong> </strong><strong>Andare a segno con Barthes<br />
</strong></h1>
<p><em>di Susan Sontag</em></p>
<p>Maestro, uomo di lettere, moralista, filosofo della cultura, <em>connaisseur</em> di idee forti, proteiforme biografo di se stesso… fra tutti gli illustri intellettuali apparsi in Francia dopo la Seconda guerra mondiale, Roland Barthes è colui che ci ha lasciato l’opera destinata, ne sono certa, a durare più a lungo. Barthes era in piena attività, pubblicava incessantemente, come faceva da oltre trent’anni, quando, all’inizio del 1980, fu investito da un furgoncino mentre si accingeva ad attraversare una strada di Parigi: una morte vissuta da amici e ammiratori come atrocemente prematura.</p>
<div id="attachment_1135" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/03/barthes1_1232974278.jpg"><img class="size-medium wp-image-1135 " title="Roland Barthes" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/03/barthes1_1232974278-300x246.jpg" alt="Roland Barthes" width="300" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">Roland Barthes</p></div>
<p>Ma allo sguardo retrospettivo del dolore si accompagna la particolare consapevolezza che conferisce al <em>corpus</em>, ampio e in costante mutazione, dei suoi scritti, come del resto a tutte le opere importanti, una completezza retroattiva. L’evoluzione dell’opera di Barthes ora sembra logica o, quel che più conta, esaustiva. L’esordio e le parole conclusive hanno addirittura lo stesso soggetto, quello strumento esemplare nel cammino di una coscienza che è il diario di uno scrittore. Il primo saggio in assoluto pubblicato da Barthes celebra, infatti, il modello di coscienza che egli rinveniva nel <em>Journal</em> di André Gide, e quello che sarebbe stato l’ultimo saggio pubblicato in vita è una riflessione sulla propria abitudine di tenere un diario.<br />
La simmetria, per quanto accidentale, è del tutto appropriata, poiché la scrittura di Barthes, nonostante la prodigiosa varietà dei soggetti che affronta, ha in fondo un unico grande soggetto: la scrittura stessa.</p>
<p>In quanto scrittore, preferiva le forme brevi, e progettava di dedicarvi un seminario; era particolarmente attratto da quelle in miniatura, come l’haiku e la citazione; e, al pari di ogni vero scrittore, era affascinato dal «dettaglio» (la parola è sua): la forma breve per eccellenza offerta dalla vita. Anche come saggista, Barthes preferiva la scrittura breve, e i libri che in effetti scrisse sono tendenzialmente multipli di forme brevi più che «veri» libri, itinerari di argomenti più che trattazioni unitarie. Il suo <em>Michelet</em>, ad esempio, giustappone l’inventario dei temi dello storico a un gran numero di brevi estratti dalla sua copiosa produzione. Il più rigoroso esempio di trattazione in forma di itinerario attraverso la citazione è <em>S/Z</em>, esemplare esegesi di <em>Sarrasine</em> di Balzac, pubblicato nel 1970. Dalla messa in scena dei testi degli altri, Barthes passò inevitabilmente alla messa in scena delle proprie idee. E nel 1975, per quella stessa collana dedicata ai grandi scrittori («Ecrivains de toujours») cui aveva contribuito con il volume su Michelet, finì per scriverne uno su se stesso: quella folgorante bizzarria che, all’interno della collana, è <em>Barthes di Roland Barthes</em>. L’andatura estremamente rapida dei suoi ultimi libri è segno sia di fecondità (insaziabilità e leggerezza) sia di un desiderio di sovvertire ogni tendenza alla sistematizzazione.</p>
<p>La scrittura è il soggetto costante di Barthes &#8211; anzi, forse nessuno dopo Flaubert (nell’epistolario) ha riflettuto sull’essenza della scrittura in modo così brillante e appassionato come ha fatto Barthes. Buona parte dell’opera di Barthes è dedicata al ritratto della vocazione dello scrittore: a partire dai primi studi demistificatori inclusi in <em>Miti d’oggi </em>(1957) sullo scrittore visto dagli altri, vale a dire sullo scrittore in quanto impostore, come ad esempio «Lo scrittore in vacanza», sino ai più ambiziosi saggi sugli scrittori che scrivono, vale a dire sullo scrittore in quanto eroe e martire, come ad esempio «Flaubert e la frase» che racconta la «sofferenza indicibile» del «lavoro dello stile». Gli splendidi saggi di Barthes sugli scrittori vanno considerati versioni diverse di un’unica grande apologia della vocazione dello scrittore.<br />
Nonostante l’ammirazione che egli nutre per i punitivi criteri di integrità stabiliti da Flaubert, Barthes ha l’audacia di concepire la scrittura come una forma di felicità: è il succo del saggio su Voltaire («L’ultimo degli scrittori felici») e del ritratto di Fourier, imperturbato dal senso del male.<br />
Nelle sue ultime opere, poi, egli giunge a parlare direttamente della propria pratica, dei propri scrupoli, del proprio godimento. Barthes fa della scrittura una forma di coscienza idealmente complessa: un modo di essere allo stesso tempo passivi e attivi, sociali e asociali, presenti e assenti nella propria vita. La sua idea della vocazione dello scrittore esclude la reclusione ritenuta inevitabile da Flaubert e sembrerebbe negare ogni conflitto tra la necessaria interiorità dello scrittore e i piaceri della mondanità.<br />
È, per così dire, un Flaubert fortemente corretto da Gide: un rigore più educato e disinvolto, un rapporto con le idee avido e scaltro, che esclude il fanatismo. In effetti, l’autoritratto ideale &#8211; il ritratto dell’io in quanto scrittore &#8211; che Barthes tratteggia nel corso di tutta la sua opera è sostanzialmente completo nel suo primo saggio, sull’«opera egoista» di Gide, il <em>Journal</em>.<br />
Gide gli fornì un modello nobile di scrittore duttile, multiplo; mai stridente o volgarmente indignato; generoso, ma anche opportunamente egoista; incapace di lasciarsi influenzare in profondità. Barthes nota come Gide sia stato poco modificato dalle sue vaste letture («furono altrettanti riconoscimenti di se stesso»), e come le sue «scoperte» non siano mai state dei «rinnegamenti». E loda la profusione degli scrupoli di Gide, osservando che la sua «situazione […]all’incrocio di grandi correnti contraddittorie non ha nulla di facile». Barthes condivide inoltre l’idea gidiana di una scrittura elusiva, disposta a restare ai margini. Anche il suo rapporto con la politica richiama alla mente quello di Gide: la propensione, in tempi di mobilitazione ideologica, a prendere le giuste posizioni, a essere politico &#8211; ma non fino in fondo: e perciò, forse, a dire la verità che quasi nessuno dice.</p>
<p>Buona parte dell’opera di Barthes è consacrata al repertorio del piacere &#8211; «la grande avventura del desiderio», come egli stesso la definisce nel saggio sulla <em>Fisiologia del gusto di Brillat-Savarin</em>. Cogliendo un modello di felicità in ogni cosa che esamina, egli assimila la stessa pratica intellettuale alla pratica erotica. Barthes chiamava desiderio la vita della mente, e si preoccupava di difendere «la pluralità del desiderio».<br />
Il senso per lui non è mai monogamo. Il suo sapere gioioso, la sua gaia scienza offrono l’ideale di una coscienza libera, avida e tuttavia soddisfatta; di una condizione in cui non si deve scegliere tra bene e male, vero e falso, in cui le giustificazioni non sono necessarie. I testi e le imprese che lo attiravano erano tendenzialmente quelli in cui poteva leggere una sfida a tali antitesi. In questi termini, ad esempio, concepisce la moda: come una sfera, simile a quella dell’eros, dove i contrari non esistono («La Moda cerca delle equivalenze, delle validità, non delle verità»); dove è permesso l’appagamento; dove il senso, e il piacere, abbondano.</p>
<p>Barthes è l’ultimo importante prosecutore del grande progetto letterario nazionale inaugurato da Montaigne: l’io come vocazione, la vita come lettura dell’io. Questa impresa fa dell’io il luogo di ogni possibilità, un io avido, che non teme le contraddizioni (niente deve essere perduto, tutto può essere guadagnato), e fa dell’esercizio della coscienza lo scopo più alto della vita, perché solo divenendo pienamente coscienti si può essere liberi. La tradizione utopica specificamente francese sta proprio in questa visione della realtà ritrovata, redenta, trascesa dalla coscienza; una visione della vita della mente come vita di desiderio, di piena intelligenza e piacere &#8211; una tradizione molto diversa, ad esempio, da quella di profonda serietà morale tipica della letteratura tedesca o russa. Era inevitabile che l’opera di Barthes si concludesse con l’autobiografia.</p>
<p>La voce di Barthes si faceva sempre più intima, i suoi soggetti sempre più interiori. L’affermazione della propria idiosincrasia (che egli non «decifra») è il tema principale di <em>Barthes di Roland Barthes</em>. Egli scrive del corpo, del gusto, dell’amore; della solitudine; della desolazione erotica; e alla fine della morte, o meglio del desiderio e della morte: i temi gemelli del libro sulla fotografia. Come nei dialoghi platonici, il pensatore (scrittore, lettore, professore) e l’amante &#8211; le due grandi figure dell’io barthesiano &#8211; sono congiunti. Barthes, naturalmente, dà alla propria erotica della letteratura un senso più letterale, il più letterale possibile. (Il testo penetra, riempie, concede l’euforia.) Ma ciononostante resta fortemente platonico.</p>
<p>Il monologo di <em>Frammenti di un discorso amoroso</em>, chiaramente ispirato da una delusione d’amore, si conclude con una visione spirituale di classico stampo platonico, in cui gli amori inferiori si trasmutano in amori più alti e inclusivi. Barthes confessa che non vuole «più smascherare, non più interpretare, ma della coscienza stessa fare una droga, e attraverso essa accedere alla visione netta del reale, al grande sogno nitido, all’amore profetico». (<em>traduzione di Paolo Dilonardo</em><em>) </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/Libri/grubrica.asp?ID_blog=54&amp;ID_articolo=2454&amp;ID_sezione=81&amp;sezione=" target="_blank"><em>Andare a segno con Barthes</em> di Susan Sontag, in “Tuttolibri” de &#8220;La Stampa&#8221;, 13 marzo 2010 </a></p>
<p><a href="http://www.rigabooks.it/index.php?idlanguage=1&amp;zone=9&amp;id=772" target="_blank"><em>Riga 30 &#8211; Roland Barthes</em></a></p>
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		<item>
		<title>Dicono di noi. Le Monde: “Craxi, o la memoria corta degli italiani” (di Philippe Ridet)</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/01/27/dicono-di-noi-le-monde-%e2%80%9ccraxi-o-la-memoria-corta-degli-italiani%e2%80%9d/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 21:56:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria M. P. Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture politiche]]></category>
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		<description><![CDATA[A 420 euro, trasporto e pernottamento in hotel compresi, i tre aerei che sono partiti, venerdì 15 gennaio, da Milano, Roma e Palermo con destinazione Hammamet (Tunisia) si sono riempiti rapidamente. A bordo, alcuni fedeli, alcuni nostalgici di Benedetto Craxi, detto “Bettino”...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1106" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/01/tunisia-hammamet-craxi.jpg"><img class="size-medium wp-image-1106 " title="La tomba di Bettino Craxi ad Hammamet" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/01/tunisia-hammamet-craxi-300x199.jpg" alt="La tomba di Bettino Craxi ad Hammamet" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">La tomba di Bettino Craxi ad Hammamet</p></div>
<p>A 420 euro, trasporto e pernottamento in hotel compresi, i tre aerei che sono partiti, venerdì 15 gennaio, da Milano, Roma e Palermo con destinazione Hammamet (Tunisia) si sono riempiti rapidamente. A bordo, alcuni fedeli, alcuni nostalgici di Benedetto Craxi, detto “Bettino”. Per niente al mondo, si sarebbero persi una visita al cimitero cristiano ai piedi delle mura della medina. Qui riposa colui che è stato il Presidente del Consiglio dal 1983 al 1987, condannato a parecchi  anni di prigione per finanziamento illecito del Partito socialista italiano. Per sottrarsi alla prigione, ha scelto l’esilio in Tunisia, dove è morto, dieci anni fa, il 19 gennaio 2000.</p>
<p>Ma ai compagni che non hanno mai dubitato delle virtù di colui che ha incarnato la corruzione della classe politica alla fine degli anni ottanta e all’inizio degli anni novanta si sono aggiunti quest’anno tre ministri. Avendo mosso i loro primi passi accanto a Bettino Craxi, Franco Frattini (Affari esteri), Renato Brunetta (Pubblica amministrazione) e Maurizio Sacconi (Lavoro) hanno scelto questa  volta di ostentare la loro fedeltà alla luce del sole.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/01/27/dicono-di-noi-le-monde-%e2%80%9ccraxi-o-la-memoria-corta-degli-italiani%e2%80%9d/">» Continua la lettura...  Dicono di noi. Le Monde: “Craxi, o la memoria corta degli italiani” (di Philippe Ridet)</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Il 2009 per immagini</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2009/12/26/il-2009-per-immagini/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 20:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria M. P. Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
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		<category><![CDATA[New York Times]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Il racconto del 2009 dalle pagine del New York Times...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Com’è ormai tradizione, il “<a href="http://www.nytimes.com/" target="_blank">New York Times</a>” ci aiuta a riflettere sull’anno che sta per chiudersi con una ricchissima galleria fotografica.</p>
<div id="attachment_1058" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/12/20swearing_6004.jpg"><img class="size-full wp-image-1058 " title="Il giuramento di Barack Obama" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/12/20swearing_6004.jpg" alt="Il giuramento di Barack Obama" width="600" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il giuramento di Barack Obama</p></div>
<p>Sono ottantasette immagini (molte delle quali collegate da una piccola e discreta icona agli articoli relativi), che insieme costituiscono una carrellata densa e serrata: un viaggio per ripercorrrere, fissandoli, molti degli avvenimenti e delle situazioni più rilevanti del 2009, teoricamente in tutto il mondo e in ogni campo, anche se di fatto è uno sguardo che privilegia gli USA e la loro politica estera</p>
<p><strong>» </strong><a href="http://www.nytimes.com/packages/html/photo/2009-year-in-pictures/" target="_blank"><strong>2009: The Year in Pictures</strong></a></p>
<div id="attachment_1041" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/12/16iran_600a3.jpg"><img class="size-medium wp-image-1041  " title="Il leader dell'opposizione iraniana Hussein Moussavi " src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/12/16iran_600a3-300x165.jpg" alt="Il leader dell'opposizione iraniana Hussein Moussavi " width="300" height="165" /></a><p class="wp-caption-text">Il leader dell&#39;opposizione iraniana Hussein Moussavi </p></div>
<div id="attachment_1037" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/12/uomoboxerrosa11.jpg"><img class="size-medium wp-image-1037  " title="Il soldato USA Zachary Boyd, in boxer rosa, combatte in Afghanistan" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/12/uomoboxerrosa11-300x200.jpg" alt="Il soldato USA Zachary Boyd, in boxer rosa, combatte in Afghanistan" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Il soldato USA Zachary Boyd, in boxer rosa, combatte in Afghanistan</p></div>
<div id="attachment_1055" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/12/12fluA_xl4.jpg"><img class="size-medium wp-image-1055  " title="Bambine di Hong Kong prevengono l'influenza H1N1" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/12/12fluA_xl4-300x175.jpg" alt="Bambine di Hong Kong prevengono l'influenza H1N1" width="300" height="175" /></a><p class="wp-caption-text">Bambine di Hong Kong prevengono l&#39;influenza H1N1</p></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<div id="attachment_1047" class="wp-caption aligncenter" style="width: 280px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/12/02afghan_600.jpg"><img class="size-medium wp-image-1047  " title="Il presidente afghano Hamid Karzai " src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/12/02afghan_600-300x194.jpg" alt="Il presidente afghano Hamid Karzai " width="270" height="175" /></a><p class="wp-caption-text">Il presidente afghano Hamid Karzai </p></div>
</div>
<p style="text-align: center;">Da tutta la redazione di Blogstoria i migliori auguri di Buon Anno:</p>
<p style="text-align: center;"><em>For last year’s words belong to last year’s language<br />
and next year’s words await another voice.<br />
</em>Thomas Stearns Eliot, <em>Four Quartets<br />
</em></p>
<p style="text-align: center;">[Perchè le parole dell’anno trascorso appartengono alla lingua dell’anno trascorso<br />
e le parole dell’anno venturo aspettano un’altra voce]</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
]]></content:encoded>
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		<title>Rassegne storiche &#8211; 20 settembre &#8211; Speciale Estate</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 16:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Feste civili]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo la pausa estiva "Rassegne Storiche" riprende con uno speciale dedicato agli articoli più interessanti usciti sulla stampa nel mese di agosto e nelle prime settimane di settembre...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/clio11.jpg"><img class="size-medium wp-image-869 alignright" title="Clio" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/clio11-243x300.jpg" alt="Clio" width="194" height="240" /></a>Dopo la pausa estiva &#8220;Rassegne Storiche&#8221; riprende con uno speciale dedicato agli articoli più interessanti usciti sulla stampa nel mese di agosto e nelle prime settimane di settembre. Il risultato è una Rassegna Stampa tematica che ricostruisce il dibattito su alcuni temi di interesse storiografico:</p>
<p>Il 7o° anniversario dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale:</p>
<ul>
<li>Raffaello Uboldi, <em>&#8220;Dalla Polonia partì l&#8217;apocalisse&#8221;</em>, Il Messaggero, 25 agosto 2009</li>
<li>Antonio Giuliano, <em>&#8220;Hitler, Chamberlain e la guerra sporca&#8221;. Intervista allo storico Richard Overy</em>, Avvenire, 26 agosto 2009</li>
<li>Aurelio Lepre, <em>&#8220;Danzica e la retorica da evitare&#8221;</em>, Il Mattino, 29 agosto 2009</li>
<li>Sergio Romano, <em>&#8220;Danzica, 1° settembre 1939. La guerra di Hitler&#8221;</em>, Corriere della Sera, 31 agosto 2009</li>
<li>Bernardo Valli, <em>&#8220;Danzica 70 anni dopo&#8221;</em>, La Repubblica, 31 agosto 2009</li>
<li><em>&#8220;Dossier russo con documenti inediti anni 30</em>.<em> Per Varsavia il vero nemico era l&#8217;Urss&#8221;</em>, La Stampa, 2 settembre 2009</li>
<li>Luciano Ummarino, <em>&#8220;Invadere la Polonia era inevitabile. Il Prc sul patto Molotov-Ribbentrop&#8221;</em>, L&#8217;Altro, 12 settembre 2009</li>
</ul><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/09/20/rassegne-storiche-20-settembre-speciale-estate/">» Continua la lettura...  Rassegne storiche &#8211; 20 settembre &#8211; Speciale Estate</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>8 settembre 1943: lo sguardo tedesco</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 21:52:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Petrillo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 66° anniversario dell'8 settembre Paolo Petrillo in occasione dell'uscita del suo volume "Ich erinnere mich" racconta quello che fu il punto di vista dei soldati tedeschi su una delle date più drammatiche della storia dell'Italia contemporanea...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_881" class="wp-caption alignleft" style="width: 228px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/09/8-settembre.jpg"><img class="size-medium wp-image-881" title="&quot;Corriere della sera&quot; 8 settembre 1943" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/09/8-settembre-218x300.jpg" alt="&quot;Corriere della sera&quot; 8 settembre 1943" width="218" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;Corriere della sera&quot; 8 settembre 1943</p></div>
<p>Nel clima di fervente dibattito attorno all&#8217;organizzazione dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell&#8217;Unità italiana, il ricorrere dei 66 anni del drammatico crocevia dell&#8217;8 settembre è passato quest&#8217;anno in sordina.</p>
<p>Dopo la popolarità raggiunta appena due anni fa quando Beppe Grillo aveva rispolverato la memoria della data più drammatica della storia italiana in occasione del V-day, il ricordo dell&#8217;8 settembre, giorno della lacerazione nazionale, e simbolo della sconfitta dell&#8217;Italia in guerra, è caduto nuovamente nell&#8217;oblio.</p>
<p>&#8220;Il Riformista&#8221; dell&#8217;8 settembre è una delle poche testate che ha dedicato un lungo articolo all&#8217;anniversario, pubblicando un estratto del libro di Paolo Petrillo, la cui uscita è prevista per l&#8217;autunno del 2010, &#8220;Ich erinnere mich&#8221; (io mi ricordo&#8230;). Il libro, che raccoglie le testimonianze di ex soldati tedeschi sull&#8217;8 settembre si propone di ricostruire la prospettiva tedesca su quella fatidica data che segnò  la rottura definitiva con l&#8217;alleato nazista.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/09/10/8-settembre-43-lo-sguardo-tedesco/">» Continua la lettura...  8 settembre 1943: lo sguardo tedesco</a></p></em>]]></content:encoded>
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