<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Blogstoria &#187; Cattolici</title>
	<atom:link href="http://www.blogstoria.it/category/storia-contemporanea/culture-politiche/cattolici/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.blogstoria.it</link>
	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 23 Dec 2011 15:08:02 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.4</generator>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia dei &#8220;muri bianchi&#8221;. Il rapporto tra Stato e Chiesa in Italia150</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/03/10/litalia-dei-muri-bianchi-il-rapporto-tra-stato-e-chiesa-in-italia150/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2011/03/10/litalia-dei-muri-bianchi-il-rapporto-tra-stato-e-chiesa-in-italia150/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 16:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienza Italia 150]]></category>
		<category><![CDATA[Feste civili]]></category>
		<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Laici]]></category>
		<category><![CDATA[Leggiamo]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[crocifisso]]></category>
		<category><![CDATA[Laicismo]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Stato Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Luzzatto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=3800</guid>
		<description><![CDATA[Il nuovo volume di Sergio Luzzatto "Il crocifisso di Stato" ha accesso nuovamente la polemica attorno alla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici. Ma qual è il ruolo ricoperto dalla Chiesa in questo 150° anniversario dell'Unità d'Italia?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/muro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3804" title="muro" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/muro-300x225.jpg" alt="muro" width="306" height="230" /></a>Lunedì 7 marzo è andata in onda su La7 una puntata de &#8220;L&#8217;Infedele&#8221; condotta da Gad Lerner e dedicata all&#8217;utilizzo dei simboli &#8211; una vera e propria &#8220;guerra&#8221; dei simboli sarà poi definita nel corso del programma &#8211; nel 150° anniversario dell&#8217;Unità. E la trasmissione è partita da un tema tanto spinoso quanto inevitabile, quello del crocifisso che troneggia dai muri di ogni ufficio pubblico. Occasione l&#8217;uscita del volume <em>Il crocifisso di Stato</em> di Sergio Luzzatto (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/880620727X/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=880620727X" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 7,50 euro</a>), presente come ospite in sala.</p>
<p>E, come già accaduto in precedenza per il volume di Luzzatto dedicato a Padre Pio (<em>Padre Pio. Miracoli e politica nell&#8217;Italia del Novecento</em>, Einuadi, 2007 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806185713/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8806185713" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 19,66 euro</a>), le polemiche hanno anticipato di qualche giorno l&#8217;uscita del libro. Luzzatto parte da una considerazione chiara: il crocifisso sui muri degli edifici pubblici non ci dovrebbe stare per motivi politici, culturali, ma, soprattutto, per ragioni storiche. Simbolo religioso e non politico, espressione di un credo confessionale e non strumento di riconoscimento identitario di tutti gli italiani, il crocifisso non è un simbolo nazionale, ma piuttosto il segno dell&#8217;interferenza della Chiesa cattolica nella vita pubblica italiana.</p>
<p>Un simbolo che pare destinato ad essere recuperato con forza in questo 150° anniversario come antidoto contro le forze centripete che minano il senso dell&#8217;anniversario, anche da forze politiche non dichiaratamente cattoliche come la Lega Nord che ha riscoperto il valore del simbolo cristiano per eccellenza &#8211; mentre si apprestano a demolire i tradizionali simboli della nazione, quali la bandiera e l&#8217;inno di Mameli &#8211; in chiave politica quale sintesi di una &#8220;tradizione&#8221; &#8211; queste sono le parole utilizzate in trasmissione  dal presidente del Consiglio Regionale Davide Boni &#8211; (non è chiaro se autoctona, nazionale, europea, universale o cosa) da contrapporre all&#8217;ondata di immigrati (ma l&#8217;immagine è quella tradizionale dell&#8217;orda barbara) naturalmente proveniente dal Nord-Africa e ovviamente di religione musulmana che si appresterebbe a colonizzare l&#8217;Italia sradicando la nostra (presunta?) identità cristiano-cattolica.  Eppure proprio il recupero della simbologia cristiano-cattolica rappresenterebbe, secondo Luzzatto, il primo segno del tradimento dello spirito risorgimentale che animò il processo unitario il quale, anche quando non dichiaratemente anticlericale &#8211; e a prescindere dalle scelte confessionali di molti dei suoi protagonisti &#8211; fu certamente laico. Infatti, e Luzzatto insiste su questo tema opponendosi ad esempio all&#8217;articolo pubblicato da Natalia Ginzburg sull&#8217;Unità nel 1988<em> Non togliete quel crocifisso: è segno del dolore umano,</em> il crocifisso non è sempre stato sui muri degli uffici pubblici italiani.</p>
<p>Certo non ce lo misero i Crispi e nemmeno i Depretis, sicuramente non ci dovrebbe più stare dopo che nel 1984 l&#8217;allora capo di governo Bettino Craxi firmò il Concordato, con il quale la religione cattolica smetteva di essere la &#8220;religione di Stato&#8221; sancita dai Patti Lateranensi del &#8217;29. In mezzo, ossia dal &#8217;29 all&#8217;84 ci sta l&#8217;Italia fascista prima, le cui necessità di trovare un punto di equilibrio con la Chiesa Cattolica sono cosa nota, e gran parte della storia della Prima Repubblica, scandita dal ruolo centrale della Democrazia Cristiana e da quella scelta operata dal Partito Comunista, già dal Togliatti del &#8217;46, di non fornire ulteriori elementi di contrapposizione agli italiani provati dalla guerra civile. Da quel momento i simboli e i rituali cattolici si sono fatti carico di un&#8217;istanza di &#8220;condivisione&#8221; tradita da altri simboli e rituali nazionali dimostratisi inefficaci. Insomma un&#8217;Italia divisa, politicamente, geograficamente, culturalmente, ma unita davanti al crocifisso, che trascende quindi il suo valore di simbolo religioso di credo cristiano, e diventa (o dovrebbe diventare) simbolo identitario trasversale a tutta la nazione. In fondo è proprio questa una delle interpretazioni che ne offre la Lega Nord oggi. Proviamo, quindi a dare un&#8217;occhiata ai calendari, ai rituali, ai simboli liturgici di quella che efficacemente Emilio Gentile ha definito &#8220;religione civile&#8221; della nazione (vedi Emilio Gentile, <em>Le religioni della politica</em>, Laterza, 2007 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842074551/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8842074551&quot;&gt;Le religioni della politica. Fra democrazie e totalitarismi (Economica Laterza)&lt;/a&gt;&lt;img src=" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 7,37 euro)</a>:</p>
<ul>
<li>il 25 aprile e l&#8217;annessa Festa di Liberazione, non costituisce certo, e via via svolge questa funzione sempre meno, una festività condivisa da tutta la nazione, ma si muove lungo il binario della contrapposizione politica tra memoria resistenziale di sinistra e memoria saloina rivendicata da gran parte della destra</li>
<li>il 1 maggio &#8211; Festa del Lavoro: è una festa proiettata ben oltre i confini nazionali ed è una festa attribuita al bagaglio culturale della sinistra italiana</li>
<li>il 4 novembre &#8211; Fine della Prima Guerra Mondiale e festa delle Forze Armate: non è una festa celebrata con giorno festivo, è portatrice di una memoria sempre più distante cronologicamente e che ricorda una pagina dolorosissima della storia nazionale, che poco si concilia con le istanze pacifiste contemporanee e che si affida alla celebrazione delle Forze Armate, una lettura inevitabilmente &#8220;poco sentita&#8221; da un&#8217;ampia parte della popolazione.</li>
</ul>
<p>Ci sarebbe poi quel 2 giugno, istituito da Ciampi nel 2000, che dovrebbe festeggiare la Repubblica, ma è una festa giovane, reintrodotta come giorno festivo (era festa mobile) solo di recente e forse tardivamente &#8211; dopo la fine della Prima Repubblica &#8211; investita di una funzione troppo ampia e importante &#8211; quello del recupero della &#8220;coscienza&#8221; repubblicana e democratica dell&#8217;Italia &#8211; in un momento di sfiducia generale nei confronti della classe e della vita politica nazionale (su questi temi vedi Maurizio Ridolfi, <em>L&#8217;almanacco della Repubblica</em>, Mondadori, 2003 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842494992/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8842494992" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 13 euro</a>).</p>
<div id="attachment_3805" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/tribunale_crocifisso-400x300.jpg"><img class="size-medium wp-image-3805" title="Esempio di crocifisso in un tribunale italiano" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/tribunale_crocifisso-400x300-300x225.jpg" alt="Esempio di crocifisso in un tribunale italiano" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Esempio di crocifisso in un tribunale italiano</p></div>
<p>In questo contesto ecco il pullulare di feste, liturgie e memorie locali, tema sul quale la Lega Nord, unico partito ad avere ereditato fedelmente la struttura del partito radicato sul territorio propria delle forze politiche della Prima Repubblica, ha insistito e continua ad insistere nella ricerca di date, luoghi, personaggi e festività proprie. E sempre in questo contesto si inserisce il tema delle celebrazioni del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Come abbiamo avuto modo di illustrare in questi mesi il nodo da sciogliere è enorme e basta seguire il dibattito sui giornali per rendersene conto: come può un Paese che di fatto fatica ad avere un calendario liturgico laico che segni le tappe di una storia, di una memoria e di un&#8217;identità condivise, avviarsi a celebrare un anniversario tanto importante che ne celebri l&#8217;unificazione nazionale?</p>
<p>Ecco che il libro di Luzzatto, che sotto molti punti di vista avrebbe potuto essere pubblicato uno o dieci anni fa, supera le contingenze legate agli interessi di studio del suo autore, che di recente ha avviato un importante percorso di ricerca nell&#8217;ambito di rituali religiosi nazionali, e diventa essenziale per comprendere un aspetto importante di questo 150° anniversario dell&#8217;Unità nazionale, quello del ruolo della Chiesa nelle celebrazioni. Il rischio, e Luzzatto lo dice &#8220;fuori dai denti&#8221;, è che il Vaticano &#8220;metta il cappello&#8221; sul 150° anniversario dell&#8217;Unità italiana avanzando il suo ruolo di unico elemento condiviso della nazione, di esclusivo portatore di simboli davvero unificanti, di portavoce della memoria e della storia nazionale. Anche se questo potrebbe voler dire rinunciare al valore di simbolo religioso del crocifisso che tirato di qua e di là, da destra e da sinistra, dal centro e dalla periferia travalica di gran lunga il compito di ricordare il dogma cristiano della Resurrezione, per diventare simbolo di un generico &#8220;patrimonio culturale&#8221; locale (Lega Nord), europeo (si veda dibattito sulle origini &#8220;cristiane&#8221; dell&#8217;Europa), universale (si veda Natalia Ginzburg e la sinistra pacifista), della &#8220;tradizione&#8221; e dell&#8217;identità italiane. Chi ne paga/pagherebbe lo scotto? Tutti coloro che proprio nel crocifisso non riescono a riconoscersi: i laici, i credenti di altre confessioni religiose. Porzioni di popolazione che ci si ostina a ritenere non rilevanti.</p>

<p>Se riprendiamo alcuni passaggi degli interventi pubblicati sui quotidiani ritroviamo traccia di questo ruolo del crocifisso quale elemento unificante della nazione che non solo la Chiesa cattolica rivendica per sé, ma che le viene affidato da gran parte del mondo politico e della società civile italiana. Ha scritto Michele Ainis su &#8220;Il Sole 24 ore&#8221;, il 27 febbraio nell&#8217;articolo <em><strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-27/crocifisso-muro-divide-aule-150635.shtml?uuid=AaELR5BD">Sul crocifisso di Stato un muro divide le aule d&#8217;Italia</a> </strong></em>riportando le ragioni dei sostenitori del crocifisso:<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-27/crocifisso-muro-divide-aule-150635.shtml?uuid=AaELR5BD" target="_blank"><em><strong><br />
</strong></em></a></p>
<blockquote><p>s&#8217;affaccia l&#8217;altro argomento inalberato dai crociati: non è per le nostre idee particolari che sosteniamo il crocifisso obbligatorio, lo facciamo per il vostro bene, per difendere la storia della quale anche voi atei o miscredenti siete figli, e dunque per difendere l&#8217;identità che vi appartiene. Non è forse vero che riposate di domenica (&#8220;il giorno del Signore&#8221;), che contate gli anni a partire dalla nascita di Cristo? E allora il crocifisso è un simbolo civile, allora la laicità si nutre di valori religiosi: nel 2006 lo ha scritto anche il Consiglio di stato.</p></blockquote>
<p>E conclude Ainis:</p>
<blockquote><p>[...] non è detto che la laicità reclami un muro nudo. Non è detto che la difenderà un divieto, come nella Francia che nel 2004 ha proibito il velo in classe, nel 2010 il burqa. Possiamo aggiungere, anziché togliere. Possiamo allestire un muro colorato, dove campeggiano i simboli d&#8217;ogni religione, e anche lo stemma di chi non ha religione. Quanto a noi laici, ci basterebbe il faccione corrugato di Voltaire.</p></blockquote>
<p>Al posto di un muro bianco, dunque, una tappezzeria effetto patchwork in grado di cucire insieme tutte le diverse posizioni? Ma non è possibile: il «faccione corrugato di Voltaire» non è per un laico, quello che il crocifisso è per un cattolico! Perchè si teme di lasciare quel muro bianco o di &#8220;riempirlo&#8221; semplicemente con i simboli nazionali? Negli Stati Uniti, ma non solo, anche nella cattolica Francia, la bandiera svolge il compito di riassumere l&#8217;identità nazionale, non il crocifisso.</p>
<p>Sempre il 27 febbraio su &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221; Davide Ronconi scrive nell&#8217;articolo <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-27/civilta-senza-segni-priva-150706.shtml" target="_blank"><strong><em>Ma una civiltà senza segni è priva di vita </em></strong></a> a sostegno del crocifisso nelle aule e nei luoghi pubblici dello Stato:</p>
<blockquote><p>Per la mia fede, stracciata e semplice che ci sia o no, Gesù esposto nelle aule di scuola non cambia niente. So dove inginocchiarmi di fronte a Lui. Ma a me, come italiano, fa piacere: significa che questo paese, dove da tutto il mondo vengono a vedere luoghi in buona parte legati alla storia e all&#8217;arte nate e sviluppate con il cristianesimo, è fatto non solo di istituzioni ma anche di anima e storia, di vita.</p></blockquote>
<p>Anche un cristiano, come lui stesso si definisce in apertura del pezzo, non avverte alcun imbarazzo riguardo al fatto che il crocifisso venga utilizzato ben al di fuori del suo valore religioso di simbolo della Resurrezione, ma come un generico richiamo a una matrice culturale comune.</p>
<div id="attachment_3806" class="wp-caption alignleft" style="width: 344px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Chiesa.jpg"><img class="size-medium wp-image-3806" title="L'allestimento dedicato alla Chiesa Cattolica della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; Torino, 17 marzo-20 novembre 2011" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Chiesa-300x217.jpg" alt="L'allestimento dedicato alla Chiesa Cattolica della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; Torino, 17 marzo-20 novembre 2011" width="334" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;allestimento dedicato alla Chiesa Cattolica della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; Torino, 17 marzo-20 novembre 2011</p></div>
<p>Ma che compito ha dunque svolto la Chiesa nella storia d&#8217;Italia? Giovanni De Luna e Walter Barberis, curatori della mostra &#8220;<strong><a href="http://www.facebook.com/FareGliItaliani" target="_blank">Fare gli italiani</a>&#8220;</strong> in corso a Torino dal prossimo 17 marzo e che costituisce uno degli appuntamenti più importanti di questo centocinquantenario hanno scritto in proposito:</p>
<blockquote><p>Con i suoi riti e le sue liturgie pubbliche, le forme della devozione intima e domestica, attraverso i suoi esponenti più amati, riconosciuti e carismatici, la Chiesa è stata &#8211; non senza contraddizioni &#8211; un elemento fondamentale di unità e coesione.</p></blockquote>
<p>E infatti la mostra dedica uno dei suoi tredici allestimenti alla ricostruzione di una processione virtuale a cui il visitatore è invitato a partecipare, una processione che attraversa una pagina importante della storia e della cultura italiana, del patrimonio artistico nazionale e regionale, che il volume di Sergio Luzzatto non nega in alcun modo.</p>
<p>Per il momento ci fermiamo qui, ma troviamo il percorso di riflessione suggerito da Luzzatto molto interessante da seguire e alla luce anche di questo pamphlet, che consigliamo di leggere, continueremo a monitorare il dibattito attorno a Italia150,  condividendo con voi le nostre impressioni.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2011/03/10/litalia-dei-muri-bianchi-il-rapporto-tra-stato-e-chiesa-in-italia150/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chiesa e Risorgimento. Manuel Borutta e la kulturkampf italiana</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/12/09/chiesa-e-risorgimento-manuel-borutta-e-la-kulturkampf-italiana/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2010/12/09/chiesa-e-risorgimento-manuel-borutta-e-la-kulturkampf-italiana/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 15:43:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Emilio Gentile]]></category>
		<category><![CDATA[kulturkampf]]></category>
		<category><![CDATA[Manuel Borutta]]></category>
		<category><![CDATA[Questione romana]]></category>
		<category><![CDATA[religione civile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=2518</guid>
		<description><![CDATA[Continuiamo la riflessione sul Risorgimento presentando il volume "Antikatholizismus. Deutschland und Italien im Zeitalter der europäischen Kulturkämpfe" (Anticattolicesimo. Germania e Italia ai tempi dei Kulturkampf europei) di Manuel Borutta...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2524" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Borutta.jpg"><img class="size-full wp-image-2524" title="La copertina del volume di Manuel Borutta" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Borutta.jpg" alt="La copertina del volume di Manuel Borutta" width="200" height="299" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del volume di Manuel Borutta</p></div>

<p>Continuiamo la riflessione sul Risorgimento presentando il volume <em><strong>Antikatholizismus. Deutschland und Italien im Zeitalter der europäischen  Kulturkämpfe</strong></em> (&#8220;Anticattolicesimo. Germania e Italia ai tempi dei  Kulturkampf europei&#8221;, Vandenhoeck &amp; Ruprecht, 2010) di Manuel Borutta, giovane studioso dell&#8217;Università di Colonia. Ne ha parlato ieri &#8220;Avvenire&#8221; nell&#8217;articolo-intervista  di Andrea Galli <em>Kulturkampf all’italiana</em>. In Germania il volume è stato recensito tra gli altri da Harm Klueting sulla rivista scientifica <a href="http://www.sehepunkte.de/2010/05/17713.html" target="_blank">Sehepunkte</a>.</p>
<p>Il libro di Borutta fa un interessante parallelismo tra l&#8217;operazione di kulturkampf compiuta dalla Germania bismarckiana e l&#8217;attacco alla Chiesa cattolica compiuto dalle forze progressive italiane all&#8217;indomani dell&#8217;unificazione. La simmetria cronologica tra il processo di unificazione tedesco e quello italiano torna ad essere una interessante prospettiva per una riflessione comparata tra i due processi di <em>nation-building</em> e il volume di Manuel Borutta ne mette a fuoco uno dei nodi più interessanti: il rapporto tra le classi dirigenti, protagoniste del processo di unificazione e di organizzazione istituzionale degli stati nascenti, e la Chiesa cattolica. Parallelismo quello italo/tedesco sul tema del rapporto tra chiesa cattolica e potere politico che ha trovato ampio spazio all&#8217;interno degli studi sui regimi totalitari degli anni &#8217;20/&#8217;30 del novecento, ma che raramente è stato utilizzato per analizzare il periodo precedente, quello della nascita quasi simultanea dei due stati nazionali europei.</p>
<p>Lo fa Manuel Borutta introducendo la categoria &#8211; apparentemente tutta tedesca &#8211; di <strong>kulturkampf</strong>. Vi fu, dunque, una guerra culturale contro la chiesa cattolica anche in Italia? La risposta che Borutta dà ad Andrea Galli in proposito è chiara:</p>
<blockquote><p>Sì, lo fu. Quello del Kulturkampf è stato un fenomeno globale che ha interessato ampie zone dell’Europa e dell’America Latina. In ultimo si è trattato di uno scontro sul ruolo e il significato della religione nella modernità.</p></blockquote>
<p>La kulturkampf si inserisce, dunque, nel contesto della secolarizzazione, fenomeno che caratterizza il mondo Occidentale nell&#8217;età contemporanea e che si coniuga con quello complementare della modernizzazione. E su questo punto il processo italiano e quello tedesco divergono:</p>
<blockquote><p>In Germania ha giocato un ruolo importante l’identificazione del protestantesimo con la nazione e la modernità [...] In Italia la maggior parte dei liberali mirava invece a una riforma del cattolicesimo più che alla sua abolizione.[...] Con la Sinistra storica tuttavia guadagnarono un influsso sul governo e le sue politiche anche forze più radicali e antireligiose, soprattutto di matrice positivista. E nel complesso i passaggi dall’anticlericalismo all’anticattolicesimo furono continui.</p></blockquote>
<div id="attachment_2523" class="wp-caption alignright" style="width: 384px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/1875KulturkampfBismarckPiusIXChess.jpg"><img class="size-full wp-image-2523" title="Vignetta satirica: Bismarck e Pio IX si giocano a scacchi la kulturkampf" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/1875KulturkampfBismarckPiusIXChess.jpg" alt="Vignetta satirica: Bismarck e Pio IX si giocano a scacchi la kulturkampf" width="374" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">Vignetta satirica: Bismarck e Pio IX si giocano a scacchi la kulturkampf</p></div><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/12/09/chiesa-e-risorgimento-manuel-borutta-e-la-kulturkampf-italiana/">» Continua la lettura...  Chiesa e Risorgimento. Manuel Borutta e la kulturkampf italiana</a></p></em>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2010/12/09/chiesa-e-risorgimento-manuel-borutta-e-la-kulturkampf-italiana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Manuel-Borutta.mp3" length="1819593" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Contraddisse e si contraddisse&#8221;. Il controverso Sciascia raccontato da Emanuele Macaluso</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/10/15/contraddisse-e-si-contraddisse-il-controverso-sciascia-raccontato-da-emanuele-macaluso/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2010/10/15/contraddisse-e-si-contraddisse-il-controverso-sciascia-raccontato-da-emanuele-macaluso/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 21:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[Radicali]]></category>
		<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[DC]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuele Macaluso]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Sciascia]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[PCI]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=1417</guid>
		<description><![CDATA[Le rencensioni all'uscita del nuovo libro di Emanuele Macaluso "Leonardo Sciascia e i comunisti": il controverso rapporto tra lo scrittore e la sinistra italiana...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1419" class="wp-caption alignleft" style="width: 157px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/Macaluso.jpg"><img class="size-full wp-image-1419 " title="Copertina del volume di Emanuele Macaluso &quot;Leonardo sciascia e i comunisti&quot;" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/Macaluso.jpg" alt="Copertina del volume di Emanuele Macaluso &quot;Leonardo sciascia e i comunisti&quot;" width="147" height="233" /></a><p class="wp-caption-text">Copertina del volume di Emanuele Macaluso &quot;Leonardo sciascia e i comunisti&quot;</p></div>
<p>Uno dei fatti più interessanti della settimana è stato il botta e risposta tra i quotidiani a seguito della pubblicazione del volume di Emanuele Macaluso <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807421273/Leonardo_Sciascia_e_i_comunisti/Macaluso_Emanuele.html" target="_blank"><em><strong>Leonardo Sciascia e i comunisti</strong></em></a> edito da Feltrinelli e in uscita il 13 ottobre (pp.160, 14 euro &#8211; <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807421275?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8807421275" target="_blank">compralo su Amazon.it a 9,80 euro</a>).</p>
<p>Il puzzle che si è venuto a comporre  sulla personalità dello scrittore, e in particolare in merito ai suoi rapporti con il PCI, attraverso le recensioni dei giornali si presenta (forse)  ancora più sfaccettato di quantonon furono i suoi legami con il mondo politico italiano.</p>
<p>Il volume è stato presentato su &#8220;La Stampa&#8221;, il 12 ottobre nell&#8217;articolo di Marcello Sorgi <a href="http://www3.lastampa.it/libri/sezioni/news/articolo/lstp/356132/" target="_blank"><em><strong>Sciascia le illusioni di un impolitico</strong></em></a>. Questa sarebbe la definizione del celebre scrittore siciliano che emerge dal libro di Macaluso: un Leonardo Sciascia, «pur animato da sincera passione civile», ma in realtà incapace di penetrare fino in fondo nelle dinamiche del gioco politico. Ricorda infatti Sorgi citando Macaluso come</p>
<blockquote><p>Sciascia non fu mai comunista, ma nella  Caltanissetta della  gioventù fu amico di molti comunisti, tra cui lo  stesso Macaluso, e portato,  come antifascista, ad approssimarsi al Pci.</p></blockquote>
<p>Un legame fragile che lascia poco spazio alla possibilità di un&#8221;&#8217;adesione totale&#8221; al partito. Luca Mastrantonio su &#8220;Il Riformista&#8221; del 13 ottobre lo definirà «sentimento critico». Uno dei nodi del problematico rapporto con il PCI furono proprio le aspettative &#8211; ma Sorgi preferisce parlare più cinicamente di «illusioni» &#8211; che Sciascia ripose nel Partito Comunista:</p>
<blockquote><p>Un Pci che immaginava risolutamente   all’opposizione, e nella Sicilia in cui l’alleanza tra mafia e Dc era  palpabile,  dichiaratamente anti-democristiano.</p></blockquote>
<p>E qui sottolinea Sorgi la prima contraddizione di Sciascia: quando alla fine degli anni &#8217;50, all&#8217;epoca della famosa &#8220;Operazione Milazzo&#8221;, i comunisti arrivarono ad allearsi con il MSI riuscendo a mandare la DC all&#8217;opposizione, si consumò la prima rottura fra lo scrittore e il partito.  Rottura ancora più contradditoria se, come prosegue Sorgi seguendo le linee di Macaluso, si considera che lo stesso Sciascia fu nel &#8217;75 un solido sostenitore del Compromesso Storico, benché questo significasse per la Sicilia (e infatti Macaluso si mostrò assolutamente contrario al progetto) «venire a patti con la parte più confinante con la mafia». Seguirono poi la rottura con Berlinguer e con Renato Guttuso e la polemica sui &#8220;professionisti dell&#8217;Antimafia&#8221; che minarono in maniera definitiva i rapporti con l&#8217;<em>intellighenzia </em>politica e intellettuale legata al PCI.  Sorgi, fedele allo scritto Macaluso, lascia spazio, però, in chiusura alla critica nei confronti del Pci un partito che lo stesso autore descrive come:</p>
<blockquote><p>ingessato dalla   necessità di «non delegittimare la magistratura» e Natta, il successore  di  Berlinguer, incapace di sviluppare una sua posizione autonoma sui  lati oscuri e  sugli eccessi del pentitismo.</p></blockquote>

<p>Non di illusioni di un impolitico, ma piuttosto di critiche da parte di un «eretico» parla Luca Mastrantonio nell&#8217;articolo <a href="http://www.radicali.it/rassegna-stampa/cos-macaluso-rende-compagno-sciascia" target="_blank"><em><strong>Così Macaluso rende giustizia al compagno Sciascia</strong></em></a> uscito sullo stesso tema mercoledì 13 su &#8220;Il Riformista&#8221;. E per rafforzare l&#8217;elemento eterodosso del romanziere siciliano accosta la sua figura a quella di un&#8217;altro eretico tra i più esposti alle «strumentalizzazioni politiche»: Pier Paolo Pasolini.</p>
<div id="attachment_1420" class="wp-caption alignright" style="width: 229px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/sciascia.jpg"><img class="size-full wp-image-1420 " title="Leonardo Sciascia" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/sciascia.jpg" alt="Leonardo Sciascia" width="219" height="131" /></a><p class="wp-caption-text">Leonardo Sciascia</p></div>
<p>La tesi di uno Sciascia impolitico e dei suoi rapporti problematici con il PCI viene meglio espliciata da Mastrantonio che riporta il passo del libro di Macaluso:</p>
<blockquote><p>come ebbe a scrivere egli stesso, non fu né comunista né anticomunista, ma stimò e disistimò il Pci</p></blockquote>
<p>E il giornalista de &#8220;Il Riformista&#8221; torna con forza su questo aspetto: «Il &#8220;sentimento della stima&#8221; [...] è un sentimento complesso e contingente, perchè la stima può venire meno (o tornare) quando meno te l&#8217;aspetti. Ma, soprattutto, è un sentimento critico. »</p>
<p>Del libro di Macaluso, Mastrantonio non sottolinea tanto la rappresentazione contraddittoria di Sciascia, ma piuttosto preferisce avanzare l&#8217;«ipotesi di lettura» che Macaluso risolva la contraddittorietà dell&#8217;amico nel suo desiderio (illusione?) «che il Pci avesse nel sistema politico-partitico italiano quella funzione critica, dentro ma contro, che Sciascia aveva nel Pci.»</p>
<p>Infine, mettendo bene a fuoco il valore attuale dell&#8217;opera di Macaluso l&#8217;articolo di Mastrantonio si sofferma sul tema della giustizia e del garantismo emerso dal famoso articolo di Sciascia contro<em><strong> I</strong><strong> professionisti dell&#8217;antimafia</strong></em> (&#8220;Corriere della sera&#8221;, 10 gennaio 1987):</p>
<blockquote><p>Documenti alla mano, attraverso ricordi personali e articoli del tempo, Macaluso smonta l&#8217;idolo garantista di cui soprattutto la destra si è voluta impossessare [...] per deleligittimare magistrati e intellettuali impegnati nella lotta alla criminalità. Macaluso non fa sconti a Sciascia, critica la sua reazione emotiva a seguito del Comitato antimafia che gli diede del quacquaraquà [...]. Una reazione in cui sostenne che dietro c&#8217;era il Pci. Ma ricorda una cosa semplicissima [...]: Sciascia, razionale fino al paradosso (apparente), ricordava che la legge deve essere uguale per tutti soprattutto per chi deve farla rispettare. Se il criterio per una nomina era l&#8217;anzianità, bisogna rispettarlo. Oppure cambiarlo o, almeno, applicarlo a tutti.</p></blockquote>
<p>A sollevare le critiche di Sciascia ricorda, infatti, Macaluso era stata la nomina di Paolo Borsellino a procuratore di Marsala ottenuta scavalcando un «collega meritevole e con maggiore anzianità di servizio».</p>
<p>&#8220;L&#8217;Avvenire&#8221; raccoglie la sfida e pubblica il 13 ottobre l&#8217;articolo di Antonio Airò: <a href="http://www.radicali.it/rassegna-stampa/macaluso-sciascia-comunista-eretico" target="_blank"><em><strong>Macaluso: Sciascia, il «comunista eretico»</strong></em></a>. Il giornalista approfitta per soffermarsi sugli aspetti più intransigenti di Sciascia desideroso di</p>
<blockquote><p>«un Pci di combattimento sempre all&#8217;opposizione» contro una Dc che lui identificava con il potere e che collegava alla mafia</p></blockquote>
<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/2_sciascia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1421" title="Leonardo Sciascia" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/2_sciascia.jpg" alt="Leonardo Sciascia" width="128" height="186" /></a>Airò in certi passaggi, utilizzando l&#8217;opera di Macaluso,  sembra suggerire l&#8217;immagine di uno Sciascia non tanto <em>impolitico</em>, ma piuttosto <em>antipolitico </em>come chiave di volta del</p>
<blockquote><p>rapporto travagliato, spesso burrascoso [...] tra un partito &#8220;di lotta e di governo&#8221; quale voleva essere il Pci e un intellettuale, scettico, &#8220;radicale&#8221; al quale le &#8220;larghe intese&#8221; non andavano bene perché «bisogna essere intransigenti. bisogna evitare nettamente il gioco della doppia verità».</p></blockquote>
<p>Anche il contributo di Sciascia al dibattito sulla giustizia e sulla mafia ne esce ridimensionato. Airò ricorda un articolo di Macaluso uscito sul &#8220;L&#8217;Unità&#8221; ai tempi dell&#8217;editoriale sui professionisti dell&#8217;antimafia in cui Macaluso scrisse riguardo a Sciascia che lo scrittore aveva ceduto «alla cultura del sospetto nei confronti del Pci».</p>
<p>In conclusione anche l&#8217;articolo di &#8220;Avvenire&#8221; ritorna sul tema dell&#8217;identità politica di Sciascia, annoverato strumentalmente, come altri eretici della sinistra, nelle file della nuova destra italiana:</p>
<blockquote><p>A suo giudizio [di Macaluso, <em>ndr</em>], mentre anche il ministro Alfano dichiara che l&#8217;Italia e la Sicilia avrebbero bisogno di una voce come quella di Sciascia, la sinistra farebbe bene a ripensare agli scritti dello scrittore sulle istituzioni e sul ruolo della magistratura, nei quali è «chiara e indiscutibile l&#8217;avversione radicale a leggi o ad atti amministrativi &#8220;ad personam&#8221;, fatti anche con le migliori intenzioni».</p></blockquote>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2010/10/15/contraddisse-e-si-contraddisse-il-controverso-sciascia-raccontato-da-emanuele-macaluso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Zona grigia? L&#8217;&#8221;attendismo&#8221; fu il substrato in cui maturarono i presupposti dell&#8217;identità democratica. Lezione postuma di Pietro Scoppola</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/10/14/zona-grigia-lattendismo-fu-il-substrato-in-cui-maturarono-i-presupposti-dellidentita-democratica-lezione-postuma-di-pietro-scoppola/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2010/10/14/zona-grigia-lattendismo-fu-il-substrato-in-cui-maturarono-i-presupposti-dellidentita-democratica-lezione-postuma-di-pietro-scoppola/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 21:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Storici]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Pavone]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra civile]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Scoppola]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Zona grigia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=1399</guid>
		<description><![CDATA[Lezione postuma di Pietro Scoppola: immagine e ruolo della "zona grigia" alla nascita della Repubblica...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1400" class="wp-caption alignleft" style="width: 153px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/Pietro-Scoopola.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1400" title="Pietro Scoppola" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/Pietro-Scoopola-150x150.jpg" alt="Pietro Scoppola" width="143" height="143" /></a><p class="wp-caption-text">Pietro Scoppola</p></div>
<p>&#8220;L&#8217;Avvenire&#8221; di mercoledì 13 ottobre pubblica un passaggio importante di una delle lezioni che lo storico Pietro Scoppola tenne nell&#8217;anno accademico 1995-1996 alla Sapienza di Roma. La raccolta completa di tutte le lezioni organizzate per temi è in uscita per Laterza a cura di Umberto Gentiloni Silveri: <strong><em>Lezioni sul Novecento</em></strong> (pp.212, 12 euro, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842093831?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8842093831" target="_blank">compralo su Amazon.it a 8,40 euro</a>).</p>
<p>Scoppola torna su uno degli argomenti più discussi della Resistenza: le scelte, i confini e il ruolo politico della cosidetta <strong>zona grigia </strong>durante gli anni della guerra civile. A questo proposito è opportuno sottolineare come l&#8217;intervento di Scoppola pubblicato ieri su &#8220;Avvenire&#8221; fu formulato negli anni immediatamente successivi alla pubblicazione di <em><strong>Una guerra civile</strong></em> di Claudio Pavone (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8833916766?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8833916766" target="_blank">compralo su Amazon.it a 18,90 euro</a>)che fece da volano a una nuova serie di riflessioni sul periodo resistenziale. Il botta e risposta con Pavone emerge dalla riflessione che Scoppola dedica alla posizione della Chiesa cattolica dopo l&#8217;8 settembre 1953:</p>
<blockquote><p>Da Claudio Pavone la posizione dei vescovi italiani è ancora presentata all&#8217;interno della categoria dell&#8217;&#8221;attendismo&#8221; perché &#8211; tranne poche eccezioni &#8211; essi non compiono una scelta politica né in un senso né nell&#8217;altro. In realtà, i vescovi sostengono il rifiuto dell&#8217;ideologia della guerra; la guerra non è vista come segno di affermazione dell&#8217;identità nazionale &#8211; come voleva il fascismo e ancora prima l&#8217;ideologia interventista della prima guerra mondiale &#8211; ma come il &#8220;castigo di Dio&#8221;, un momento di punizione dal quale distinguersi.</p></blockquote>
<p>La riflessione sulla posizione dei vescovi, tema naturalmente caro a uno dei più autorevoli esponenti del cattolicesimo democratico italiano, è l&#8217;occasione per una riflessione di più ampio respiro sulla cosiddetta &#8220;zona grigia&#8221;. Una zona che secondo Scoppola fu nei fatti «vanificata». È proprio nel suo contesto  fatto di persone che «senza imbracciare un fucile hanno rifiutato la chiamata alle armi e non hanno avallato la Repubblica di Salò» e  che Scoppola definisce della «Resistenza civile», che matura la nuova identità democratica.</p>
<div id="attachment_1406" class="wp-caption alignright" style="width: 150px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/guerra_civile.jpg"><img class="size-medium wp-image-1406 " title="Vignetta del foglio anglo-americano &quot;Crusader&quot;" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/guerra_civile-196x300.jpg" alt="Vignetta del foglio anglo-americano &quot;Crusader&quot;" width="140" height="216" /></a><p class="wp-caption-text">Vignetta del foglio anglo-americano &quot;Crusader&quot;</p></div>

<p>Un&#8217;identità che si fonda su «un tessuto di solidarietà molecolare nel Paese che prescinde dalla scelta politica» e sul « riconoscimento del binomio diritti-doveri» che si sviluppa all&#8217;ombra della guerra.</p>
<p>Non a caso l&#8217;intervento di Scoppola si apre citando la pellicola di Luigi Comencini, <strong><em>Tutti a casa</em></strong>, del 1960 (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/B000XA73ES?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=B000XA73ES" target="_blank">compralo su Amazon.it a 8,92 euro</a>). La vicenda del protagonista che ha il volto di  Alberto Sordi, perfetto rappresentante della &#8220;zona grigia&#8221; cui Scoppola fa riferimento, si sviluppa lungo tre passaggi fondamentali: «la vecchia idea di nazione che muore; la fase della disgregazione e della ricerca della salvezza personale; il riemergere di spinte di solidarietà che creano le premesse di una nuova identità nazionale».</p>
<p>Protagonista di questa Resistenza civile che non è alternativa alla Resistenza armata, ma si trova sulla stesso piano, insieme all&#8217;uomo qualunque identificato da Alberto Sordi/Alberto Innocenzi, è il mondo cattolico che «porta avanti nei paesi e nelle campagne una sensibilizzazione [che] non è contro il fascismo o a favore della Resistenza, ma si pone su un piano diverso, introducendo nella vita italiana quegli elementi di identità alternativi all&#8217;ideologia fascista».</p>
<p>Scoppola sottolinea, quindi, gli elementi &#8220;vitali&#8221; del paese, rifiutando l&#8217;idea di un&#8217;Italia &#8220;grigia&#8221; e indagando alla base di quella diffusa «riserva morale radicalmente alternativa all&#8217;ideologia fascista [che] ha permesso al Paese di ricostruirsi su valori democratici».</p>
<div id="attachment_1408" class="wp-caption alignleft" style="width: 169px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/Tutti-a-casa1.jpg"><img class="size-full wp-image-1408 " title="Locandina del film di Luigi Comencini &quot;Tutti a casa&quot;, 1960" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/Tutti-a-casa1.jpg" alt="Locandina del film di Luigi Comencini &quot;Tutti a casa&quot;, 1960" width="159" height="230" /></a><p class="wp-caption-text">Locandina del film di Luigi Comencini &quot;Tutti a casa&quot;, 1960</p></div>
<p>La riapertura del dibattito sulla Resistenza entro questi nuovi termini, seppur ventennale, è lontano dall&#8217;aver esaurito il tema della Resistenza e della definizione dei contorni della &#8220;zona grigia&#8221;.  In questi giorni di dibattito sul revisionismo è interessante riflettere su un elemento introdotto da Scoppola in apertura del suo intervento:</p>
<blockquote><p>Che cos&#8217;è, quindi, l&#8217;&#8221;attendismo&#8221;? È sempre e solo indifferenza o c&#8217;è anche dell&#8217;altro? Bisogna, pertanto, rimettere in discussione la categoria dell&#8217;&#8221;attendismo&#8221;, che è nata &#8220;da sinistra&#8221; ma è stata poi ampiamente utilizzata &#8220;da destra&#8221;. Allo stesso modo bisogna superare l&#8217;idea che la Resistenza sia solo armata; finché si resta dentro l&#8217;equazione Resistenza-lotta armata il problema non ha soluzione e, paradossalmente, si forniscono ulteriori argomenti all&#8217;approccio revisionista.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2010/10/14/zona-grigia-lattendismo-fu-il-substrato-in-cui-maturarono-i-presupposti-dellidentita-democratica-lezione-postuma-di-pietro-scoppola/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>In ricordo di Giorgio Rumi</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/03/29/in-ricordo-di-giorgio-rumi/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2010/03/29/in-ricordo-di-giorgio-rumi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 21:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Laici]]></category>
		<category><![CDATA[Liberali]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della storiografia]]></category>
		<category><![CDATA[Storici]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XV]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Sarasella]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Bressan]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Rumi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=1224</guid>
		<description><![CDATA[In occasione del quarto anniversario della scomparsa di Giorgio Rumi escono per le edizioni dell'Università di Milano due volumi che raccolgono i saggi dello studioso scritti dal 1963 al 2006: G.Rumi. Perché la storia, curati Edoardo Bressan e Daniele Sarasella e con una introduzione di Enrico Decleva...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1225" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/03/Giorgio-Rumi.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1225 " title="Giorgio Rumi" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/03/Giorgio-Rumi-150x150.jpg" alt="Giorgio Rumi" width="160" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Giorgio Rumi</p></div>
<p>In occasione del quarto anniversario della scomparsa di Giorgio Rumi escono per le edizioni dell&#8217;Università di Milano due volumi che raccolgono i saggi dello studioso scritti dal 1963 al 2006: <em>G.Rumi. Perché la storia</em>, curati Edoardo Bressan e Daniele Sarasella e con una introduzione di Enrico Decleva.</p>
<p>All&#8217;uscita dell&#8217;opera  <em>Il Sole 24 Ore</em> di domenica 28 marzo dedica l&#8217;articolo di Emma Fattorini, <a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=QQEZV" target="_blank"><strong>&#8220;Rumi, il cattolico fuori moda&#8221;</strong></a>. Questo il ritratto che ne fa la giornalista:</p>
<blockquote><p>Giorgio Rumi incarnava, nel tratto stesso della sua figura, nel suo parlare asciutto, nei suoi gesti misurati e in quell&#8217;autoironia mai enfatica ed esibita i tratti migliori della cattolicità lombarda.</p></blockquote>
<p>Destinato ad essere &#8220;fuori moda&#8221;, non amava essere ricordato come uno &#8220;storico cattolico&#8221;, ma riconosciuto soprattutto come un &#8220;liberale&#8221;, «nell&#8217;accezione più alta del cattolicesimo liberale risorgimentale».</p>
<p>Una figura complessa quella di Giorgio Rumi che aiuta a riflettere su molti temi tornati di attualità in questi mesi:</p>
<blockquote><p>Convinto con Rosario Romeo che l&#8217;unificazione italiana fosse stata la mutazione più importante intervenuta nella nostra penisola dalla caduta dell&#8217;impero Romano in poi. E dunque pur consapevole che la questione cattolica fosse quella decisiva per la storia del nostro paese non smise mai un momento di essere liberale e laico.</p></blockquote>
<p>Uno storico che ha fatto della sua appartenenza alla città ambrosiana uno strumento per far riscoprire la tradizione della Milano di Carlo Borromeo e della sua fede cattolica il motore per la riscoperta di pagine dimenticate della storia della Chiesa cattolica, come quella dedicata a papa  Benedetto XV.</p>
<p>Una bella pagina, quindi, anche della storia dell&#8217;Università di Milano  e del mondo intellettuale italiano che ha saputo essere laico e liberale, immagine che appare troppo spesso incredibilmente lontana, sebbene la sua sia ancora una memoria viva e recente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2010/03/29/in-ricordo-di-giorgio-rumi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Daniele Menozzi: si beatifica Pio XII per santificare il Papato</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2009/12/30/daniele-menozzi-si-beatifica-pio-xii-per-santificare-il-papato/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2009/12/30/daniele-menozzi-si-beatifica-pio-xii-per-santificare-il-papato/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 13:26:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ennio Passalia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Menozzi]]></category>
		<category><![CDATA[Pio XII]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/2009/12/30/daniele-menozzi-si-beatifica-pio-xii-per-santificare-il-papato/</guid>
		<description><![CDATA[Pubblichiamo l'articolo di Dino Menozzi a proposito della beatificazione di Pio XII uscito su www.adistaonline.it...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1070" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/12/piusxiifanonvo8.jpg"><img class="size-medium wp-image-1070 " title="Daniele Menozzi: si beatifica Pio XII per santificare il Papato" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/12/piusxiifanonvo8-200x300.jpg" alt="Daniele Menozzi: si beatifica Pio XII per santificare il Papato" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Daniele Menozzi: si beatifica Pio XII per santificare il Papato</p></div>
<p><em>Da adistaonline.it</em></p>
<p>“Non si intende disconoscere lo sforzo compiuto dalle istituzioni ecclesiastiche o da singoli cattolici per sottrarre, con tutti rischi del caso, moltissimi ebrei ad una barbarica persecuzione, offrendo una via di scampo a chi probabilmente era destinato alla morte. Ma va affermato con altrettanta chiarezza, senza con questo voler dare un giudizio morale che non è compito dello storico, che non ci fu alcun intervento pubblico di Pio XII contro la Shoah”. Daniele Menozzi, docente di Storia contemporanea alla Scuola normale superiore di Pisa ed in particolare esperto del papato del ‘900, spiega ad Adista i rapporti fra papa Pacelli e le dittature nazi-fasciste e dà un’interpretazione delle beatificazioni, realizzate o solo annunciate, dei pontefici dell’ultimo secolo.<strong> </strong></p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/12/30/daniele-menozzi-si-beatifica-pio-xii-per-santificare-il-papato/">» Continua la lettura...  Daniele Menozzi: si beatifica Pio XII per santificare il Papato</a></p></em>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2009/12/30/daniele-menozzi-si-beatifica-pio-xii-per-santificare-il-papato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ritorna il caso Montesi</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2009/07/05/ritorna-il-caso-montesi/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2009/07/05/ritorna-il-caso-montesi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 09:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Amintore Fanfani]]></category>
		<category><![CDATA[Attilio Piccioni]]></category>
		<category><![CDATA[Caso Montesi]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Sotgiu]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Piccioni]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Ingrao]]></category>
		<category><![CDATA[Silvano Muto]]></category>
		<category><![CDATA[Wilma Montesi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=438</guid>
		<description><![CDATA[Il caso di Wilma Montesi torna sulle pagine dei quotidiani: elementi vecchi e nuovi del più celebre caso dell'Italia repubblicana...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2882" class="wp-caption alignleft" style="width: 205px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/WilmaMontesi.jpg"><img class="size-full wp-image-2882" title="Wilma Montesi" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/WilmaMontesi.jpg" alt="Wilma Montesi" width="195" height="228" /></a><p class="wp-caption-text">Wilma Montesi</p></div>
<p>Il mese di luglio è iniziato con il ritorno sulle pagine dei quotidiani del &#8220;delitto Montesi&#8221;. La memoria del delitto e ancora di più dello &#8220;scandalo&#8221; Montesi è stata ancora una volta richiamata per abbozzare un parallelo con l&#8217;esplodere del &#8220;sexgate&#8221; che vede coinvolto l&#8217;attuale presidente del consiglio.</p>
<p>Il primo luglio &#8220;Il Riformista&#8221; ha infatti pubblicato un&#8217;intervista di Stefano Cappellini a Pietro Ingrao, prestigioso esponente della sinistra italiana, autore, all&#8217;epoca del caso Montesi, (1953-&#8217;54),  di un famoso editoriale uscito sull&#8217;Unità, di cui era direttore, il 7 febbraio 1954, che aveva fatto irrompere sulla scena italiana la questione morale.</p>
<p>Il 2 luglio il Corriere risponde con un articolo di Dino Messina, volto ad approfondire il ruolo di Amintore Fanfani avvalendosi dell&#8217;opinione dello storico Agostino Giovagnoli.</p>
<p>Aldilà della lettura politica degli articoli è interessante evidenziare alcune suggestioni di valore storico che emergono ancora una volta dalla lettura del caso Montesi. In primo luogo, per rimanere nell&#8217;ambito delle culture politiche, la posizione di una sinistra che si erge a giudice morale della politica italiana, veicolando un immaginario del potere, i cui caratteri identificativi sono la corruzione e la degenerazione morale. Degenerazione e corruzione che passano attraverso l&#8217;immagine di una figura femminile, vittima principale di questo ambiente, cui è legata da rapporti al di fuori del lecito. E tali illeciti rapporti, simbolo di questa corruzione,  diventano il punto di appiglio per far emergere tutto il torbido sommerso del mondo del potere.</p>
<p>Il caso Montesi era stato il primo caso di cronaca nera a essere acquisito come chiave di lettura non solo della corruzione della classe politica ma della degenerazione dei costumi della nazione intera. La stessa chiave di lettura che la sinistra italiana ha cercato di richiamare anche nelle ultime settimane, forzando l&#8217;identificazione tra ciò che avviene nelle stanze del potere e la dimensione quotidiana dei cittadini, appestata anch&#8217;essa dallo stesso morbo che contamina i palazzi della politica e che pare diffondersi di strada in strada contaminando l&#8217;intera nazione.</p>
<p>È evidente, però, come tale immaginario si connoti e si trasformi nei due momenti storici completamente distanti, inficiando, di fatto, quel messaggio politico che si cerca artificiosamente di trasmettere.</p>
<p>Riportiamo in calce l&#8217;intervista di Cappellini per il Riformista e l&#8217;articolo di Messina per il Corriere della sera.</p>
<h1>Parla Ingrao: «Altro che caso Montesi, le fanciulle di Berlusconi sono vicenda più grave»</h1>
<p>Sono passati più di cinquantacinque anni, ma Pietro Ingrao lo ricorda ancora bene l&#8217;editoriale in cui la questione morale irruppe ufficialmente sulla scena politica italiana. Perché quell&#8217;editoriale lo scrisse lui, il 7 febbraio 1954, sull&#8217;Unità di cui era direttore, trasformando le indiscrezioni sul giallo della morte di Wilma Montesi, una fanciulla trovata morta l&#8217;anno precedente sulla spiaggia romana di Tor Vajanica, e probabilmente morta durante un festino partecipato da nomi in vista della società d&#8217;allora, in un atto d&#8217;accusa dell&#8217;organo ufficiale del Partito comunista italiano contro il Palazzo e la Democrazia cristiana, partito di maggioranza relativa.<br />
Scrisse Ingrao: «Collegate all&#8217;affare Montesi, in una successione drammatica, sono venute le rivelazioni, o almeno le denunce, circa un torbido settore di affari equivoci, di traffici di droga, di corruzione, che sconfinava nel mondo politico ufficiale. E il caso giudiziario si è mutato in una seria &#8220;questione morale&#8221;. È vano che il partito dominante protesti».<br />
Non c&#8217;è che dire: la questione morale, da allora, ha avuto una certa fortuna nel dibattito politico. Ed è inutile girarci intorno: se nel testo del 1954 si sostituisse «affare Montesi» con «sexgate», quello che ha investito Silvio Berlusconi, non ci si stupirebbe a ritrovare l&#8217;editoriale, parola per parola, in una rassegna stampa della settimana scorsa. Allora come oggi, pare saltato ogni confine tra pubblico e privato del Potere, tra gossip e propaganda, tra prurigine di massa e diritto all&#8217;informazione. Ingrao ha vissuto in prima fila il caso Montesi e da lettore il caso Berlusconi: «E io &#8211; dice al Riformista &#8211; trovo molto più grave quello che è successo in questi giorni. Una vicenda sessuale brutta e sgradevole, che coinvolge direttamente un leader politico, cosa che non successe all&#8217;epoca, e lo coinvolge al massimo livello, dentro casa sua, e non per un fatto di cronaca iniziato su una spiaggia qualunque».<br />
<strong>Cosa ricorda del caso Montesi?</strong><br />
Fu una campagna che impegnò molto il giornale, e me personalmente.<br />
<strong>Secondo alcune ricostruzioni fu addirittura Palmiro Togliatti a chiederle di informarsi bene sul caso, perché forse era coinvolto il figlio di un importante politico democristiano, il vicepresidente del Consiglio Attilio Piccioni, e il Pci ne poteva trarre vantaggio politico&#8230;</strong><br />
Non ricordo la telefonata di Togliatti. Ricordo, questo sì, che parlai con lui del caso, perché la vicenda di questa povera fanciulla, di cui erano usciti solo alcuni frammenti sulla stampa, richiamò subito la nostra attenzione politica quando ci rendemmo conto che ne era invischiato Piero Piccioni, il figlio del potente democristiano. Ma fu più una campagna dell&#8217;Unità che del partito. Io poi rimasi colpito dalle prime voci per un&#8217;altra ragione, che avevo conosciuto il fratello di Piero.<br />
<strong>E come?</strong><br />
Lo avevo incontrato in Toscana, mi pare. Lui era uno studioso della letteratura del Novecento e ne dava una lettura che a me piaceva molto, soprattutto sul filone più caro alla nostra parte, quello ungarettiano e montaliano.<br />
<strong>All&#8217;inizio la stampa non scrisse nulla delle tante voci di corridoio sulle indagini che puntavano in alto. Poi cominciò una gara a rivelare dettagli sempre più scabrosi e a tirare in ballo nomi pesanti. Da chi le arrivò la soffiata sul coinvolgimento del figlio di Piccioni?</strong><br />
Ricordo nettamente che le prime notizie, le prime spiate sugli ambienti di Capocotta dove si erano svolti i fatti e quindi la spinta a occuparci del caso vennero da Amintore Fanfani e dai fanfaniani. Furono loro a metterci sulla pista, spingendoci a &#8220;seguire bene&#8221; la cosa. E noi trovammo appoggio negli ambienti del ministero degli Interni, di cui Fanfani era titolare, dove c&#8217;era un segugio che ci passava informazioni.<br />
<strong>Fanfani era il leader della corrente opposta a quella di Piccioni. Non pensò che l&#8217;Unità correva il rischio di prestarsi a un regolamento di conti interno alla Dc? Che c&#8217;era una regia dietro lo scandalo o presunto tale?</strong><br />
Fanfani era considerato l&#8217;uomo del futuro democristiano. Veniva dalla comunità del Porcellino, con Dossetti e La Pira. Si presentava come più sensibile ad aprire un dialogo coi comunisti.<br />
<strong>Nessuno scrupolo nel puntare il dito su persone, che poi risultarono estranee ai fatti, solo sulla base di voci?</strong><br />
Ci gettammo come lupi su questo giallo. Fui assolutamente dominato dalla spinta a mettere sotto accusa il regime dc. Non dimentichiamo cosa erano quegli anni. Noi avevamo preso uno scacco grave nel 1948, che aveva dato spazio a quella parte della Dc più nettamente schierata per una guerra dichiarata con noi. Il ministro dell&#8217;Interno Scelba faceva sparare sulle manifestazioni di piazza, tutto sommato con la copertura da parte di De Gasperi. Sono anni di eccidi e di sangue, soprattutto nel Mezzogiorno, in Toscana e in Emilia. Questo era il clima.<br />
<strong>E giustificava la messa in stato di pubblica accusa di un giovane solo perché &#8220;figlio di&#8221;?</strong><br />
Capisco la domanda, ma noi eravamo spinti a sviluppare una controffensiva a quello che era il dilagare della forza e della potenza della Dc. E la singolarità romanzesca del caso Montesi, con quella ragazza ritrovata su quel lembo di spiaggia, si prestava. Un giallo perfetto. Come direttore del giornale tenevo molto alla combinazione della battaglia politica con la narrazione giornalistica. Quindi stare sugli eventi anche di cronaca, associare alle grandi vicende di scontri e accuse col potere democristiano, il racconto della parte &#8220;nera&#8221;. C&#8217;era il gusto di scoprire e montare gli scandali, accusando la Dc non solo sul terreno schietto dell&#8217;azione politica ma su quello della corruzione che dal potere veniva nella vicenda politica italiana.<br />
<strong>Lei direbbe lo stesso di Berlusconi?</strong><br />
Una premessa. La mia critica a Berlusconi riguarda altre cose, la linea politica e le forze sociali che rappresenta. Ciò detto, non si può passare sopra questa vicenda delle fanciulle.<br />
<strong>E se il sexgate fosse un altro frutto avvelenato della lotta politica?</strong><br />
Veramente non mi sembra. Mentre devo ammettere, col senno di poi, che non era successo nulla di particolarmente rilevante nel caso Montesi. Piccioni ministro non aveva nulla a che fare con quella gente lì, e forse anche suo figlio non era coinvolto direttamente. Ciò nonostante Piccioni si dimise, e non è cosa di poco conto.<br />
<strong>Gian Carlo Pajetta, altro dirigente del Pci, coniò un neologismo per indicare i protagonisti di questa videnda: i &#8220;capocottari&#8221;, perché la casa dei misteri del caso Montesi era la tenuta di Capocotta del marchese Ugo Montagna.</strong><br />
Era un modo molto efficace di definire tutto un ceto politico. Di cui peraltro Piccioni non faceva parte. Era figura storica della Dc, schierato nella lotta antifascista, personalità di risonanza europea, non uno dei democristiani tignosi, bensì cauto, riservato. In fondo, scatenavamo quell&#8217;attacco per colpire un dirigente che non era un bersaglio naturale, come poteva essere Scelba o uno scelbiano.<br />
<strong>In scandali di questo genere si dà molto rilievo all&#8217;eco che si produce all&#8217;estero.</strong><br />
Colpire la politica di alleanze della Dc, la potenzialità di espansione, era un obiettivo, perché per loro era importante collocarsi in modo forte nello schieramento &#8220;americano&#8221;.<br />
<strong>Un ultima domanda, tornando all&#8217;oggi. Giorgio Napolitano &#8211; con cui ha condiviso decenni di militanza nel Pci, seppur su fronti interni opposti &#8211; ha chiesto una sospensione delle polemiche sul presidente del Consiglio in occasione del G8 dell&#8217;Aquila.</strong><br />
Rispetto molto l&#8217;opinione del presidente della Repubblica, però ho seri dubbi sulla sua proposta. Che significa sospendere una questione che brucia in questa maniera? Non parlarne più sui giornali? Ma il fatto ci sta, non si può cancellare l&#8217;oggettività degli eventi».<br />
Stefano Cappellini</p>
<h2 id="titolo_articolo"><a href="http://lanostrastoria.corriere.it/2009/07/ingrao-la-talpa-di-fanfani-e-i.html" target="_blank">Ingrao, la talpa di Fanfani e il caso Montesi</a></h2>
<div><strong>Dino Messina</strong></div>
<hr />«Ricordo nettamente che le prime notizie, le prime spiate sugli ambienti di Capocotta dove si erano svolti i fatti e quindi la spinta a occuparci del caso vennero da Amintore Fanfani e dai fanfaniani. Furono loro a metterci sulla pista, spingendoci a seguire bene la cosa. E noi trovammo appoggio negli ambienti del ministero degli Interni, dove c’era un segugio che ci passava le informazioni».<br />
In un’intervista a Stefano Cappellini, pubblicata ieri dal «Riformista», Pietro Ingrao, leader storico del Pci, rilancia il ruolo svolto da Amintore Fanfani nel caso Montesi, lo scandalo scoppiato tra il 1953 e il 1954 che travolse parte della vecchia guardia dc lasciando mano libera alla corrente fanfaniana di «Iniziativa democratica», vittoriosa al congresso di Napoli del giugno 1954. L’intervista a Ingrao, che all’epoca del caso Montesi era direttore dell’«Unità» (lo fu per dieci anni, dal 1947 al 1957), è giocata sul parallelo con il sexgate che ha coinvolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma quel riferimento così esplicito a Fanfani, del cui ruolo si è sempre scritto e sussurrato, è questione per storici.<br />
Il primo scandalo dell’Italia repubblicana (Ingrao in un editoriale del 7 febbraio 1954 parlò di «questione morale») partì dal ritrovamento l’11 aprile 1953 del corpo seminudo di una ragazza ventunenne, Wilma Montesi, sulla spiaggia di Torvajanica. Già il 16 aprile il questore di Roma, Ennio Polito, si affrettò a dire che si trattava di una disgrazia: Wilma era morta per un malore in seguito a un pediluvio. Ma il 4 maggio sul «Roma» comparve una corrispondenza di Riccardo Giannini: «Perché la polizia tace sul caso Montesi?». Giannini era il direttore di un giornale di estrema destra, «Il merlo giallo» su cui apparve la vignetta in cui un reggicalze, uno degli indumenti intimi mancanti sul corpo della povera Wilma, veniva portato in questura da alcuni piccioni. Era una pesante allusione al figlio del leader democristiano Attilio Piccioni, il jazzista Piero, destinato a diventare compositore di alcune delle più note colonne sonore di film italiani.<br />
Del caso si parlò poco nei mesi estivi. Venne riaperto, il 6 ottobre, da un giornale minore, «Attualità», diretto da Silvano Muto, un giornalista scomparso di recente. Non a caso, notava maliziosamente Giorgio Galli nella sua &#8220;Storia della Dc&#8221; pubblicata nel 1978, quando ministro degli Interni era Amintore Fanfani. Muto fu denunciato per calunnie e il 28 gennaio 1954 si presentò davanti ai giudici difeso dall’avvocato comunista Giuseppe Sotgiu. Durante il processo Muto rivelò che nella tenuta di Capocotta, gestita dal marchese Ugo Montagna, si svolgevano festini ai quali partecipavano tra l’altro i figli di alcuni notabili dc, tra cui Piero Piccioni e Alfonso Spataro. Durante una di queste feste, in cui si faceva uso di droghe, Wilma Montesi avrebbe avuto un malore e poi sarebbe stata abbandonata sulla spiaggia di Torvajanica. In questo processo fece la comparsa un altro personaggio che occupò per mesi le cronache con i suoi memoriali, Anna Maria Moneta Caglio, figlia di un notaio milanese che il 9 febbraio, alla vigilia della presentazione del nuovo governo Scelba, annunciò di aver detto tutto a Fanfani.<br />
«In effetti Fanfani sapeva e seguiva con attenzione tutta la vicenda», dice Agostino Giovagnoli, professore di storia all’Università Cattolica di Milano e uno dei curatori dei Diari del leader democristiano aretino che presto usciranno dall’editore Rubbettino. «Verso la fine del 1953 — continua lo studioso — Fanfani annotò di aver ricevuto i memoriali della Moneta Caglio, che poi sarebbero stati resi pubblici soltanto nel marzo dell’anno successivo. In un passo dei Diari del 21 marzo ’54 Fanfani annotò poi che De Gasperi era preoccupato per Scelba, che gli sembrava più al corrente della cosa di quanto dicesse. Il 23 marzo aggiungeva: &#8220;Le chiacchiere si moltiplicano ed ormai investono non solo Piccioni e Spataro, direttamente, ma anche Scelba&#8221;. E il 25 marzo: &#8220;La Caglio ha aggiunto a D’Arcais che Gedda andava spesso da Montagna, nella cui casa si facevano anche riunioni politiche presenti Piccioni, Spataro e Scelba. La Caglio aggiunge che Andreotti aveva rapporti intimi con Montagna, tanto che ci fu una lite con Antonello Galezzi-Lisi, per gelosia; lite a cui era presente la Caglio. E qui mi pare davvero di sognare!».<br />
La vicenda si concluse con le dimissioni il 19 settembre di Attilio Piccioni da ministro degli Esteri, alla vigilia dell’arresto del figlio Piero che dopo un lungo processo fu scagionato anche perché aveva un alibi di ferro: la sera in cui morì Wilma Montesi, Piero si trovava con la fidanzata Alida Valli, circostanza confermata da altri testimoni.<br />
Per Giovagnoli è tuttavia «dubbio che Fanfani fosse il referente diretto di Ingrao». Più probabile, aggiunge Vincenzo Vasile, che al caso Montesi ha dedicato un libro, &#8220;La ragazza con il reggicalze&#8221;, uscito nel 2005 con «l’Unità», che «il referente di Ingrao al ministero degli Interni fosse lo stesso colonnello dei carabinieri, Umberto Pompei, uomo di fiducia di Fanfani. Tutto il caso Montesi fu percorso dal braccio di ferro tra la polizia che cercava di affossare l’inchiesta e i carabinieri che la rilanciavano».<br />
In realtà, sostiene Alfredo Canavero, biografo di Alcide De Gasperi e studioso della Dc, non è certo che Piccioni, uomo perbene e vecchio esponente dei Popolari sconfitto dai giovani rampanti, si dimise da ministro degli Esteri in seguito allo scandalo: «Piccioni non condivideva l’impostazione data alla soluzione della questione di Trieste». E con ogni probabilità aveva visto con una certa malinconia l’affermarsi al congresso di Napoli del rivale Amintore Fanfani, con la benedizione dello stesso De Gasperi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2009/07/05/ritorna-il-caso-montesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>In memoria della Seconda guerra d&#8217;indipendenza</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2009/06/29/in-memoria-della-seconda-guerra-dindipendenza/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2009/06/29/in-memoria-della-seconda-guerra-dindipendenza/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 21:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Cavour]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Cardini]]></category>
		<category><![CDATA[Garibaldi]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni XIII]]></category>
		<category><![CDATA[Mazzini]]></category>
		<category><![CDATA[Mussolini]]></category>
		<category><![CDATA[Pio IX]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra d'indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Emanuele II]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=400</guid>
		<description><![CDATA[Il 14 giugno 2009, l'"Avvenire" ha pubblicato un articolo di Franco Cardini sulla seconda guerra d’indipendenza. L’autore si rammarica per l’esito che il biennio 1859-60 ebbe per quanto riguarda i rapporti con la Chiesa e l’assetto unitario dello Stato frutto delle ambizioni espansionistiche sabaude e del neogiacobinismo mazzinian-garibaldino...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/06/bandiera1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-399" title="bandiera italiana" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/06/bandiera1-300x294.jpg" alt="bandiera italiana" width="300" height="294" /></a>Come già altri post hanno dimostrato, stiamo entrando nel vivo delle celebrazioni per i centocinquant’anni dell’unità d’Italia e cominciano a moltiplicarsi gli articoli commemorativi e le relative interpretazioni storiche dei fatti che hanno dato forma unitaria alla penisola. Particolarmente attivo si presenta l’«Avvenire» che, il 14  giugno 2009, pubblica un articolo di Franco Cardini – storico medievista già iscritto al MSI che nel suo sito si definisce “cattolico, tradizionalista, uomo d&#8217;ordine e di forte senso dello Stato” – sulla seconda guerra d’indipendenza. L’autore si rammarica per l’esito che il biennio 1859-60 ebbe per quanto riguarda i rapporti con la Chiesa e l’assetto unitario dello Stato frutto delle ambizioni espansionistiche sabaude e del neogiacobinismo mazzinian-garibaldino. In questa luce anche Cavour viene presentato, assai scorrettamente, come un antesignano di Mussolini nell’impegnare il Regno di Sardegna nella guerra di Crimea solo per avere qualche morto da far pesare sul tavolo delle trattative. Insomma ammantando il suo ragionamento di un peloso umanitarismo Cardini dipinge la seconda guerra d’indipendenza come una “storia di schermaglie diplomatiche e di egemonie internazionali” a danno dei popoli “gettati nel macello dei campi di battaglia”.</p>
<p style="text-align: justify;"<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/06/29/in-memoria-della-seconda-guerra-dindipendenza/">» Continua la lettura...  In memoria della Seconda guerra d&#8217;indipendenza</a></p></em>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2009/06/29/in-memoria-della-seconda-guerra-dindipendenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

