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	<title>Blogstoria &#187; Culture politiche</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>Storia della laicità in Italia: un ciclo di lezioni a Milano</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/05/31/storia-della-laicita-in-italia-un-ciclo-di-lezioni-a-milano/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 12:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Laici]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Lacaita]]></category>
		<category><![CDATA[Laicismo]]></category>
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		<category><![CDATA[UAAR]]></category>
		<category><![CDATA[Yuri Guaiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mese di maggio si è tenuto a Milano un ciclo di lezioni dedicato alla storia della laicità in Italia organizzato dall'UAAR in collaborazione con il Politecnico di Milano. Ne pubblichiamo la presentazione con i video di ogni lezione... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/laicità-e-religiosità-a-confronto-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4556" title="Laicità" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/laicità-e-religiosità-a-confronto-2-300x224.jpg" alt="Laicità" width="270" height="201" /></a>Il circolo di Milano dell&#8217;Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti ha organizzato una piccola <a href="http://www.uaarmilano.it/universita-delleta-della-ragione" target="_blank">Università dell&#8217;età della ragione</a> per favorire l’acquisizione degli strumenti culturali necessari a sviluppare un dialogo laico e razionale in una società giudicata “sempre più secolarizzata, ma al tempo stesso sottoposta all&#8217;influenza sempre più intensa di un numero sempre maggiore di visioni del mondo religiose”. Un’iniziativa meritevole che speriamo possa ripetersi. Il mese di maggio è stato dedicato a un ciclo di quattro lezioni sulla <a href="http://www.uaarmilano.it/uer-storia-della-laicita-italia" target="_blank">Storia della laicità in Italia</a> con l’intento di ripercorrere “la complicata storia del rapporto tra politica, istituzioni, leggi e religione in Italia” e “fornire gli strumenti necessari per comprendere” la situazione nella quale ci si trova a vivere oggi.</p>
<p>La prima lezione, intitolata “<a href="http://www.uaarmilano.it/eventi/2011/storia-della-laicita-italia-i" target="_blank">La laicità nell&#8217;Italia liberale</a>” è stata tenuta da Carlo Lacaita, professore ordinario della Facoltà di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano, che introduce il concetto di laicità, come contrapposto a quello di dogmatismo, figlio del pensiero moderno che inizia nel 4-500 e si afferma con l&#8217;illuminismo. Un approccio empirico-razionale alla realtà delle cose assolutamente refrattario alle deduzioni a priori sta alla base anche del metodo scientifico e questo spiega perché Lacaita mette in relazione la storia del laicismo con quella della scienza e della tecnica anch’esse figlie del pensiero moderno.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/23219497?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="400" height="300" frameborder="0"></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/23219497">Storia della laicità in Italia &#8211; 1</a> from <a href="http://vimeo.com/uaarmilano">Circolo UAAR di Milano</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p>Il laicismo non è però patrimonio esclusivo dei non credenti, come dimostra il caso di Romolo Murri, l’ecclesiastico italiano fondatore del movimento modernista, che voleva conciliare la religione con la storicità, il che imponeva un&#8217;interpretazione storica, appunto, del dogma.</p>
<p>Al momento della nascita dello Stato unitario, l’Italia si trovava in una situazione unica in Europa: gli ecclesiastici erano 150.000, una percentuale enorme rispetto agli altri paesi europei, mentre i beni della chiesa erano 1/5 di quelli del nuovo Stato. Un primato che la Chiesa non voleva perdere e che la portò pertanto a reagire con il non-expedit, alla presa di Roma del 20 settembre 1870. Una posizione attenuata solo a causa del pericolo del socialismo avanzante che combatteva soprattutto proprio il quietismo religioso.</p>
<p>Infine Lacaita vuole spezzare una lancia in favore di Giovanni Gentile che, dice il Professore, riteneva la religione una forma di pensiero inferiore alla filosofia e infatti nella sua riforma inserì l&#8217;obbligatorietà dell&#8217;insegnamento della religione solo alle elementari perché poi doveva intervenire la filosofia. Sarebbe stato il concordato mussoliniano a introdurla anche al liceo. Per Lacaita, la filosofia idealista è laica, quindi, anche Gentile era filosoficamente laico.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/05/31/storia-della-laicita-in-italia-un-ciclo-di-lezioni-a-milano/">» Continua la lettura...  Storia della laicità in Italia: un ciclo di lezioni a Milano</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Un santissimo Primo Maggio. La beatificazione di Giovanni Paolo II</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/05/06/un-santissimo-primo-maggio-la-beatificazione-di-giovanni-paolo-ii/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 08:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Feste civili]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Alceo Riosa]]></category>
		<category><![CDATA[beatificazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Papa Wojtyla]]></category>
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		<category><![CDATA[socialisti]]></category>

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		<description><![CDATA[Speciale Rassegna Stampa del Primo Maggio 2011: una panoramica sullo sfaccetato quadro di rappresentazioni di Papa Wojtyla nel giorno della sua Beatificazione cui si aggiunge il ricordo di Alceo Riosa, importante studioso della Festa (laica) dei Lavoratori. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4205" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Quarto-Stato.jpg"><img class="size-medium wp-image-4205 " title="Pellizza da Volpedo - Quarto Stato" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Quarto-Stato-300x174.jpg" alt="Pellizza da Volpedo - Quarto Stato" width="300" height="174" /></a><p class="wp-caption-text">Pellizza da Volpedo - Quarto Stato</p></div>
<p>Il post di oggi propone ai lettori di BlogStoria una rassegna stampa dedicata alla beatificazione di Papa Wojtyla avvenuta la scorsa domenica primo maggio. Era in programma per la giornata di lunedì, ma è slittata a causa dell&#8217;eccezionale notizia riguardo alla morte di Osama Bin Laden. L&#8217;occasione imprevista ha fatto sì però che questo articolo che voleva occuparsi dell&#8217;eccezionale sovrapposizione tra la celebrazione del Primo Maggio e la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, sia venuto a sovrapporsi con un evento che ha riguardato da vicino la Redazione di BlogStoria: l&#8217;improvvisa scomparsa di Alceo Riosa. Il professore, ordinario in Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell&#8217;Università degli Studi di Milano è stato per molti dei nostri collaboratori quel riferimento scientifico e culturale, affettivo e professionale, che nel mondo accademico è riassunto con l&#8217;espressione di &#8220;maestro&#8221; e che, solo in parte, descrive quel complesso di relazioni, condiviso ma individuale allo stesso tempo, che lega gli allevi a questa figura. Non è questa la sede e il momento per offrire ai nostri lettori un ritratto a tutto tondo della sua biografia di studioso, ma le contingenze dell&#8217;attualità e gli studi da lui portati avanti in oltre trent&#8217;anni di ricerca, ci consentono di porgergli attraverso questa rassegna il nostro ultimo e affettuoso saluto.</p>
<p>Domenica primo maggio, la tradizionale Festa dei Lavoratori che ha vissuto vicende alterne all&#8217;interno della storia della Repubblica Italiana &#8211; ufficializzata nel 1891 a seguito della Seconda Internazionale, venne soppressa dal Fascismo che la sostituì con il 21 aprile, per essere poi ripristinata nel 1945 &#8211; ha dovuto condividere lo spazio pubblico con un altro evento, distante sotto il profilo dei personaggi e delle culture politiche in gioco: la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II che ha portato in Piazza San Pietro a Roma oltre un milione di pellegrini. Uno dei pontefici più &#8220;mediatici&#8221; della storia della Chiesa Cattolica &#8211; ma Pio XII fu un importantissimo anticipatore &#8211; ha, è inevitabile constatarlo, &#8220;rubato&#8221; la piazza (e l&#8217;attenzione) alla tradizionale manifestazione del Primo Maggio. Una ricorrenza &#8211; come molte altre celebrazioni care alla cultura politica della sinistra &#8211; già provata da un numero sempre maggiore di pressioni interne ed esterne che si sono andate sedimentando negli ultimi anni.</p>
<p>Le occasioni celebrative servono a raccontare una storia e soprattutto a trasmettere una memoria che racchiuda tutte le potenzialità di essere il più possibile condivisa. Non stupisce dunque che si siano alternati sui quotidiani gli interventi degli storici, in occasione di questo ricchissimo Primo Maggio, consacrato proprio alla beatificazione di Papa Wojtyla.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/05/06/un-santissimo-primo-maggio-la-beatificazione-di-giovanni-paolo-ii/">» Continua la lettura...  Un santissimo Primo Maggio. La beatificazione di Giovanni Paolo II</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Italia dei &#8220;muri bianchi&#8221;. Il rapporto tra Stato e Chiesa in Italia150</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/03/10/litalia-dei-muri-bianchi-il-rapporto-tra-stato-e-chiesa-in-italia150/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 16:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienza Italia 150]]></category>
		<category><![CDATA[Feste civili]]></category>
		<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Sergio Luzzatto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo volume di Sergio Luzzatto "Il crocifisso di Stato" ha accesso nuovamente la polemica attorno alla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici. Ma qual è il ruolo ricoperto dalla Chiesa in questo 150° anniversario dell'Unità d'Italia?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/muro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3804" title="muro" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/muro-300x225.jpg" alt="muro" width="306" height="230" /></a>Lunedì 7 marzo è andata in onda su La7 una puntata de &#8220;L&#8217;Infedele&#8221; condotta da Gad Lerner e dedicata all&#8217;utilizzo dei simboli &#8211; una vera e propria &#8220;guerra&#8221; dei simboli sarà poi definita nel corso del programma &#8211; nel 150° anniversario dell&#8217;Unità. E la trasmissione è partita da un tema tanto spinoso quanto inevitabile, quello del crocifisso che troneggia dai muri di ogni ufficio pubblico. Occasione l&#8217;uscita del volume <em>Il crocifisso di Stato</em> di Sergio Luzzatto (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/880620727X/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=880620727X" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 7,50 euro</a>), presente come ospite in sala.</p>
<p>E, come già accaduto in precedenza per il volume di Luzzatto dedicato a Padre Pio (<em>Padre Pio. Miracoli e politica nell&#8217;Italia del Novecento</em>, Einuadi, 2007 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806185713/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8806185713" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 19,66 euro</a>), le polemiche hanno anticipato di qualche giorno l&#8217;uscita del libro. Luzzatto parte da una considerazione chiara: il crocifisso sui muri degli edifici pubblici non ci dovrebbe stare per motivi politici, culturali, ma, soprattutto, per ragioni storiche. Simbolo religioso e non politico, espressione di un credo confessionale e non strumento di riconoscimento identitario di tutti gli italiani, il crocifisso non è un simbolo nazionale, ma piuttosto il segno dell&#8217;interferenza della Chiesa cattolica nella vita pubblica italiana.</p>
<p>Un simbolo che pare destinato ad essere recuperato con forza in questo 150° anniversario come antidoto contro le forze centripete che minano il senso dell&#8217;anniversario, anche da forze politiche non dichiaratamente cattoliche come la Lega Nord che ha riscoperto il valore del simbolo cristiano per eccellenza &#8211; mentre si apprestano a demolire i tradizionali simboli della nazione, quali la bandiera e l&#8217;inno di Mameli &#8211; in chiave politica quale sintesi di una &#8220;tradizione&#8221; &#8211; queste sono le parole utilizzate in trasmissione  dal presidente del Consiglio Regionale Davide Boni &#8211; (non è chiaro se autoctona, nazionale, europea, universale o cosa) da contrapporre all&#8217;ondata di immigrati (ma l&#8217;immagine è quella tradizionale dell&#8217;orda barbara) naturalmente proveniente dal Nord-Africa e ovviamente di religione musulmana che si appresterebbe a colonizzare l&#8217;Italia sradicando la nostra (presunta?) identità cristiano-cattolica.  Eppure proprio il recupero della simbologia cristiano-cattolica rappresenterebbe, secondo Luzzatto, il primo segno del tradimento dello spirito risorgimentale che animò il processo unitario il quale, anche quando non dichiaratemente anticlericale &#8211; e a prescindere dalle scelte confessionali di molti dei suoi protagonisti &#8211; fu certamente laico. Infatti, e Luzzatto insiste su questo tema opponendosi ad esempio all&#8217;articolo pubblicato da Natalia Ginzburg sull&#8217;Unità nel 1988<em> Non togliete quel crocifisso: è segno del dolore umano,</em> il crocifisso non è sempre stato sui muri degli uffici pubblici italiani.</p>
<p>Certo non ce lo misero i Crispi e nemmeno i Depretis, sicuramente non ci dovrebbe più stare dopo che nel 1984 l&#8217;allora capo di governo Bettino Craxi firmò il Concordato, con il quale la religione cattolica smetteva di essere la &#8220;religione di Stato&#8221; sancita dai Patti Lateranensi del &#8217;29. In mezzo, ossia dal &#8217;29 all&#8217;84 ci sta l&#8217;Italia fascista prima, le cui necessità di trovare un punto di equilibrio con la Chiesa Cattolica sono cosa nota, e gran parte della storia della Prima Repubblica, scandita dal ruolo centrale della Democrazia Cristiana e da quella scelta operata dal Partito Comunista, già dal Togliatti del &#8217;46, di non fornire ulteriori elementi di contrapposizione agli italiani provati dalla guerra civile. Da quel momento i simboli e i rituali cattolici si sono fatti carico di un&#8217;istanza di &#8220;condivisione&#8221; tradita da altri simboli e rituali nazionali dimostratisi inefficaci. Insomma un&#8217;Italia divisa, politicamente, geograficamente, culturalmente, ma unita davanti al crocifisso, che trascende quindi il suo valore di simbolo religioso di credo cristiano, e diventa (o dovrebbe diventare) simbolo identitario trasversale a tutta la nazione. In fondo è proprio questa una delle interpretazioni che ne offre la Lega Nord oggi. Proviamo, quindi a dare un&#8217;occhiata ai calendari, ai rituali, ai simboli liturgici di quella che efficacemente Emilio Gentile ha definito &#8220;religione civile&#8221; della nazione (vedi Emilio Gentile, <em>Le religioni della politica</em>, Laterza, 2007 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842074551/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8842074551&quot;&gt;Le religioni della politica. Fra democrazie e totalitarismi (Economica Laterza)&lt;/a&gt;&lt;img src=" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 7,37 euro)</a>:</p>
<ul>
<li>il 25 aprile e l&#8217;annessa Festa di Liberazione, non costituisce certo, e via via svolge questa funzione sempre meno, una festività condivisa da tutta la nazione, ma si muove lungo il binario della contrapposizione politica tra memoria resistenziale di sinistra e memoria saloina rivendicata da gran parte della destra</li>
<li>il 1 maggio &#8211; Festa del Lavoro: è una festa proiettata ben oltre i confini nazionali ed è una festa attribuita al bagaglio culturale della sinistra italiana</li>
<li>il 4 novembre &#8211; Fine della Prima Guerra Mondiale e festa delle Forze Armate: non è una festa celebrata con giorno festivo, è portatrice di una memoria sempre più distante cronologicamente e che ricorda una pagina dolorosissima della storia nazionale, che poco si concilia con le istanze pacifiste contemporanee e che si affida alla celebrazione delle Forze Armate, una lettura inevitabilmente &#8220;poco sentita&#8221; da un&#8217;ampia parte della popolazione.</li>
</ul>
<p>Ci sarebbe poi quel 2 giugno, istituito da Ciampi nel 2000, che dovrebbe festeggiare la Repubblica, ma è una festa giovane, reintrodotta come giorno festivo (era festa mobile) solo di recente e forse tardivamente &#8211; dopo la fine della Prima Repubblica &#8211; investita di una funzione troppo ampia e importante &#8211; quello del recupero della &#8220;coscienza&#8221; repubblicana e democratica dell&#8217;Italia &#8211; in un momento di sfiducia generale nei confronti della classe e della vita politica nazionale (su questi temi vedi Maurizio Ridolfi, <em>L&#8217;almanacco della Repubblica</em>, Mondadori, 2003 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842494992/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8842494992" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 13 euro</a>).</p>
<div id="attachment_3805" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/tribunale_crocifisso-400x300.jpg"><img class="size-medium wp-image-3805" title="Esempio di crocifisso in un tribunale italiano" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/tribunale_crocifisso-400x300-300x225.jpg" alt="Esempio di crocifisso in un tribunale italiano" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Esempio di crocifisso in un tribunale italiano</p></div>
<p>In questo contesto ecco il pullulare di feste, liturgie e memorie locali, tema sul quale la Lega Nord, unico partito ad avere ereditato fedelmente la struttura del partito radicato sul territorio propria delle forze politiche della Prima Repubblica, ha insistito e continua ad insistere nella ricerca di date, luoghi, personaggi e festività proprie. E sempre in questo contesto si inserisce il tema delle celebrazioni del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Come abbiamo avuto modo di illustrare in questi mesi il nodo da sciogliere è enorme e basta seguire il dibattito sui giornali per rendersene conto: come può un Paese che di fatto fatica ad avere un calendario liturgico laico che segni le tappe di una storia, di una memoria e di un&#8217;identità condivise, avviarsi a celebrare un anniversario tanto importante che ne celebri l&#8217;unificazione nazionale?</p>
<p>Ecco che il libro di Luzzatto, che sotto molti punti di vista avrebbe potuto essere pubblicato uno o dieci anni fa, supera le contingenze legate agli interessi di studio del suo autore, che di recente ha avviato un importante percorso di ricerca nell&#8217;ambito di rituali religiosi nazionali, e diventa essenziale per comprendere un aspetto importante di questo 150° anniversario dell&#8217;Unità nazionale, quello del ruolo della Chiesa nelle celebrazioni. Il rischio, e Luzzatto lo dice &#8220;fuori dai denti&#8221;, è che il Vaticano &#8220;metta il cappello&#8221; sul 150° anniversario dell&#8217;Unità italiana avanzando il suo ruolo di unico elemento condiviso della nazione, di esclusivo portatore di simboli davvero unificanti, di portavoce della memoria e della storia nazionale. Anche se questo potrebbe voler dire rinunciare al valore di simbolo religioso del crocifisso che tirato di qua e di là, da destra e da sinistra, dal centro e dalla periferia travalica di gran lunga il compito di ricordare il dogma cristiano della Resurrezione, per diventare simbolo di un generico &#8220;patrimonio culturale&#8221; locale (Lega Nord), europeo (si veda dibattito sulle origini &#8220;cristiane&#8221; dell&#8217;Europa), universale (si veda Natalia Ginzburg e la sinistra pacifista), della &#8220;tradizione&#8221; e dell&#8217;identità italiane. Chi ne paga/pagherebbe lo scotto? Tutti coloro che proprio nel crocifisso non riescono a riconoscersi: i laici, i credenti di altre confessioni religiose. Porzioni di popolazione che ci si ostina a ritenere non rilevanti.</p>

<p>Se riprendiamo alcuni passaggi degli interventi pubblicati sui quotidiani ritroviamo traccia di questo ruolo del crocifisso quale elemento unificante della nazione che non solo la Chiesa cattolica rivendica per sé, ma che le viene affidato da gran parte del mondo politico e della società civile italiana. Ha scritto Michele Ainis su &#8220;Il Sole 24 ore&#8221;, il 27 febbraio nell&#8217;articolo <em><strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-27/crocifisso-muro-divide-aule-150635.shtml?uuid=AaELR5BD">Sul crocifisso di Stato un muro divide le aule d&#8217;Italia</a> </strong></em>riportando le ragioni dei sostenitori del crocifisso:<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-27/crocifisso-muro-divide-aule-150635.shtml?uuid=AaELR5BD" target="_blank"><em><strong><br />
</strong></em></a></p>
<blockquote><p>s&#8217;affaccia l&#8217;altro argomento inalberato dai crociati: non è per le nostre idee particolari che sosteniamo il crocifisso obbligatorio, lo facciamo per il vostro bene, per difendere la storia della quale anche voi atei o miscredenti siete figli, e dunque per difendere l&#8217;identità che vi appartiene. Non è forse vero che riposate di domenica (&#8220;il giorno del Signore&#8221;), che contate gli anni a partire dalla nascita di Cristo? E allora il crocifisso è un simbolo civile, allora la laicità si nutre di valori religiosi: nel 2006 lo ha scritto anche il Consiglio di stato.</p></blockquote>
<p>E conclude Ainis:</p>
<blockquote><p>[...] non è detto che la laicità reclami un muro nudo. Non è detto che la difenderà un divieto, come nella Francia che nel 2004 ha proibito il velo in classe, nel 2010 il burqa. Possiamo aggiungere, anziché togliere. Possiamo allestire un muro colorato, dove campeggiano i simboli d&#8217;ogni religione, e anche lo stemma di chi non ha religione. Quanto a noi laici, ci basterebbe il faccione corrugato di Voltaire.</p></blockquote>
<p>Al posto di un muro bianco, dunque, una tappezzeria effetto patchwork in grado di cucire insieme tutte le diverse posizioni? Ma non è possibile: il «faccione corrugato di Voltaire» non è per un laico, quello che il crocifisso è per un cattolico! Perchè si teme di lasciare quel muro bianco o di &#8220;riempirlo&#8221; semplicemente con i simboli nazionali? Negli Stati Uniti, ma non solo, anche nella cattolica Francia, la bandiera svolge il compito di riassumere l&#8217;identità nazionale, non il crocifisso.</p>
<p>Sempre il 27 febbraio su &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221; Davide Ronconi scrive nell&#8217;articolo <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-27/civilta-senza-segni-priva-150706.shtml" target="_blank"><strong><em>Ma una civiltà senza segni è priva di vita </em></strong></a> a sostegno del crocifisso nelle aule e nei luoghi pubblici dello Stato:</p>
<blockquote><p>Per la mia fede, stracciata e semplice che ci sia o no, Gesù esposto nelle aule di scuola non cambia niente. So dove inginocchiarmi di fronte a Lui. Ma a me, come italiano, fa piacere: significa che questo paese, dove da tutto il mondo vengono a vedere luoghi in buona parte legati alla storia e all&#8217;arte nate e sviluppate con il cristianesimo, è fatto non solo di istituzioni ma anche di anima e storia, di vita.</p></blockquote>
<p>Anche un cristiano, come lui stesso si definisce in apertura del pezzo, non avverte alcun imbarazzo riguardo al fatto che il crocifisso venga utilizzato ben al di fuori del suo valore religioso di simbolo della Resurrezione, ma come un generico richiamo a una matrice culturale comune.</p>
<div id="attachment_3806" class="wp-caption alignleft" style="width: 344px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Chiesa.jpg"><img class="size-medium wp-image-3806" title="L'allestimento dedicato alla Chiesa Cattolica della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; Torino, 17 marzo-20 novembre 2011" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Chiesa-300x217.jpg" alt="L'allestimento dedicato alla Chiesa Cattolica della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; Torino, 17 marzo-20 novembre 2011" width="334" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;allestimento dedicato alla Chiesa Cattolica della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; Torino, 17 marzo-20 novembre 2011</p></div>
<p>Ma che compito ha dunque svolto la Chiesa nella storia d&#8217;Italia? Giovanni De Luna e Walter Barberis, curatori della mostra &#8220;<strong><a href="http://www.facebook.com/FareGliItaliani" target="_blank">Fare gli italiani</a>&#8220;</strong> in corso a Torino dal prossimo 17 marzo e che costituisce uno degli appuntamenti più importanti di questo centocinquantenario hanno scritto in proposito:</p>
<blockquote><p>Con i suoi riti e le sue liturgie pubbliche, le forme della devozione intima e domestica, attraverso i suoi esponenti più amati, riconosciuti e carismatici, la Chiesa è stata &#8211; non senza contraddizioni &#8211; un elemento fondamentale di unità e coesione.</p></blockquote>
<p>E infatti la mostra dedica uno dei suoi tredici allestimenti alla ricostruzione di una processione virtuale a cui il visitatore è invitato a partecipare, una processione che attraversa una pagina importante della storia e della cultura italiana, del patrimonio artistico nazionale e regionale, che il volume di Sergio Luzzatto non nega in alcun modo.</p>
<p>Per il momento ci fermiamo qui, ma troviamo il percorso di riflessione suggerito da Luzzatto molto interessante da seguire e alla luce anche di questo pamphlet, che consigliamo di leggere, continueremo a monitorare il dibattito attorno a Italia150,  condividendo con voi le nostre impressioni.</p>
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		<title>L&#8217;Egitto verso la transizione democratica &#8211; Parte II: i Fratelli Musulmani</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 13:46:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia dell'Egitto]]></category>
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		<category><![CDATA[Anthony Santilli]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni in Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[fondamentalismo islamico]]></category>
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		<category><![CDATA[Hosni Mubarak]]></category>
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		<description><![CDATA[Terza puntata dello speciale dedicato alla crisi egiziana. Storia e ruolo del partito islamico dei Fratelli Musulmani...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3448" class="wp-caption alignleft" style="width: 361px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/Dimissioni-Mubarak.jpg"><img class="size-full wp-image-3448" title="Manifestazioni in Piazza Tahrir alla notizia delle dimissioni Mubarak, 11/02/2011" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/Dimissioni-Mubarak.jpg" alt="Manifestazioni in Piazza Tahrir alla notizia delle dimissioni Mubarak, 11/02/2011" width="351" height="263" /></a><p class="wp-caption-text">Manifestazioni in Piazza Tahrir alla notizia delle dimissioni di Mubarak, 11/02/2011</p></div>
<p>Venerdì 11 febbraio il presidente Hosni Mubarak ha finalmente scelto di dimettersi e di affidare la gestione dei poteri in Egitto al governo alle forze militari. Inizia ora la fase di preparazione alle nuove elezioni e la transizione verso un nuovo sistema politico. Noi chiudiamo il nostro approfondimento sulle forze che animano il panorama dell&#8217;opposizione a Mubarak affrontando il tema della Fratellanza Musulmana [leggi le puntate precedenti: <a href="http://www.blogstoria.it/2011/02/04/cosa-sta-succedendo-in-egitto-una-rivolta-compressa-tra-i-miti-delliran-di-khomeini-e-quello-della-caduta-del-muro-di-berlino/" target="_self">Cosa sta succedendo in Egitto? Una rivolta compressa tra i miti dell’Iran di Khomeini e quello della caduta del muro di Berlino</a> e <a href="http://www.blogstoria.it/2011/02/08/cosa-sta-succedendo-in-egitto-prospettive-per-una-transizione-democratica-parte-i-il-fronte-laico/" target="_self">Prospettive per una transizione democratica in Egitto – Parte I: il fronte laico</a>]. Uno dei quesiti più importanti che saranno affrontati nei prossimi mesi è infatti se può esistere una via islamica al processo di democratizzazione avviato in Egitto e quale potrebbe essere il ruolo dei Fratelli Musulmani nel nuovo scenario politico.</p>
<p>Per riflettere ci siamo documentati e per prima cosa abbiamo rilevato che in Italia e in Europa, anche sotto la spinta dell&#8217;11 settembre 2001, il tema della Fratellanza Musulmana è stato maggiormente affrontato. Per averne un quadro il più esauriente e soprattutto il più attuale possibile tra le varie letture  abbiamo dedicato ampio spazio al volume curato da Massimo Campanini e Karim Mezran <strong><em>I fratelli musulmani nel mondo contemporaneo</em></strong> uscito per Utet nell&#8217;ottobre 2010 (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8802081921?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8802081921" target="_blank">» compralo su Amazon.it a 14,30 euro</a>), ossia proprio in concomitanza con l&#8217;apertura di quella che si sarebbe rivelata l&#8217;ultima campagna elettorale di Mubarak. E la contingenza con i fatti di queste ultime settimane si avverte nelle parole di Anthony Santilli, autore del capitolo <em>I Fratelli Musulmani d&#8217;Egitto: frammenti di un progetto egemonico</em> che parla di una &#8220;cultura della protesta&#8221; animata dal Movimento egiziano per il cambiamento, <em>Kifaya </em>(Basta!), che dal 2005  veicola una serie di manifestazioni contro l&#8217;autoritarismo del regime e a favore del riconoscimento dei diritti civili. Un Egitto che appare dunque meno stabile rispetto al quadro tratteggiato fino a poche settimane fa dall&#8217;<em>establishment</em> occidentale, che aveva evidentemente trascurato le pressioni trasversali che provenivano dalla società civile e che si erano già palesate nell&#8217;ondata di manifestazioni del 2005.</p>

<p>Il volume curato da Campanini e Mezran ricostruisce non solo la storia della nascita della Fratellanza Musulmana e del diverso ruolo giocato nelle tre presidenze che si sono succedute dopo la rivoluzione del &#8217;52 ma, nel mantenere fede al ruolo transnazionale svolto dall&#8217;organizzazione, ricostruisce le vicende delle cellule dei Fratelli Musulmani nei diversi paesi arabi (dal Sudan alla Giordania, dal Maghreb alla Palestina), negli Stati Uniti e in Europa. L&#8217;approccio è multidisciplinare &#8211; storico, politologico, sociologico &#8211; indispensabile per affrontare un argomento così complesso. Non è però un lavoro caotico e, cosa che accade raramente nelle curatele, si struttura metodologicamente sull&#8217;utilizzo di un concetto definito, quello di <em>egemonia</em> di origine gramsciana riscoperto come «categoria euristica» attraverso la quale valutare il potenziale politico della Fratellanza Musulmana nello scenario egiziano e non solo. Il nodo da sciogliere è infatti quello della politicizzazione delle masse nel mondo arabo e musulmano e il ruolo che la Fratellanza può svolgere sotto questo profilo. Il ritratto dei Fratelli Musulmani che emerge dal testo scardina molti luoghi comuni diffusi in Occidente e raggiunge l&#8217;obiettivo che i due curatori dichiarano nell&#8217;introduzione, quello di affrontare il tema al di fuori di qualsiasi «pregiudizio ideologico».</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/02/15/verso-la-transizione-democratica-parte-ii-i-fratelli-musulmani/">» Continua la lettura...  L&#8217;Egitto verso la transizione democratica &#8211; Parte II: i Fratelli Musulmani</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Prospettive per una transizione democratica in Egitto &#8211; Parte I: il fronte laico</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 11:02:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunisti]]></category>
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		<category><![CDATA[Partito comunista egiziano]]></category>
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		<category><![CDATA[Vittorio Emanuele Parsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Seconda parte dello speciale dedicato alla crisi egiziana. Storia delle forze politiche laiche in Egitto: ruolo e opportunita nella transizione democratica...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3373" title="Egitto-bandiera" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/Egitto1.png" alt="Egitto-bandiera" width="174" height="116" />Domenica 6 febbraio il vice-presidente Omar Suleiman ha incontrato i leader dei partiti dell&#8217;&#8221;opposizione&#8221; con i quali ha raggiunto l&#8217;accordo di costituire un comitato per le riforme costituzionali in Egitto (vedi &#8220;Il Corriere della sera&#8221;<strong><em> <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_06/egitto-negoziati-telefonata_34635a5e-31dd-11e0-a054-00144f486ba6.shtml?fr=correlati" target="_blank">Egitto: accordo governo-opposizione. Suleiman: non avrò il posto di Mubarak</a></em></strong>, 6 febbraio 2011). Vale la pena passare in rassegna i partiti che oggi costituiscono l&#8217;opposizione alla presidenza di Mubarak, per rendersi conto di quanto sia variegato il fronte di chi chiede una svolta radicale nella gestione del potere in Egitto:</p>
<ul>
<li>il partito liberale <em><strong>wafd</strong>. </em>Fondato nel 1919 da Saad Zaghlul è stato il primo partito nazionale egiziano. È stato il principale partito dell&#8217;Egitto dal 1922 fino alla rivoluzione nasseriana del 1952. Partito interconfessionale, laico (nelle sue file militeranno le prime femministe egiziane), esponente della borghesia colta, ha alternato nel corso della storia dell&#8217;Egitto contemporaneo posizioni anti-occidentali in chiave patriottica e momenti di apertura verso l&#8217;Occidente che rimane il riferimento culturale e politico in materia di modernità e sviluppo. Abolito da Nasser negli anni del processo di accentratamento autoritario, il <em>wafd</em> si è ricomposto nel 1978, durante la presidenza di Sadat.</li>
<li>I <strong>Fratelli Musulmani</strong>. Fondato nel 1928 da al-Ḥasan al-Bannā, è la più importante organizzazione islamica con approccio di tipo politico. Obiettivo del suo fondatore era infatti la fondazione di uno stato islamico, basato su una profonda riforma dei costumi in grado di riavvicinare i credenti all&#8217;autentico Islam. Prevede la rifondazione dello stato egiziano sul Corano e sull&#8217;esempio dei <em>salaf </em>(gli &#8220;antichi&#8221;). Dal punto di vista istituzionale predilige un ritorno al califfato. Il progetto dei Fratelli Musulmani radicato nella più antica tradizione islamica e richiamandosi direttamente alla <em>sunna</em> ha forte connotazione sovranazionale, l&#8217;organizzazione è infatti trasversale a tutto il mondo islamico e attiva anche con frange estremiste armate, ufficialmente ripudiate dall&#8217;organizzazione che esclude fin dalla sua fondazione la possibilità del ricorso alla lotta armata. Presenta fin dalle origini una forte connotazione sociale orientata al supporto delle fasce  più povere della popolazione. Benchè il primo presidente della futura Repubblica nasseriana Najib avesse stretti legami con i Fratelli Musulmani, Nasser perseguitò duramente l&#8217;organizzazione a causa della loro ostilità nei confronti del suo progetto di cambiamento politico e sociale. Sadat, nel 1970, inaugurerà una politica di apertura nei confronti dei Fratelli Musulmani essenzialmente allo scopo di contrastare i movimenti studenteschi di sinistra. Nonostante questo sarà proprio un esponente del gruppo <em>El-Jihad</em> collaterale all&#8217;organizzazione ad ucciderlo in un attentato il 6 ottobre 1981. Nel 1984, sotto la presidenza Mubarak, l&#8217;organizzazione torna alla vita politica potendo ufficialmente partecipare alle elezioni (ma solo in coalizione con altri partiti laici d&#8217;opposizione).</li>
<li><strong>Tagammu</strong>, è il Partito Unionista Progressista nazionale, nato durante la presidenza Sadat, partecipa per la prima volta alle elezioni nel 1979. Accreditato nell&#8217;ala della sinistra egiziana è un partito di ispirazione socialista, che raccoglie scarsi consensi nella popolazione a causa dell&#8217;eccessiva vicinanza alla politica del presidente Mubarak. Il Tagammu raccoglie infatti parte delle istanze e dell&#8217;ideologia del movimento degli Ufficiali liberi che diedero vita alla Rivoluzione nasseriana del 1952 a cui sovrappone elementi marxisti e strettamente nasseriani. È di fatto un partito estremamente eterogeneo che raccoglie esponenti dell&#8217;élite politica egiziana con orientamento laico.</li>
</ul>

<p>Chi non ha incontrato Omar Suleiman è invece Muhammad al-Baradei, direttore dell&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia Atomica, premio Nobel per la pace nel 2005, che nonostante le sue origini, il suo esordio di carriera come diplomatico durante la presidenta Sadat (1974) e il prestigio (e la fiducia) di cui gode presso il mondo occidentale, non vive in Egitto da più di venti anni, dove è tornato solo in occasione delle manifestazioni di queste settimane a sostegno dell&#8217;opposizione anti-Mubarak.</p>
<p>Dopo questo rapido excursus nelle forze politiche che costituiscono oggi il fronte dell&#8217;opposizione a Mubarak &#8211; cui si aggiungono movimenti giovanili pro-democrazia e esponenti del mondo della finanza e dell&#8217;economia &#8211; riproponiamo la domanda con la quale abbiamo concluso <a href="http://www.blogstoria.it/2011/02/04/cosa-sta-succedendo-in-egitto-una-rivolta-compressa-tra-i-miti-delliran-di-khomeini-e-quello-della-caduta-del-muro-di-berlino/" target="_self">il precedente articolo dedicato alla crisi egiziana</a>: quale connotazione assumerà il processo di transizione democratica in Egitto? Sarà una transizione che trasformerà l&#8217;Egitto in una repubblica democratica laica secondo il modello occidentale, oppure ne scaturirà un modello democratico ibrido segnato dall&#8217;egemonia politica dei Fratelli Musulmani, insomma una sorta di &#8220;democrazia islamica&#8221;?</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/02/08/cosa-sta-succedendo-in-egitto-prospettive-per-una-transizione-democratica-parte-i-il-fronte-laico/">» Continua la lettura...  Prospettive per una transizione democratica in Egitto &#8211; Parte I: il fronte laico</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Chiesa e Risorgimento. Manuel Borutta e la kulturkampf italiana</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 15:43:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuiamo la riflessione sul Risorgimento presentando il volume "Antikatholizismus. Deutschland und Italien im Zeitalter der europäischen Kulturkämpfe" (Anticattolicesimo. Germania e Italia ai tempi dei Kulturkampf europei) di Manuel Borutta...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2524" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Borutta.jpg"><img class="size-full wp-image-2524" title="La copertina del volume di Manuel Borutta" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Borutta.jpg" alt="La copertina del volume di Manuel Borutta" width="200" height="299" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del volume di Manuel Borutta</p></div>

<p>Continuiamo la riflessione sul Risorgimento presentando il volume <em><strong>Antikatholizismus. Deutschland und Italien im Zeitalter der europäischen  Kulturkämpfe</strong></em> (&#8220;Anticattolicesimo. Germania e Italia ai tempi dei  Kulturkampf europei&#8221;, Vandenhoeck &amp; Ruprecht, 2010) di Manuel Borutta, giovane studioso dell&#8217;Università di Colonia. Ne ha parlato ieri &#8220;Avvenire&#8221; nell&#8217;articolo-intervista  di Andrea Galli <em>Kulturkampf all’italiana</em>. In Germania il volume è stato recensito tra gli altri da Harm Klueting sulla rivista scientifica <a href="http://www.sehepunkte.de/2010/05/17713.html" target="_blank">Sehepunkte</a>.</p>
<p>Il libro di Borutta fa un interessante parallelismo tra l&#8217;operazione di kulturkampf compiuta dalla Germania bismarckiana e l&#8217;attacco alla Chiesa cattolica compiuto dalle forze progressive italiane all&#8217;indomani dell&#8217;unificazione. La simmetria cronologica tra il processo di unificazione tedesco e quello italiano torna ad essere una interessante prospettiva per una riflessione comparata tra i due processi di <em>nation-building</em> e il volume di Manuel Borutta ne mette a fuoco uno dei nodi più interessanti: il rapporto tra le classi dirigenti, protagoniste del processo di unificazione e di organizzazione istituzionale degli stati nascenti, e la Chiesa cattolica. Parallelismo quello italo/tedesco sul tema del rapporto tra chiesa cattolica e potere politico che ha trovato ampio spazio all&#8217;interno degli studi sui regimi totalitari degli anni &#8217;20/&#8217;30 del novecento, ma che raramente è stato utilizzato per analizzare il periodo precedente, quello della nascita quasi simultanea dei due stati nazionali europei.</p>
<p>Lo fa Manuel Borutta introducendo la categoria &#8211; apparentemente tutta tedesca &#8211; di <strong>kulturkampf</strong>. Vi fu, dunque, una guerra culturale contro la chiesa cattolica anche in Italia? La risposta che Borutta dà ad Andrea Galli in proposito è chiara:</p>
<blockquote><p>Sì, lo fu. Quello del Kulturkampf è stato un fenomeno globale che ha interessato ampie zone dell’Europa e dell’America Latina. In ultimo si è trattato di uno scontro sul ruolo e il significato della religione nella modernità.</p></blockquote>
<p>La kulturkampf si inserisce, dunque, nel contesto della secolarizzazione, fenomeno che caratterizza il mondo Occidentale nell&#8217;età contemporanea e che si coniuga con quello complementare della modernizzazione. E su questo punto il processo italiano e quello tedesco divergono:</p>
<blockquote><p>In Germania ha giocato un ruolo importante l’identificazione del protestantesimo con la nazione e la modernità [...] In Italia la maggior parte dei liberali mirava invece a una riforma del cattolicesimo più che alla sua abolizione.[...] Con la Sinistra storica tuttavia guadagnarono un influsso sul governo e le sue politiche anche forze più radicali e antireligiose, soprattutto di matrice positivista. E nel complesso i passaggi dall’anticlericalismo all’anticattolicesimo furono continui.</p></blockquote>
<div id="attachment_2523" class="wp-caption alignright" style="width: 384px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/1875KulturkampfBismarckPiusIXChess.jpg"><img class="size-full wp-image-2523" title="Vignetta satirica: Bismarck e Pio IX si giocano a scacchi la kulturkampf" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/1875KulturkampfBismarckPiusIXChess.jpg" alt="Vignetta satirica: Bismarck e Pio IX si giocano a scacchi la kulturkampf" width="374" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">Vignetta satirica: Bismarck e Pio IX si giocano a scacchi la kulturkampf</p></div><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/12/09/chiesa-e-risorgimento-manuel-borutta-e-la-kulturkampf-italiana/">» Continua la lettura...  Chiesa e Risorgimento. Manuel Borutta e la kulturkampf italiana</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>I giovani ribelli del Risorgimento. Una memoria storica tra mito e reliquia</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/11/09/i-giovani-ribelli-del-risorgimento-una-memoria-storica-tra-mito-e-reliquia/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 09:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Giuseppe Mazzini]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Luzzatto]]></category>

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		<description><![CDATA[È in corso dal 4 novembre al 18 dicembre presso il Vittoriano la mostra "Gioventù ribelle-L'Italia del Risorgimento", uno degli eventi previsti per il 150°anniversario dell'Unità d'Italia,  con il patrocinio del Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1875" class="wp-caption alignleft" style="width: 288px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/Roma-1849.Il-corpo-di-Luciano-Manara-visitato-dai-soldati.jpg"><img class="size-full wp-image-1875 " title="Eleuterio Pagliano, “Roma 1849. Il corpo di Luciano Manara visitato dai soldati” 1884" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/Roma-1849.Il-corpo-di-Luciano-Manara-visitato-dai-soldati.jpg" alt="Eleuterio Pagliano, “Roma 1849. Il corpo di Luciano Manara visitato dai soldati” 1884" width="278" height="163" /></a><p class="wp-caption-text">Eleuterio Pagliano, “Roma 1849. Il corpo di Luciano Manara visitato dai soldati” 1884</p></div>
<p>È in corso dal 4 novembre al 18 dicembre presso il Vittoriano la mostra &#8220;<span style="text-decoration: underline;">Gioventù ribelle &#8211; L&#8217;Italia del Risorgimento</span>&#8220;,  uno degli eventi previsti per il 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, con il patrocinio del Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni.  Dell&#8217;esposizione ha parlato il 2 novembre Gianluca Nicoletti su &#8220;La  Stampa&#8221; nell&#8217;articolo <strong><em>La mano di Garibaldi faceva miracoli</em></strong>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo della mostra &#8211; come richiama efficacemente il patrocinio del ministero &#8211; è <em>raccontare </em>la  storia del Risorgimento attraverso il mito dei suoi giovani eroi  protagonisti: da Goffredo Mameli a Ippolito Nievo, da Carlo Pisacane ai  fratelli Cairoli, la storia dell&#8217;unificazione diviene l&#8217;avventura di una  generazione &#8220;ribelle&#8221; che si sacrificò in nome dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Una  lettura, d&#8217;altra parte non inedita, in un&#8217;Italia che tradizionalmente  ricorre al mito giovanilista per metabolizzare la memoria delle  trasformazioni che hanno attraversato la nazione: dagli eroi del  Risorgimento ai giovanissimi martiri della Grande Guerra (i famosi &#8221; ragazzi del &#8217;99 &#8221; precettati per la guerra non ancora diciottenni), dal  giovanilismo mussoliniano ai ragazzi partigiani fino ai movimenti del  &#8217;68. Un paese tradizionalmente gerontocratico in cui i giovani emergono  nelle vesti di isolati protagonisti delle discontinuità della storia  nazionale.</p>
<p>E  l&#8217;approccio alle biografie di questi giovani martiri è anche nella  mostra del Vittoriano quello tradizionale della reliquia laica, a  cavallo tra memoria storica e feticismo idolatra che rende gli eroi del  Risorgimento un compromesso tra i re taumaturghi di Marc Bloch e <a href="../2009/07/08/il-corpo-come-monumento-vita-e-morte-di-micheal-jackson/" target="_self">le icone pop della contemporaneità</a>. Un  percorso d&#8217;altra parte non necessariamente contradditorio, ma anzi,  come ben evidenziato da Sergio Luzzatto in alcune opere recenti da &#8220;La  mummia della Repubblica&#8221; (Rizzoli, 2001, 16 euro) a &#8220;Padre Pio&#8221;  (Einaudi, 2007, 24 euro), che costituisce un elemento di continuità  nella cultura dell&#8217;Italia contemporanea. E, infatti, Nicoletti presenta  una rassegna «delle tante reliquie che nascondevano i sotteranei del  Vittoriano» e che costituiscono, insieme ai ritratti, il patrimonio  esposto dalla mostra: da «l&#8217;altarino in cui sono esposti capelli e peli  della barba di Piero Maroncelli» alla vertebra del martire di Belfiore  «proclamata reliquia laica».</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/11/09/i-giovani-ribelli-del-risorgimento-una-memoria-storica-tra-mito-e-reliquia/">» Continua la lettura...  I giovani ribelli del Risorgimento. Una memoria storica tra mito e reliquia</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Michele Battini. Alle origini dell’antisemitismo II</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 10:14:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture politiche]]></category>
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		<description><![CDATA[È appena uscito il volume di Michele Battini, Il socialismo degli imbecilli. Propaganda, falsificazione, persecuzione degli ebrei, un altro contributo importante al dibattito sulle origini culturali dell'antisemitismo in Europa...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1805" class="wp-caption alignleft" style="width: 196px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/michele_battini-il_socialismo_degli_imbecilli_2.jpg"><img class="size-full wp-image-1805 " title="La copertina del libro di Michele Battini" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/michele_battini-il_socialismo_degli_imbecilli_2.jpg" alt="La copertina del libro di Michele Battini" width="186" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del libro di Michele Battini</p></div>
<p>È appena uscito il volume di Michele Battini, <em>Il socialismo degli imbecilli</em>. <em>Propaganda, falsificazione, persecuzione degli ebrei</em>, un altro contributo importante al dibattito sulle origini dell&#8217;antisemitismo come ha scritto in maniera efficace Adriano Prosperi su &#8220;La Repubblica&#8221; del 2 novembre nell&#8217;articolo <strong><em>Le altre radici dell&#8217;antisemitismo</em></strong>.</p>
<p>La contemporanea uscita dell&#8217;opera di Battini (pubblicata da Bollati Boringhieri, pp. 328, 18 euro, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8833921581?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8833921581" target="_blank">comprala su Amazon.it a 12,60 euro</a>) e del nuovo romanzo di Umberto Eco hanno contribuito a focalizzare l&#8217;attenzione sul tema dell&#8217;antisemitismo e sulle sue origini radicate nella storia della cultura cristiana europea e costituiscono la risposta più rapida e corposa al dibattito sul negazionismo scaturito dal caso di Claudio Moffa.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/11/03/michele-battini-alle-origini-dellantisemitismo-ii/">» Continua la lettura...  Michele Battini. Alle origini dell’antisemitismo II</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Ciampi, Alberto Sordi e l’orgoglio “arcitaliano”</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 09:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Feste civili]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Orioli]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto sordi]]></category>
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		<description><![CDATA["Non è il paese che sognavo" è il titolo scelto da Carlo Azeglio Ciampi per il suo "Taccuino laico per i 150 anni dell'Unità d'Italia" appena uscito per il Saggiatore (191 p, 16 euro). Il volume è un lungo colloquio tra l'ex-presidente e Alberto Orioli, vicedirettore ed editorialista del "Sole 24 Ore", sul tema dell'italianità...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1597" class="wp-caption alignleft" style="width: 243px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/ciampi1.jpg"><img class="size-full wp-image-1597" title="Carlo Azeglio Ciampi" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/ciampi1.jpg" alt="Carlo Azeglio Ciampi" width="233" height="202" /></a><p class="wp-caption-text">Carlo Azeglio Ciampi</p></div>
<p>&#8220;Non è il paese che sognavo&#8221; è il titolo scelto da Carlo Azeglio Ciampi per il suo &#8220;Taccuino laico per i 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia&#8221; appena uscito per il Saggiatore (191 p, 16 euro, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842816469?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8842816469" target="_blank">compralo su Amazon.it a 11,20 euro</a>). Il volume è un lungo colloquio tra l&#8217;ex-presidente e Alberto Orioli, vicedirettore ed editorialista del &#8220;Sole 24 Ore&#8221;, sul tema dell&#8217;italianità. Il 26 ottobre nell&#8217;articolo <em><strong>Albertone e il tricolore</strong>, </em> &#8220;Il Messaggero&#8221; ne ha pubblicato un passaggio dedicato al valore simbolico della bandiera italiana e a uno dei personaggi che nelle sue maschere ha maggiormente &#8220;giocato&#8221; con lo stereotipo dell&#8217;italiano: Alberto Sordi.</p>
<p>Scrive Ciampi:</p>
<blockquote><p>Il tricolore è il simbolo moderno di un popolo antico, ricco di cultura, di tradizioni, di arte e di nobiltà d&#8217;animo ma anche sofferente per secoli per la mancanza di una insegna che lo unisse, che rappresentasse la volontà di un destino comune.</p></blockquote>
<p>La bandiera aggiunge Ciampi è il simbolo «del vero carattere nazionale, non delle caricature». Un&#8217;occasione dunque per affrontare il tema della trasformazione dello stereotipo dell&#8217;italiano attraverso il quale arrivare all&#8217;argomento più controverso e che rimane centrale in questi anni di celebrazione dell&#8217;unità nazionale, quello legato all&#8217;identità nazionale. Un&#8217;identità che continua apparire controversa e fragile in grado di produrre pochi simboli davvero condivisi -- l&#8217;unico forse è stato (ed è ancora?) la bandiera -- ma molti stereotipi e caricature non solo conformandosi all&#8217;occhio critico dello straniero ma elaborandoli autonomamente. Scrive Orioli:</p>
<blockquote><p>La denigrazione del carattere nazionale parte da lontano e trova proprio nel Risorgimento un tentativo di primo riscatto. Per secoli il carattere dell&#8217;italiano è stato quello macchiettistico dell&#8217;individualista esasperato, del pusillanime, pigro, infingardo, accidioso [...]</p></blockquote>
<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/150-anni-unita-italia-300x2851.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-818" title="150 anni Unità d'Italia" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/150-anni-unita-italia-300x2851.jpg" alt="150 anni Unità d'Italia" width="233" height="222" /></a>Del Risorgimento si sottolinea il compito culturale di &#8220;creatore&#8221; di una nuova immagine di italiano in grado di identificarsi con il simbolo istituzionale della bandiera. Una bandiera dunque non solo sventolata come simbolo di un nuovo stato ma che viene investita del compito di forgiare un nuovo volto di &#8220;italiano&#8221; che superi le rappresentazioni caricaturali e sia a sua volta simbolo della dignità e della forza della nazione. Non a caso Orioli parla di «opera di «rivirilizzazione» dell&#8217;italiano compiuta proprio dalla retorica risorgimentale».</p>

<p>Eppure la rappresentazione caricaturale dell&#8217;italiano è rimasta uno degli elementi forti della cultura popolare ed è stata sintetizzata -- come ricorda Ciampi -- «nelle maschere alla Alberto Sordi sugli italiani &#8220;brava gente&#8221;». Uno stereotipo dell&#8217;italiano che -- è bene ricordarlo -- venne recuperato con forza nei primi anni del dopoguerra e in particolare proprio nel bienno 1959-1961 in occasione del centenario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, da due pellicole fondamentali che videro entrambe Alberto Sordi come protagonista: <em>La grande guerra</em> di Mario Monicelli e <em>Tutti a casa </em>di Luigi Comencini. Due film che riflettono sul tema dell&#8217;identità nazionale mettendo in scena due momenti fondamentali per il processo di creazione e di condivisione dell&#8217;identità: la prima e la seconda guerra mondiale. Due pellicole, uscite ad un anno di distanza l&#8217;una dall&#8217;altra, che hanno come protagonista non solo lo stesso attore ma lo stesso modello di italiano -- o di «arcitaliano», come viene definito nell&#8217;articolo -- «individualista, pusillanime, pigro, infingardo, accidioso», ma che a un certo punto della narrazione, all&#8217;apice del climax, abbandona lo stereotipo caricaturale e si trasfigura in eroe nazionale -- un eroe di origini umili, modeste, come modesto e travagliato è il percorso che lo rende eroico -- in grado di urlare un insulto  in faccia al generale austriaco (atto che gli costa la fucilazione), quando si sente  schiacciare nello stereotipo sprezzante dell&#8217;italiano vigliacco che l&#8217;unico fegato che conosce è  &#8220;quello alla veneziana con cipolla&#8221; (Vittorio Gassman) o, nei giorni della liberazione di Napoli, di imbracciare il fucile e combattere contro il nemico tedesco al semplice motto di «No, non si può stare sempre a guardare!».</p>
<p>E proprio citando la Grande Guerra scrive Ciampi a proposito di Sordi:</p>
<blockquote><p>I suoi personaggi hanno rispecchiato l&#8217;evoluzione della società; hanno rappresentato la complessa identità italiana e dato voce ai valori di umanità che emergono anche nelle prove più difficili. [...]</p>
<p>Era consapevole che al Paese serviva uno scatto di orgoglio. Un po&#8217; come nel film <em>La Grande Guerra</em> dove Alberto Sordi e Vittorio Gassman diventano eroi loro malgrado, un po&#8217; consapevoli, un po&#8217; no, ma in modo naturalmente coraggioso, quanto basta a dare il senso di riscatto per un intero popolo.</p></blockquote>
<p><span class="youtube">
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		<title>&#8220;Contraddisse e si contraddisse&#8221;. Il controverso Sciascia raccontato da Emanuele Macaluso</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/10/15/contraddisse-e-si-contraddisse-il-controverso-sciascia-raccontato-da-emanuele-macaluso/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 21:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Comunisti]]></category>
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		<category><![CDATA[Emanuele Macaluso]]></category>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[PCI]]></category>
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		<description><![CDATA[Le rencensioni all'uscita del nuovo libro di Emanuele Macaluso "Leonardo Sciascia e i comunisti": il controverso rapporto tra lo scrittore e la sinistra italiana...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1419" class="wp-caption alignleft" style="width: 157px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/Macaluso.jpg"><img class="size-full wp-image-1419 " title="Copertina del volume di Emanuele Macaluso &quot;Leonardo sciascia e i comunisti&quot;" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/Macaluso.jpg" alt="Copertina del volume di Emanuele Macaluso &quot;Leonardo sciascia e i comunisti&quot;" width="147" height="233" /></a><p class="wp-caption-text">Copertina del volume di Emanuele Macaluso &quot;Leonardo sciascia e i comunisti&quot;</p></div>
<p>Uno dei fatti più interessanti della settimana è stato il botta e risposta tra i quotidiani a seguito della pubblicazione del volume di Emanuele Macaluso <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807421273/Leonardo_Sciascia_e_i_comunisti/Macaluso_Emanuele.html" target="_blank"><em><strong>Leonardo Sciascia e i comunisti</strong></em></a> edito da Feltrinelli e in uscita il 13 ottobre (pp.160, 14 euro &#8211; <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8807421275?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8807421275" target="_blank">compralo su Amazon.it a 9,80 euro</a>).</p>
<p>Il puzzle che si è venuto a comporre  sulla personalità dello scrittore, e in particolare in merito ai suoi rapporti con il PCI, attraverso le recensioni dei giornali si presenta (forse)  ancora più sfaccettato di quantonon furono i suoi legami con il mondo politico italiano.</p>
<p>Il volume è stato presentato su &#8220;La Stampa&#8221;, il 12 ottobre nell&#8217;articolo di Marcello Sorgi <a href="http://www3.lastampa.it/libri/sezioni/news/articolo/lstp/356132/" target="_blank"><em><strong>Sciascia le illusioni di un impolitico</strong></em></a>. Questa sarebbe la definizione del celebre scrittore siciliano che emerge dal libro di Macaluso: un Leonardo Sciascia, «pur animato da sincera passione civile», ma in realtà incapace di penetrare fino in fondo nelle dinamiche del gioco politico. Ricorda infatti Sorgi citando Macaluso come</p>
<blockquote><p>Sciascia non fu mai comunista, ma nella  Caltanissetta della  gioventù fu amico di molti comunisti, tra cui lo  stesso Macaluso, e portato,  come antifascista, ad approssimarsi al Pci.</p></blockquote>
<p>Un legame fragile che lascia poco spazio alla possibilità di un&#8221;&#8217;adesione totale&#8221; al partito. Luca Mastrantonio su &#8220;Il Riformista&#8221; del 13 ottobre lo definirà «sentimento critico». Uno dei nodi del problematico rapporto con il PCI furono proprio le aspettative &#8211; ma Sorgi preferisce parlare più cinicamente di «illusioni» &#8211; che Sciascia ripose nel Partito Comunista:</p>
<blockquote><p>Un Pci che immaginava risolutamente   all’opposizione, e nella Sicilia in cui l’alleanza tra mafia e Dc era  palpabile,  dichiaratamente anti-democristiano.</p></blockquote>
<p>E qui sottolinea Sorgi la prima contraddizione di Sciascia: quando alla fine degli anni &#8217;50, all&#8217;epoca della famosa &#8220;Operazione Milazzo&#8221;, i comunisti arrivarono ad allearsi con il MSI riuscendo a mandare la DC all&#8217;opposizione, si consumò la prima rottura fra lo scrittore e il partito.  Rottura ancora più contradditoria se, come prosegue Sorgi seguendo le linee di Macaluso, si considera che lo stesso Sciascia fu nel &#8217;75 un solido sostenitore del Compromesso Storico, benché questo significasse per la Sicilia (e infatti Macaluso si mostrò assolutamente contrario al progetto) «venire a patti con la parte più confinante con la mafia». Seguirono poi la rottura con Berlinguer e con Renato Guttuso e la polemica sui &#8220;professionisti dell&#8217;Antimafia&#8221; che minarono in maniera definitiva i rapporti con l&#8217;<em>intellighenzia </em>politica e intellettuale legata al PCI.  Sorgi, fedele allo scritto Macaluso, lascia spazio, però, in chiusura alla critica nei confronti del Pci un partito che lo stesso autore descrive come:</p>
<blockquote><p>ingessato dalla   necessità di «non delegittimare la magistratura» e Natta, il successore  di  Berlinguer, incapace di sviluppare una sua posizione autonoma sui  lati oscuri e  sugli eccessi del pentitismo.</p></blockquote>

<p>Non di illusioni di un impolitico, ma piuttosto di critiche da parte di un «eretico» parla Luca Mastrantonio nell&#8217;articolo <a href="http://www.radicali.it/rassegna-stampa/cos-macaluso-rende-compagno-sciascia" target="_blank"><em><strong>Così Macaluso rende giustizia al compagno Sciascia</strong></em></a> uscito sullo stesso tema mercoledì 13 su &#8220;Il Riformista&#8221;. E per rafforzare l&#8217;elemento eterodosso del romanziere siciliano accosta la sua figura a quella di un&#8217;altro eretico tra i più esposti alle «strumentalizzazioni politiche»: Pier Paolo Pasolini.</p>
<div id="attachment_1420" class="wp-caption alignright" style="width: 229px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/sciascia.jpg"><img class="size-full wp-image-1420 " title="Leonardo Sciascia" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/sciascia.jpg" alt="Leonardo Sciascia" width="219" height="131" /></a><p class="wp-caption-text">Leonardo Sciascia</p></div>
<p>La tesi di uno Sciascia impolitico e dei suoi rapporti problematici con il PCI viene meglio espliciata da Mastrantonio che riporta il passo del libro di Macaluso:</p>
<blockquote><p>come ebbe a scrivere egli stesso, non fu né comunista né anticomunista, ma stimò e disistimò il Pci</p></blockquote>
<p>E il giornalista de &#8220;Il Riformista&#8221; torna con forza su questo aspetto: «Il &#8220;sentimento della stima&#8221; [...] è un sentimento complesso e contingente, perchè la stima può venire meno (o tornare) quando meno te l&#8217;aspetti. Ma, soprattutto, è un sentimento critico. »</p>
<p>Del libro di Macaluso, Mastrantonio non sottolinea tanto la rappresentazione contraddittoria di Sciascia, ma piuttosto preferisce avanzare l&#8217;«ipotesi di lettura» che Macaluso risolva la contraddittorietà dell&#8217;amico nel suo desiderio (illusione?) «che il Pci avesse nel sistema politico-partitico italiano quella funzione critica, dentro ma contro, che Sciascia aveva nel Pci.»</p>
<p>Infine, mettendo bene a fuoco il valore attuale dell&#8217;opera di Macaluso l&#8217;articolo di Mastrantonio si sofferma sul tema della giustizia e del garantismo emerso dal famoso articolo di Sciascia contro<em><strong> I</strong><strong> professionisti dell&#8217;antimafia</strong></em> (&#8220;Corriere della sera&#8221;, 10 gennaio 1987):</p>
<blockquote><p>Documenti alla mano, attraverso ricordi personali e articoli del tempo, Macaluso smonta l&#8217;idolo garantista di cui soprattutto la destra si è voluta impossessare [...] per deleligittimare magistrati e intellettuali impegnati nella lotta alla criminalità. Macaluso non fa sconti a Sciascia, critica la sua reazione emotiva a seguito del Comitato antimafia che gli diede del quacquaraquà [...]. Una reazione in cui sostenne che dietro c&#8217;era il Pci. Ma ricorda una cosa semplicissima [...]: Sciascia, razionale fino al paradosso (apparente), ricordava che la legge deve essere uguale per tutti soprattutto per chi deve farla rispettare. Se il criterio per una nomina era l&#8217;anzianità, bisogna rispettarlo. Oppure cambiarlo o, almeno, applicarlo a tutti.</p></blockquote>
<p>A sollevare le critiche di Sciascia ricorda, infatti, Macaluso era stata la nomina di Paolo Borsellino a procuratore di Marsala ottenuta scavalcando un «collega meritevole e con maggiore anzianità di servizio».</p>
<p>&#8220;L&#8217;Avvenire&#8221; raccoglie la sfida e pubblica il 13 ottobre l&#8217;articolo di Antonio Airò: <a href="http://www.radicali.it/rassegna-stampa/macaluso-sciascia-comunista-eretico" target="_blank"><em><strong>Macaluso: Sciascia, il «comunista eretico»</strong></em></a>. Il giornalista approfitta per soffermarsi sugli aspetti più intransigenti di Sciascia desideroso di</p>
<blockquote><p>«un Pci di combattimento sempre all&#8217;opposizione» contro una Dc che lui identificava con il potere e che collegava alla mafia</p></blockquote>
<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/2_sciascia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1421" title="Leonardo Sciascia" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/2_sciascia.jpg" alt="Leonardo Sciascia" width="128" height="186" /></a>Airò in certi passaggi, utilizzando l&#8217;opera di Macaluso,  sembra suggerire l&#8217;immagine di uno Sciascia non tanto <em>impolitico</em>, ma piuttosto <em>antipolitico </em>come chiave di volta del</p>
<blockquote><p>rapporto travagliato, spesso burrascoso [...] tra un partito &#8220;di lotta e di governo&#8221; quale voleva essere il Pci e un intellettuale, scettico, &#8220;radicale&#8221; al quale le &#8220;larghe intese&#8221; non andavano bene perché «bisogna essere intransigenti. bisogna evitare nettamente il gioco della doppia verità».</p></blockquote>
<p>Anche il contributo di Sciascia al dibattito sulla giustizia e sulla mafia ne esce ridimensionato. Airò ricorda un articolo di Macaluso uscito sul &#8220;L&#8217;Unità&#8221; ai tempi dell&#8217;editoriale sui professionisti dell&#8217;antimafia in cui Macaluso scrisse riguardo a Sciascia che lo scrittore aveva ceduto «alla cultura del sospetto nei confronti del Pci».</p>
<p>In conclusione anche l&#8217;articolo di &#8220;Avvenire&#8221; ritorna sul tema dell&#8217;identità politica di Sciascia, annoverato strumentalmente, come altri eretici della sinistra, nelle file della nuova destra italiana:</p>
<blockquote><p>A suo giudizio [di Macaluso, <em>ndr</em>], mentre anche il ministro Alfano dichiara che l&#8217;Italia e la Sicilia avrebbero bisogno di una voce come quella di Sciascia, la sinistra farebbe bene a ripensare agli scritti dello scrittore sulle istituzioni e sul ruolo della magistratura, nei quali è «chiara e indiscutibile l&#8217;avversione radicale a leggi o ad atti amministrativi &#8220;ad personam&#8221;, fatti anche con le migliori intenzioni».</p></blockquote>
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