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	<title>Blogstoria &#187; Storia contemporanea</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>Storia della laicità in Italia: un ciclo di lezioni a Milano</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 12:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Laici]]></category>
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		<category><![CDATA[Yuri Guaiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mese di maggio si è tenuto a Milano un ciclo di lezioni dedicato alla storia della laicità in Italia organizzato dall'UAAR in collaborazione con il Politecnico di Milano. Ne pubblichiamo la presentazione con i video di ogni lezione... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/laicità-e-religiosità-a-confronto-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4556" title="Laicità" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/laicità-e-religiosità-a-confronto-2-300x224.jpg" alt="Laicità" width="270" height="201" /></a>Il circolo di Milano dell&#8217;Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti ha organizzato una piccola <a href="http://www.uaarmilano.it/universita-delleta-della-ragione" target="_blank">Università dell&#8217;età della ragione</a> per favorire l’acquisizione degli strumenti culturali necessari a sviluppare un dialogo laico e razionale in una società giudicata “sempre più secolarizzata, ma al tempo stesso sottoposta all&#8217;influenza sempre più intensa di un numero sempre maggiore di visioni del mondo religiose”. Un’iniziativa meritevole che speriamo possa ripetersi. Il mese di maggio è stato dedicato a un ciclo di quattro lezioni sulla <a href="http://www.uaarmilano.it/uer-storia-della-laicita-italia" target="_blank">Storia della laicità in Italia</a> con l’intento di ripercorrere “la complicata storia del rapporto tra politica, istituzioni, leggi e religione in Italia” e “fornire gli strumenti necessari per comprendere” la situazione nella quale ci si trova a vivere oggi.</p>
<p>La prima lezione, intitolata “<a href="http://www.uaarmilano.it/eventi/2011/storia-della-laicita-italia-i" target="_blank">La laicità nell&#8217;Italia liberale</a>” è stata tenuta da Carlo Lacaita, professore ordinario della Facoltà di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano, che introduce il concetto di laicità, come contrapposto a quello di dogmatismo, figlio del pensiero moderno che inizia nel 4-500 e si afferma con l&#8217;illuminismo. Un approccio empirico-razionale alla realtà delle cose assolutamente refrattario alle deduzioni a priori sta alla base anche del metodo scientifico e questo spiega perché Lacaita mette in relazione la storia del laicismo con quella della scienza e della tecnica anch’esse figlie del pensiero moderno.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/23219497?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="400" height="300" frameborder="0"></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/23219497">Storia della laicità in Italia &#8211; 1</a> from <a href="http://vimeo.com/uaarmilano">Circolo UAAR di Milano</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p>Il laicismo non è però patrimonio esclusivo dei non credenti, come dimostra il caso di Romolo Murri, l’ecclesiastico italiano fondatore del movimento modernista, che voleva conciliare la religione con la storicità, il che imponeva un&#8217;interpretazione storica, appunto, del dogma.</p>
<p>Al momento della nascita dello Stato unitario, l’Italia si trovava in una situazione unica in Europa: gli ecclesiastici erano 150.000, una percentuale enorme rispetto agli altri paesi europei, mentre i beni della chiesa erano 1/5 di quelli del nuovo Stato. Un primato che la Chiesa non voleva perdere e che la portò pertanto a reagire con il non-expedit, alla presa di Roma del 20 settembre 1870. Una posizione attenuata solo a causa del pericolo del socialismo avanzante che combatteva soprattutto proprio il quietismo religioso.</p>
<p>Infine Lacaita vuole spezzare una lancia in favore di Giovanni Gentile che, dice il Professore, riteneva la religione una forma di pensiero inferiore alla filosofia e infatti nella sua riforma inserì l&#8217;obbligatorietà dell&#8217;insegnamento della religione solo alle elementari perché poi doveva intervenire la filosofia. Sarebbe stato il concordato mussoliniano a introdurla anche al liceo. Per Lacaita, la filosofia idealista è laica, quindi, anche Gentile era filosoficamente laico.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/05/31/storia-della-laicita-in-italia-un-ciclo-di-lezioni-a-milano/">» Continua la lettura...  Storia della laicità in Italia: un ciclo di lezioni a Milano</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>9 maggio: giorno della memoria tra verità storica e verità giudiziaria</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/05/10/9-maggio-giorno-della-memoria-tra-verita-storica-e-verita-giudiziaria/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 15:07:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienza Italia 150]]></category>
		<category><![CDATA[Feste civili]]></category>
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		<category><![CDATA[Uso pubblico della storia]]></category>
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		<category><![CDATA[Giovanni De Luna]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto storia-giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo. Tra nuovi orizzonti di studio sul "caso Moro", carte di archivio e riflessioni storiografiche riemerge il nodo del rapporto tra verità storica e verità giudiziaria e di un approccio celebrativo che mette in primo piano le vittime lasciando troppe ombre sui fatti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4264" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/napolitanoonu_R425.jpg"><img class="size-medium wp-image-4264 " title="Il presidente Giorgio Napolitano, 9 maggio 2011. Foto Ansa" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/napolitanoonu_R425-300x206.jpg" alt="Il presidente Giorgio Napolitano, 9 maggio 2011. Foto Ansa" width="300" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">Il presidente Giorgio Napolitano, 9 maggio 2011. Foto Ansa</p></div>
<p>Con la Legge del 4 maggio 2007, n° 56, il Parlamento Italiano sotto la presidenza di Giorgio Napolitano ha istituito il Giorno della Memoria per le vittime del terrorismo, fissato alla data del 9 maggio, anniversario dell&#8217;uccisione di Aldo Moro. Ieri lo stesso Presidente della Repubblica ha partecipato alla cerimonia di commemorazione tenutasi in mattinata al Quirinale durante la quale è stato presentato il portale <a href="http://www.memoria.san.beniculturali.it/web/memoria/home;jsessionid=634AFAA71A2029084358AFC7B3D5B899.sanmemoria_JBOSS" target="_blank">Rete per gli Archivi &#8211; Per Non Dimenticare</a>, che contiene al suo interno una speciale sezione intitolata <a href="http://www.memoria.san.beniculturali.it/web/memoria/protagonisti/muro-memoria" target="_blank">Muro della Memoria</a> che ricorda le «379 vittime di fatti di violenza politica interna a carattere terroristico-eversivo, verificatisi in Italia a partire dagli anni &#8217;60». Una risorsa digitale per raggiungere il duplice obiettivo di rendere onore alla memoria dell&#8217;impressionante numero di persone uccise dal terrorismo in Italia e di fornire un adeguato strumento di ricerca per gli studiosi della storia degli anni di piombo. Scrive Francesco Grignetti nell&#8217;articolo <strong><em>Sul web &#8220;per non dimenticare&#8221;</em> </strong>uscito su &#8220;La Stampa&#8221; di domenica 8 maggio:</p>
<blockquote><p>Dentro [il Portale, <em>ndr</em>] vi sarà spazio per brevi sintesi storiche, indicazioni didattiche, segnalazione di eventi, pubblicazioni. Troveranno un luogo di condivisione gli approfondimenti curati dalle scuole. E soprattutto ci saranno i materiali che «formano» la storia: documenti, carte private, atti giudiziari, ritagli di giornale, registrazioni audio e video, manifesti, volantini.</p></blockquote>
<p>E quanto la storia degli &#8220;anni di piombo&#8221; sia una storia da fare ancora e soprattutto sul materiale d&#8217;archivio lo documentano due notizie uscite in questi giorni sui quotidiani. La prima è la pubblicazione del volume di Miguel Gotor, <em>Memoriale della Repubblica</em> (Einaudi, pp. 624, 25 euro <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806200399/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8806200399" target="_blank">» compralo su Amazon.it a 22,50 euro</a>) recensito proprio da Benedetta Tobagi &#8211; figlia di un&#8217;altra vittima del terrorismo, il giornalista Walter Tobagi, e autrice dell&#8217;apprezzatissimo volume <em>Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre </em>(Einaudi, 2010 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806198882/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8806198882" target="_blank"> » compralo su Amazon.it a 13,30 euro</a>) &#8211; su &#8220;Repubblica&#8221; del 4 maggio scorso nell&#8217;articolo <strong><em>Il memoriale di Moro. I segreti della Repubblica tra brigatisti, Andreotti e P2</em></strong>. Nel volume,</p>
<blockquote><p>lo storico Miguel Gotor affronta con successo una sfida ambiziosa: a partire dall&#8217;analisi microstorica dell&#8217;odissea di queste carte, vagliando una mole immensa di documenti, testimonianze e atti processuali, ci racconta l&#8217;Italia dei primi anni Settanta e l&#8217;anatomia nascosta del potere italiano, un mosaico di spinte eterogenee e contraddittorie nel quadro di pesanti vincoli internazionali.</p></blockquote>
<p>Oggetto di studio di Gotor è infatti quel memoriale che lo stesso Aldo Moro stilò nei giorni della sua prigionia: i verbali degli interrogatori cui fu sottoposto dai brigatisti, ma anche le memorie difensive e i manoscritti autografi. Una storia rocambolesca, la definisce la stessa Tobagi, quella di questo memoriale, ritrovato parzialmente dai Carabinieri nell&#8217;ottobre del &#8217;78 nel covo milanese di via Montenevoso e riapparso poi in una versione più ampia nel &#8217;90 all&#8217;esplosione del caso Gladio. Da un lato, un documento indispensabile per scrivere una pagina della storia nazionale ancora oscura, dall&#8217;altro un volume che si propone di riscostruire la storia del documento, per arrivare a sua volta al contesto in cui maturò il rapimento e l&#8217;omicidio di Aldo Moro.</p>
<div id="attachment_4265" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Ritrovamento-del-corpo-di-aldo-moro.jpg"><img class="size-medium wp-image-4265 " title="Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, il 9 maggio 1978" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Ritrovamento-del-corpo-di-aldo-moro-300x190.jpg" alt="Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, il 9 maggio 1978" width="300" height="190" /></a><p class="wp-caption-text">Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, il 9 maggio 1978</p></div>
<p>Mentre si celebrava l&#8217;inaugurazione del nuovo portale dedicato alle vittime del terrorismo, Jolanda Bufalini sulle pagine de &#8220;L&#8217;Unità&#8221; del 9 maggio nell&#8217;articolo <strong><em>Moro, l&#8217;Archivio di Stato salva gli atti giudiziari e le ultime lettere </em></strong>denunciava il problema della conservazione dei documenti che affligge da anni gli archivi di Stato. Deperimento materiale a causa della ruggine delle graffette che li tiene insieme, umidità, scarsa qualità della carta, scolorimento degli inchiostri, questi sono i problemi che affrontano quotidianamente gli storici che lavorano sul materiale di archivio, oltre a un costante ridimensionamento dei servizi di accessibilità alle strutture e al problema più volte trattato dei limiti cronologici per la consultazione dei documenti . Eppure Jolanda Bufalini, in visita agli archivi della Corte d&#8217;Assise di Roma dove è accompagnata dal cancelliere Paolo Musio, non rinunciando alla retorica ricorda come i lunghi metri degli scaffali sul quale trovano spazio i faldoni di tanti processi italiani costituiscano</p>
<blockquote><p>una riserva della democrazia: centinaia di faldoni, nei quali è raccolta la storia recente e tragica d&#8217;Italia. 380.000 pagine dei processi (I, II, III, IV) per il rapimento e l&#8217;uccisione di Aldo Moro e della sua scorta, dal 27 giugno 1980 al 21 agosto 1999.</p></blockquote>
<p>E proprio l&#8217;occasione celebrativa ha consentito che dal polveroso labirinto degli scaffali che costituiscono l&#8217;Archivio della Corte d&#8217;assise del Tribunale di Roma, venissero &#8220;salvati&#8221; dal naturale deperimento gli atti giudiziari e tredici lettere autografe di Aldo Moro per essere consegnati dal presidente Paolo De Fiore al direttore dell&#8217;Archivio di Stato di Roma Eugenio Lo Sardo.</p>

<p>Una storia d&#8217;Italia che trova nelle carte d&#8217;archivio dei tribunali una fonte importantissima per la sua ricostruzione. Quale storia d&#8217;Italia, quale identità, quale rapporto con la memoria &#8211; che come abbiamo modo di ossevare passa attraverso la materialità del documento &#8211; ne emerge? Paolo Persichetti intervistando lo storico Giovanni De Luna per &#8220;Liberazione&#8221; nell&#8217;articolo <em><strong>«Serve un nuovo patto memoriale che superi l&#8217;emotività»</strong></em>, pubblicato domenica 8 maggio, ha parlato di &#8220;giudiziarizzazione&#8221; della scena politica e sociale, dell&#8217;identità, della memoria e dunque della storia. La stessa mostra <a href="http://www.italia150.it/Officine-Grandi-Riparazioni/Fare-gli-Italiani" target="_blank"><em>Fare Gli Italiani</em></a>, di cui De Luna è curatore, ha allestito l&#8217;isola tematica dedicata alle mafie come una sala di archivio in cui sono affastellate le une a fianco alle altre le migliaia di faldoni che contengono gli atti giudiziari di tanti processi italiani. Il visitatore potrà sfilare alcuni di questi faldoni e iniziare la lettura multimediale di una delle tante storie racchiuse al loro interno. Così efficace si è valutata quindi la suggestione dell&#8217;archivio giudiziario per affrontare un nodo tanto importante come quello della mafia, da renderlo lo scenario principale dell&#8217;area tematica dedicata alla criminalità organizzata al centro della quale è collocata una voragine</p>
<blockquote><p>metafora narrativa &#8211; secondo le parole degli stessi curatori &#8211; utilizzata per rappresentare la dimensione dell&#8217;invisibile e del sommerso, la difficoltà di conoscere la storia, la verità dei fatti e la realtà delle diverse organizzazioni criminali</p></blockquote>
<div id="attachment_4267" class="wp-caption alignleft" style="width: 271px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Le_Mafie.jpg"><img class="size-medium wp-image-4267 " title="L'isola dedicata alla mafie della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot;" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Le_Mafie-300x225.jpg" alt="L'isola dedicata alla mafie della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot;" width="261" height="196" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;isola dedicata alla mafie della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot;</p></div>
<p>Lo stesso De Luna non nega nell&#8217;intervista rilasciata a Paolo Persichetti una giuridizzazione della storia, che risale al processo Eichmann celebrato agli inizi degli anni &#8217;60 e che secondo lo storico ha inaugurato quella che definisce «l&#8217;era del testimone». Memoria orale, uso pubblico della storia, nesso tra verità, storia e giustizia sono gli elementi indispensabili per affrontare criticamente i rituali di una nuova religione civile che dal 2000 in poi ha riempito il nostro calendario di giorni della memoria e di date dedicate alla commemorazione delle vittime dei vari accadimenti storici. Un meccanismo che De Luna ha definito di «memoria vittimaria [che] si è imposta come il paradigma centrale delle narrazioni pubbliche e dei riti ufficiali». Un principio ordinatore della religione civile del nuovo millennio che rivela però diversi punti critici:</p>
<blockquote><p>la memoria delle vittime è una memoria carica di sentimenti, è una memoria risarcitoria, rivendicativa, una memoria non pacificata soprattutto in un Paese come il nostro in cui molte delle vittime aspettano ancora giustizia e verità per l&#8217;assenza di istituzioni virtuose in grado di rasserenare e raccogliere questa memoria.</p></blockquote>
<p>Il ricorso alla memoria vittimaria ci accomuna alle altre realtà europee e testimonia, sempre secondo le parole di Giovanni De Luna, la crisi dello Stato nazione «svuotato dall&#8217;alto dai flussi della globalizzazione e dal basso dai particolarismi, dai localismi che si sono affermati» e dunque in seria difficoltà nell&#8217;intercettare momenti rituali, ricchi di significati simbolici che consentano di definire il senso di appartenza allo Stato non solo come apparato burocratico ma come fruitore di valori condivisi.</p>
<p>Emozioni e riflessione storiografica, memoria e documento. È questo forse il percorso da seguire affinché le occasioni rituali si trasformino in opportunità per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio documentale che diventa tanto più indispensabile in quelle situazioni in cui l&#8217;emotività si fa più pervasiva e nelle quali la richiesta di giustizia si fa più pressante rispetto alla domanda di ricostruzione della verità storica. Un nodo che ci siamo più volte trovati ad affrontare e rispetto al quale ci auguriamo di aver fornito qualche ulteriore spunto di riflessione.</p>
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		<title>Un santissimo Primo Maggio. La beatificazione di Giovanni Paolo II</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 08:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Feste civili]]></category>
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		<description><![CDATA[Speciale Rassegna Stampa del Primo Maggio 2011: una panoramica sullo sfaccetato quadro di rappresentazioni di Papa Wojtyla nel giorno della sua Beatificazione cui si aggiunge il ricordo di Alceo Riosa, importante studioso della Festa (laica) dei Lavoratori. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4205" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Quarto-Stato.jpg"><img class="size-medium wp-image-4205 " title="Pellizza da Volpedo - Quarto Stato" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Quarto-Stato-300x174.jpg" alt="Pellizza da Volpedo - Quarto Stato" width="300" height="174" /></a><p class="wp-caption-text">Pellizza da Volpedo - Quarto Stato</p></div>
<p>Il post di oggi propone ai lettori di BlogStoria una rassegna stampa dedicata alla beatificazione di Papa Wojtyla avvenuta la scorsa domenica primo maggio. Era in programma per la giornata di lunedì, ma è slittata a causa dell&#8217;eccezionale notizia riguardo alla morte di Osama Bin Laden. L&#8217;occasione imprevista ha fatto sì però che questo articolo che voleva occuparsi dell&#8217;eccezionale sovrapposizione tra la celebrazione del Primo Maggio e la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, sia venuto a sovrapporsi con un evento che ha riguardato da vicino la Redazione di BlogStoria: l&#8217;improvvisa scomparsa di Alceo Riosa. Il professore, ordinario in Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell&#8217;Università degli Studi di Milano è stato per molti dei nostri collaboratori quel riferimento scientifico e culturale, affettivo e professionale, che nel mondo accademico è riassunto con l&#8217;espressione di &#8220;maestro&#8221; e che, solo in parte, descrive quel complesso di relazioni, condiviso ma individuale allo stesso tempo, che lega gli allevi a questa figura. Non è questa la sede e il momento per offrire ai nostri lettori un ritratto a tutto tondo della sua biografia di studioso, ma le contingenze dell&#8217;attualità e gli studi da lui portati avanti in oltre trent&#8217;anni di ricerca, ci consentono di porgergli attraverso questa rassegna il nostro ultimo e affettuoso saluto.</p>
<p>Domenica primo maggio, la tradizionale Festa dei Lavoratori che ha vissuto vicende alterne all&#8217;interno della storia della Repubblica Italiana &#8211; ufficializzata nel 1891 a seguito della Seconda Internazionale, venne soppressa dal Fascismo che la sostituì con il 21 aprile, per essere poi ripristinata nel 1945 &#8211; ha dovuto condividere lo spazio pubblico con un altro evento, distante sotto il profilo dei personaggi e delle culture politiche in gioco: la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II che ha portato in Piazza San Pietro a Roma oltre un milione di pellegrini. Uno dei pontefici più &#8220;mediatici&#8221; della storia della Chiesa Cattolica &#8211; ma Pio XII fu un importantissimo anticipatore &#8211; ha, è inevitabile constatarlo, &#8220;rubato&#8221; la piazza (e l&#8217;attenzione) alla tradizionale manifestazione del Primo Maggio. Una ricorrenza &#8211; come molte altre celebrazioni care alla cultura politica della sinistra &#8211; già provata da un numero sempre maggiore di pressioni interne ed esterne che si sono andate sedimentando negli ultimi anni.</p>
<p>Le occasioni celebrative servono a raccontare una storia e soprattutto a trasmettere una memoria che racchiuda tutte le potenzialità di essere il più possibile condivisa. Non stupisce dunque che si siano alternati sui quotidiani gli interventi degli storici, in occasione di questo ricchissimo Primo Maggio, consacrato proprio alla beatificazione di Papa Wojtyla.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/05/06/un-santissimo-primo-maggio-la-beatificazione-di-giovanni-paolo-ii/">» Continua la lettura...  Un santissimo Primo Maggio. La beatificazione di Giovanni Paolo II</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Nel 67° anniversario delle Fosse Ardeatine: una memoria in trasformazione?</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/03/31/nel-67%c2%b0-anniversario-delle-fosse-ardeatine-una-memoria-in-trasformazione/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 14:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Shoah]]></category>
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		<category><![CDATA[Fosse Ardeatine]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Ratzinger]]></category>
		<category><![CDATA[Via Rasella]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=3986</guid>
		<description><![CDATA[È ricorso il 67° anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine e noi abbiamo avuto l'impressione che una parte del mondo politico se ne sia dimenticato assorbita (forse) dalla retorica del centocinquantenario. Chi certo non ha scordato la ricorrenza è stato Papa Ratzinger, che è andato in visita al sacrario...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3988" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/ARDEATINE-7.jpg"><img class="size-medium wp-image-3988 " title="Il sacrario delle vittime delle Fosse Ardeatine a Roma" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/ARDEATINE-7-300x192.jpg" alt="Il sacrario delle vittime delle Fosse Ardeatine a Roma" width="300" height="192" /></a><p class="wp-caption-text">Il sacrario delle vittime delle Fosse Ardeatine a Roma</p></div>
<p>In questo 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia capitano cose strane, o forse sarebbe meglio dire, cose che dovrebbero apparire tali e invece, in fondo, sono scontate. Lo scorso 24 marzo è ricorso il 67° anniversario dell&#8217;eccidio delle Fosse Ardeatine e, salvo per l&#8217;intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la questione è rimasta arginata ai confini romani. Si è evidentemente già assopito l&#8217;entusiasmo unitario del 17 marzo &#8211; in nome del quale ciò che accade (o è accaduto) anche nella più sperduta parte d&#8217;Italia dovrebbe toccare le corde emotive di ogni italiano &#8211; anche in quella parte politica che, riscopertasi italiana e filorisorgimentale &#8220;senza se e senza ma&#8221; in questo centocinquantenario, dovrebbe facilmente individuare nell&#8217;eccidio romano del 24 marzo 1944 un momento importante della sua liturgia.</p>
<p>Il 67° anniversario dell&#8217;eccidio delle Fosse Ardeatine è stato pressocché ignorato da gran parte dei media nazionali, salvo due eccezioni degne di nota: &#8220;Il Messaggero&#8221; che, <em>ça va sans dire</em>, ha proposto una cronaca istituzionale della celebrazione (gli storici, in altre faccende affacendati non si sono fatti sentire neppure da un quotidiano sovente disposto ad accoglierli) e soprattutto &#8220;Avvenire&#8221; che, invece, non si è lasciato sfuggire l&#8217;occasione e ha di fatto &#8220;messo il cappello&#8221; sulla celebrazione potendo anche contare sull&#8217;intervento di Papa Ratzinger che domenica 27 marzo ha reso omaggio, in forma privata (ma con grande risonanza sui quotidiani) alle vittime delle Fosse Ardeatine recandosi al sacrario. E il titolo di Salvatore Mazza per &#8220;Avvenire&#8221; di domenica 27 marzo richiama con forza l&#8217;attenzione sul suggello papale e cattolico della memoria dell&#8217;eccidio: <strong><em>Oggi alle Fosse Ardeatine: la memoria e la preghiera</em></strong>:</p>
<blockquote><p>Benedetto XVI sarà oggi alle Fosse Ardeatine. Un omaggio ai trecentotrentacinque martiri nel 67° anniversario della strage perpetrata dai nazisti il 24 marzo 1944, come rappresaglia per l&#8217;attentato che il giorno prima, in via Rasella a Roma aveva causato la morte di trentatré SS del <em>Polizeiregiment «Bozen»</em>. Ma, insieme, anche uno dei modi con cui Papa Ratzinger ha voluto unirsi alle celebrazioni del 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, alle quali qualche giorno fa, recandosi in visita al Sacrario, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha associato «a pieno titolo» la strage, «la più emblematica della ferocia che assunse la presenza nazista in Italia».</p></blockquote>
<div id="attachment_3989" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/20110324_napolitano_fosse.jpg"><img class="size-medium wp-image-3989" title="Fosse Ardeatine: Giorgio Napolitano pone la Corona in memoria delle 335 vittime" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/20110324_napolitano_fosse-300x201.jpg" alt="Fosse Ardeatine: Giorgio Napolitano pone la Corona in memoria delle 335 vittime" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Fosse Ardeatine: Giorgio Napolitano pone la Corona in memoria delle 335 vittime</p></div>
<p>Ritorniamo, dunque, al nodo tematico già evidenziato, da prospettive assolutamente distanti tra loro, da Ernesto Galli della Loggia e Sergio Luzzatto a proposito del particolare attaccamento dimostrato dalla Chiesa cattolica nei confronti di questo centocinquantenario. Da &#8220;nemica&#8221; tradizionale dell&#8217;unificazione nazionale, la Chiesa di Roma sta diventando uno dei suoi più ferventi sostenitori, non tralasciando di rendere omaggio e, allo stesso tempo, di introdurre in ogni episodio simbolico della storia nazionale una lettura cattolica, quasi a rendere evidente la corrispondenza del percorso storico italiano con quello del Vaticano. Una cattolicizzazione della storia italiana o un&#8217;italianizzazione della Chiesa cattolica? È un tema interessante da trattare in epoca di globalizzazione e in un momento storico in cui sono comunità nazionali lontane a sostenere a livello numerico (e non solo) l&#8217;istituzione ecclesiastica. Eppure appare ormai evidente che sul suolo nazionale la Chiesa romana abbia scelto di giocare una carta tutta politica decidendo di aderire con forza alle occasioni celebrative e sancendo, in questo modo, il ruolo da protagonista del mondo cattolico e, soprattutto dell&#8217;istituzione ecclesiastica, nella storia nazionale.</p>

<p>Ancora più esplicito sull&#8217;importanza del ruolo di Papa Ratzinger al sacrario delle Fosse Ardeatine è l&#8217;articolo di Franca Giansoldati, uscito sul &#8220;Messaggero&#8221;, il 28 marzo, <strong><em>Fosse Ardeatine, qui è stato ucciso Dio:</em></strong></p>
<blockquote><p>﻿Papa Ratzinger, volto afflitto e sguardo assorto, fa subito sua la frase di un graffito ritrovato in via Tasso, il famigerato palazzo delle torture delle SS. «Credo in Dio e nell&#8217;Italia, credo nella resurrezione, dei martiri e degli eroi, credo nella rinascita della patria, e nella libertà del popolo [...]».</p></blockquote><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/03/31/nel-67%c2%b0-anniversario-delle-fosse-ardeatine-una-memoria-in-trasformazione/">» Continua la lettura...  Nel 67° anniversario delle Fosse Ardeatine: una memoria in trasformazione?</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Le rivolte siriane viste da Israele</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 14:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Scigliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Amir Oren]]></category>
		<category><![CDATA[Bashar al Assad]]></category>
		<category><![CDATA[Haaretz]]></category>
		<category><![CDATA[Stato d'Israele]]></category>
		<category><![CDATA[tumulti in Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il Maghreb l'ondata di tumulti che sta attraversando i maggiori stati arabi sta coinvolgendo anche Siria e Giordania. Ne ha parlato anche Amir Oren, analista militare e giornalista del quotidiano Haaretz, spiegando i motivi di preoccupazione del vicino Stato d'Israele...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3965" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Tumulti-in-Siria.jpg"><img class="size-medium wp-image-3965 " src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Tumulti-in-Siria-300x206.jpg" alt="Tumulti in Siria - marzo 2011" width="300" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">Tumulti in Siria - marzo 2011</p></div>
<p>Amir Oren, analista militare e giornalista del quotidiano israeliano Haaretz, è più volte tornato in questi giorni a discutere sulle ripercussioni in Israele dei vari movimenti di protesta che stanno facendo tremare le basi su cui si reggevano i maggiori stati arabi del Medio Oriente e del Maghreb.</p>
<p>In particolare è la Siria che attualmente desta le maggiori preoccupazioni. Secondo Oren, in un articolo apparso proprio su Haaretz lunedì 28 marzo, <a href="http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/syria-turmoil-won-t-spare-need-for-land-for-peace-deal-1.352251" target="_blank"><em><strong>Syria turmoil won&#8217;t spare need for land-for-peace deal</strong></em></a>, chi (anche in Israele) ha esultato per i montanti cambiamenti nei regimi arabi nella speranza di un concreto dibattito verso un Medio Oriente pacificato, ha festeggiato prematuramente.</p>
<p>Facciamo un passo indietro. Formalmente Siria ed Israele sono tuttora due stati in guerra fra loro; quello arabo non riconosce Israele e la sua “arroganza sionista”, quello ebraico considera il regime, oramai vacillante, di Damasco come il principale nemico alla sua sicurezza dopo Hamas.</p>
<p>La Siria, infatti, rappresenta il nemico più subdolo per Israele; è la Siria ad appoggiare economicamente e militarmente il “Partito di Dio”, quegli Hezbollah libanesi che hanno scatenato la terza guerra israelo-libanese nell&#8217;estate del 2006; sempre il regime siriano è il principale partner economico-politico di Hamas, il movimento terrorista che da ormai quattro anni detiene, di fatto, il controllo sulla Striscia di Gaza e sulla Cisgiordania.</p>

<p>All&#8217;indomani della guerra dello Yom Kippur del 1973, che ricordiamo fu scatenata a sorpresa da Egitto a sud e dalla Siria a nord-est, Israele guarda con estrema attenzione verso Damasco, soprattutto dopo aver stipulato gli accordi di pace con l&#8217;Egitto di Sadat nel 1978, disimpegnandolo dal cosiddetto fronte meridionale. E proprio in questo scenario appaiono giustificate le esercitazioni che già da alcuni giorni, come riporta Oren, stanno avvenendo per tener pronto l&#8217;esercito israeliano in caso di un conflitto più o meno aperto con la Siria. Non solo, in Israele una discreta fetta dell&#8217;opinione pubblica crede che i mutamenti nelle dirigenze nazionali in Siria, Giordania e finanche in Egitto possano risolversi con una nuova ondata di ostilità nei confronti dello stato ebraico, aumentando il già onnipresente senso di insicurezza insito negli israeliani.</p>
<p>Oren ci informa infatti come i servizi di sicurezza di Israele temano che questa instabilità politica e sociale possa essere terreno fertile per infiltrazioni pericolose di Hezbollah e dell&#8217;Iran, entrambi accomunati dall&#8217;orientamento sciita, in un&#8217;ottica di finanziamento e indottrinamento verso il Jihad contro il comune “nemico sionista”. Come già accennato Hezbollah è il braccio armato siriano in Libano fin dal 1983, all&#8217;indomani della operazione “Pace in Galilea” durante la guerra del Libano del 1982. La Siria, infatti, essendo lo stato sconfitto tout-court nella guerra dello Yom Kippur e quello più debole dell&#8217;intero scacchiere diplomatico mediorientale, ha cercato vie alternative per continuare la sua lotta contro Israele non potendo ulteriormente sopportare conflitti aperti con il vicino ebraico.</p>
<p>L&#8217;alleanza sciita che dal sud del Libano, passando per Damasco, arriva a Teheran in fin dei conti non è mai andata oltre semplici proclami e summit antisionisti, tanto più se si considera il totale ritiro delle truppe siriane dal Libano meridionale nel 2005 come la più importante sconfitta diplomatica della Siria di Assad figlio.</p>
<p>Nei fatti concreti il pericolo siriano, seppur da non sottovalutare, ci appare (almeno in questo primo momento) eccessivo, soprattutto se teniamo in considerazione, come fa lo stesso Oren a mo&#8217; di confronto, che Hamas, la minaccia più concreta per Israele, almeno per i prossimi tempi sarà più impegnata a riprendersi dopo le pesanti perdite in seguito all&#8217;operazione “Piombo Fuso” del 2008. Coloro i quali all&#8217;interno dell&#8217;opinione pubblica israeliana speravano nel do ut des con la Siria (territori del Golan sotto controllo israeliano in cambio della pace) devono ancora aspettare gli sviluppi, tutt&#8217;altro che  scontati, della vicenda. Chiosa infatti Oren che</p>
<blockquote><p>il rovesciamento di Assad da parte di un movimento popolare, piuttosto che un colpo di stato di palazzo, può, infatti,  accelerare il raggiungimento di un accordo su uno scambio terra-pace.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Italia dei &#8220;muri bianchi&#8221;. Il rapporto tra Stato e Chiesa in Italia150</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 16:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienza Italia 150]]></category>
		<category><![CDATA[Feste civili]]></category>
		<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Laici]]></category>
		<category><![CDATA[Leggiamo]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
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		<category><![CDATA[crocifisso]]></category>
		<category><![CDATA[Laicismo]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Stato Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Luzzatto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo volume di Sergio Luzzatto "Il crocifisso di Stato" ha accesso nuovamente la polemica attorno alla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici. Ma qual è il ruolo ricoperto dalla Chiesa in questo 150° anniversario dell'Unità d'Italia?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/muro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3804" title="muro" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/muro-300x225.jpg" alt="muro" width="306" height="230" /></a>Lunedì 7 marzo è andata in onda su La7 una puntata de &#8220;L&#8217;Infedele&#8221; condotta da Gad Lerner e dedicata all&#8217;utilizzo dei simboli &#8211; una vera e propria &#8220;guerra&#8221; dei simboli sarà poi definita nel corso del programma &#8211; nel 150° anniversario dell&#8217;Unità. E la trasmissione è partita da un tema tanto spinoso quanto inevitabile, quello del crocifisso che troneggia dai muri di ogni ufficio pubblico. Occasione l&#8217;uscita del volume <em>Il crocifisso di Stato</em> di Sergio Luzzatto (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/880620727X/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=880620727X" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 7,50 euro</a>), presente come ospite in sala.</p>
<p>E, come già accaduto in precedenza per il volume di Luzzatto dedicato a Padre Pio (<em>Padre Pio. Miracoli e politica nell&#8217;Italia del Novecento</em>, Einuadi, 2007 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806185713/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8806185713" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 19,66 euro</a>), le polemiche hanno anticipato di qualche giorno l&#8217;uscita del libro. Luzzatto parte da una considerazione chiara: il crocifisso sui muri degli edifici pubblici non ci dovrebbe stare per motivi politici, culturali, ma, soprattutto, per ragioni storiche. Simbolo religioso e non politico, espressione di un credo confessionale e non strumento di riconoscimento identitario di tutti gli italiani, il crocifisso non è un simbolo nazionale, ma piuttosto il segno dell&#8217;interferenza della Chiesa cattolica nella vita pubblica italiana.</p>
<p>Un simbolo che pare destinato ad essere recuperato con forza in questo 150° anniversario come antidoto contro le forze centripete che minano il senso dell&#8217;anniversario, anche da forze politiche non dichiaratamente cattoliche come la Lega Nord che ha riscoperto il valore del simbolo cristiano per eccellenza &#8211; mentre si apprestano a demolire i tradizionali simboli della nazione, quali la bandiera e l&#8217;inno di Mameli &#8211; in chiave politica quale sintesi di una &#8220;tradizione&#8221; &#8211; queste sono le parole utilizzate in trasmissione  dal presidente del Consiglio Regionale Davide Boni &#8211; (non è chiaro se autoctona, nazionale, europea, universale o cosa) da contrapporre all&#8217;ondata di immigrati (ma l&#8217;immagine è quella tradizionale dell&#8217;orda barbara) naturalmente proveniente dal Nord-Africa e ovviamente di religione musulmana che si appresterebbe a colonizzare l&#8217;Italia sradicando la nostra (presunta?) identità cristiano-cattolica.  Eppure proprio il recupero della simbologia cristiano-cattolica rappresenterebbe, secondo Luzzatto, il primo segno del tradimento dello spirito risorgimentale che animò il processo unitario il quale, anche quando non dichiaratemente anticlericale &#8211; e a prescindere dalle scelte confessionali di molti dei suoi protagonisti &#8211; fu certamente laico. Infatti, e Luzzatto insiste su questo tema opponendosi ad esempio all&#8217;articolo pubblicato da Natalia Ginzburg sull&#8217;Unità nel 1988<em> Non togliete quel crocifisso: è segno del dolore umano,</em> il crocifisso non è sempre stato sui muri degli uffici pubblici italiani.</p>
<p>Certo non ce lo misero i Crispi e nemmeno i Depretis, sicuramente non ci dovrebbe più stare dopo che nel 1984 l&#8217;allora capo di governo Bettino Craxi firmò il Concordato, con il quale la religione cattolica smetteva di essere la &#8220;religione di Stato&#8221; sancita dai Patti Lateranensi del &#8217;29. In mezzo, ossia dal &#8217;29 all&#8217;84 ci sta l&#8217;Italia fascista prima, le cui necessità di trovare un punto di equilibrio con la Chiesa Cattolica sono cosa nota, e gran parte della storia della Prima Repubblica, scandita dal ruolo centrale della Democrazia Cristiana e da quella scelta operata dal Partito Comunista, già dal Togliatti del &#8217;46, di non fornire ulteriori elementi di contrapposizione agli italiani provati dalla guerra civile. Da quel momento i simboli e i rituali cattolici si sono fatti carico di un&#8217;istanza di &#8220;condivisione&#8221; tradita da altri simboli e rituali nazionali dimostratisi inefficaci. Insomma un&#8217;Italia divisa, politicamente, geograficamente, culturalmente, ma unita davanti al crocifisso, che trascende quindi il suo valore di simbolo religioso di credo cristiano, e diventa (o dovrebbe diventare) simbolo identitario trasversale a tutta la nazione. In fondo è proprio questa una delle interpretazioni che ne offre la Lega Nord oggi. Proviamo, quindi a dare un&#8217;occhiata ai calendari, ai rituali, ai simboli liturgici di quella che efficacemente Emilio Gentile ha definito &#8220;religione civile&#8221; della nazione (vedi Emilio Gentile, <em>Le religioni della politica</em>, Laterza, 2007 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842074551/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8842074551&quot;&gt;Le religioni della politica. Fra democrazie e totalitarismi (Economica Laterza)&lt;/a&gt;&lt;img src=" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 7,37 euro)</a>:</p>
<ul>
<li>il 25 aprile e l&#8217;annessa Festa di Liberazione, non costituisce certo, e via via svolge questa funzione sempre meno, una festività condivisa da tutta la nazione, ma si muove lungo il binario della contrapposizione politica tra memoria resistenziale di sinistra e memoria saloina rivendicata da gran parte della destra</li>
<li>il 1 maggio &#8211; Festa del Lavoro: è una festa proiettata ben oltre i confini nazionali ed è una festa attribuita al bagaglio culturale della sinistra italiana</li>
<li>il 4 novembre &#8211; Fine della Prima Guerra Mondiale e festa delle Forze Armate: non è una festa celebrata con giorno festivo, è portatrice di una memoria sempre più distante cronologicamente e che ricorda una pagina dolorosissima della storia nazionale, che poco si concilia con le istanze pacifiste contemporanee e che si affida alla celebrazione delle Forze Armate, una lettura inevitabilmente &#8220;poco sentita&#8221; da un&#8217;ampia parte della popolazione.</li>
</ul>
<p>Ci sarebbe poi quel 2 giugno, istituito da Ciampi nel 2000, che dovrebbe festeggiare la Repubblica, ma è una festa giovane, reintrodotta come giorno festivo (era festa mobile) solo di recente e forse tardivamente &#8211; dopo la fine della Prima Repubblica &#8211; investita di una funzione troppo ampia e importante &#8211; quello del recupero della &#8220;coscienza&#8221; repubblicana e democratica dell&#8217;Italia &#8211; in un momento di sfiducia generale nei confronti della classe e della vita politica nazionale (su questi temi vedi Maurizio Ridolfi, <em>L&#8217;almanacco della Repubblica</em>, Mondadori, 2003 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842494992/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8842494992" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 13 euro</a>).</p>
<div id="attachment_3805" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/tribunale_crocifisso-400x300.jpg"><img class="size-medium wp-image-3805" title="Esempio di crocifisso in un tribunale italiano" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/tribunale_crocifisso-400x300-300x225.jpg" alt="Esempio di crocifisso in un tribunale italiano" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Esempio di crocifisso in un tribunale italiano</p></div>
<p>In questo contesto ecco il pullulare di feste, liturgie e memorie locali, tema sul quale la Lega Nord, unico partito ad avere ereditato fedelmente la struttura del partito radicato sul territorio propria delle forze politiche della Prima Repubblica, ha insistito e continua ad insistere nella ricerca di date, luoghi, personaggi e festività proprie. E sempre in questo contesto si inserisce il tema delle celebrazioni del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Come abbiamo avuto modo di illustrare in questi mesi il nodo da sciogliere è enorme e basta seguire il dibattito sui giornali per rendersene conto: come può un Paese che di fatto fatica ad avere un calendario liturgico laico che segni le tappe di una storia, di una memoria e di un&#8217;identità condivise, avviarsi a celebrare un anniversario tanto importante che ne celebri l&#8217;unificazione nazionale?</p>
<p>Ecco che il libro di Luzzatto, che sotto molti punti di vista avrebbe potuto essere pubblicato uno o dieci anni fa, supera le contingenze legate agli interessi di studio del suo autore, che di recente ha avviato un importante percorso di ricerca nell&#8217;ambito di rituali religiosi nazionali, e diventa essenziale per comprendere un aspetto importante di questo 150° anniversario dell&#8217;Unità nazionale, quello del ruolo della Chiesa nelle celebrazioni. Il rischio, e Luzzatto lo dice &#8220;fuori dai denti&#8221;, è che il Vaticano &#8220;metta il cappello&#8221; sul 150° anniversario dell&#8217;Unità italiana avanzando il suo ruolo di unico elemento condiviso della nazione, di esclusivo portatore di simboli davvero unificanti, di portavoce della memoria e della storia nazionale. Anche se questo potrebbe voler dire rinunciare al valore di simbolo religioso del crocifisso che tirato di qua e di là, da destra e da sinistra, dal centro e dalla periferia travalica di gran lunga il compito di ricordare il dogma cristiano della Resurrezione, per diventare simbolo di un generico &#8220;patrimonio culturale&#8221; locale (Lega Nord), europeo (si veda dibattito sulle origini &#8220;cristiane&#8221; dell&#8217;Europa), universale (si veda Natalia Ginzburg e la sinistra pacifista), della &#8220;tradizione&#8221; e dell&#8217;identità italiane. Chi ne paga/pagherebbe lo scotto? Tutti coloro che proprio nel crocifisso non riescono a riconoscersi: i laici, i credenti di altre confessioni religiose. Porzioni di popolazione che ci si ostina a ritenere non rilevanti.</p>

<p>Se riprendiamo alcuni passaggi degli interventi pubblicati sui quotidiani ritroviamo traccia di questo ruolo del crocifisso quale elemento unificante della nazione che non solo la Chiesa cattolica rivendica per sé, ma che le viene affidato da gran parte del mondo politico e della società civile italiana. Ha scritto Michele Ainis su &#8220;Il Sole 24 ore&#8221;, il 27 febbraio nell&#8217;articolo <em><strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-27/crocifisso-muro-divide-aule-150635.shtml?uuid=AaELR5BD">Sul crocifisso di Stato un muro divide le aule d&#8217;Italia</a> </strong></em>riportando le ragioni dei sostenitori del crocifisso:<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-27/crocifisso-muro-divide-aule-150635.shtml?uuid=AaELR5BD" target="_blank"><em><strong><br />
</strong></em></a></p>
<blockquote><p>s&#8217;affaccia l&#8217;altro argomento inalberato dai crociati: non è per le nostre idee particolari che sosteniamo il crocifisso obbligatorio, lo facciamo per il vostro bene, per difendere la storia della quale anche voi atei o miscredenti siete figli, e dunque per difendere l&#8217;identità che vi appartiene. Non è forse vero che riposate di domenica (&#8220;il giorno del Signore&#8221;), che contate gli anni a partire dalla nascita di Cristo? E allora il crocifisso è un simbolo civile, allora la laicità si nutre di valori religiosi: nel 2006 lo ha scritto anche il Consiglio di stato.</p></blockquote>
<p>E conclude Ainis:</p>
<blockquote><p>[...] non è detto che la laicità reclami un muro nudo. Non è detto che la difenderà un divieto, come nella Francia che nel 2004 ha proibito il velo in classe, nel 2010 il burqa. Possiamo aggiungere, anziché togliere. Possiamo allestire un muro colorato, dove campeggiano i simboli d&#8217;ogni religione, e anche lo stemma di chi non ha religione. Quanto a noi laici, ci basterebbe il faccione corrugato di Voltaire.</p></blockquote>
<p>Al posto di un muro bianco, dunque, una tappezzeria effetto patchwork in grado di cucire insieme tutte le diverse posizioni? Ma non è possibile: il «faccione corrugato di Voltaire» non è per un laico, quello che il crocifisso è per un cattolico! Perchè si teme di lasciare quel muro bianco o di &#8220;riempirlo&#8221; semplicemente con i simboli nazionali? Negli Stati Uniti, ma non solo, anche nella cattolica Francia, la bandiera svolge il compito di riassumere l&#8217;identità nazionale, non il crocifisso.</p>
<p>Sempre il 27 febbraio su &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221; Davide Ronconi scrive nell&#8217;articolo <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-27/civilta-senza-segni-priva-150706.shtml" target="_blank"><strong><em>Ma una civiltà senza segni è priva di vita </em></strong></a> a sostegno del crocifisso nelle aule e nei luoghi pubblici dello Stato:</p>
<blockquote><p>Per la mia fede, stracciata e semplice che ci sia o no, Gesù esposto nelle aule di scuola non cambia niente. So dove inginocchiarmi di fronte a Lui. Ma a me, come italiano, fa piacere: significa che questo paese, dove da tutto il mondo vengono a vedere luoghi in buona parte legati alla storia e all&#8217;arte nate e sviluppate con il cristianesimo, è fatto non solo di istituzioni ma anche di anima e storia, di vita.</p></blockquote>
<p>Anche un cristiano, come lui stesso si definisce in apertura del pezzo, non avverte alcun imbarazzo riguardo al fatto che il crocifisso venga utilizzato ben al di fuori del suo valore religioso di simbolo della Resurrezione, ma come un generico richiamo a una matrice culturale comune.</p>
<div id="attachment_3806" class="wp-caption alignleft" style="width: 344px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Chiesa.jpg"><img class="size-medium wp-image-3806" title="L'allestimento dedicato alla Chiesa Cattolica della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; Torino, 17 marzo-20 novembre 2011" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Chiesa-300x217.jpg" alt="L'allestimento dedicato alla Chiesa Cattolica della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; Torino, 17 marzo-20 novembre 2011" width="334" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;allestimento dedicato alla Chiesa Cattolica della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; Torino, 17 marzo-20 novembre 2011</p></div>
<p>Ma che compito ha dunque svolto la Chiesa nella storia d&#8217;Italia? Giovanni De Luna e Walter Barberis, curatori della mostra &#8220;<strong><a href="http://www.facebook.com/FareGliItaliani" target="_blank">Fare gli italiani</a>&#8220;</strong> in corso a Torino dal prossimo 17 marzo e che costituisce uno degli appuntamenti più importanti di questo centocinquantenario hanno scritto in proposito:</p>
<blockquote><p>Con i suoi riti e le sue liturgie pubbliche, le forme della devozione intima e domestica, attraverso i suoi esponenti più amati, riconosciuti e carismatici, la Chiesa è stata &#8211; non senza contraddizioni &#8211; un elemento fondamentale di unità e coesione.</p></blockquote>
<p>E infatti la mostra dedica uno dei suoi tredici allestimenti alla ricostruzione di una processione virtuale a cui il visitatore è invitato a partecipare, una processione che attraversa una pagina importante della storia e della cultura italiana, del patrimonio artistico nazionale e regionale, che il volume di Sergio Luzzatto non nega in alcun modo.</p>
<p>Per il momento ci fermiamo qui, ma troviamo il percorso di riflessione suggerito da Luzzatto molto interessante da seguire e alla luce anche di questo pamphlet, che consigliamo di leggere, continueremo a monitorare il dibattito attorno a Italia150,  condividendo con voi le nostre impressioni.</p>
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		<title>Cronache di ragazze (tutt&#8217;altro che) perbene. Riflessione storiografica sul dibattito riguardo a ruolo e immagine della donna in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 17:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mascolinità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[manifestazione 13 febbraio 2011]]></category>
		<category><![CDATA[prostituzione in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Bellassai]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo la manifestazione del 13 febbraio il primo di una serie di approfondimenti sul tema delle rappresentazioni di genere in Italia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3576" class="wp-caption alignleft" style="width: 245px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/13-febbraio.jpg"><img class="size-full wp-image-3576" title="Donne in manifestazione il 13 febbraio 2011" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/13-febbraio.jpg" alt="Donne in manifestazione il 13 febbraio 2011" width="235" height="176" /></a><p class="wp-caption-text">Donne in manifestazione il 13 febbraio 2011</p></div>
<p>La manifestazione del 13 febbraio scorso promossa dal comitato &#8220;<a href="http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/" target="_blank">Se non ora quando?</a>&#8220;, che ha registrato un&#8217;ampia partecipazione popolare, ha alimentato un dibattito che ha coinvolto anche alcuni studiosi di storia contemporanea e di genere. &#8220;Il Manifesto&#8221; è forse il quotidiano che ha raccolto il maggior numero di interventi sul tema (si veda la sezione &#8220;<a href="http://www.ilmanifesto.it/?id=347" target="_blank">13 febbraio. Prima e dopo</a>&#8220;), interventi tra i quali spiccano quelli di due storici: Anna Bravo e Sandro Bellassai. La prima ha alle spalle una consolidata bibliografia virata sulla &#8220;storia delle donne&#8221;, il secondo, ricercatore a Bologna, ha prodotto alcuni interessanti lavori sul tema della mascolinità e una ricerca sulla legge Merlin (Sandro Bellassai, La Legge del desiderio. Il progetto Merlin e l&#8217;Italia degli anni Cinquanta, Carocci, 2006 &#8211; <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8843038060?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8843038060" target="_blank">» compralo su Amazon.it a 15,93 euro</a>).</p>
<p>Nel delirio (l&#8217;utilizzo di questa espressione abusata è voluto) nazional-popolare che abita l&#8217;Italia da molte (probabilmente troppe) settimane riguardo al noto &#8220;sexgate&#8221; è emerso seppur in maniera quanto più approssimativa il nodo delle rappresentazioni di genere. Se il contesto e il modo in cui la problematica è emersa possono apparire alquanto discutibili (non da un punto di vista morale ma da un punto di vista scientifico) e hanno manifestato palesemente il peso ideologico che continua a gravare sulle rappresentazioni di genere in Italia, la redazione di BlogStoria ha deciso di non perdere l&#8217;occasione per &#8220;fare il punto&#8221; sulla storiografia che si occupa delle tematiche di genere. Lo fa a una settimana di distanza dalla manifestazione del 13, lo fa ritenendo necessario concentrare, nell&#8217;estrema confusione in cui è stato trattato il tema, l&#8217;attenzione su temi che provengono dalla storiografia italiana contemporanea che, pur essendosi avvicinata ai <em>gender studies </em>solo in epoca abbastanza recente e in modo piuttosto parziale, ha maturato una serie di riflessioni sull&#8217;argomento.</p>
<p>La riflessione sul nodo delle rappresentazioni di genere sarà articolata in tre post differenti: uno, quello di oggi, che intende affrontare il tema delle rappresentazioni femminili, un secondo che affronterà invece il tema della mascolinità, un terzo, successivo, che tenterà di delineare un profilo degli stereotipi di genere nazionali alle porte del 150° anniversario dell&#8217;Unità. Dato il variegato panorama di studi sull&#8217;argomento provenienti da più ambiti disciplinari (antropologia, sociologia, biologia, psicologia, etc.), questo approfondimento non intende essere esaustivo ma semplicemente orientare il dibattito in un ambito interpretativo e culturale più dettagliato rispetto a quello affrontato durante la campagna di mobilitazione (e di contromobilitazione) alimentata da quotidiani, forze politiche, gruppi di pressione e associazioni cittadine in occasione del 13 febbraio.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/02/21/cronache-di-ragazze-tuttaltro-che-perbene-una-riflessione-storiografica-sul-dibattito-riguardo-al-ruolo-e-allimmagine-della-donna-in-italia/">» Continua la lettura...  Cronache di ragazze (tutt&#8217;altro che) perbene. Riflessione storiografica sul dibattito riguardo a ruolo e immagine della donna in Italia</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Egitto verso la transizione democratica &#8211; Parte II: i Fratelli Musulmani</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 13:46:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia dell'Egitto]]></category>
		<category><![CDATA['68 in Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Santilli]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni in Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[fondamentalismo islamico]]></category>
		<category><![CDATA[fratelli musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[Hosni Mubarak]]></category>
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		<category><![CDATA[Massimo Campanini]]></category>

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		<description><![CDATA[Terza puntata dello speciale dedicato alla crisi egiziana. Storia e ruolo del partito islamico dei Fratelli Musulmani...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3448" class="wp-caption alignleft" style="width: 361px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/Dimissioni-Mubarak.jpg"><img class="size-full wp-image-3448" title="Manifestazioni in Piazza Tahrir alla notizia delle dimissioni Mubarak, 11/02/2011" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/Dimissioni-Mubarak.jpg" alt="Manifestazioni in Piazza Tahrir alla notizia delle dimissioni Mubarak, 11/02/2011" width="351" height="263" /></a><p class="wp-caption-text">Manifestazioni in Piazza Tahrir alla notizia delle dimissioni di Mubarak, 11/02/2011</p></div>
<p>Venerdì 11 febbraio il presidente Hosni Mubarak ha finalmente scelto di dimettersi e di affidare la gestione dei poteri in Egitto al governo alle forze militari. Inizia ora la fase di preparazione alle nuove elezioni e la transizione verso un nuovo sistema politico. Noi chiudiamo il nostro approfondimento sulle forze che animano il panorama dell&#8217;opposizione a Mubarak affrontando il tema della Fratellanza Musulmana [leggi le puntate precedenti: <a href="http://www.blogstoria.it/2011/02/04/cosa-sta-succedendo-in-egitto-una-rivolta-compressa-tra-i-miti-delliran-di-khomeini-e-quello-della-caduta-del-muro-di-berlino/" target="_self">Cosa sta succedendo in Egitto? Una rivolta compressa tra i miti dell’Iran di Khomeini e quello della caduta del muro di Berlino</a> e <a href="http://www.blogstoria.it/2011/02/08/cosa-sta-succedendo-in-egitto-prospettive-per-una-transizione-democratica-parte-i-il-fronte-laico/" target="_self">Prospettive per una transizione democratica in Egitto – Parte I: il fronte laico</a>]. Uno dei quesiti più importanti che saranno affrontati nei prossimi mesi è infatti se può esistere una via islamica al processo di democratizzazione avviato in Egitto e quale potrebbe essere il ruolo dei Fratelli Musulmani nel nuovo scenario politico.</p>
<p>Per riflettere ci siamo documentati e per prima cosa abbiamo rilevato che in Italia e in Europa, anche sotto la spinta dell&#8217;11 settembre 2001, il tema della Fratellanza Musulmana è stato maggiormente affrontato. Per averne un quadro il più esauriente e soprattutto il più attuale possibile tra le varie letture  abbiamo dedicato ampio spazio al volume curato da Massimo Campanini e Karim Mezran <strong><em>I fratelli musulmani nel mondo contemporaneo</em></strong> uscito per Utet nell&#8217;ottobre 2010 (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8802081921?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8802081921" target="_blank">» compralo su Amazon.it a 14,30 euro</a>), ossia proprio in concomitanza con l&#8217;apertura di quella che si sarebbe rivelata l&#8217;ultima campagna elettorale di Mubarak. E la contingenza con i fatti di queste ultime settimane si avverte nelle parole di Anthony Santilli, autore del capitolo <em>I Fratelli Musulmani d&#8217;Egitto: frammenti di un progetto egemonico</em> che parla di una &#8220;cultura della protesta&#8221; animata dal Movimento egiziano per il cambiamento, <em>Kifaya </em>(Basta!), che dal 2005  veicola una serie di manifestazioni contro l&#8217;autoritarismo del regime e a favore del riconoscimento dei diritti civili. Un Egitto che appare dunque meno stabile rispetto al quadro tratteggiato fino a poche settimane fa dall&#8217;<em>establishment</em> occidentale, che aveva evidentemente trascurato le pressioni trasversali che provenivano dalla società civile e che si erano già palesate nell&#8217;ondata di manifestazioni del 2005.</p>

<p>Il volume curato da Campanini e Mezran ricostruisce non solo la storia della nascita della Fratellanza Musulmana e del diverso ruolo giocato nelle tre presidenze che si sono succedute dopo la rivoluzione del &#8217;52 ma, nel mantenere fede al ruolo transnazionale svolto dall&#8217;organizzazione, ricostruisce le vicende delle cellule dei Fratelli Musulmani nei diversi paesi arabi (dal Sudan alla Giordania, dal Maghreb alla Palestina), negli Stati Uniti e in Europa. L&#8217;approccio è multidisciplinare &#8211; storico, politologico, sociologico &#8211; indispensabile per affrontare un argomento così complesso. Non è però un lavoro caotico e, cosa che accade raramente nelle curatele, si struttura metodologicamente sull&#8217;utilizzo di un concetto definito, quello di <em>egemonia</em> di origine gramsciana riscoperto come «categoria euristica» attraverso la quale valutare il potenziale politico della Fratellanza Musulmana nello scenario egiziano e non solo. Il nodo da sciogliere è infatti quello della politicizzazione delle masse nel mondo arabo e musulmano e il ruolo che la Fratellanza può svolgere sotto questo profilo. Il ritratto dei Fratelli Musulmani che emerge dal testo scardina molti luoghi comuni diffusi in Occidente e raggiunge l&#8217;obiettivo che i due curatori dichiarano nell&#8217;introduzione, quello di affrontare il tema al di fuori di qualsiasi «pregiudizio ideologico».</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/02/15/verso-la-transizione-democratica-parte-ii-i-fratelli-musulmani/">» Continua la lettura...  L&#8217;Egitto verso la transizione democratica &#8211; Parte II: i Fratelli Musulmani</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>La Giornata del Ricordo delle vittime delle Foibe: una biografia collettiva scavata nel territorio</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 15:34:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Esuli istriani]]></category>
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		<category><![CDATA[Giorno del Ricordo]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella Giornata del Ricordo delle vittime delle foibe alcune riflessioni sul rapporto tra memoria e territorio di una delle pagine più difficili della storia italiana...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3414" class="wp-caption alignleft" style="width: 254px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/foibe.jpg"><img class="size-full wp-image-3414" title="Un pompiere si cala in una Foiba alla ricerca di resti umani da portare alla luce, agosto 1945 (Fonte: Mostra fotografica dedicata alla tragedia delle Foibe presso il Vittoriano, Roma, febbraio 2009)" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/foibe.jpg" alt="Un pompiere si cala in una Foiba alla ricerca di resti umani da portare alla luce, agosto 1945 (Fonte: Mostra fotografica dedicata alla tragedia delle Foibe presso il Vittoriano, Roma, febbraio 2009)" width="244" height="179" /></a><p class="wp-caption-text">Un pompiere si cala in una Foiba alla ricerca di resti umani da portare alla luce, agosto 1945 (Fonte: Mostra fotografica dedicata alla tragedia delle Foibe presso il Vittoriano, Roma, febbraio 2009)</p></div>
<p>Il 10 febbraio ricorre la giornata del Ricordo delle vittime delle Foibe. Alle ore 11.00 il Presidente della Repubblica Napolitano e le più alte istituzioni dello Stato si sono raccolte al Quirinale per celebrare il ricordo delle migliaia di italiani uccisi dalle milizie partigiane titine tra il 1943 e il 1945 i cui corpi furono gettati in quei particolari inghiottitoi tipici del territorio carsico, noti con il nome di &#8220;foibe&#8221;. Il giorno del Ricordo istituito nel 2004 sotto la presidenza di Carlo Azeglio Ciampi, particolarmente sensibile al tema del calendario liturgico delle feste nazionali, stenta a trovare un proprio spazio simbolico all&#8217;interno del panorama italiano. Sono diverse le ragioni di quella che Napolitano oggi ha definito, riprendendo una sua espressione del 2007, la «congiura del silenzio» che avvolge il ricordo di quanto avvenuto nei territori dell&#8217;Istria e della Dalmazia tra il 1943 e il 1945:</p>
<ul>
<li>è una ricorrenza istituita solo sessant&#8217;anni dopo lo svolgersi dei fatti storici;</li>
<li>non è una &#8220;memoria condivisa&#8221; perché pone il problema della contrapposizione ideologica tra cultura comunista e passato fascista: ancora oggi Dino Messina in chiusura del post dedicato alla giornata del 10 febbraio <a href="http://lanostrastoria.corriere.it/2011/02/porzus-quel-patriottismo-che-a.html" target="_blank"><strong><em>Porzus, quel patriottismo che ancora divide</em></strong></a>, riporta la notizia che il circolo Arci di Camerata Cornello in Val Brembana ha deciso di celebrare il Giorno del Ricordo con una mostra sui crimini fascisti in Jugoslavia tra il &#8217;41 e il &#8217;45;</li>
<li>è una memoria fortemente connotata sotto il profilo regionale: racconta fatti accaduti in una regione, ora solo in parte italiana, che per anni è stata &#8220;dimenticata&#8221; come estremo confine orientale di un&#8217;Italia rivolta perennemente verso Occidente. Una memoria &#8220;regionale&#8221; recuperata in un contesto &#8211; e le cronache di questi giorni ne sono ancora una volta testimoni &#8211; nel quale è in corso un totale sfaldamento di idea di storia unitaria, non solo sotto il profilo politico, ma anche &#8211; e soprattutto &#8211; sotto quello di un&#8217;identità nazionale comune.</li>
</ul>

<p>Può essere interessante soffermarsi proprio sul simbolo &#8211; quelle stesse foibe &#8211; nel quale si identifica la memoria dei massacri della polazione italiana compiuti nella regione dell&#8217;Istria e della Dalmazia dalle truppe partigiane jugoslave. Il primo elemento che appare evidente è quello del ricorso a un luogo simbolico per trasmettere il ricordo di fatti storici. Questo aspetto accomuna il Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe alla Giornata della memoria delle vittime dell&#8217;Olocausto ma anche ai rituali in memoria delle vittime di Srebrenica, la cui data simbolica ricorre l&#8217;11 luglio. I rituali della memoria del nuovo millennio che commemorano i massacri novecenteschi caratterizzati dalla morte di massa di individui resi anonimi non solo dalle strategie dell&#8217;omicidio collettivo, ma anche e soprattutto dai tentativi di occultamento/eliminazione/dissoluzione dei corpi trasformano il luogo dell&#8217;omicidio, Auschwitz, il villaggio di Potocari, le stesse foibe in &#8220;monumento&#8221; atto alla conservazione della memoria dei fatti storici.<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/02/10/la-giornata-del-ricordo-delle-vittime-delle-foibe-una-biografia-collettiva-scavata-nel-territorio/">» Continua la lettura...  La Giornata del Ricordo delle vittime delle Foibe: una biografia collettiva scavata nel territorio</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Prospettive per una transizione democratica in Egitto &#8211; Parte I: il fronte laico</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 11:02:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunisti]]></category>
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		<category><![CDATA[Partito comunista egiziano]]></category>
		<category><![CDATA[rivolte in Egitto]]></category>
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		<category><![CDATA[Vittorio Emanuele Parsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Seconda parte dello speciale dedicato alla crisi egiziana. Storia delle forze politiche laiche in Egitto: ruolo e opportunita nella transizione democratica...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3373" title="Egitto-bandiera" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/Egitto1.png" alt="Egitto-bandiera" width="174" height="116" />Domenica 6 febbraio il vice-presidente Omar Suleiman ha incontrato i leader dei partiti dell&#8217;&#8221;opposizione&#8221; con i quali ha raggiunto l&#8217;accordo di costituire un comitato per le riforme costituzionali in Egitto (vedi &#8220;Il Corriere della sera&#8221;<strong><em> <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_06/egitto-negoziati-telefonata_34635a5e-31dd-11e0-a054-00144f486ba6.shtml?fr=correlati" target="_blank">Egitto: accordo governo-opposizione. Suleiman: non avrò il posto di Mubarak</a></em></strong>, 6 febbraio 2011). Vale la pena passare in rassegna i partiti che oggi costituiscono l&#8217;opposizione alla presidenza di Mubarak, per rendersi conto di quanto sia variegato il fronte di chi chiede una svolta radicale nella gestione del potere in Egitto:</p>
<ul>
<li>il partito liberale <em><strong>wafd</strong>. </em>Fondato nel 1919 da Saad Zaghlul è stato il primo partito nazionale egiziano. È stato il principale partito dell&#8217;Egitto dal 1922 fino alla rivoluzione nasseriana del 1952. Partito interconfessionale, laico (nelle sue file militeranno le prime femministe egiziane), esponente della borghesia colta, ha alternato nel corso della storia dell&#8217;Egitto contemporaneo posizioni anti-occidentali in chiave patriottica e momenti di apertura verso l&#8217;Occidente che rimane il riferimento culturale e politico in materia di modernità e sviluppo. Abolito da Nasser negli anni del processo di accentratamento autoritario, il <em>wafd</em> si è ricomposto nel 1978, durante la presidenza di Sadat.</li>
<li>I <strong>Fratelli Musulmani</strong>. Fondato nel 1928 da al-Ḥasan al-Bannā, è la più importante organizzazione islamica con approccio di tipo politico. Obiettivo del suo fondatore era infatti la fondazione di uno stato islamico, basato su una profonda riforma dei costumi in grado di riavvicinare i credenti all&#8217;autentico Islam. Prevede la rifondazione dello stato egiziano sul Corano e sull&#8217;esempio dei <em>salaf </em>(gli &#8220;antichi&#8221;). Dal punto di vista istituzionale predilige un ritorno al califfato. Il progetto dei Fratelli Musulmani radicato nella più antica tradizione islamica e richiamandosi direttamente alla <em>sunna</em> ha forte connotazione sovranazionale, l&#8217;organizzazione è infatti trasversale a tutto il mondo islamico e attiva anche con frange estremiste armate, ufficialmente ripudiate dall&#8217;organizzazione che esclude fin dalla sua fondazione la possibilità del ricorso alla lotta armata. Presenta fin dalle origini una forte connotazione sociale orientata al supporto delle fasce  più povere della popolazione. Benchè il primo presidente della futura Repubblica nasseriana Najib avesse stretti legami con i Fratelli Musulmani, Nasser perseguitò duramente l&#8217;organizzazione a causa della loro ostilità nei confronti del suo progetto di cambiamento politico e sociale. Sadat, nel 1970, inaugurerà una politica di apertura nei confronti dei Fratelli Musulmani essenzialmente allo scopo di contrastare i movimenti studenteschi di sinistra. Nonostante questo sarà proprio un esponente del gruppo <em>El-Jihad</em> collaterale all&#8217;organizzazione ad ucciderlo in un attentato il 6 ottobre 1981. Nel 1984, sotto la presidenza Mubarak, l&#8217;organizzazione torna alla vita politica potendo ufficialmente partecipare alle elezioni (ma solo in coalizione con altri partiti laici d&#8217;opposizione).</li>
<li><strong>Tagammu</strong>, è il Partito Unionista Progressista nazionale, nato durante la presidenza Sadat, partecipa per la prima volta alle elezioni nel 1979. Accreditato nell&#8217;ala della sinistra egiziana è un partito di ispirazione socialista, che raccoglie scarsi consensi nella popolazione a causa dell&#8217;eccessiva vicinanza alla politica del presidente Mubarak. Il Tagammu raccoglie infatti parte delle istanze e dell&#8217;ideologia del movimento degli Ufficiali liberi che diedero vita alla Rivoluzione nasseriana del 1952 a cui sovrappone elementi marxisti e strettamente nasseriani. È di fatto un partito estremamente eterogeneo che raccoglie esponenti dell&#8217;élite politica egiziana con orientamento laico.</li>
</ul>

<p>Chi non ha incontrato Omar Suleiman è invece Muhammad al-Baradei, direttore dell&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia Atomica, premio Nobel per la pace nel 2005, che nonostante le sue origini, il suo esordio di carriera come diplomatico durante la presidenta Sadat (1974) e il prestigio (e la fiducia) di cui gode presso il mondo occidentale, non vive in Egitto da più di venti anni, dove è tornato solo in occasione delle manifestazioni di queste settimane a sostegno dell&#8217;opposizione anti-Mubarak.</p>
<p>Dopo questo rapido excursus nelle forze politiche che costituiscono oggi il fronte dell&#8217;opposizione a Mubarak &#8211; cui si aggiungono movimenti giovanili pro-democrazia e esponenti del mondo della finanza e dell&#8217;economia &#8211; riproponiamo la domanda con la quale abbiamo concluso <a href="http://www.blogstoria.it/2011/02/04/cosa-sta-succedendo-in-egitto-una-rivolta-compressa-tra-i-miti-delliran-di-khomeini-e-quello-della-caduta-del-muro-di-berlino/" target="_self">il precedente articolo dedicato alla crisi egiziana</a>: quale connotazione assumerà il processo di transizione democratica in Egitto? Sarà una transizione che trasformerà l&#8217;Egitto in una repubblica democratica laica secondo il modello occidentale, oppure ne scaturirà un modello democratico ibrido segnato dall&#8217;egemonia politica dei Fratelli Musulmani, insomma una sorta di &#8220;democrazia islamica&#8221;?</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/02/08/cosa-sta-succedendo-in-egitto-prospettive-per-una-transizione-democratica-parte-i-il-fronte-laico/">» Continua la lettura...  Prospettive per una transizione democratica in Egitto &#8211; Parte I: il fronte laico</a></p></em>]]></content:encoded>
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