<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Blogstoria &#187; Storia culturale</title>
	<atom:link href="http://www.blogstoria.it/category/storia-culturale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.blogstoria.it</link>
	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 23 Dec 2011 15:08:02 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.4</generator>
		<item>
		<title>La belle époque attraverso i ritratti femminili di Giovanni Boldini</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/03/29/la-belle-epoque-attraverso-i-ritratti-femminili-di-giovanni-boldini/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2011/03/29/la-belle-epoque-attraverso-i-ritratti-femminili-di-giovanni-boldini/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 16:55:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Storia di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Visitiamo]]></category>
		<category><![CDATA[Belle Epoque]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Muti]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele D'Annunzio]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Boldini]]></category>
		<category><![CDATA[mostre Como]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=3933</guid>
		<description><![CDATA[La redazione di BlogStoria dall'anteprima della mostra "Boldini e la Belle Époque", per raccontarvi perché l'"Epoca Bella" fu anche il sensuale ritratto di una dama elegante...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3934" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Boldini1.jpg"><img class="size-medium wp-image-3934" title="Giovanni Boldini, Mademoiselle De Nemidoff, 1908, Olio su tela, cm 232x122, Collezione privata " src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Boldini1-153x300.jpg" alt="Giovanni Boldini, Mademoiselle De Nemidoff, 1908, Olio su tela, cm 232x122, Collezione privata " width="180" height="353" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Boldini, Mademoiselle De Nemidoff, 1908, Olio su tela, cm 232x122, Collezione privata </p></div>
<p>È stata inaugurata lo scorso 25 marzo a Como la mostra <a href="http://www.grandimostrecomo.it/boldini-e-la-belle-%C3%A9poque" target="_blank"><strong>Boldini e La Belle Époque</strong></a> in corso fino al 24 luglio 2011. La redazione di BlogStoria ha partecipato all&#8217;anteprima per la stampa attirata soprattutto dall&#8217;approfondita ricostruzione storica del periodo compreso tra il 1871 e il 1914 che dovrebbe costituire uno degli aspetti più interessanti dell&#8217;esposizione.</p>
<p>In questo 2011 schiacciato sotto l&#8217;egida delle celebrazioni del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia ci sembrava interessante dare spazio a un progetto che in maniera così disinvolta supera lo scoglio del centocinquantenario per occuparsi dell&#8217;età successiva, quella<em> belle époque</em> così fondamentale per la cultura, l&#8217;arte e la storia europea e nazionale e in fondo così in secondo piano in questi mesi di celebrazioni. Eppure una ricorrenza senz&#8217;altro minore &#8211; il <a href="http://www.blogstoria.it/2011/01/10/litalia-della-belle-epoque-attraverso-lo-sguardo-di-emilio-salgari-nel-centenario-della-sua-scomparsa/" target="_self">centenario della morte di Salgari avvenuta il 25 aprile del 1911</a> &#8211; ci aveva già riportato nel suo clima qualche mese fa. E anche il discusso romanzo di <a href="http://www.blogstoria.it/2011/01/04/nel-cimitero-di-praga-con-umberto-eco/" target="_self">Eco, <em>Il Cimitero di Praga</em></a>, del quale a lungo ci siamo occupati e che ha suscitato &#8211; e continua a farlo &#8211; tanto fervore polemico nei nostri lettori, aveva scelto come scenario di una parte importante dell&#8217;intreccio proprio quella Parigi di fine secolo nella quale Giovanni Boldini aveva aperto nel 1871 un suo studio prima in Avenue Frochol e poi in Place Pigalle.</p>
<p>La mostra comasca che trova sede nell&#8217;elegante cornice di Villa Olmo, rinata negli ultimi anni a nuovo polo espositivo della città, espone quasi 150 opere dei più importanti artisti di fine Ottocento, 60 delle quali sono capolavori, conosciuti e meno conosciuti, di Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 &#8211; Parigi, 1931) raccolti tra i musei e le collezioni private di Italia e d&#8217;Europa. Curatori dell&#8217;esposizione lo storico dell&#8217;arte <strong>Tiziano Panconi</strong>, autore della più importante bibliografia sulla vita e l&#8217;opera di Giovanni Boldini e l&#8217;Assessore alla Cultura del Comune di Como <strong>Sergio Gaddi</strong>. Il filo conduttore della mostra è proprio l&#8217;opera di Boldini che viene interpretato come il genio anticipatore, l&#8217;avanguardia della <em>belle époque</em>. È convenzione infatti datare l&#8217;inizio di quest&#8217;epoca di trasformazioni importanti nella vita e nella cultura di gran parte dell&#8217;Europa nel 1880, data che colloca l&#8217;opera di Boldini nell&#8217;orbita di un&#8217;avanguardia anticipatrice. Concordano Panconi e Gaddi nel definire il pittore, nato a Ferrara nel 1842, la sintesi artistica dello spirito della belle époque non soltanto in materia di gusto estetico, ma soprattutto nella visione del mondo che emerge dalla pittura di Giovanni Boldini, artista che rimane volutamente ai margini dell&#8217;impressionismo che domina la Parigi di quegli anni, privilegiando lo studio del movimento e del dinamismo che tanto diverranno centrali nell&#8217;arte futurista di qualche decennio più avanti.</p>

<div id="attachment_3935" class="wp-caption alignright" style="width: 226px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Boldini2.jpg"><img class="size-medium wp-image-3935" title="Giovanni Boldini, Berthe che legge la dedica su un ventaglio in piedi nel salotto, Olio su tela, cm 61,6x40,6, Collezione privata " src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Boldini2-189x300.jpg" alt="Giovanni Boldini, Berthe che legge la dedica su un ventaglio in piedi nel salotto, Olio su tela, cm 61,6x40,6, Collezione privata " width="216" height="342" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Boldini, Berthe che legge la dedica su un ventaglio in piedi nel salotto, Olio su tela, cm 61,6x40,6, Collezione privata </p></div>
<p>Sotto il profilo storiografico quello che maggiormente appare interessante è la perfetta rappresentazione che Boldini offre della borghesia parigina, protagonista delle trasformazioni sociali e culturali nei decenni della &#8220;Epoca Bella&#8221;. L&#8217;intera arte di Boldini si ritrova calata in questo contesto non solo per i soggetti che sceglie di dipingere, ma perché assimila e trasmette il gusto estetico, le scelte e le ambizioni di questa classe sociale, che non solo gli commissiona quadri e soprattutto ritratti, ma lo rende il portavoce ufficiale, il fotografo, il ritrattista da essa prescelto. In questa riproduzione artefatta delle immagini e dei ritratti che la borghesia attraverso l&#8217;opera di Boldini sceglie di trasmettere di se stessa si trova il valore di fonte documentale della pittura dell&#8217;artista ferrarese. Lo stesso prodotto artistico, questi ritratti a metà tra lo standardizzato e l&#8217;opera esclusiva, documenta già di per sé il gusto di una nuova classe borghese che assumendo il controllo del potere economico e politico nell&#8217;età liberale non solo introduce un proprio gusto estetico, ma ambisce a rivaleggiare con i magnificenti ritratti con i quali per secoli le dinastie nobiliari hanno ricoperto le pregiate mura di castelli e tenute. I ritratti che Boldini propone, quasi tutti femminili sono invece ritratti per i salotti eleganti (e un po&#8217; kitsch) delle nuove famiglie borghesi sui quali troneggia l&#8217;immagine seducente e moderna della padrona di casa. Una donna dinamica, elegantissima e sensuale, slanciata e filiforme, a metà tra la <em>coquette </em>e la matrona, la diva di spettacolo e la signora <em>à la mode</em>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2011/03/29/la-belle-epoque-attraverso-i-ritratti-femminili-di-giovanni-boldini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Italia 150 e il Salone del libro di Torino. Quando anche la letteratura invece di unire&#8230; divide!</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/03/04/italia-150-e-il-salone-del-libro-di-torino-quando-anche-la-letteratura-invece-di-unire-divide/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2011/03/04/italia-150-e-il-salone-del-libro-di-torino-quando-anche-la-letteratura-invece-di-unire-divide/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 14:56:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienza Italia 150]]></category>
		<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Fare gli Italiani]]></category>
		<category><![CDATA[salone del libro di Torino 2011]]></category>
		<category><![CDATA[storia della letteratura italiana]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=3748</guid>
		<description><![CDATA[È possibile fare un elenco delle opere letterarie che hanno fatto l'Italia? Il Salone del Libro di Torino ci ha provato e sono fioccate le polemiche. Ma è giusto (ed è utile) ricorrere ad elenchi per raccontare l'Italia agli italiani?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/libri-libro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3752" title="Libri sparsi" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/libri-libro-300x225.jpg" alt="Libri sparsi" width="273" height="205" /></a>Il primo marzo è stata presentata a Torino da Gian Arturo Ferrari la mostra da lui curata con cui il 24° Salone del libro di Torino celebrerà il 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Il progetto prevede la presentazione di 150 capolavori italiani, uno per anno, 15 &#8220;superlibri&#8221; &#8211; uno per decennio, da <em>Confessioni di un italiano </em>di Ippolito Nievo a <em>Gomorra</em> di Saviano -, 15 &#8220;grandi personaggi&#8221; da De Sanctis a Oriana Fallaci e 16 editori, &#8220;coperta&#8221; rivelatasi subito troppo corta per descrivere il panorama editoriale italiano nonostante il goffo tentativo di spezzare la geometria dantesca aggiungendo un &#8220;posto&#8221; agli editori. E infatti, attorno ai 16 editori si sono consumate le polemiche maggiori.</p>
<p>Il primo a parlarne è stato Dino Messina su &#8220;Il Corriere della Sera&#8221; il 2 marzo nell&#8217;articolo <strong><em>L&#8217;Italia dei libri (con amnesie)</em></strong>. Già, perchè negli elenchi mancano editori come Garzanti e Il Mulino, Longanesi e Salani, ma anche la stampa cattolica.</p>
<p>Questi i 15+1 editori presentati: Utet, Ricordi, Treves, Zanichelli, Hoepli, Sonzogno, Bemporad, Laterza, Mondadori, Vallecchi, Rizzoli, Bompiani, Einaudi, Feltrinelli, Adelphi, Sellerio. Dimenticanze non da poco se si considera, come ricorda Dino Messina, che sono stati lasciati &#8220;fuori&#8221;:</p>
<blockquote><p>[...] Salani, una casa editrice che ha fatto la cultura popolare: ha pubblicato Pinocchio, la Bibbia e oggi è protagonista con Harry Potter. Per non parlare della Garzanti: come mai tra gli autori ci sono Gadda e Pasolini ma non l&#8217;editore che li ha pubblicati?</p></blockquote>
<p>In questo centocinquantesimo anniversario che ha scelto per gran parte delle sue iniziative la stanca, semplificatoria (e inutile?) formula dell&#8217;<em>elenco</em> per rispondere ai rischi di un&#8217;identità percepita in profonda crisi, arrovellandosi su acrobazie numeriche per impossibili &#8220;chiusure del cerchio&#8221; che non possono portare altro che a legittime quanto sterili polemiche, la storia dell&#8217;Italia e della sua cultura, elevata ancora oggi a mito unificatore della nazione, passa attraverso la più semplice e immediata <em>descrizione</em> di un elenco e non attraverso la sua <em>interpretazione. </em>L&#8217;Italia come una equazione matematica di somme e sottrazioni, di + e di -, di &#8220;dentro&#8221; e di &#8220;fuori&#8221;. E lo spettatore? Cosa dovrebbe fare? Quale tipo di approccio deve presentare? Un approccio mnemonico che lo induca a ricordare a memoria nomi, fatti e persone come una filastrocca? No, pensiamo davvero che questa non sia la formula giusta per affrontare le celebrazioni. Gli elenchi chiudono il dibattito, inibiscono la riflessione, non pongono domande, forniscono solo risposte facili e immediate e aprono  lo spazio alla polemica, lo ribadiamo, tanto legittima quanto sterile.</p>
<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/fiera-salone-del-libro-torino.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3753" title="Il logo del Salone del Libro di Torino" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/fiera-salone-del-libro-torino.jpg" alt="Il logo del Salone del Libro di Torino" width="250" height="160" /></a>E infatti, dopo le polemiche sugli editori non sono mancate quelle sugli autori prescelti, tutte in nome delle &#8220;dimenticanze&#8221;. Ne ha parlato di nuovo sul &#8220;Corsera&#8221; Luigi Battisti il 3 marzo nell&#8217;articolo <strong><em>Il gioco ingiusto dei libri esclusi</em></strong>. Ne riportiamo uno stralcio:</p>
<blockquote><p>L&#8217;eccellenza di Pascoli e di Moravia, di Calvino e di Gadda, deve forse significare che Elsa Morante e Pasolini, Arbasino e Tommaso Landolfi siano candidati a una categoria italianamente inferiore? [...]</p>
<p>Mania elencatoria, appunto. Che è esercizio tonificante se resta come proiezione di predilezioni e di avversioni, di preferenze e di idiosincrasie [...]. Ma che, sottratta alla sua dimensione felicemente soggettiva e persino anarchicamente arbitraria, diventa penalizzante quando viene invocata come piattaforma di una celebrazione nazionale.</p></blockquote>
<p>Non ci addentriamo ulteriormente nel panorama dei commenti e delle polemiche mosse attorno alla mostra del Salone del Libro di Torino perché ci appare evidente che i punti salienti siano già stati evidenziati da Messina e Battisti.</p>

<p>Gli <em>elenchi</em> non funzionano, anzi sono il sintomo di una sfiducia nella possibilità della sopravvivenza di uno spazio per l&#8217;identità italiana e per la divulgazione della storia nazionale, sfiducia che a quanto pare non risparmia affatto, ma anzi è ben radicata, proprio in una parte degli organizzatori delle celebrazioni. La storia nazionale, culturale o meno che sia, non è cronologia, non è una lista di fatti, eventi e personaggi. L&#8217;unica <em>piattaforma </em>possibile per le celebrazioni, riprendendo il termine utilizzato da Battisti, è quella dell&#8217;<em>interpretazione</em>, che spesso non risolve, non fa quadrare il cerchio, non incastra la storia e l&#8217;identità di una nazione in modelli geometrici, non fornisce risposte facili da apprendere quanto facili da dimenticare, ma pone domande, apre il dibattito, problematizza le questioni.</p>
<p>Succede sempre a Torino, poco distante dal Lingotto, presso le Officine Grandi Riparazioni sede della mostra <em><a href="http://www.facebook.com/FareGliItaliani" target="_blank">Fare gli Italiani. 150 anni di storia nazionale</a></em>, che si è avvalsa delle cronologie solo come &#8220;supporto&#8221; per lo spettatore, ma ha scelto la formula delle isole tematiche, una esposizione che non pretende di pedagogizzare il visitatore con una serie di informazioni destinate a scivolare fuori dalla memoria senza lasciare traccia, ma si propone di fargli vivere l&#8217;esperienza dell&#8217;<em>essere italiano</em>, un&#8217;esperienza complessa, comune ma individuale, che non può essere imbrigliata in alcun elenco-manifesto per quanto esaustivo.</p>
<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Esperienza150.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3716" title="Logo Esperienza150" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Esperienza150.gif" alt="Logo Esperienza150" width="250" height="250" /></a>Perché il Salone del libro non ha scelto la via tematica per la sua mostra? Perchè invece di elenchi non ha optato per una struttura circolare che racchiudesse al suo interno i &#8220;nodi&#8221; dell&#8217;identità nazionale, non elencando, ma contrapponendo se necessario, Gadda a Pratolini, Pasolini e Moravia, Verga e Pascoli, la stampa cattolica a quella laica? Sono tantissimi i &#8220;nodi&#8221; irrisolti dell&#8217;immaginario culturale italiano: rapporto Stato/Chiesa, cultura laica/cultura cattolica/cultura socialista, città/campagna, massa/classe dirigente, legalità/illegalità etc. Sarebbe stato più interessante, più esaustivo e più efficace. Avrebbe permesso di far dialogare le varie voci letterarie del panorama italiano, di contestualizzare autori e editori in un dibattito senza preoccuparsi dell&#8217;esaustività degli elenchi: come si spiegano altrimenti figure come quelle di Adelphi o Laterza, o i dimenticati Il Mulino e Longanesi?</p>
<p>Per quanto si possa nutrire sfiducia nei potenziali dell&#8217;identità nazionale e degli italiani stessi, questi non sono una massa che ha bisogno di essere &#8220;alfabetizzata&#8221; con la trasmissione di alcune (parziali) informazioni di base, ma quello che davvero manca è il lavoro interpretativo, il dibattito, il confronto culturale, il lavoro dialettico sui &#8220;problemi&#8221; dell&#8217;italianità. Non solo serve, ma è l&#8217;unica formula possibile perché le celebrazioni non si trasformino in un fiume di retorica che lasci di fatto indifferente il grande pubblico.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2011/03/04/italia-150-e-il-salone-del-libro-di-torino-quando-anche-la-letteratura-invece-di-unire-divide/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La &#8220;damnatio memoriae&#8221; di Céline</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/01/27/la-damnatio-memoriae-di-celine/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2011/01/27/la-damnatio-memoriae-di-celine/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 13:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[Shoah]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Ceronetti]]></category>
		<category><![CDATA[Louis-Ferdinand Celine]]></category>
		<category><![CDATA[Negazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Uso pubblico della storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=3218</guid>
		<description><![CDATA[Il cinquantenario della morte dello scrittore Louis-Ferdinand Céline è stato tolto dal calendario delle celebrazioni in Francia a causa delle sue derive antisemite. Operazione di pulizia culturale o legittima presa di distanza dal discusso scrittore di "Viaggio al termine della notte"?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3220" class="wp-caption alignleft" style="width: 168px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/louis-ferdinand-celine.jpg"><img class="size-full wp-image-3220" title="Louis-Ferdinand Céline" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/louis-ferdinand-celine.jpg" alt="Louis-Ferdinand Céline" width="158" height="204" /></a><p class="wp-caption-text">Louis-Ferdinand Céline</p></div>

<p>Guido Ceronetti su il &#8220;Corriere della sera&#8221; del 26 gennaio è tornato a parlare del caso che ha coinvolto lo scrittore e medico francese Louis-Ferdinand Céline, il cui cinquantenario della scomparsa avrebbe dovuto essere ricordato all&#8217;interno del programma di celebrazioni organizzato dal ministro della cultura francese Frédéric Mitterand per il 2011, nell&#8217;articolo <em><strong>Ma io filosemita, celebro Céline</strong></em><strong>.</strong></p>
<p>Riassumiamo le tappe della polemica:</p>
<ul>
<li>il 19 gennaio viene pubblicato dal Ministro della Cultura Francese del governo Sarkozy,  Frédéric Mitterand, il programma di celebrazioni previste per il 2011. All&#8217;interno del programma figura la data del 1 luglio, cinquantesimo anniversario della morte di Céline, autore nel &#8217;32 del capolavoro letterario <em>Voyage au bout de la nuit &#8211; Viaggio al termine della notte</em> (edito in Italia da Tea nel 2002 e da Corbaccio nel 2003. <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8879720171?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8879720171" target="_blank">Compralo su Amazon.it a 16,80 euro</a>), racconto semi autobiografico delle traversie di Ferdinand Bardamu: la vita di soldato in trincea durante la Prima Guerra Mondiale, l&#8217;esperienza nelle colonie francesi in Africa, la fuga negli Stati Uniti e quindi il ritorno nella banlieu parigina come medico dei poveri.</li>
<li>Le note posizioni anti-semite e filo-naziste di Céline, autore di tre pamphlet sull&#8217;argomento (<em>Bagatelles pour un massacre</em> (1937), <em>L&#8217;École des cadavres</em> (1938) e <em>Les Beaux draps </em>(1941)) scatenano immediatamente la polemica, cui segue la richiesta della revoca della celebrazione del 1 luglio da parte dell&#8217;avvocato Serge Klarsfeld, presidente dell&#8217;<em>Association des Fils et Filles de déportés juifs de France </em>(FFDJF) il quale 19 gennaio dichiara:</li>
</ul>
<blockquote><p>La République doit maintenir ses valeurs: Frédéric Mitterrand doit renoncer à jeter des fleurs sur la mémoire de Céline, comme François Mitterrand a été obligé à ne plus déposer de gerbe sur la tombe de Pétain. [...]</p>
<p>Célébrer n&#8217;est pas innocent. L&#8217;antisémitisme de Céline le discrédite en tant qu&#8217;homme et tant qu&#8217;écrivain. Notre exigence me paraît tout à fait naturelle vu les écrits antisémites de Céline. Son talent ne doit pas faire oublier l&#8217;homme qui lançait des appels aux meurtres des juifs sous l&#8217;Occupation. Que la République le célèbre, c&#8217;est indigne. [<a href="http://www.lefigaro.fr/livres/2011/01/21/03005-20110121ARTFIG00385-celebrer-celine-serge-klarsfeld-en-appelle-a-sarkozy.php" target="_blank">fonte "Le Figaro"<em>, Célébrer Céline ? Serge Klarsfeld en appelle à Sarkozy, </em>21 gennaio 2011</a>]</p></blockquote>
<ul>
<li>Il 22 gennaio il Ministro Mitterand ritira il cinquantenario della morte di Céline dal programma delle celebrazioni del 2011 e dichiarando di aver giudicato incompatibile la figura dello scrittore e medico francese con i «valeurs fondamentales de la nation et de la République». E aggiungendo che la decisione era stata presa in un primo tempo «sous le coup de l&#8217;émotion ou de pressions contradictoires» e che necessitava di essere riveduta «après mûre réflexion». Vittoria dunque per l&#8217;avvocato Serge Klarsfeld, mentre viene sancito l&#8217;oblio sulla figura del celebre scrittore francese. [fonte: "Le Monde", <em>Frédéric Mitterrand fait volte-face et écarte Céline des célébrations de 2011, </em>22 gennaio 2011]</li>
</ul><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/01/27/la-damnatio-memoriae-di-celine/">» Continua la lettura...  La &#8220;damnatio memoriae&#8221; di Céline</a></p></em>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2011/01/27/la-damnatio-memoriae-di-celine/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/La-damnatio-memoriae-di-Celine.mp3" length="1723148" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>La classe operaia andrà in paradiso? Riflessioni sulle rappresentazioni della fabbrica in Italia, luogo di lavoro e di creazione di identità</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/01/14/la-classe-operaia-andra-in-paradiso-riflessioni-sulle-rappresentazioni-della-fabbrica-in-italia-luogo-di-lavoro-e-di-creazione-di-identita/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2011/01/14/la-classe-operaia-andra-in-paradiso-riflessioni-sulle-rappresentazioni-della-fabbrica-in-italia-luogo-di-lavoro-e-di-creazione-di-identita/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 11:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Emilio Gentile]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum Mirafiori]]></category>
		<category><![CDATA[storia del socialismo]]></category>
		<category><![CDATA[storia dell'industria italiana]]></category>
		<category><![CDATA[storia della classe operaia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della Fiat]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=2964</guid>
		<description><![CDATA[Voto operaio a Mirafiori: un'occasione per riflettere sulla storia delle rappresentazioni dell'industria e dei suoi lavoratori in Italia e sul tema dell'identità italiana nel 150° anniversario dell'Unità...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/voto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2969" title="Voto operai a Mirafiori" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/voto.jpg" alt="Voto operai a Mirafiori" width="253" height="152" /></a></p>
<p>In queste ore gli operai di Mirafiori stanno votando a favore o contro l&#8217;accordo siglato il 23 dicembre scorso, un accordo destinato  a definire non solo il futuro dell&#8217;azienda più discussa d&#8217;Italia, ma a inaugurare un nuovo modello di rapporto tra operai, sindacati e imprenditori. Della vicenda si sono occupati a lungo tutti i quotidiani e gli operai sono tornati di nuovo sugli schermi delle tv e sulle pagine dei giornali. &#8220;Operai&#8221;: espressione generica per definire una variegata serie di lavoratori, tanto più variegata nel mondo post-industriale in cui i contratti di lavoro sono quasi delineati ad personam, ma che eccheggia con forza evocando il mito di una &#8220;classe operaia&#8221; rimasta finora nell&#8217;immaginario collettivo l&#8217;ultimo baluardo di unità tra cittadini, in un&#8217;Italia che appare sempre più politicamente, geograficamente, economicamente disgregata.</p>
<p>Mito, dunque, o realtà? A definirlo sarà l&#8217;esito stesso del referendum. Esiste ancora una condivisione di obiettivi tra lavoratori che pur condividendo lo stesso luogo di lavoro e lo stesso ciclo produttivo, entrano in fabbrica con ruoli, posizioni, contratti diversi? Ma, soprattutto, permane un&#8217;auto-rappresentazione comune di classe operaia? Qualche decennio fa si era &#8220;operai&#8221; per sempre: la condivisione di un destino lavorativo comune creava un&#8217;identità condivisa spesso più efficace di altre, trasversale alla geografia, capace anche di assimilare le distanze politiche. Un&#8217;Italia operaia che dava corpo a quel primo articolo  della costituzione di matrice evidentemente socialista che recita che l&#8217;Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Un aspetto interessante questo dell&#8217;autorappresentazione dell&#8217;Italia lavoratrice come elemento di condivisione di un&#8217;identità comune che curiosamente è stato poco dibattuto in questi mesi di riflessione sulla crisi dell&#8217;identità italiana. Eppure la vicenda Fiat ci riporta proprio a questo nodo. La Fiat, di cui si ribadisce il suo ruolo di prestigio nel panorama italiano, è la &#8220;prima industria del paese&#8221; non solo sotto il profilo economico, ma soprattutto sotto il profilo dell&#8217;immaginario nazionale.</p>
<p>La Fiat è l&#8217;Italia? Certo la questione legata agli stabilimenti Fiat è stata una delle poche a porsi trasversalmente a tutta la penisola: Mirafiori, Pomigliano, Termini Imerese. Il lungo dibattito tra l&#8217;azienda della famiglia Agnelli, il suo amministratore delegato e gli operai che vi lavorano ha riportato a una dimensione unitaria del paese in cui ciò che avviene in Piemonte è ancora legato a doppio filo con ciò che avviene in Calabria. La classe operaia è dunque ancora omogenea dal Piemonte alla Sicilia? Essere operai significa ancora avere un&#8217;identità che scavalca differenze regionali e identità locali? Gli operai di Pomigliano sono gli stessi di Mirafiori? O quello che permane è il mito di un&#8217;Italia operaia unita mentre gli stessi operai si disgregano in una miriade di posizioni differenti che si frammentano in base a differenze generazionali, regionali, contrattuali? Il dato interessante sotto il profilo culturale della vicenda Marchionne è proprio il bagaglio di miti e immagini cui si è fatto ricorso e su questo ci sentiamo di riflettere. Eppure proprio su questa retorica nessuno si è sentito di intervenire<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/01/14/la-classe-operaia-andra-in-paradiso-riflessioni-sulle-rappresentazioni-della-fabbrica-in-italia-luogo-di-lavoro-e-di-creazione-di-identita/">» Continua la lettura...  La classe operaia andrà in paradiso? Riflessioni sulle rappresentazioni della fabbrica in Italia, luogo di lavoro e di creazione di identità</a></p></em>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2011/01/14/la-classe-operaia-andra-in-paradiso-riflessioni-sulle-rappresentazioni-della-fabbrica-in-italia-luogo-di-lavoro-e-di-creazione-di-identita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/Classe-operaia.mp3" length="2162322" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia della Belle Epoque attraverso lo sguardo di Emilio Salgari nel centenario della sua scomparsa</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/01/10/litalia-della-belle-epoque-attraverso-lo-sguardo-di-emilio-salgari-nel-centenario-della-sua-scomparsa/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2011/01/10/litalia-della-belle-epoque-attraverso-lo-sguardo-di-emilio-salgari-nel-centenario-della-sua-scomparsa/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 15:51:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[centenario]]></category>
		<category><![CDATA[Emilio Salgari]]></category>
		<category><![CDATA[esotismo]]></category>
		<category><![CDATA[Paco Ignazio Taibo II]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Cacucci]]></category>
		<category><![CDATA[tropicalismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=2886</guid>
		<description><![CDATA[Nel centenario della morte di Emilio Salgari un'occasione per riflettere sull'attualità o meno dell'autore della saga dei pirati di Mompracem...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2890" class="wp-caption alignleft" style="width: 148px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/Emilio_Salgari_ritratto.jpg"><img class="size-full wp-image-2890" title="Emilio Salgàri (1862-1911)" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/Emilio_Salgari_ritratto.jpg" alt="Emilio Salgàri (1862-1911)" width="138" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">Emilio Salgàri (1862-1911)</p></div>

<p>In queste ultime settimane BlogStoria si è occupato del rapporto tra storia e letteratura, soffermandosi soprattutto sugli autori dei romanzi di formazione d&#8217;oltreoceano. Ne è emerso un interessante parallelismo tra l&#8217;idea di formazione culturale dei giovani nella seconda metà dell&#8217;Ottocento e il contemporaneo processo di formazione degli stati nazionali in Occidente. A portarci a riflettere sul tema gli anniversari che ricorreranno in questo 2011. L&#8217;attenzione al periodo di transizione tra Ottocento e Novecento, gli autori di letteratura di formazione e le ricorrenze ci portano oggi ad affrontare un personaggio interessante del panorama letterario italiano: Emilio Salgàri, autore di una sterminata letteratura per ragazzi nella seconda metà dell&#8217;Ottocento, del quale quest&#8217;anno ricorrerà il centenario della morte. Emilio Salgàri muore infatti suicida, oppresso dai debiti e dal dolore per l&#8217;internamento in manicomio della moglie Ida, il 25 aprile del 1911 a Torino. Ad attirare l&#8217;attenzione sul tema, l&#8217;articolo di Pino Cacucci, <em><strong>L&#8217;eroe dell&#8217;anti-colonialismo che morì suicida in povertà</strong></em>, pubblicato sul &#8220;Corriere della sera&#8221;, il 3 gennaio scorso.</p>
<p>Nell&#8217;articolo Cacucci, oltre a ricordare le traversie dell&#8217;autore, segnala l&#8217;iniziativa che si svolgerà il 28 gennaio prossimo presso la Biblioteca civica di Verona, città natale dello scrittore, e che apre significativamente il calendario degli eventi legati al centenario della morte dell&#8217;autore: la presentazione del volume di Paco Ignazio Taibo II, <em>Ritornano le tigri della Malesia </em>(<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8855801554?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8855801554">compralo in anteprima su Amazon a soli 11,90 euro!</a>)<em>, </em>nel quale il celebre scrittore spagnolo definisce quella di Salgàri «letteratura antimperialista». Scrive Pino Cacucci, che presenterà il libro di Taibo a Verona:</p>
<blockquote><p>O almeno così ritiene Paco Taibo II, che gli attribuisce persino un alto valore educativo: «Un ragazzo che legge Salgàri, da adulto non potrà essere razzista».</p></blockquote>
<p>Anacronismo temporale (e geografico) questa attuale rilettura centro-sudamericana di Paco Taibo II (spagnolo ma risiedente in Messico dal 1958, quando la sua famiglia di tradizione socialista fu costretta a fuggire dal regime franchista)? Oppure davvero, lo scrittore veronese trapiantato nel 1892 in quella Torino fucina dell&#8217;élite dirigente dell&#8217;Italia delle tentate imprese coloniali fu un antimperialista ante-litteram?</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/01/10/litalia-della-belle-epoque-attraverso-lo-sguardo-di-emilio-salgari-nel-centenario-della-sua-scomparsa/">» Continua la lettura...  L&#8217;Italia della Belle Epoque attraverso lo sguardo di Emilio Salgari nel centenario della sua scomparsa</a></p></em>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2011/01/10/litalia-della-belle-epoque-attraverso-lo-sguardo-di-emilio-salgari-nel-centenario-della-sua-scomparsa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/Salgari.mp3" length="2372169" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Little Women in The Civil War. Una riflessione su Louisa May Alcott</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/12/17/little-women-in-the-civil-war-una-riflessione-su-louisa-may-alcott/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2010/12/17/little-women-in-the-civil-war-una-riflessione-su-louisa-may-alcott/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 12:17:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia degli Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Alcott]]></category>
		<category><![CDATA[Good Wives]]></category>
		<category><![CDATA[Leah Price]]></category>
		<category><![CDATA[Little Men]]></category>
		<category><![CDATA[Little Women]]></category>
		<category><![CDATA[Louisa May]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Francis]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=2572</guid>
		<description><![CDATA[Riflessioni sull'opera di Louisa May Alcott all'uscita di due importanti biografie dedicate all'autrice di "Little Women"...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2574" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Louisa-May-Alcott.jpg"><img class="size-full wp-image-2574" title="Louisa May Alcott" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Louisa-May-Alcott.jpg" alt="Louisa May Alcott" width="226" height="279" /></a><p class="wp-caption-text">Louisa May Alcott</p></div>

<p>Il ricorrere del 150° anniversario della Guerra di Secessione americana continua ad animare il dibattito oltreoceano con l&#8217;uscita di una serie di volumi interessanti che affrontano il tema da diversi punti di vista. In questi mesi due argomenti stanno prendendo particolare risalto: il contesto culturale in cui maturano le posizioni anti-schiaviste e il ruolo delle donne. C&#8217;è un grande classico della letteratura americana, popolarissimo anche in Europa, che affronta entrambi questi temi, si tratta naturalmente di <em>Little Women</em> di Louisa May Alcott (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/0141321083?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=0141321083" target="_blank">compralo su Amazon.it a 6,83 euro</a>). Leah Price, professoressa di Letteratura Inglese ad Harvard, ha recensito per la Sunday Book Review del New York Times due biografie dedicate all&#8217;autrice di <em>Little Women</em> nell&#8217;articolo <a><strong> </strong></a><strong><a href="http://www.nytimes.com/2010/12/12/books/review/Price-t.html" target="_blank"><em>American Girl</em></a> </strong>pubblicato il 12 dicembre scorso. Si tratta del volume di Susan Cheever, <em>Louisa May Alcott, </em>(Simon &amp; Schuster, pp. 298, 26 $ &#8211; <a href="http://www.amazon.it/gp/product/141656991X?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=141656991X" target="_blank">compralo su Amazon.it a 13,61 euro</a>) e di <em>Fruitlands. The Alcott Family and Their Search for Utopia</em> di Richard Francis (Yale University Press, pp. 321, 30 $ &#8211; <a href="http://www.amazon.it/gp/product/030014041X?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=030014041X" target="_blank">compralo su Amazon.it a 21,33 euro</a>).</p>
<p>Il titolo scelto da Leah Price per la sua recensione &#8211; &#8220;American Girl&#8221; &#8211; è particolarmente efficace e ci consente di intersecare quelle tematiche che ci interessa mettere a fuoco in quel lavoro di comparazione tra il 150° anniversario dell&#8217;Unità italiana e il corrispettivo anniversario della guerra di secessione americana. Louisa May Alcott, la famosa autrice del romanzo tutto femminile <em>Little Women</em>, viene riscoperta come icona femminile dell&#8217;America progressista della metà dell&#8217;Ottocento. Una riscoperta tutt&#8217;altro che scontata data la complessità dell&#8217;autrice costretta da un lato nei panni della scrittrice di romanzi  &#8220;per giovinette&#8221;, e dall&#8217;altro in quelli della femminista <em>ante litteram</em>, ammiratrice della <em>Declaration of sentiment </em>elaborata alla <em>Seneca Falls Convention </em>del 1848, infermiera al fronte durante gli anni della guerra civile, reticente al matrimonio, senza altro figlio se non una nipote adottata dopo la morte della sorella.</p>
<p>Come sottolineato da entrambe le biografie molti aspetti biografici della vita dell&#8217;autrice risultano più trasgressivi per l&#8217;epoca rispetto alle caratteristiche attribuite al suo personaggio più riuscito, quella Josephine March, appassionata di libri, ribelle alle regole sociali e &#8220;maschiaccio&#8221; negli interessi e nei comportamenti, che però finisce per sposarsi al termine della seconda parte della saga delle &#8220;piccole donne&#8221;, dal titolo evocativo di<em> Good Wives</em> (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/0140366954?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=0140366954" target="_blank">compralo su Amazon.it a 6,61 euro</a>).</p>
<p>Leah Price ricorda rapidamente il modo in cui la saga famigliare della Alcott fu letta nella storia americana dagli anni della prima edizione del volume (1868) alla lettura della critica femminista negli anni &#8217;70:</p>
<blockquote><p>Even after the surprise success of “Little Women”, Alcott remained ambivalent about what she subtitled “a girl’s book”. And scholars were slow to take “Little Women” seriously. Alcott’s male contemporaries (at least in America) set their novels on whaling ships and battlefields. The sickbed where Beth March spends much of the novel looked dull in comparison. Only in the 1970s did feminist critics begin to see the home itself as a battlefield: once the personal was political, the contrast between Meg’s hair-curling and Jo’s haircutting took on a new edge.</p></blockquote>
<div id="attachment_2575" class="wp-caption alignright" style="width: 309px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/louis-jambor-little-women.jpg"><img class="size-full wp-image-2575 " title="Little Women in un ritratto di Louis Jambor" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/louis-jambor-little-women.jpg" alt="Little Women in un ritratto di Louis Jambor" width="299" height="236" /></a><p class="wp-caption-text">Little Women in un ritratto di Louis Jambor</p></div>
<p>L&#8217;aspetto caratterizzante di <em>Little Women</em> è quello visto dalla prospettiva dello spazio domestico lasciato dagli uomini impegnati nello scontro bellico. Quello che si chiamerà &#8220;fronte interno&#8221; in Europa, popolato esclusivamente dalle donne rimaste in attesa del ritorno degli uomini dalla battaglia. Un contesto idealizzato quello che Louisa May Alcott propone nel suo romanzo e che in realtà non ha mai vissuto essendo lei stessa impegnata al fronte come infermiera. È importante allora rilevare come entrambe le biografie della Alcott si concentrino sulla figura del padre Bronson Alcott, personaggio quasi assente nei due romanzi, ma in realtà piuttosto ingombrante nella vita della figlia scrittrice. È un&#8217;ottima occasione per fare un&#8217;incursione nel contesto del trascendentalismo americano, all&#8217;origine di gran parte della lettura e della cultura americana fino ed oltre la beat generation, del quale Bronson Alcott fu uno degli esponenti principali. In questa ricostruzione il libro di Richard Francis dedicato alla famiglia Alcott risulta il più interessante. Come sottolinea Leah price, infatti:</p>
<blockquote><p>Yet the historical record suggests that “Little Women” exists because of 19th-century American culture, not in spite of it. Alcott was able to assert the importance of girls’ private lives because Boston was in a ferment over women’s rights; she was able to publish that assertion because she was born into the local literary elite.</p></blockquote><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/12/17/little-women-in-the-civil-war-una-riflessione-su-louisa-may-alcott/">» Continua la lettura...  Little Women in The Civil War. Una riflessione su Louisa May Alcott</a></p></em>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2010/12/17/little-women-in-the-civil-war-una-riflessione-su-louisa-may-alcott/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
<enclosure url="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Little-women.mp3" length="2854560" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Chiesa e Risorgimento. Manuel Borutta e la kulturkampf italiana</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/12/09/chiesa-e-risorgimento-manuel-borutta-e-la-kulturkampf-italiana/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2010/12/09/chiesa-e-risorgimento-manuel-borutta-e-la-kulturkampf-italiana/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 15:43:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Emilio Gentile]]></category>
		<category><![CDATA[kulturkampf]]></category>
		<category><![CDATA[Manuel Borutta]]></category>
		<category><![CDATA[Questione romana]]></category>
		<category><![CDATA[religione civile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=2518</guid>
		<description><![CDATA[Continuiamo la riflessione sul Risorgimento presentando il volume "Antikatholizismus. Deutschland und Italien im Zeitalter der europäischen Kulturkämpfe" (Anticattolicesimo. Germania e Italia ai tempi dei Kulturkampf europei) di Manuel Borutta...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2524" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Borutta.jpg"><img class="size-full wp-image-2524" title="La copertina del volume di Manuel Borutta" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Borutta.jpg" alt="La copertina del volume di Manuel Borutta" width="200" height="299" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del volume di Manuel Borutta</p></div>

<p>Continuiamo la riflessione sul Risorgimento presentando il volume <em><strong>Antikatholizismus. Deutschland und Italien im Zeitalter der europäischen  Kulturkämpfe</strong></em> (&#8220;Anticattolicesimo. Germania e Italia ai tempi dei  Kulturkampf europei&#8221;, Vandenhoeck &amp; Ruprecht, 2010) di Manuel Borutta, giovane studioso dell&#8217;Università di Colonia. Ne ha parlato ieri &#8220;Avvenire&#8221; nell&#8217;articolo-intervista  di Andrea Galli <em>Kulturkampf all’italiana</em>. In Germania il volume è stato recensito tra gli altri da Harm Klueting sulla rivista scientifica <a href="http://www.sehepunkte.de/2010/05/17713.html" target="_blank">Sehepunkte</a>.</p>
<p>Il libro di Borutta fa un interessante parallelismo tra l&#8217;operazione di kulturkampf compiuta dalla Germania bismarckiana e l&#8217;attacco alla Chiesa cattolica compiuto dalle forze progressive italiane all&#8217;indomani dell&#8217;unificazione. La simmetria cronologica tra il processo di unificazione tedesco e quello italiano torna ad essere una interessante prospettiva per una riflessione comparata tra i due processi di <em>nation-building</em> e il volume di Manuel Borutta ne mette a fuoco uno dei nodi più interessanti: il rapporto tra le classi dirigenti, protagoniste del processo di unificazione e di organizzazione istituzionale degli stati nascenti, e la Chiesa cattolica. Parallelismo quello italo/tedesco sul tema del rapporto tra chiesa cattolica e potere politico che ha trovato ampio spazio all&#8217;interno degli studi sui regimi totalitari degli anni &#8217;20/&#8217;30 del novecento, ma che raramente è stato utilizzato per analizzare il periodo precedente, quello della nascita quasi simultanea dei due stati nazionali europei.</p>
<p>Lo fa Manuel Borutta introducendo la categoria &#8211; apparentemente tutta tedesca &#8211; di <strong>kulturkampf</strong>. Vi fu, dunque, una guerra culturale contro la chiesa cattolica anche in Italia? La risposta che Borutta dà ad Andrea Galli in proposito è chiara:</p>
<blockquote><p>Sì, lo fu. Quello del Kulturkampf è stato un fenomeno globale che ha interessato ampie zone dell’Europa e dell’America Latina. In ultimo si è trattato di uno scontro sul ruolo e il significato della religione nella modernità.</p></blockquote>
<p>La kulturkampf si inserisce, dunque, nel contesto della secolarizzazione, fenomeno che caratterizza il mondo Occidentale nell&#8217;età contemporanea e che si coniuga con quello complementare della modernizzazione. E su questo punto il processo italiano e quello tedesco divergono:</p>
<blockquote><p>In Germania ha giocato un ruolo importante l’identificazione del protestantesimo con la nazione e la modernità [...] In Italia la maggior parte dei liberali mirava invece a una riforma del cattolicesimo più che alla sua abolizione.[...] Con la Sinistra storica tuttavia guadagnarono un influsso sul governo e le sue politiche anche forze più radicali e antireligiose, soprattutto di matrice positivista. E nel complesso i passaggi dall’anticlericalismo all’anticattolicesimo furono continui.</p></blockquote>
<div id="attachment_2523" class="wp-caption alignright" style="width: 384px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/1875KulturkampfBismarckPiusIXChess.jpg"><img class="size-full wp-image-2523" title="Vignetta satirica: Bismarck e Pio IX si giocano a scacchi la kulturkampf" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/1875KulturkampfBismarckPiusIXChess.jpg" alt="Vignetta satirica: Bismarck e Pio IX si giocano a scacchi la kulturkampf" width="374" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">Vignetta satirica: Bismarck e Pio IX si giocano a scacchi la kulturkampf</p></div><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/12/09/chiesa-e-risorgimento-manuel-borutta-e-la-kulturkampf-italiana/">» Continua la lettura...  Chiesa e Risorgimento. Manuel Borutta e la kulturkampf italiana</a></p></em>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2010/12/09/chiesa-e-risorgimento-manuel-borutta-e-la-kulturkampf-italiana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Manuel-Borutta.mp3" length="1819593" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia dei perdenti. Ricordo di Mario Monicelli</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/12/01/litalia-dei-perdenti-ricordo-di-mario-monicelli/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2010/12/01/litalia-dei-perdenti-ricordo-di-mario-monicelli/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 11:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia del cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto sordi]]></category>
		<category><![CDATA[Identità italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monicelli]]></category>
		<category><![CDATA[Totò]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=2405</guid>
		<description><![CDATA[La redazione di Blogstoria vuole oggi  ricordare la figura di Mario Monicelli con una riflessione sulla sua opera che ci appare tanto più significativa in questi mesi di dibattito sull'identità nazionale...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2412" class="wp-caption alignleft" style="width: 242px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Mario-Monicelli.jpg"><img class="size-full wp-image-2412" title="Mario Monicelli" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Mario-Monicelli.jpg" alt="Mario Monicelli" width="232" height="174" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Monicelli</p></div>
<p>La redazione di Blogstoria vuole oggi  ricordare la figura di Mario Monicelli con una riflessione sulla sua opera che ci appare tanto più significativa in questi mesi di dibattito sull&#8217;identità nazionale. Quello che ci mancherà di più sarà, infatti, lo sguardo di un regista che ha saputo svolgere uno dei compiti più difficili: raccontare l&#8217;Italia dei perdenti, dei vigliacchi, degli sconfitti attraverso il genere nazional-popolare della commedia, a volte  con cinismo ma nessuna foga demolitoria, con l&#8217;occhio puntato sulla vita della &#8220;gente comune&#8221; ma a debita distanza da derive populiste.</p>
<p>Monicelli, nei suoi film più importanti ha raccontato l&#8217;Italia dal punto di vista delle sue debolezze e delle sue criticità, in una narrazione accessibile alla massa passando alla lente di ingrandimento i nodi dell&#8217;identità italiana senza risolversi a liquidarla. Per questo l&#8217;opera di Monicelli è un bacino interessante di ricerca per lo storico che si voglia confrontare con il tema delle autorappresentazioni nazionali nell&#8217;Italia repubblicana.</p>
<p>Mario Monicelli ha sempre posto l&#8217;Italia e le sue trasformazioni al centro dei suoi film. Lo ha fatto tratteggiando alcuni personaggi memorabili come Beniamino Lomacchio in <em><strong>Totò cerca casa</strong> </em>(<a href="http://www.amazon.it/gp/product/B001JU7Q5M?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=B001JU7Q5M" target="_blank">compralo su Amazon.it a 12,16 euro</a>), Oreste Jacovacci/Alberto Sordi ne <strong><em>La Grande Guerra</em></strong> (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/B000SL1VQI?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=B000SL1VQI" target="_blank">compralo su Amazon.it a 12,40 euro</a>), Dante Cruciani/Totò de <em><strong>I soliti ignoti</strong> </em>(<a href="http://www.amazon.it/gp/product/B0013UMQQC?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=B0013UMQQC" target="_blank">compralo su Amazon.it a 12,16 euro</a>),<em> </em>Raffaello Mascetti/Ugo Tognazzi in <strong><em>Amici miei</em></strong> (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/B000CCHF9A?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=B000CCHF9A" target="_blank">compralo su Amazon.it a 15,20 euro</a>). Personaggi che indugiano nello stereotipo e nella caricatura, mai però fini a se stessi, ma creati allo scopo di riflettere attraverso i luoghi comuni sulle trasformazioni, i valori e le delusioni della società italiana. Scegliere la commedia, una commedia sempre amara, ha significato non solo catalizzare queste istanze attraverso il rituale dissacratore della risata, ma proporre, attraverso un&#8217;opera accessibile al grande pubblico, una riflessione davvero condivisa sulle trasformazioni che hanno attraversato l&#8217;Italia del dopoguerra. Un cinema che spesso è parso indugiare sull&#8217;immagine più cialtrona della nazione, un&#8217;Italia buffonesca, trafficona, decadente ma che ritrova sepolta sotto questa stratificazione di stereotipi e di caricature il volto autentico di un paese in movimento e ancorato ad alcuni valori minimi indiscutibili come l&#8217;amicizia &#8211; soprattutto virile &#8211; che è uno dei temi trasversali a molti film del regista toscano.</p>
<div id="attachment_2413" class="wp-caption alignright" style="width: 301px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/toto-monicelli.jpg"><img class="size-full wp-image-2413" title="Totò e Mario Monicelli durante le riprese dei &quot;I soliti ignoti&quot;" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/toto-monicelli.jpg" alt="Totò e Mario Monicelli durante le riprese dei &quot;I soliti ignoti&quot;" width="291" height="230" /></a><p class="wp-caption-text">Totò e Mario Monicelli durante le riprese dei &quot;I soliti ignoti&quot;</p></div><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/12/01/litalia-dei-perdenti-ricordo-di-mario-monicelli/">» Continua la lettura...  L&#8217;Italia dei perdenti. Ricordo di Mario Monicelli</a></p></em>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2010/12/01/litalia-dei-perdenti-ricordo-di-mario-monicelli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Viva l&#8217;Italia oppure no? L&#8217;epopea risorgimentale di Martone distribuita solo in 30 cinema</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/11/11/viva-litalia-oppure-no-lepopea-risorgimentale-di-martone-distribuita-solo-in-30-cinema/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2010/11/11/viva-litalia-oppure-no-lepopea-risorgimentale-di-martone-distribuita-solo-in-30-cinema/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 11:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Banti]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[La Grande Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Tullio Giordana]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Martone]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti a casa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=1969</guid>
		<description><![CDATA[Il film sul Risorgimento di Mario Martone "Noi credevamo" uscirà domani solo in trenta sale italiane...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1978" class="wp-caption alignleft" style="width: 249px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/noicredevamofilmdimariomartone.jpg"><img class="size-full wp-image-1978 " title="Noi credevamo - I tre protagonisti da giovani" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/noicredevamofilmdimariomartone.jpg" alt="Noi credevamo - I tre protagonisti da giovani" width="239" height="159" /></a><p class="wp-caption-text">Noi credevamo - I tre protagonisti da giovani</p></div>
<p>Brutta notizia per uno dei progetti più importanti realizzati per il 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia: il film sul Risorgimento di Mario Martone &#8220;Noi credevamo&#8221; uscirà domani solo in trenta sale italiane. Prodotto da Rai Cinema con il sostegno del Comitato per i 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, costato 6 milioni e 700 mila euro e distribuito dalla 01Distribution, arriverà solo in 30 sale italiane, con evidente esclusione di alcune piazze importanti, prima fra tutte Genova, città natale di Giuseppe Mazzini.</p>
<p>Il caso è esploso ieri su quasi tutti i quotidiani italiani. Ne hanno parlato: Emanuela Genovese su &#8220;Avvenire&#8221; (<strong><em>Non c&#8217;è posto nei cinema per il film sull&#8217;Unità d&#8217;Italia</em></strong>), Cinzia Romani su &#8220;Il Giornale&#8221; (<strong><em>Polemica per il Risorgimento di Martone: la Rai lo produce ma poi l&#8217;abbandona</em></strong>), Arianna Finos su &#8220;Repubblica&#8221; (<strong><em>Polemica fra Martone e Rai &#8220;Il mio film solo in 30 sale&#8221;</em></strong>), Michele Anselmi su &#8220;Il Riformista&#8221; (<strong><em>&#8220;Noi credevamo&#8221; ora non più. Il Risorgimento in sala non tira</em></strong>).</p>
<p>Sul valore del film avevano espresso parere positivo la critica e il pubblico di Venezia. Certo un film che si trascina il peso di essere realizzato in occasione della celebrazione di un anniversario importante, peso che aveva gravato su quel <em>Viva l&#8217;Italia</em> realizzato da Rossellini nel 1960, definito dalla critica «film da centenario».</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/11/11/viva-litalia-oppure-no-lepopea-risorgimentale-di-martone-distribuita-solo-in-30-cinema/">» Continua la lettura...  Viva l&#8217;Italia oppure no? L&#8217;epopea risorgimentale di Martone distribuita solo in 30 cinema</a></p></em>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2010/11/11/viva-litalia-oppure-no-lepopea-risorgimentale-di-martone-distribuita-solo-in-30-cinema/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Approdano in libreria i presunti diari di Mussolini</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/11/10/approdano-in-libreria-i-presunti-diari-di-mussolini/</link>
		<comments>http://www.blogstoria.it/2010/11/10/approdano-in-libreria-i-presunti-diari-di-mussolini/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 11:12:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Benito Mussolini]]></category>
		<category><![CDATA[biografia]]></category>
		<category><![CDATA[diari di Mussolini]]></category>
		<category><![CDATA[falso storico]]></category>
		<category><![CDATA[Marcello Dell'Utri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogstoria.it/?p=1947</guid>
		<description><![CDATA[Dopo la lunga polemica di quest'estate sono arrivati nelle librerie i discussi "Diari di Mussolini, veri o presunti", editi da Bompiani...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1950" class="wp-caption alignleft" style="width: 194px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/Diari-Mussolini.jpg"><img class="size-full wp-image-1950  " title="Benito Mussolini - Diario 1939" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/Diari-Mussolini.jpg" alt="Benito Mussolini - Diario 1939" width="184" height="256" /></a><p class="wp-caption-text">Benito Mussolini - Diario 1939</p></div>
<p>Dopo la lunga polemica di quest&#8217;estate sono arrivati nelle librerie i discussi <em>&#8220;Diari di Mussolini, veri o presunti</em>&#8220;, editi da Bompiani (1008 pagine, 21,50 euro &#8211; <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845266419?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8845266419" target="_blank">compralo su Amazon.it a 15,05 euro</a>). Ed è proprio questo il titolo proposto dall&#8217;editore per quelli che ormai sono meglio conosciuti come i &#8220;diari di Marcello Dell&#8217;Utri&#8221;: persino l&#8217;editore, dunque, &#8211; che in questi stessi giorni ha presentato nelle librerie l&#8217;ultimo romanzo di Eco &#8211; mette le mani avanti sull&#8217;autenticità del documento? Ne ha parlato ieri Roberto Festonazzi sulle pagine di &#8220;Avvenire&#8221; nell&#8217;articolo<em><strong> I «Diari» del Duce un falso ideologico</strong></em>.</p>
<p>Ripercorriamo la vicenda all&#8217;origine dell&#8217;&#8221;insolito&#8221; titolo del libro &#8211; posto nella collana della saggistica di Bompiani, ma che non compare nella home page del sito dove si prediligono Eco, De Carlo, Coelho e il saggio di Sgarbi, marginalizzando &#8220;i diari&#8221; nella miscellanea della pagina delle novità in uscita &#8211; che a quanto pare rivela qualche imbarazzo da parte dell&#8217;editore.</p>
<p>I <em>Diari di Mussolini veri o presunti</em> sarebbero cinque (ma pare che forse siano sei) agende manoscritte da Mussolini di cui Marcello Dell&#8217;Utri, nel febbraio del 2007, ha dichiarato di essere in possesso, industriandosi poi a trovare un editore per la pubblicazione. Risale a quest&#8217;estate la notizia che i presunti diari mussoliniani sarebbero stati pronti per raggiungere le librerie grazie all&#8217;intermediazione dell&#8217;editore Bompiani. Scoppia la polemica. Gli storici si pronunciano in maniera del tutto contraria all&#8217;autenticità delle &#8220;agende&#8221; &#8211; De Felice li aveva già a suo tempo definiti &#8220;una patacca&#8221; -  la stampa parla di tentativo di riabilitazione del fascismo, mentre il 3o agosto a Como, dove Dell&#8217;Utri si era recato per presentare &#8220;i diari&#8221;, viene contestato duramente dal pubblico, compromettendo l&#8217;esito dell&#8217;evento.</p>
<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/dellutri.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1951" title="Marcello Dell'Utri" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/dellutri.jpg" alt="Marcello Dell'Utri" width="160" height="259" /></a<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/11/10/approdano-in-libreria-i-presunti-diari-di-mussolini/">» Continua la lettura...  Approdano in libreria i presunti diari di Mussolini</a></p></em>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogstoria.it/2010/11/10/approdano-in-libreria-i-presunti-diari-di-mussolini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>18</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

