Archive for category Storia della storiografia

Simulazioni di passato: l’archeologia sperimentale

“Ricostruzione storica” è un’espressione che fa pensare al cinema e alle fiction televisive  (in questi ultimi anni, per esempio, sta riscuotendo grande successo anche in Italia la serie Roma), come alle grandi trasmissioni di divulgazione storica e,  prima ancora, alle complesse messinscene rievocative di battaglie e altri fatti storici (per non parlare dei romanzi storici). “Simulazione storica” può addirittura evocare videogames, giochi di ruolo e realtà virtuale. Nel complesso, fenomeni che fanno variamente parte della sfera dell’infotainment.

Ma esiste una disciplina storica, poco nota ai non specialisti, che si prefigge di ricostruire, adottando il metodo sperimentale ovvero per mezzo di esperimenti, le circostanze concrete e le condizioni materiali relative ad un determinato momento o evento storico: è l’archeologia sperimentale. Le sue ricostruzioni non sono spettacoli, ma progetti scientifici sperimentali. Di notevole utilità per la comprensione della cultura materiale e per la storia della tecnologia, l’archeologia sperimentale è preziosa per la ricostruzione delle condizioni di vita delle più svariate epoche storiche e civiltà, a partire da preistoria e antichità.

Marcia Trans Alpes (progetto di Josef Löffl), da Regensburg a Trento, 2004

Marcia Trans Alpes (progetto di Josef Löffl), da Regensburg a Trento, 2004

Traduciamo qui di seguito l’interessante testimonianza di Josef Löffl, archeologo sperimentale dell’Università di Ratisbona, pubblicata su “FT Weekend Magazine” – The Europe Issue,  rotocalco del “Financial Times”, il 31 ottobre 2009 (First Person: Josef Löffl. As told to Serge Debrebant). Lo studioso racconta la recente riproduzione della marcia di un drappello di legionari romani del III secolo d.C.: 350 miglia dall’Austria a Ratisbona, lungo il Danubio.

Sapevo che la spedizione non sarebbe stata facile. Secondo i miei calcoli, c’era un ottanta per cento di possibilità che non ce la facessimo.

Con otto studenti e un ricercatore, volevo ricostruire una marcia di 350 miglia di un’unità militare romana del terzo secolo.

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Lucio Villari: il Risorgimento “una felice congiunzione astrale sotto il segno della modernizzazione”

Gerolamo Induno, L’imbarco di Garibaldi

Gerolamo Induno, L’imbarco di Garibaldi

In un’intervista apparsa oggi su “Tuttolibri” della “Stampa”,  lo  storico Lucio Villari aggiunge la sua autorevole voce all’ormai rovente dibattito di queste settimane su Risorgimento e Unità d’Italia, in occasione dell’uscita del suo libro Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento (Laterza). Nella conversazione Villari definisce il Risorgimento “humus fondamentale delle nostre origini”, sottolineandone il valore di processo modernizzatore del paese. E riguardo al presente cita Croce: “Ci sono popoli, come ci sono individui che hanno tratto forza di rinnovamento dalla nausea di se stessi, cioè del loro passato”.

Come sapeva Croce, ci salverà la nausea

di Mirella Serri

Le dame di corte piemontesi lo avevano ribattezzato sporcaciun. Più lieve, Francesco De Sanctis discettava di «un certo amabile folleggiare… pieno di buon umore ». E così a volte la fama di bon vivant e donnaiolo, o tutt’ al più quella di scrittore e pittore, ha oscurato l’abile politico. Massimo D’Azeglio, il grande bardo liberale moderato – dopo una fugace simpatia e vicinanza alle sette mazziniane e segrete – diventerà dal 1849 al 1852 un presidente del Consiglio del Regno di Sardegna pronto a giocare tutte le sue carte a favore della pace e delle riforme costituzionali.  Insomma sarà un grande e sottovalutato tessitore dell’unità della Penisola, questo scrittore nelle cui  opere lo storico Lucio Villari s’imbatté da ragazzino.

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Storia e Comunicazione: le sfide della contemporaneità

la_comunicazionePubblichiamo l’interessante articolo di Alfonso Berardinelli, uscito su “Il Foglio” lo scorso 19 settembre. Berardinelli recensisce il nuovo libro di Mario Perniola “Miracoli e traumi della comunicazione” in uscita per Einaudi (pp.153, euro 10). Al centro del saggio il tema dell’”ontologia della fattualità”, ossia della costruzione di fatti reali ed eventi storici.

Un tema, a nostro parere, di profondo interesse per lo storico e soprattutto per lo studioso di storia contemporanea. Un’occasione per fare il punto sul complesso rapporto tra Storia e Comunicazione.

Ecco perchè gli storici hanno iniziato a farsi dare lezione pure dai filosofi.

[...] Che cosa è successo in questi ultimi decenni? Come è successo? In quale “epoca storica” ci è capitato di vivere? E ancora: non abbiamo avvertito tutti che negli avvenimenti accaduti c’era fin dall’inizio qualcosa di misteriosamente eppure percettibilmente irreale? Non abbiamo avvertito una certa inconsistenza e “ineffettualità” dell’effettuale, di ciò che avveniva ed era avvenuto?

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Dell’uso pubblico della storia

Dangerous gamesPubblichiamo la traduzione dell’interessante recensione del libro di Margaret MacMillan, Dangerous games. The Uses and Abuses of History, pubblicata a cura di David M. Kennedy, storico della Stanford University, il 16 luglio scorso sul New York Times.

A cosa serve la storia

Viviamo tutti nella storia. Alcuni la fanno, altri sono fatti – o dis-fatti – da essa. Molti di noi la leggono. Un po’ la scrivono. La maggior parte di noi tenta, almeno di tanto in tanto, di farne uso, generalmente rovistando nel passato in cerca di analogie per spiegare il presente e predire il futuro.  E ben più di un po’ di noi, secondo la documentata opinione di Margaret MacMillan, in genere la rattoppano malamente.

La MacMillan, canadese di nascita e rettore del St. Antony’s College di Oxford, è un’esperta storica che ha scritto del British Raj, delle paci di Parigi del 1919 e delle relazioni di Richard Nixon con la Cina. “Dangerous games” è un atto d’accusa frequentemente sarcastico e coerentemente provocatorio degli innumerevoli modi in cui la storia, come modo per comprendere il mondo, è troppo spesso distorta, politicizzata e duramente maltrattata.

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