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	<title>Blogstoria &#187; Storia della storiografia</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>Ma &#8220;noi ci credevamo&#8221; (e ci crediamo ancora). Lucio Villari e Massimo Salvadori rispondono a Alberto Banti</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 11:09:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della storiografia]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Mario Banti]]></category>
		<category><![CDATA[Lucio Villari]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Salvadori]]></category>
		<category><![CDATA[Uso pubblico della storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dibattito su storiografia, mitografia e retorica del Risorgimento. Tre storici a confronto: Alberto Banti, Lucio Villari, Massimo Salvadori...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/unità-ditalia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2224" title="Logo 150° anniversario Unità d'Italia" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/unità-ditalia.jpg" alt="Logo 150° anniversario Unità d'Italia" width="167" height="160" /></a>Capita &#8211; non troppo spesso &#8211; che il dibattito tra gli storici trovi spazio sui giornali. È successo in questi giorni su &#8220;La Repubblica&#8221; che ha pubblicato mercoledì 17 parte dell&#8217;<a href="http://www.blogstoria.it/2010/11/18/antiretorica-del-risorgimento-parla-lo-storico-alberto-mario-banti/" target="_self">introduzione del volume di Alberto Mario Banti</a>, <em><a href="http://www.blogstoria.it/2010/11/18/antiretorica-del-risorgimento-parla-lo-storico-alberto-mario-banti/" target="_self">Nel nome dell&#8217;Italia</a>,</em> cui hanno risposto il 18 novembre Lucio Villari e Massimo Salvadori nei rispettivi articoli, <em><strong>È la nostra rivoluzione</strong></em>, e <strong><em>Risorgimento. Quel mito fondativo che fa discutere l&#8217;Italia</em></strong>.</p>
<p>È o non è il Risorgimento un mito da conservare nella memoria contemporanea? Una &#8220;medicina&#8221; per curare le attuali forze centrifughe orientate al disgregamento della nazione e allo smembramento dello Stato? Può forse  sorprendere il lettore &#8211; e magari non a torto &#8211; il fatto che gli storici si occupino tanto di mitografia, piuttosto che di questioni storiografiche, di <em>mito </em>invece che di <em>racconto, </em>ma questo è probabilmente uno degli esiti più evidenti dell&#8217;uso pubblico (e politico) della Storia che costituisce una vera e propria tradizione del nostro paese.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/11/19/ma-noi-ci-credevamo-e-ci-crediamo-ancora/">» Continua la lettura...  Ma &#8220;noi ci credevamo&#8221; (e ci crediamo ancora). Lucio Villari e Massimo Salvadori rispondono a Alberto Banti</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>In ricordo di Giorgio Rumi</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 21:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Laici]]></category>
		<category><![CDATA[Liberali]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della storiografia]]></category>
		<category><![CDATA[Storici]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XV]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Sarasella]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Bressan]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Rumi]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione del quarto anniversario della scomparsa di Giorgio Rumi escono per le edizioni dell'Università di Milano due volumi che raccolgono i saggi dello studioso scritti dal 1963 al 2006: G.Rumi. Perché la storia, curati Edoardo Bressan e Daniele Sarasella e con una introduzione di Enrico Decleva...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1225" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/03/Giorgio-Rumi.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1225 " title="Giorgio Rumi" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/03/Giorgio-Rumi-150x150.jpg" alt="Giorgio Rumi" width="160" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Giorgio Rumi</p></div>
<p>In occasione del quarto anniversario della scomparsa di Giorgio Rumi escono per le edizioni dell&#8217;Università di Milano due volumi che raccolgono i saggi dello studioso scritti dal 1963 al 2006: <em>G.Rumi. Perché la storia</em>, curati Edoardo Bressan e Daniele Sarasella e con una introduzione di Enrico Decleva.</p>
<p>All&#8217;uscita dell&#8217;opera  <em>Il Sole 24 Ore</em> di domenica 28 marzo dedica l&#8217;articolo di Emma Fattorini, <a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=QQEZV" target="_blank"><strong>&#8220;Rumi, il cattolico fuori moda&#8221;</strong></a>. Questo il ritratto che ne fa la giornalista:</p>
<blockquote><p>Giorgio Rumi incarnava, nel tratto stesso della sua figura, nel suo parlare asciutto, nei suoi gesti misurati e in quell&#8217;autoironia mai enfatica ed esibita i tratti migliori della cattolicità lombarda.</p></blockquote>
<p>Destinato ad essere &#8220;fuori moda&#8221;, non amava essere ricordato come uno &#8220;storico cattolico&#8221;, ma riconosciuto soprattutto come un &#8220;liberale&#8221;, «nell&#8217;accezione più alta del cattolicesimo liberale risorgimentale».</p>
<p>Una figura complessa quella di Giorgio Rumi che aiuta a riflettere su molti temi tornati di attualità in questi mesi:</p>
<blockquote><p>Convinto con Rosario Romeo che l&#8217;unificazione italiana fosse stata la mutazione più importante intervenuta nella nostra penisola dalla caduta dell&#8217;impero Romano in poi. E dunque pur consapevole che la questione cattolica fosse quella decisiva per la storia del nostro paese non smise mai un momento di essere liberale e laico.</p></blockquote>
<p>Uno storico che ha fatto della sua appartenenza alla città ambrosiana uno strumento per far riscoprire la tradizione della Milano di Carlo Borromeo e della sua fede cattolica il motore per la riscoperta di pagine dimenticate della storia della Chiesa cattolica, come quella dedicata a papa  Benedetto XV.</p>
<p>Una bella pagina, quindi, anche della storia dell&#8217;Università di Milano  e del mondo intellettuale italiano che ha saputo essere laico e liberale, immagine che appare troppo spesso incredibilmente lontana, sebbene la sua sia ancora una memoria viva e recente.</p>
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		<title>Simulazioni di passato: l’archeologia sperimentale</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 00:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria M. P. Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Storia antica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della storiografia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia romana]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia sperimentale]]></category>
		<category><![CDATA[Josef Löffl]]></category>
		<category><![CDATA[legioni romane]]></category>

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		<description><![CDATA[Esiste una disciplina storica, poco nota ai non specialisti, che si prefigge di ricostruire, adottando il metodo sperimentale ovvero per mezzo di esperimenti, le circostanze concrete e le condizioni materiali relative ad un determinato momento o evento storico: è l'archeologia sperimentale. Le sue ricostruzioni non sono spettacoli, ma progetti scientifici sperimentali...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Ricostruzione storica&#8221; è un&#8217;espressione che fa pensare al cinema e alle </em><em>fiction televisive  (in questi ultimi anni, per esempio, sta riscuotendo grande successo anche in Italia la serie </em>Roma<em>), come alle grandi trasmissioni di divulgazione storica e,  prima ancora, alle complesse messinscene rievocative di battaglie e altri fatti storici (per non parlare dei romanzi storici). &#8220;Simulazione storica&#8221; può addirittura evocare </em>videogames<em>, giochi di ruolo e realtà virtuale. Nel complesso, fenomeni che fanno variamente parte della sfera dell&#8217;</em>infotainment<em>. </em></p>
<p><em>Ma esiste una disciplina storica, poco nota ai non specialisti, che si prefigge di ricostruire, adottando il metodo sperimentale ovvero per mezzo di esperimenti, le circostanze concrete e le condizioni materiali relative ad un determinato momento o evento storico: è l&#8217;archeologia sperimentale. Le sue ricostruzioni non sono spettacoli, ma progetti scientifici sperimentali. Di notevole utilità per la comprensione della cultura materiale e per la storia della tecnologia, l&#8217;archeologia sperimentale è preziosa per la ricostruzione delle condizioni di vita delle più svariate epoche storiche e civiltà, a partire da preistoria e antichità.</em></p>
<div id="attachment_999" class="wp-caption alignright" style="width: 354px"><img class="size-full wp-image-999 " title="Marcia Trans Alpes (progetto di Josef Löffl), da Regensburg a Trento, 2004" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/11/Copia-di-http___legion-regensburg3.bmp" alt="Marcia Trans Alpes (progetto di Josef Löffl), da Regensburg a Trento, 2004" width="344" height="292" /><p class="wp-caption-text">Marcia Trans Alpes (progetto di Josef Löffl), da Regensburg a Trento, 2004</p></div>
<p><em>Traduciamo qui di seguito l’interessante testimonianza di <strong>Josef Löffl</strong>, archeologo sperimentale dell’Università di Ratisbona, pubblicata su “FT Weekend Magazine” &#8211; </em>The Europe Issue<em>,  rotocalco del “Financial Times”, il 31 ottobre 2009 (</em><a href="http://www.ft.com/cms/s/2/e38bbb36-c20b-11de-be3a-00144feab49a.html" target="_blank">First Person: Josef Löffl. As told to Serge Debrebant</a><em>). Lo studioso racconta la recente riproduzione della marcia di un drappello di legionari romani del III secolo d.C.: 350 miglia dall&#8217;Austria a Ratisbona, lungo il Danubio.</em></p>
<p><strong>Sapevo che la  spedizione non sarebbe stata facile.</strong> Secondo i miei calcoli, c’era un ottanta per cento di possibilità che non ce la facessimo.</p>
<p>Con otto studenti e un ricercatore, volevo ricostruire una marcia di 350 miglia di un’unità militare romana del terzo secolo.</p>
<p>Volevamo indossare le uniformi dei legionari, mangiare il cibo dei legionari e dormire in tende romane. Il nostro itinerario ci avrebbe guidato lungo il Danubio dall’Austria a Regensburg (Ratisbona), la città della  Baviera dove io sto scrivendo la mia dissertazione in storia romana.</p>
<blockquote><p>Ci siamo preparati per quattordici mesi. Ciascuno di noi ha dovuto confezionare una <em>tunica</em> (una veste di lana), un <em>subarmalis</em> (un indumento da indossare sotto l’armatura) e altri abiti. Abbiamo dovuto anche forgiare armi, elmi, scudi e armature per il corpo e fare dei calzari “Ramshaw” &#8211; calzari piatti, senza tacco, con suole chiodate.</p></blockquote>
<p>Questi calzari sono stati la prima cosa a cui abbiamo dovuto adattarci. Sembrava di camminare con gli zoccoli, senza alcuna sospensione. Prima ci sono venute le vesciche. Ben presto, ci hanno fatto male le caviglie e le ginocchia. Quando attraversavamo le strade d’asfalto, dovevamo fare i passi con attenzione per evitare di scivolare e cadere.</p>
<div id="attachment_985" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-985 " title="Calzature romane tipo Ramshaw" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/11/ramshaw-boots-150x150.jpg" alt="Calzature romane tipo Ramshaw" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Calzature romane tipo Ramshaw</p></div>
<p>La seconda difficoltà è stata trasportare l’equipaggiamento. Ognuno di noi aveva più di 70 libbre [<em>=circa 32 kg, n.d.t.</em>] di dotazione. Le cinghie di pelle del nostro bagaglio ci strozzavano anche se indossavamo grosse pezze di lana per proteggerci il collo. Alcuni studenti non hanno indossato l’armamentario in modo appropriato e si sono lacerati la pelle fino a sanguinare.</p>
<p>Nessuno era preparato fisicamente – eravamo tutti dei pantofolai. Il primo giorno, ci abbiamo messo quattro ore più del previsto. Era frustrante, ma sapevo che a un certo punto avremmo vinto queste difficoltà. È andata così quando, nel 2004, ho attraversato le Alpi con undici studenti e quando, nel 2006, ho disceso il Danubio fino a Budapest in una galea a remi fatta alla maniera romana.</p>
<p>Questo tipo di ricerca si chiama “archeologia sperimentale”. Ci sono altri gruppi impegnati in ricostruzioni storiche, ma il nostro esperimento era su scala molto più ampia. Uno scopo era capire in che modo l’alimentazione influenza le nostre capacità fisiche.</p>
<blockquote><p>Ci siamo attenuti a una dieta romana, con zuppa di cereali, stufato di piselli, carne salata, <em>panis militaris</em> (una sorta di pane) o <em>moretum</em> (un piatto romano a base di formaggio). Abbiamo bevuto acqua e <em>posta</em>, un misto di acqua e aceto. All’inizio mi sembrava avesse uno strano sapore, ma dopo un po’ l’ho trovato rinfrescante.</p></blockquote>
<div id="attachment_977" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-977 " title="Moretum (pietanza romana a base di formaggio con erbe, pestata in un mortaio)" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/11/Copia-di-Moretum3-300x220.jpg" alt="Moretum (pietanza romana a base di formaggio con erbe, pestata in un mortaio)" width="300" height="220" /><p class="wp-caption-text">Moretum (pietanza romana a base di formaggio con erbe, pestata in un mortaio)</p></div>
<p>Bevevamo una media di sei litri di liquidi al giorno. Sudavamo continuamente, ma avevamo un solo cambio d’abiti. Iniziarono lentamente a cadere a pezzi, e noi puzzavamo. Poiché dovevamo usare grasso e cera per mantenere il pellame e lubrificare l’armatura, gli abiti si sporcarono rapidamente – non era molto piacevole metterseli la mattina. I passanti erano solitamente amichevoli, ma una volta sentito il nostro odore, ci tenevano a distanza.</p>
<p>Le nostre giornate cominciavano alle tre e mezzo del mattino. Smontavamo le tende, impacchettavamo il nostro bagaglio e cominciavamo la nostra marcia. Dopo due o tre ore, facevamo una pausa, poi camminavamo per altre due o tre ore, poi riposavamo, e così via. La nostra giornata di marcia generalmente finiva a mezzogiorno.</p>
<p>Dopo la prima settimana, uno studente ha dovuto rinunciare, ma il resto di noi è riuscito ad adattarsi. Abbiamo marciato con il temporale, la grandine e la canicola estiva. Il cibo era ricco di sostanze nutrienti e ci ha aiutato a resistere. Alcuni soldati austriaci che abbiamo incontrato lungo il percorso ci hanno detto che la nostra marcia era molto più dura di qualunque cosa avessero dovuto sopportare.</p>
<p>Quando, dopo un mese, siamo arrivati a Regensburg, ognuno di noi aveva perso circa 8 chili di peso. Eravamo esausti, ma mentalmente rinvigoriti. In un certo senso, è stata una specie di vacanza. Non avevamo telefoni cellulari o alcun appuntamento da rispettare. Ci eravamo presi una pausa dalla vita moderna.</p>
<p>Io sono convinto che una spedizione come questa permetta di capire della vita di un legionario molto più di cinque anni di ricerche in biblioteca. Entro due o tre anni, voglio dare inizio al mio prossimo esperimento. Voglio vestirmi da gladiatore e combattere.</p>
<p>(traduzione di Ilaria M.P. Barzaghi)</p>
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		<title>Lucio Villari: il Risorgimento &#8220;una felice congiunzione astrale sotto il segno della modernizzazione&#8221;</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2009/11/15/lucio-villari-il-risorgimento-una-felice-congiunzione-astrale-sotto-il-segno-della-modernizzazione/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 22:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria M. P. Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della storiografia]]></category>
		<category><![CDATA[Uso pubblico della storia]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto Croce]]></category>
		<category><![CDATA[Lucio Villari]]></category>
		<category><![CDATA[Unità d'Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione dell'uscita del suo libro "Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento" Lucio Villari definisce il Risorgimento "humus fondamentale delle nostre origini", sottolineandone il valore di processo modernizzatore del paese...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_963" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-963 " title="Gerolamo Induno, L’imbarco di Garibaldi" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/11/arte114a-300x222.jpg" alt="Gerolamo Induno, L’imbarco di Garibaldi" width="300" height="222" /><p class="wp-caption-text">Gerolamo Induno, L’imbarco di Garibaldi</p></div>
<p>In un&#8217;intervista apparsa oggi su &#8220;Tuttolibri&#8221; della &#8220;Stampa&#8221;,  lo  storico Lucio Villari aggiunge la sua autorevole voce all&#8217;ormai rovente dibattito di queste settimane su Risorgimento e Unità d&#8217;Italia, in occasione dell&#8217;uscita del suo libro<em> Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento</em> (Laterza). Nella conversazione Villari definisce il Risorgimento &#8220;<em>humus </em>fondamentale delle nostre origini&#8221;, sottolineandone il valore di processo modernizzatore del paese. E riguardo al presente cita Croce: “Ci sono popoli, come ci sono individui che hanno tratto forza di rinnovamento dalla nausea di se stessi, cioè del loro passato”.</p>
<h1><strong>Come sapeva Croce, ci salverà la nausea</strong></h1>
<p>di Mirella Serri</p>
<p>Le dame di corte piemontesi lo avevano ribattezzato <em>sporcaciun</em>. Più lieve, Francesco De Sanctis discettava di «un certo amabile folleggiare… pieno di buon umore ». E così a volte la fama di <em>bon vivant </em>e donnaiolo, o tutt&#8217; al più quella di scrittore e pittore, ha oscurato l&#8217;abile politico. Massimo D’Azeglio, il grande bardo liberale moderato &#8211; dopo una fugace simpatia e vicinanza alle sette mazziniane e segrete – diventerà dal 1849 al 1852 un presidente del Consiglio del Regno di Sardegna pronto a giocare tutte le sue carte a favore della pace e delle riforme costituzionali.  Insomma sarà un grande e sottovalutato tessitore dell&#8217;unità della Penisola, questo scrittore nelle cui  opere lo storico Lucio Villari s&#8217;imbatté da ragazzino.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/11/15/lucio-villari-il-risorgimento-una-felice-congiunzione-astrale-sotto-il-segno-della-modernizzazione/">» Continua la lettura...  Lucio Villari: il Risorgimento &#8220;una felice congiunzione astrale sotto il segno della modernizzazione&#8221;</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Storia e Comunicazione: le sfide della contemporaneità</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2009/09/22/storia-e-comunicazione-le-sfide-della-contemporaneita/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 08:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia della storia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della storiografia]]></category>
		<category><![CDATA[Uso pubblico della storia]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Perniola]]></category>
		<category><![CDATA[Postmodernità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[All'uscita del volume di Mario Perniola "Miracoli e traumi della comunicazione" si torna a discutere di ontologia della fattualità e sul complesso rapporto tra fatti reali ed eventi storici, Storia e Comunicazione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/09/la_comunicazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-909" title="La comunicazione" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/09/la_comunicazione-290x300.jpg" alt="La comunicazione" width="174" height="180" /></a>Pubblichiamo l&#8217;interessante articolo di Alfonso Berardinelli, uscito su &#8220;Il Foglio&#8221; lo scorso 19 settembre. Berardinelli recensisce il nuovo libro di Mario Perniola &#8220;Miracoli e traumi della comunicazione&#8221; in uscita per Einaudi (pp.153, euro 10). Al centro del saggio il tema dell&#8217;&#8221;ontologia della fattualità&#8221;, ossia della costruzione di fatti reali ed eventi storici.</p>
<p>Un tema, a nostro parere, di profondo interesse per lo storico e soprattutto per lo studioso di storia contemporanea. Un&#8217;occasione per fare il punto sul complesso rapporto tra Storia e Comunicazione.</p>
<h1>Ecco perchè gli storici hanno iniziato a farsi dare lezione pure dai filosofi.</h1>
<blockquote><p>[...] Che cosa è successo in questi ultimi decenni? Come è successo? In quale &#8220;epoca storica&#8221; ci è capitato di vivere? E ancora: non abbiamo avvertito tutti che negli avvenimenti accaduti c&#8217;era fin dall&#8217;inizio qualcosa di misteriosamente eppure percettibilmente irreale? Non abbiamo avvertito una certa inconsistenza e &#8220;ineffettualità&#8221; dell&#8217;effettuale, di ciò che avveniva ed era avvenuto?</p></blockquote><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/09/22/storia-e-comunicazione-le-sfide-della-contemporaneita/">» Continua la lettura...  Storia e Comunicazione: le sfide della contemporaneità</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Dell&#8217;uso pubblico della storia</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2009/07/22/delluso-pubblico-della-storia/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 10:38:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia della storiografia]]></category>
		<category><![CDATA[Uso pubblico della storia]]></category>
		<category><![CDATA[David M. Kennedy]]></category>
		<category><![CDATA[Margaret MacMillan]]></category>
		<category><![CDATA[Storiografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Traduzione della recensione del libro di Margaret MacMillan, "Dangerous games. The Uses and Abuses of History", pubblicata sul New York Times del 16 luglio 2009, a cura di David M. Kennedy, storico della Stanford University...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_656" class="wp-caption alignleft" style="width: 207px"><a title="Dangerous Games: The Uses and Abuses of History " href="http://www.amazon.com/Dangerous-Games-History-Library-Chronicles/dp/0679643583" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-656" title="La copertina del volume di Margaret MacMillan - Dangerous games" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/Dangerous-games-197x300.jpg" alt="La copertina del volume di Margaret MacMillan - Dangerous games" width="197" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del volume di Margaret MacMillan - Dangerous games</p></div>
<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo la traduzione dell’interessante <a title="What History Is Good For " href="http://www.nytimes.com/2009/07/19/books/review/Kennedy-t.html" target="_blank">recensione</a> del libro di Margaret MacMillan, <em>Dangerous games. The Uses and Abuses of History</em>, pubblicata a cura di David M. Kennedy, storico della Stanford University, il 16 luglio scorso sul New York Times.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h1 style="text-align: justify;">A cosa serve la storia</h1>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Viviamo tutti nella storia. Alcuni la fanno, altri sono fatti – o dis-fatti – da essa. Molti di noi la leggono. Un po’ la scrivono. La maggior parte di noi tenta, almeno di tanto in tanto, di farne uso, generalmente rovistando nel passato in cerca di analogie per spiegare il presente e predire il futuro.  E ben più di un po’ di noi, secondo la documentata opinione di Margaret MacMillan, in genere la rattoppano malamente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La MacMillan, canadese di nascita e rettore del St. Antony’s College di Oxford, è un’esperta storica che ha scritto del British Raj, delle paci di Parigi del 1919 e delle relazioni di Richard Nixon con la Cina. “Dangerous games” è un atto d’accusa frequentemente sarcastico e coerentemente provocatorio degli innumerevoli modi in cui la storia, come modo per comprendere il mondo, è troppo spesso distorta, politicizzata e duramente maltrattata.</p>
<p style="text-align: justify;"<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/07/22/delluso-pubblico-della-storia/">» Continua la lettura...  Dell&#8217;uso pubblico della storia</a></p></em>]]></content:encoded>
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