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	<title>Blogstoria &#187; Storia d&#8217;Europa</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>La belle époque attraverso i ritratti femminili di Giovanni Boldini</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 16:55:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La redazione di BlogStoria dall'anteprima della mostra "Boldini e la Belle Époque", per raccontarvi perché l'"Epoca Bella" fu anche il sensuale ritratto di una dama elegante...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3934" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Boldini1.jpg"><img class="size-medium wp-image-3934" title="Giovanni Boldini, Mademoiselle De Nemidoff, 1908, Olio su tela, cm 232x122, Collezione privata " src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Boldini1-153x300.jpg" alt="Giovanni Boldini, Mademoiselle De Nemidoff, 1908, Olio su tela, cm 232x122, Collezione privata " width="180" height="353" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Boldini, Mademoiselle De Nemidoff, 1908, Olio su tela, cm 232x122, Collezione privata </p></div>
<p>È stata inaugurata lo scorso 25 marzo a Como la mostra <a href="http://www.grandimostrecomo.it/boldini-e-la-belle-%C3%A9poque" target="_blank"><strong>Boldini e La Belle Époque</strong></a> in corso fino al 24 luglio 2011. La redazione di BlogStoria ha partecipato all&#8217;anteprima per la stampa attirata soprattutto dall&#8217;approfondita ricostruzione storica del periodo compreso tra il 1871 e il 1914 che dovrebbe costituire uno degli aspetti più interessanti dell&#8217;esposizione.</p>
<p>In questo 2011 schiacciato sotto l&#8217;egida delle celebrazioni del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia ci sembrava interessante dare spazio a un progetto che in maniera così disinvolta supera lo scoglio del centocinquantenario per occuparsi dell&#8217;età successiva, quella<em> belle époque</em> così fondamentale per la cultura, l&#8217;arte e la storia europea e nazionale e in fondo così in secondo piano in questi mesi di celebrazioni. Eppure una ricorrenza senz&#8217;altro minore &#8211; il <a href="http://www.blogstoria.it/2011/01/10/litalia-della-belle-epoque-attraverso-lo-sguardo-di-emilio-salgari-nel-centenario-della-sua-scomparsa/" target="_self">centenario della morte di Salgari avvenuta il 25 aprile del 1911</a> &#8211; ci aveva già riportato nel suo clima qualche mese fa. E anche il discusso romanzo di <a href="http://www.blogstoria.it/2011/01/04/nel-cimitero-di-praga-con-umberto-eco/" target="_self">Eco, <em>Il Cimitero di Praga</em></a>, del quale a lungo ci siamo occupati e che ha suscitato &#8211; e continua a farlo &#8211; tanto fervore polemico nei nostri lettori, aveva scelto come scenario di una parte importante dell&#8217;intreccio proprio quella Parigi di fine secolo nella quale Giovanni Boldini aveva aperto nel 1871 un suo studio prima in Avenue Frochol e poi in Place Pigalle.</p>
<p>La mostra comasca che trova sede nell&#8217;elegante cornice di Villa Olmo, rinata negli ultimi anni a nuovo polo espositivo della città, espone quasi 150 opere dei più importanti artisti di fine Ottocento, 60 delle quali sono capolavori, conosciuti e meno conosciuti, di Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 &#8211; Parigi, 1931) raccolti tra i musei e le collezioni private di Italia e d&#8217;Europa. Curatori dell&#8217;esposizione lo storico dell&#8217;arte <strong>Tiziano Panconi</strong>, autore della più importante bibliografia sulla vita e l&#8217;opera di Giovanni Boldini e l&#8217;Assessore alla Cultura del Comune di Como <strong>Sergio Gaddi</strong>. Il filo conduttore della mostra è proprio l&#8217;opera di Boldini che viene interpretato come il genio anticipatore, l&#8217;avanguardia della <em>belle époque</em>. È convenzione infatti datare l&#8217;inizio di quest&#8217;epoca di trasformazioni importanti nella vita e nella cultura di gran parte dell&#8217;Europa nel 1880, data che colloca l&#8217;opera di Boldini nell&#8217;orbita di un&#8217;avanguardia anticipatrice. Concordano Panconi e Gaddi nel definire il pittore, nato a Ferrara nel 1842, la sintesi artistica dello spirito della belle époque non soltanto in materia di gusto estetico, ma soprattutto nella visione del mondo che emerge dalla pittura di Giovanni Boldini, artista che rimane volutamente ai margini dell&#8217;impressionismo che domina la Parigi di quegli anni, privilegiando lo studio del movimento e del dinamismo che tanto diverranno centrali nell&#8217;arte futurista di qualche decennio più avanti.</p>

<div id="attachment_3935" class="wp-caption alignright" style="width: 226px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Boldini2.jpg"><img class="size-medium wp-image-3935" title="Giovanni Boldini, Berthe che legge la dedica su un ventaglio in piedi nel salotto, Olio su tela, cm 61,6x40,6, Collezione privata " src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Boldini2-189x300.jpg" alt="Giovanni Boldini, Berthe che legge la dedica su un ventaglio in piedi nel salotto, Olio su tela, cm 61,6x40,6, Collezione privata " width="216" height="342" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Boldini, Berthe che legge la dedica su un ventaglio in piedi nel salotto, Olio su tela, cm 61,6x40,6, Collezione privata </p></div>
<p>Sotto il profilo storiografico quello che maggiormente appare interessante è la perfetta rappresentazione che Boldini offre della borghesia parigina, protagonista delle trasformazioni sociali e culturali nei decenni della &#8220;Epoca Bella&#8221;. L&#8217;intera arte di Boldini si ritrova calata in questo contesto non solo per i soggetti che sceglie di dipingere, ma perché assimila e trasmette il gusto estetico, le scelte e le ambizioni di questa classe sociale, che non solo gli commissiona quadri e soprattutto ritratti, ma lo rende il portavoce ufficiale, il fotografo, il ritrattista da essa prescelto. In questa riproduzione artefatta delle immagini e dei ritratti che la borghesia attraverso l&#8217;opera di Boldini sceglie di trasmettere di se stessa si trova il valore di fonte documentale della pittura dell&#8217;artista ferrarese. Lo stesso prodotto artistico, questi ritratti a metà tra lo standardizzato e l&#8217;opera esclusiva, documenta già di per sé il gusto di una nuova classe borghese che assumendo il controllo del potere economico e politico nell&#8217;età liberale non solo introduce un proprio gusto estetico, ma ambisce a rivaleggiare con i magnificenti ritratti con i quali per secoli le dinastie nobiliari hanno ricoperto le pregiate mura di castelli e tenute. I ritratti che Boldini propone, quasi tutti femminili sono invece ritratti per i salotti eleganti (e un po&#8217; kitsch) delle nuove famiglie borghesi sui quali troneggia l&#8217;immagine seducente e moderna della padrona di casa. Una donna dinamica, elegantissima e sensuale, slanciata e filiforme, a metà tra la <em>coquette </em>e la matrona, la diva di spettacolo e la signora <em>à la mode</em>.</p>
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		<title>Il corpo santo del Re</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 10:39:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Armando Torno su il "Corriere della sera" del 17 dicembre ha segnalato la notizia del ritorno a Parigi della testa di re Enrico IV dove è stata tumulata insieme alle spoglie del sovrano nella cappella reale di San Dionigi. Una vicenda particolare quella del capo del re francese, ucciso il 14 maggio 1610 da François Ravaillac e decapitato post mortem nel 1793, atto simbolico dell'inizio dell'epoca del Terrore...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2610" class="wp-caption alignleft" style="width: 196px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Enrico-IV-Borbone-Navarra-ok.jpg"><img class="size-full wp-image-2610" title="Enrico IV di Borbone Navarra " src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Enrico-IV-Borbone-Navarra-ok.jpg" alt="Enrico IV di Borbone Navarra " width="186" height="276" /></a><p class="wp-caption-text">Enrico IV di Borbone Navarra </p></div>

<p>Armando Torno su il &#8220;Corriere della sera&#8221; del 17 dicembre ha segnalato la notizia del ritorno  a Parigi della testa di re Enrico IV dove è stata tumulata insieme alle spoglie del sovrano nella cappella reale di San Dionigi. Una vicenda particolare quella del capo del re francese, ucciso il 14 maggio 1610 da François Ravaillac e decapitato post mortem nel 1793, atto simbolico dell&#8217;inizio dell&#8217;epoca del Terrore. Da quel momento una storia di continui spostamenti tra antiquari di tutta Europa fino al 2008 quando due giornalisti la ritrovano presso una coppia di collezionisti. I due vengono convinti a metterla a disposizione della scienza affinché vengano compiuti i doverosi accertamenti prima di restituirla al legittimo cadavere.</p>
<p>Una vicenda da romanzo gotico se non fosse &#8211; come Torno osserva &#8211; che essa ha come punto di partenza e di arrivo quella Parigi teatro principale della ghigliottina rivoluzionaria. Il racconto della vicenda della testa di Enrico IV ci riporta al tema del corpo santo del re, talismano della religione politica dell&#8217;età contemporanea, inaugurata significativamente dalla Rivoluzione Francese. Un tema quello del corpo politico del sovrano che attraversa i due secoli dell&#8217;età contemporanea, declinandosi in una variegata serie di accezioni diverse: da monumento, a reliquia, a mezzo di comunicazione. La storia &#8211; è noto &#8211; inizia in Francia con i re taumaturghi narrati da Marc Bloch nel 1924, i cui corpi miracolosi sono fonte di guarigione per i malati di scrofola e si snoda durante i secoli della storia moderna nel corso del processo di creazione dei primi stati nazione.  Il 30 gennaio 1649 re Carlo I d&#8217;Inghilterra viene decapitato durante la guerra civile, atto simbolico del nuovo regno britannico che si appresta a ridefinire l&#8217;articolato rapporto tra Sovrano e Parlamento. Per avere un&#8217;idea del valore rituale del regicidio del &#8220;re martire&#8221; &#8211; come fu definito già dal suo successore Carlo II &#8211; è sufficiente seguire la vicenda della commemorazione della sua uccisione: dopo essere stata istituita giorno dedicato alla commemorazione della morte del re, la data del 30 gennaio venne eliminata dal calendario delle feste civili inglesi dalla regina Vittoria,  sopravvivendo fino a oggi come festa minore.</p>
<p>Un secolo più tardi , il corpo malato di re Giorgio III diviene il simbolo del progressivo  declino del potere monarchico rispetto al Parlamento &#8211;  come descritto brillantemente nel film storico di Nicholas Hytner <em>La Pazzia di Re Giorgio</em> (GB, 1994) tratto dallo spettacolo teatrale di Alan Bennet <em>La Pazzia di Giorgio III </em>-<em> </em>mentre il tentativo di continuare ad offrire un&#8217;immagine sana e vigorosa del sovrano da parte dei sostenitori della monarchia testimonia la volontà di continuare ad identificare la nazione nel corpo del Re, aldilà  dell&#8217;effettiva amministrazione del potere politico all&#8217;interno del regno. Il re come simbolo massimo dell&#8217;identità nazionale, il suo corpo come incarnazione stessa dello stato, che appare ancora più significativa nel momento critico dell&#8217;emancipazione delle colonie americane dalla madre patria britannica cui si sovrappone cronologicamente il peggioramento dello stato di salute di re Giorgio III, consentendo un significativo accostamento simbolico.</p>
<div id="attachment_2611" class="wp-caption alignright" style="width: 223px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/La-pazzia-di-Re-Giorgio.jpg"><img class="size-full wp-image-2611" title="La pazzia di Re Giorgio - Locandina del film" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/La-pazzia-di-Re-Giorgio.jpg" alt="La pazzia di Re Giorgio - Locandina del film" width="213" height="301" /></a><p class="wp-caption-text">La pazzia di Re Giorgio - Locandina del film</p></div><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/12/22/il-corpo-santo-del-re/">» Continua la lettura...  Il corpo santo del Re</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Chiesa e Risorgimento. Manuel Borutta e la kulturkampf italiana</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 15:43:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuiamo la riflessione sul Risorgimento presentando il volume "Antikatholizismus. Deutschland und Italien im Zeitalter der europäischen Kulturkämpfe" (Anticattolicesimo. Germania e Italia ai tempi dei Kulturkampf europei) di Manuel Borutta...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2524" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Borutta.jpg"><img class="size-full wp-image-2524" title="La copertina del volume di Manuel Borutta" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Borutta.jpg" alt="La copertina del volume di Manuel Borutta" width="200" height="299" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del volume di Manuel Borutta</p></div>

<p>Continuiamo la riflessione sul Risorgimento presentando il volume <em><strong>Antikatholizismus. Deutschland und Italien im Zeitalter der europäischen  Kulturkämpfe</strong></em> (&#8220;Anticattolicesimo. Germania e Italia ai tempi dei  Kulturkampf europei&#8221;, Vandenhoeck &amp; Ruprecht, 2010) di Manuel Borutta, giovane studioso dell&#8217;Università di Colonia. Ne ha parlato ieri &#8220;Avvenire&#8221; nell&#8217;articolo-intervista  di Andrea Galli <em>Kulturkampf all’italiana</em>. In Germania il volume è stato recensito tra gli altri da Harm Klueting sulla rivista scientifica <a href="http://www.sehepunkte.de/2010/05/17713.html" target="_blank">Sehepunkte</a>.</p>
<p>Il libro di Borutta fa un interessante parallelismo tra l&#8217;operazione di kulturkampf compiuta dalla Germania bismarckiana e l&#8217;attacco alla Chiesa cattolica compiuto dalle forze progressive italiane all&#8217;indomani dell&#8217;unificazione. La simmetria cronologica tra il processo di unificazione tedesco e quello italiano torna ad essere una interessante prospettiva per una riflessione comparata tra i due processi di <em>nation-building</em> e il volume di Manuel Borutta ne mette a fuoco uno dei nodi più interessanti: il rapporto tra le classi dirigenti, protagoniste del processo di unificazione e di organizzazione istituzionale degli stati nascenti, e la Chiesa cattolica. Parallelismo quello italo/tedesco sul tema del rapporto tra chiesa cattolica e potere politico che ha trovato ampio spazio all&#8217;interno degli studi sui regimi totalitari degli anni &#8217;20/&#8217;30 del novecento, ma che raramente è stato utilizzato per analizzare il periodo precedente, quello della nascita quasi simultanea dei due stati nazionali europei.</p>
<p>Lo fa Manuel Borutta introducendo la categoria &#8211; apparentemente tutta tedesca &#8211; di <strong>kulturkampf</strong>. Vi fu, dunque, una guerra culturale contro la chiesa cattolica anche in Italia? La risposta che Borutta dà ad Andrea Galli in proposito è chiara:</p>
<blockquote><p>Sì, lo fu. Quello del Kulturkampf è stato un fenomeno globale che ha interessato ampie zone dell’Europa e dell’America Latina. In ultimo si è trattato di uno scontro sul ruolo e il significato della religione nella modernità.</p></blockquote>
<p>La kulturkampf si inserisce, dunque, nel contesto della secolarizzazione, fenomeno che caratterizza il mondo Occidentale nell&#8217;età contemporanea e che si coniuga con quello complementare della modernizzazione. E su questo punto il processo italiano e quello tedesco divergono:</p>
<blockquote><p>In Germania ha giocato un ruolo importante l’identificazione del protestantesimo con la nazione e la modernità [...] In Italia la maggior parte dei liberali mirava invece a una riforma del cattolicesimo più che alla sua abolizione.[...] Con la Sinistra storica tuttavia guadagnarono un influsso sul governo e le sue politiche anche forze più radicali e antireligiose, soprattutto di matrice positivista. E nel complesso i passaggi dall’anticlericalismo all’anticattolicesimo furono continui.</p></blockquote>
<div id="attachment_2523" class="wp-caption alignright" style="width: 384px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/1875KulturkampfBismarckPiusIXChess.jpg"><img class="size-full wp-image-2523" title="Vignetta satirica: Bismarck e Pio IX si giocano a scacchi la kulturkampf" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/1875KulturkampfBismarckPiusIXChess.jpg" alt="Vignetta satirica: Bismarck e Pio IX si giocano a scacchi la kulturkampf" width="374" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">Vignetta satirica: Bismarck e Pio IX si giocano a scacchi la kulturkampf</p></div><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/12/09/chiesa-e-risorgimento-manuel-borutta-e-la-kulturkampf-italiana/">» Continua la lettura...  Chiesa e Risorgimento. Manuel Borutta e la kulturkampf italiana</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Michele Battini. Alle origini dell’antisemitismo II</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 10:14:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È appena uscito il volume di Michele Battini, Il socialismo degli imbecilli. Propaganda, falsificazione, persecuzione degli ebrei, un altro contributo importante al dibattito sulle origini culturali dell'antisemitismo in Europa...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1805" class="wp-caption alignleft" style="width: 196px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/michele_battini-il_socialismo_degli_imbecilli_2.jpg"><img class="size-full wp-image-1805 " title="La copertina del libro di Michele Battini" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/michele_battini-il_socialismo_degli_imbecilli_2.jpg" alt="La copertina del libro di Michele Battini" width="186" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del libro di Michele Battini</p></div>
<p>È appena uscito il volume di Michele Battini, <em>Il socialismo degli imbecilli</em>. <em>Propaganda, falsificazione, persecuzione degli ebrei</em>, un altro contributo importante al dibattito sulle origini dell&#8217;antisemitismo come ha scritto in maniera efficace Adriano Prosperi su &#8220;La Repubblica&#8221; del 2 novembre nell&#8217;articolo <strong><em>Le altre radici dell&#8217;antisemitismo</em></strong>.</p>
<p>La contemporanea uscita dell&#8217;opera di Battini (pubblicata da Bollati Boringhieri, pp. 328, 18 euro, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8833921581?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8833921581" target="_blank">comprala su Amazon.it a 12,60 euro</a>) e del nuovo romanzo di Umberto Eco hanno contribuito a focalizzare l&#8217;attenzione sul tema dell&#8217;antisemitismo e sulle sue origini radicate nella storia della cultura cristiana europea e costituiscono la risposta più rapida e corposa al dibattito sul negazionismo scaturito dal caso di Claudio Moffa.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/11/03/michele-battini-alle-origini-dellantisemitismo-ii/">» Continua la lettura...  Michele Battini. Alle origini dell’antisemitismo II</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Ich bin ein Berliner. Ted Sorensen, la voce di JFK si è spento a NY</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/11/02/ich-bin-ein-berliner-ted-sorensen-la-voce-di-jfk-si-e-spento-a-ny/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 10:09:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ted Sorensen]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica mattina si è spento presso il New York - Presbyterian Hospital di Manhattan Theodore C. Sorensen, uno degli ultimi uomini dell'amministrazione di JFK...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1763" class="wp-caption alignleft" style="width: 351px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/01sorensenspan-cnd-articleLarge.jpg"><img class="size-full wp-image-1763 " title="Ted Sorensen e JFK" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/01sorensenspan-cnd-articleLarge.jpg" alt="Ted Sorensen e JFK" width="341" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">Ted Sorensen e JFK</p></div>
<p>Domenica mattina si è spento presso il New York &#8211; Presbyterian Hospital di Manhattan Theodore C. Sorensen, uno degli ultimi uomini dell&#8217;amministrazione di John F. Kennedy, consigliere e autore di dei discorsi di JFK o, come scrive Paolo Mastrolilli su &#8220;La Stampa&#8221; del 1 novembre 2010 nell&#8217;articolo <em><strong>C</strong><strong>osì parlò Sorensen la voce di JFK</strong>,</em></p>
<blockquote><p>era molto più che la penna dei discorsi di Kennedy: era la sua ispirazione tanto che lo stesso presidente lo definiva la sua «banca del sangue intellettuale».</p></blockquote>
<p>Entriamo quindi in una dimensione peculiare della politica americana: quella della comunicazione politica e del lavoro di squadra che sta alle spalle dei presidenti americani. Entriamo però anche in un&#8217;altra dimensione della storia, peculiare alla storia contemporanea e in particolare a quella del &#8217;900: quella del linguaggio della politica. Se si volesse fare un&#8217;esperimento la storia del &#8217;900 potrebbe essere scritta attraverso una rete di citazioni, un bagaglio narrativo di frasi ed espressioni verbali non da usare come slogan (obiettivo della storia non è la propaganda, suo strumento non può essere lo slogan) ma come <em>fonte, </em>estrema sintesi di un momento storico in grado di esprimere in maniera efficace lo spirito, le intenzioni, le aspirazioni di un momento.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/11/02/ich-bin-ein-berliner-ted-sorensen-la-voce-di-jfk-si-e-spento-a-ny/">» Continua la lettura...  Ich bin ein Berliner. Ted Sorensen, la voce di JFK si è spento a NY</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Umberto Eco. Alle origini dell’antisemitismo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 10:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Shoah]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Europa]]></category>
		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Il cimitero di Praga]]></category>
		<category><![CDATA[Lucetta Scaraffia]]></category>
		<category><![CDATA[Olocausto]]></category>
		<category><![CDATA[Ottocento]]></category>
		<category><![CDATA[Umberto Eco]]></category>

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		<description><![CDATA[È uscito da pochi giorni il nuovo romanzo di Umberto Eco "Il cimitero di Praga" e sono scoppiate le polemiche sui quotidiani. A darne una prima interessante stroncatura sulle pagine de "L'Ossevatore Romano" è stata la storica Lucetta Scaraffia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/Eco-libro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1683" title="Umberto Eco - Il Cimitero di Praga" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/Eco-libro.jpg" alt="Umberto Eco - Il Cimitero di Praga" width="176" height="235" /></a>È uscito da pochi giorni il nuovo romanzo di Umberto Eco <strong>&#8220;Il cimitero di Praga&#8221;</strong> (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845266222?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8845266222" target="_blank">compralo su Amazon.it a 12,48 euro</a>) e sono scoppiate le polemiche sui quotidiani. A darne una prima interessante stroncatura sulle pagine de &#8220;L&#8217;Ossevatore Romano&#8221; è stata la storica Lucetta Scaraffia nell&#8217;articolo <em><strong>I</strong><strong>l voyer del male</strong></em> di sabato 30 ottobre. Scaraffia è esplicita nel suo commento: «il romanzo che Eco ha appena pubblicato è noioso, ferraginoso, di difficilissima lettura».</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/11/01/umberto-eco-alle-origini-dellantisemitismo/">» Continua la lettura...  Umberto Eco. Alle origini dell’antisemitismo</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>La riscoperta di Napoleone III. Biografie a confronto</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 22:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Armistizio di Villafranca]]></category>
		<category><![CDATA[Napoleone III]]></category>
		<category><![CDATA[Plombières]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra d'indipendenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Due biografie a confronto su Napoleone III. Si tratta di quella di Franco Cardini appena pubblicata per Sellerio e di quella Eugenio Di Rienzo in uscita per i tipi della Salerno editrice il prossimo 27 ottobre...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1489" class="wp-caption alignleft" style="width: 253px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/Napoleone-terzo.jpg"><img class="size-full wp-image-1489 " title="Franz Xaver Winterhalter - L'imperatore Napoleone III, 1852" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/Napoleone-terzo.jpg" alt="Franz Xaver Winterhalter - L'imperatore Napoleone III, 1852" width="243" height="243" /></a><p class="wp-caption-text">Franz Xaver Winterhalter - L&#39;imperatore Napoleone III, 1852</p></div>
<p>Paolo Mieli su &#8220;Il Corriere della sera&#8221; del 19 ottobre ha dedicato un lungo articolo, <strong><em>L&#8217;imperatore ribelle che avviò l&#8217;unità d&#8217;Italia,</em></strong> all&#8217;uscita, quasi contemporanea, di due saggi dedicati alla figura di Napoleone III. Si tratta delle opere di due nomi importanti del panorama storiografico italiano: Franco Cardini che ha appena pubblicato per Sellerio il volume <em>Napoleone III</em> (p.200, 12 euro, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8838922950?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8838922950&amp;#34;&amp;#62;Napoleone III&lt;/a&gt;&amp;#60;img src=" target="_blank">compralo su Amazon.it a 8, 40 euro</a>) e Eugenio Di Rienzo del quale uscirà il prossimo 27 ottobre per i tipi della Salerno editrice, nella collana &#8220;profili&#8221; diretta da Giuseppe Galasso, un volume con il medesimo titolo (p.720, 30 euro). Nessuna competizione fra i due autori, come dimostra la dedica allo stesso Di Rienzo pubblicata da Cardini, ma secondo Mieli il</p>
<blockquote><p>poderoso, accurato volume di Di Rienzo [...] può essere considerato il primo esauriente studio italiano sulla figura di quel «doppio nipote» protagonista del Secondo Impero francese.</p></blockquote>
<p>Occasione dunque per entrare nel dibattito sull&#8217;Unità d&#8217;Italia dal punto di vista di uno dei suoi protagonisti meno amati, quello dell&#8217;Imperatore francese che di fatto contribuì a creare le condizioni necessarie perché venisse compiuta l&#8217;unificazione nazionale, mutilando, però, sotto il profilo retorico, quel mito della liberazione dallo straniero opera esclusiva, seppur controversa, delle forze nazionali e delle istituzioni piemontesi.</p>
<p>In realtà, ricorda Mieli, pur non godendo di vasta &#8220;popolarità&#8221;, la figura di Napoleone III fu apprezzata anche in passato dalla storiografia. Viene ricordato il volume di Luigi Salvatorelli <em>Leggenda e realtà di Napoleone</em>, (uscito per la prima volta per l&#8217;editore De Silva nel 1945, ristampato nel 1960 da Einaudi e riproposto da Utet nel 2007, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8802076138?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8802076138" target="_blank">compralo su Amazon.it a 10,50 euro</a>) in cui l&#8217;autore «si spinse addirittura a valutare Napoleone III più positivamente del suo zio e nonno acquisito». Riporta Mieli dal volume di Salvatorelli:</p>
<blockquote><p>Mentre il primo regime imperiale era andato verso un assolutismo personalistico sempre più completo, il Secondo Impero seguì un&#8217;evoluzione contraria, fino a trasformarsi nell&#8217;Impero liberale, cioè in monarchia costituzionale vera e propria, salvo la persistente ambiguità che l&#8217;Imperatore era responsabile davanti al popolo francese, a cui poteva sempre fare appello.</p></blockquote>
<p>Anche Rosario Romeo nel terzo volume di <em>Cavour e il suo tempo</em> (edito da Laterza) &#8220;recupera&#8221; la figura di Napoleone III, ritornando sul momento del famoso &#8220;tradimento di Villafranca&#8221; che screditò la figura dell&#8217;imperatore agli occhi dei patrioti italiani, rendendola particolarmente indigesta anche nelle rievocazioni attuali. Scrive Mieli citando Romeo:</p>
<blockquote><p>se Villafranca [il trattato con il quale Napoleone III aveva interrotto la campagna d'Italia, lasciando Venezia all'Austria, <em>ndr</em>] non realizzava tutto il programma di Plombières, essa segnava per l&#8217;Austria la più grave disfatta che avesse mai subito sulla questione italiana: così grave da mutare interamente i termini del problema quali erano stati dal 1815 in poi.</p></blockquote>
<p>Anche il volume di Di Rienzo torna naturalmente sul tema, riconoscendo, da un lato il &#8220;tradimento&#8221; francese, ma dall&#8217;altro contestualizzando più approfonditamente il  momento storico. Scrive Mieli in proposito:</p>
<blockquote><p>il paese [la Francia, <em>ndr</em>] era rimasto assai turbato dall&#8217;imprevista entità dello spargimento di sangue francese e dall&#8217;apporto assai modesto dei militari di Cavour. Secondo elemento fu l&#8217;uscita della Prussia dalla neutralità.</p>
<div id="attachment_1490" class="wp-caption alignright" style="width: 202px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/armistizio-villafranca.jpg"><img class="size-full wp-image-1490 " title="L'Armistizio di Villafranca" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/armistizio-villafranca.jpg" alt="L'Armistizio di Villafranca" width="192" height="265" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;Armistizio di Villafranca</p></div></blockquote>

<p>Vale la pena ricordare che l&#8217;entità dello spargimento di sangue fu davvero notevole, come documentato dal primato della seconda guerra d&#8217;indipendenza come guerra tanto sanguinosa da anticipare i massacri novecenteschi e da solleciatare la nascita della croce rossa europea, ponendo per la prima volta a livello internazionale il problema delle vittime di guerra. Interessante poi sottolineare come lo scenario nazionale diventi il primo campo di prova per lo scontro fra la Francia e la futura Germania conflitto che durerà quasi un secolo segnando la storia europea contemporanea:</p>
<blockquote><p>l&#8217;11 giugno [un mese prima della firma dell'Armistizio di Villafranca fra Francia e Austria] venne dunque decisa dalla Prussia la mobilitazione di sei corpi d&#8217;armata, mobilitazione che comportava il richiamo della riserva orientale per la formazione di un contingente da collocare sul Reno in posizione ostile verso i confini francesi.</p></blockquote>
<p>Un lavoro di approfondimento sul contesto internazionale in cui si inserisce l&#8217;epopea italiana è utile non solo alla ricostruzione storiografica del panorama europeo della seconda metà dell&#8217;800, panorama che si presenta ricco di novità e governato da dinamiche che in parte anticipano i grandi eventi del &#8217;900, ma contribuisce a quel lavoro di ridimensionamento del mito sulla nascita della nazione,  che peraltro si presenta fragile e pieno di contraddizioni, a beneficio di una più attenta analisi storiografica. La riscoperta di personaggi posti in secondo piano dalla retorica patriottarda ereditata in parte dalle culture politiche del secondo dopoguerra può costituire un&#8217;ottima prospettiva da cui partire per affrontare in maniera critica il Risorgimento e fare i conti con le sue varie sfaccettature. Andare davvero a fondo alle dinamiche che consentirono la nascita della nazione oltre che un&#8217;operazione di interesse storiografico può essere una valida occasione di rielaborazione dell&#8217;identità nazionale, forse la migliore ricetta per contrastare quelle spinte revisioniste che &#8211; quasi si trattasse di un&#8217;altra forma di negazionismo &#8211; ne negano l&#8217;esistenza.</p>
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		<title>Viaggio nel ’600 attraverso l’occhio di Rubens</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 21:34:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia Moderna]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Storia dell'arte]]></category>
		<category><![CDATA[Visitiamo]]></category>
		<category><![CDATA[Controriforma]]></category>
		<category><![CDATA[Fiamminghi]]></category>
		<category><![CDATA[Musei italiani]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Paul Rubens]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoluzione Scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Villa Olmo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 27 marzo è stata inaugurata presso la Villa Olmo di Como la mostra dedicata a Rubens e i Fiamminghi in corso fino al 25 luglio. Ottima occasione per intraprendere un viaggio nell'Europa della prima metà del XVII secolo attraverso le opere di uno dei pittori più importanti della sua epoca...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1287" class="wp-caption alignleft" style="width: 142px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/04/Carlo-V2.jpg"><img class="size-full wp-image-1287" title="Peter Paul Rubens - Ritratto dell'Imperatore Carlo V" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/04/Carlo-V2.jpg" alt="Peter Paul Rubens - Ritratto dell'Imperatore Carlo V" width="132" height="209" /></a><p class="wp-caption-text">Peter Paul Rubens - Ritratto dell&#39;Imperatore Carlo V</p></div>
<p>Il 27 marzo è stata inaugurata presso la Villa Olmo di Como la mostra dedicata a <strong><a href="http://www.grandimostrecomo.it/" target="_blank">Rubens e i Fiamminghi</a></strong> in corso fino al 25 luglio.</p>
<p>Ottima occasione per intraprendere un viaggio nell&#8217;Europa della prima metà del XVII secolo attraverso le opere di uno dei pittori più importanti della sua epoca.</p>
<p>Sotto il profilo dell&#8217;interesse storico e non soltanto estetico gli spunti che emergono dal buon allestimento della mostra sono molteplici. I dipinti fiamminghi non solo &#8220;fotografano&#8221; la quotidianità del tempo, ma rivelano dietro la trama dei richiami simbolici che appassionarono gli studiosi di iconografia come Erwin Panofsky, una visione del mondo complessa in cui si mescolano temi d&#8217;attualità, come la rappresentazione della cristianità all&#8217;epoca della Controriforma, modelli classici, nuovi approcci al reale e la ricerca di un inedito rapporto tra uomo e natura.</p>
<div id="attachment_1288" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/04/Baccanale.jpg"><img class="size-full wp-image-1288" title="Peter Paul Rubens - Baccanale" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/04/Baccanale.jpg" alt="Peter Paul Rubens - Baccanale" width="150" height="112" /></a><p class="wp-caption-text">Peter Paul Rubens - Baccanale</p></div>
<p>Alla rappresentazione realistica delle classi più umili si affianca il gusto per il mito e le allegorie classiche. I modelli antichi abbandonano il loro status di canone sublime  ma divengono ispirazione per nuovi percorsi di sperimentazione che collocano al centro del mondo quell&#8217;Uomo riscoperto dal Rinascimento appena conclusosi, ma che acquista nel Seicento quella fisicità, quell&#8217;essere corpo e materia che sarà il grande limite ma anche il punto di partenza per una riflessione sull&#8217;uomo e sulla sua possibilità di sopravvivenza nel Seicento sconvolto dalla peste e dalle guerre di religione. Interessante la riflessione nel rapporto tra l&#8217;essere umano e la natura, dipinta nei bei paesaggi fiamminghi, nelle sue due connotazioni fondamentali: quella di natura indomita e selvaggia e quella di oggetto dell&#8217;azione umana, terreno di sperimentazione nei decenni che furono anche l&#8217;origine del moderno pensiero scientifico.</p>
<div id="attachment_1289" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/04/Natura-morta.jpg"><img class="size-full wp-image-1289" title="Jan van der Heyden - Natura morta con mappamondo" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/04/Natura-morta.jpg" alt="Jan van der Heyden - Natura morta con mappamondo" width="150" height="189" /></a><p class="wp-caption-text">Jan van der Heyden - Natura morta con mappamondo</p></div>
<p>Non manca lo sguardo sul mondo extraeuropeo e quella rappresentazione dell&#8217;esotico i cui canoni permarranno fino al xx secolo.</p>
<p>C&#8217;è tutto questo nella bella mostra di Villa Olmo oltre al piacere estetico del vedere dal vivo i bei dipinti di Rubens e della scuola fiamminga, valorizzati da una mostra che si svolge quasi interamente al buio in cui i quadri illuminati da fasci di luce emergono con tutta la loro potenza comunicativa come frammenti di un mondo ritrovato che appare incredibilmente vicino e tangibile come i frutti e gli oggetti dipinti nelle incantevoli nature morte.</p>
<p>Ottima sintesi visiva di tanti temi che attraversarono un secolo complesso come il Seicento, l&#8217;approccio iconografico offre ulteriore materia di riflessione per lo studioso di storia, mostrando ancora una volta le ampie possibilità di convergenza tra storiografia e Storia dell&#8217;arte.</p>
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		<title>Simulazioni di passato: l’archeologia sperimentale</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 00:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria M. P. Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Storia antica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della storiografia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia romana]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia sperimentale]]></category>
		<category><![CDATA[Josef Löffl]]></category>
		<category><![CDATA[legioni romane]]></category>

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		<description><![CDATA[Esiste una disciplina storica, poco nota ai non specialisti, che si prefigge di ricostruire, adottando il metodo sperimentale ovvero per mezzo di esperimenti, le circostanze concrete e le condizioni materiali relative ad un determinato momento o evento storico: è l'archeologia sperimentale. Le sue ricostruzioni non sono spettacoli, ma progetti scientifici sperimentali...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Ricostruzione storica&#8221; è un&#8217;espressione che fa pensare al cinema e alle </em><em>fiction televisive  (in questi ultimi anni, per esempio, sta riscuotendo grande successo anche in Italia la serie </em>Roma<em>), come alle grandi trasmissioni di divulgazione storica e,  prima ancora, alle complesse messinscene rievocative di battaglie e altri fatti storici (per non parlare dei romanzi storici). &#8220;Simulazione storica&#8221; può addirittura evocare </em>videogames<em>, giochi di ruolo e realtà virtuale. Nel complesso, fenomeni che fanno variamente parte della sfera dell&#8217;</em>infotainment<em>. </em></p>
<p><em>Ma esiste una disciplina storica, poco nota ai non specialisti, che si prefigge di ricostruire, adottando il metodo sperimentale ovvero per mezzo di esperimenti, le circostanze concrete e le condizioni materiali relative ad un determinato momento o evento storico: è l&#8217;archeologia sperimentale. Le sue ricostruzioni non sono spettacoli, ma progetti scientifici sperimentali. Di notevole utilità per la comprensione della cultura materiale e per la storia della tecnologia, l&#8217;archeologia sperimentale è preziosa per la ricostruzione delle condizioni di vita delle più svariate epoche storiche e civiltà, a partire da preistoria e antichità.</em></p>
<div id="attachment_999" class="wp-caption alignright" style="width: 354px"><img class="size-full wp-image-999 " title="Marcia Trans Alpes (progetto di Josef Löffl), da Regensburg a Trento, 2004" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/11/Copia-di-http___legion-regensburg3.bmp" alt="Marcia Trans Alpes (progetto di Josef Löffl), da Regensburg a Trento, 2004" width="344" height="292" /><p class="wp-caption-text">Marcia Trans Alpes (progetto di Josef Löffl), da Regensburg a Trento, 2004</p></div>
<p><em>Traduciamo qui di seguito l’interessante testimonianza di <strong>Josef Löffl</strong>, archeologo sperimentale dell’Università di Ratisbona, pubblicata su “FT Weekend Magazine” &#8211; </em>The Europe Issue<em>,  rotocalco del “Financial Times”, il 31 ottobre 2009 (</em><a href="http://www.ft.com/cms/s/2/e38bbb36-c20b-11de-be3a-00144feab49a.html" target="_blank">First Person: Josef Löffl. As told to Serge Debrebant</a><em>). Lo studioso racconta la recente riproduzione della marcia di un drappello di legionari romani del III secolo d.C.: 350 miglia dall&#8217;Austria a Ratisbona, lungo il Danubio.</em></p>
<p><strong>Sapevo che la  spedizione non sarebbe stata facile.</strong> Secondo i miei calcoli, c’era un ottanta per cento di possibilità che non ce la facessimo.</p>
<p>Con otto studenti e un ricercatore, volevo ricostruire una marcia di 350 miglia di un’unità militare romana del terzo secolo.</p>
<p>Volevamo indossare le uniformi dei legionari, mangiare il cibo dei legionari e dormire in tende romane. Il nostro itinerario ci avrebbe guidato lungo il Danubio dall’Austria a Regensburg (Ratisbona), la città della  Baviera dove io sto scrivendo la mia dissertazione in storia romana.</p>
<blockquote><p>Ci siamo preparati per quattordici mesi. Ciascuno di noi ha dovuto confezionare una <em>tunica</em> (una veste di lana), un <em>subarmalis</em> (un indumento da indossare sotto l’armatura) e altri abiti. Abbiamo dovuto anche forgiare armi, elmi, scudi e armature per il corpo e fare dei calzari “Ramshaw” &#8211; calzari piatti, senza tacco, con suole chiodate.</p></blockquote>
<p>Questi calzari sono stati la prima cosa a cui abbiamo dovuto adattarci. Sembrava di camminare con gli zoccoli, senza alcuna sospensione. Prima ci sono venute le vesciche. Ben presto, ci hanno fatto male le caviglie e le ginocchia. Quando attraversavamo le strade d’asfalto, dovevamo fare i passi con attenzione per evitare di scivolare e cadere.</p>
<div id="attachment_985" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-985 " title="Calzature romane tipo Ramshaw" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/11/ramshaw-boots-150x150.jpg" alt="Calzature romane tipo Ramshaw" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Calzature romane tipo Ramshaw</p></div>
<p>La seconda difficoltà è stata trasportare l’equipaggiamento. Ognuno di noi aveva più di 70 libbre [<em>=circa 32 kg, n.d.t.</em>] di dotazione. Le cinghie di pelle del nostro bagaglio ci strozzavano anche se indossavamo grosse pezze di lana per proteggerci il collo. Alcuni studenti non hanno indossato l’armamentario in modo appropriato e si sono lacerati la pelle fino a sanguinare.</p>
<p>Nessuno era preparato fisicamente – eravamo tutti dei pantofolai. Il primo giorno, ci abbiamo messo quattro ore più del previsto. Era frustrante, ma sapevo che a un certo punto avremmo vinto queste difficoltà. È andata così quando, nel 2004, ho attraversato le Alpi con undici studenti e quando, nel 2006, ho disceso il Danubio fino a Budapest in una galea a remi fatta alla maniera romana.</p>
<p>Questo tipo di ricerca si chiama “archeologia sperimentale”. Ci sono altri gruppi impegnati in ricostruzioni storiche, ma il nostro esperimento era su scala molto più ampia. Uno scopo era capire in che modo l’alimentazione influenza le nostre capacità fisiche.</p>
<blockquote><p>Ci siamo attenuti a una dieta romana, con zuppa di cereali, stufato di piselli, carne salata, <em>panis militaris</em> (una sorta di pane) o <em>moretum</em> (un piatto romano a base di formaggio). Abbiamo bevuto acqua e <em>posta</em>, un misto di acqua e aceto. All’inizio mi sembrava avesse uno strano sapore, ma dopo un po’ l’ho trovato rinfrescante.</p></blockquote>
<div id="attachment_977" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-977 " title="Moretum (pietanza romana a base di formaggio con erbe, pestata in un mortaio)" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/11/Copia-di-Moretum3-300x220.jpg" alt="Moretum (pietanza romana a base di formaggio con erbe, pestata in un mortaio)" width="300" height="220" /><p class="wp-caption-text">Moretum (pietanza romana a base di formaggio con erbe, pestata in un mortaio)</p></div>
<p>Bevevamo una media di sei litri di liquidi al giorno. Sudavamo continuamente, ma avevamo un solo cambio d’abiti. Iniziarono lentamente a cadere a pezzi, e noi puzzavamo. Poiché dovevamo usare grasso e cera per mantenere il pellame e lubrificare l’armatura, gli abiti si sporcarono rapidamente – non era molto piacevole metterseli la mattina. I passanti erano solitamente amichevoli, ma una volta sentito il nostro odore, ci tenevano a distanza.</p>
<p>Le nostre giornate cominciavano alle tre e mezzo del mattino. Smontavamo le tende, impacchettavamo il nostro bagaglio e cominciavamo la nostra marcia. Dopo due o tre ore, facevamo una pausa, poi camminavamo per altre due o tre ore, poi riposavamo, e così via. La nostra giornata di marcia generalmente finiva a mezzogiorno.</p>
<p>Dopo la prima settimana, uno studente ha dovuto rinunciare, ma il resto di noi è riuscito ad adattarsi. Abbiamo marciato con il temporale, la grandine e la canicola estiva. Il cibo era ricco di sostanze nutrienti e ci ha aiutato a resistere. Alcuni soldati austriaci che abbiamo incontrato lungo il percorso ci hanno detto che la nostra marcia era molto più dura di qualunque cosa avessero dovuto sopportare.</p>
<p>Quando, dopo un mese, siamo arrivati a Regensburg, ognuno di noi aveva perso circa 8 chili di peso. Eravamo esausti, ma mentalmente rinvigoriti. In un certo senso, è stata una specie di vacanza. Non avevamo telefoni cellulari o alcun appuntamento da rispettare. Ci eravamo presi una pausa dalla vita moderna.</p>
<p>Io sono convinto che una spedizione come questa permetta di capire della vita di un legionario molto più di cinque anni di ricerche in biblioteca. Entro due o tre anni, voglio dare inizio al mio prossimo esperimento. Voglio vestirmi da gladiatore e combattere.</p>
<p>(traduzione di Ilaria M.P. Barzaghi)</p>
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		<title>8 settembre 1943: lo sguardo tedesco</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 21:52:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Petrillo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 66° anniversario dell'8 settembre Paolo Petrillo in occasione dell'uscita del suo volume "Ich erinnere mich" racconta quello che fu il punto di vista dei soldati tedeschi su una delle date più drammatiche della storia dell'Italia contemporanea...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_881" class="wp-caption alignleft" style="width: 228px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/09/8-settembre.jpg"><img class="size-medium wp-image-881" title="&quot;Corriere della sera&quot; 8 settembre 1943" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/09/8-settembre-218x300.jpg" alt="&quot;Corriere della sera&quot; 8 settembre 1943" width="218" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;Corriere della sera&quot; 8 settembre 1943</p></div>
<p>Nel clima di fervente dibattito attorno all&#8217;organizzazione dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell&#8217;Unità italiana, il ricorrere dei 66 anni del drammatico crocevia dell&#8217;8 settembre è passato quest&#8217;anno in sordina.</p>
<p>Dopo la popolarità raggiunta appena due anni fa quando Beppe Grillo aveva rispolverato la memoria della data più drammatica della storia italiana in occasione del V-day, il ricordo dell&#8217;8 settembre, giorno della lacerazione nazionale, e simbolo della sconfitta dell&#8217;Italia in guerra, è caduto nuovamente nell&#8217;oblio.</p>
<p>&#8220;Il Riformista&#8221; dell&#8217;8 settembre è una delle poche testate che ha dedicato un lungo articolo all&#8217;anniversario, pubblicando un estratto del libro di Paolo Petrillo, la cui uscita è prevista per l&#8217;autunno del 2010, &#8220;Ich erinnere mich&#8221; (io mi ricordo&#8230;). Il libro, che raccoglie le testimonianze di ex soldati tedeschi sull&#8217;8 settembre si propone di ricostruire la prospettiva tedesca su quella fatidica data che segnò  la rottura definitiva con l&#8217;alleato nazista.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/09/10/8-settembre-43-lo-sguardo-tedesco/">» Continua la lettura...  8 settembre 1943: lo sguardo tedesco</a></p></em>]]></content:encoded>
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