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	<title>Blogstoria &#187; Storia di genere</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>La belle époque attraverso i ritratti femminili di Giovanni Boldini</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 16:55:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[La redazione di BlogStoria dall'anteprima della mostra "Boldini e la Belle Époque", per raccontarvi perché l'"Epoca Bella" fu anche il sensuale ritratto di una dama elegante...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3934" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Boldini1.jpg"><img class="size-medium wp-image-3934" title="Giovanni Boldini, Mademoiselle De Nemidoff, 1908, Olio su tela, cm 232x122, Collezione privata " src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Boldini1-153x300.jpg" alt="Giovanni Boldini, Mademoiselle De Nemidoff, 1908, Olio su tela, cm 232x122, Collezione privata " width="180" height="353" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Boldini, Mademoiselle De Nemidoff, 1908, Olio su tela, cm 232x122, Collezione privata </p></div>
<p>È stata inaugurata lo scorso 25 marzo a Como la mostra <a href="http://www.grandimostrecomo.it/boldini-e-la-belle-%C3%A9poque" target="_blank"><strong>Boldini e La Belle Époque</strong></a> in corso fino al 24 luglio 2011. La redazione di BlogStoria ha partecipato all&#8217;anteprima per la stampa attirata soprattutto dall&#8217;approfondita ricostruzione storica del periodo compreso tra il 1871 e il 1914 che dovrebbe costituire uno degli aspetti più interessanti dell&#8217;esposizione.</p>
<p>In questo 2011 schiacciato sotto l&#8217;egida delle celebrazioni del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia ci sembrava interessante dare spazio a un progetto che in maniera così disinvolta supera lo scoglio del centocinquantenario per occuparsi dell&#8217;età successiva, quella<em> belle époque</em> così fondamentale per la cultura, l&#8217;arte e la storia europea e nazionale e in fondo così in secondo piano in questi mesi di celebrazioni. Eppure una ricorrenza senz&#8217;altro minore &#8211; il <a href="http://www.blogstoria.it/2011/01/10/litalia-della-belle-epoque-attraverso-lo-sguardo-di-emilio-salgari-nel-centenario-della-sua-scomparsa/" target="_self">centenario della morte di Salgari avvenuta il 25 aprile del 1911</a> &#8211; ci aveva già riportato nel suo clima qualche mese fa. E anche il discusso romanzo di <a href="http://www.blogstoria.it/2011/01/04/nel-cimitero-di-praga-con-umberto-eco/" target="_self">Eco, <em>Il Cimitero di Praga</em></a>, del quale a lungo ci siamo occupati e che ha suscitato &#8211; e continua a farlo &#8211; tanto fervore polemico nei nostri lettori, aveva scelto come scenario di una parte importante dell&#8217;intreccio proprio quella Parigi di fine secolo nella quale Giovanni Boldini aveva aperto nel 1871 un suo studio prima in Avenue Frochol e poi in Place Pigalle.</p>
<p>La mostra comasca che trova sede nell&#8217;elegante cornice di Villa Olmo, rinata negli ultimi anni a nuovo polo espositivo della città, espone quasi 150 opere dei più importanti artisti di fine Ottocento, 60 delle quali sono capolavori, conosciuti e meno conosciuti, di Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 &#8211; Parigi, 1931) raccolti tra i musei e le collezioni private di Italia e d&#8217;Europa. Curatori dell&#8217;esposizione lo storico dell&#8217;arte <strong>Tiziano Panconi</strong>, autore della più importante bibliografia sulla vita e l&#8217;opera di Giovanni Boldini e l&#8217;Assessore alla Cultura del Comune di Como <strong>Sergio Gaddi</strong>. Il filo conduttore della mostra è proprio l&#8217;opera di Boldini che viene interpretato come il genio anticipatore, l&#8217;avanguardia della <em>belle époque</em>. È convenzione infatti datare l&#8217;inizio di quest&#8217;epoca di trasformazioni importanti nella vita e nella cultura di gran parte dell&#8217;Europa nel 1880, data che colloca l&#8217;opera di Boldini nell&#8217;orbita di un&#8217;avanguardia anticipatrice. Concordano Panconi e Gaddi nel definire il pittore, nato a Ferrara nel 1842, la sintesi artistica dello spirito della belle époque non soltanto in materia di gusto estetico, ma soprattutto nella visione del mondo che emerge dalla pittura di Giovanni Boldini, artista che rimane volutamente ai margini dell&#8217;impressionismo che domina la Parigi di quegli anni, privilegiando lo studio del movimento e del dinamismo che tanto diverranno centrali nell&#8217;arte futurista di qualche decennio più avanti.</p>

<div id="attachment_3935" class="wp-caption alignright" style="width: 226px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Boldini2.jpg"><img class="size-medium wp-image-3935" title="Giovanni Boldini, Berthe che legge la dedica su un ventaglio in piedi nel salotto, Olio su tela, cm 61,6x40,6, Collezione privata " src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Boldini2-189x300.jpg" alt="Giovanni Boldini, Berthe che legge la dedica su un ventaglio in piedi nel salotto, Olio su tela, cm 61,6x40,6, Collezione privata " width="216" height="342" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Boldini, Berthe che legge la dedica su un ventaglio in piedi nel salotto, Olio su tela, cm 61,6x40,6, Collezione privata </p></div>
<p>Sotto il profilo storiografico quello che maggiormente appare interessante è la perfetta rappresentazione che Boldini offre della borghesia parigina, protagonista delle trasformazioni sociali e culturali nei decenni della &#8220;Epoca Bella&#8221;. L&#8217;intera arte di Boldini si ritrova calata in questo contesto non solo per i soggetti che sceglie di dipingere, ma perché assimila e trasmette il gusto estetico, le scelte e le ambizioni di questa classe sociale, che non solo gli commissiona quadri e soprattutto ritratti, ma lo rende il portavoce ufficiale, il fotografo, il ritrattista da essa prescelto. In questa riproduzione artefatta delle immagini e dei ritratti che la borghesia attraverso l&#8217;opera di Boldini sceglie di trasmettere di se stessa si trova il valore di fonte documentale della pittura dell&#8217;artista ferrarese. Lo stesso prodotto artistico, questi ritratti a metà tra lo standardizzato e l&#8217;opera esclusiva, documenta già di per sé il gusto di una nuova classe borghese che assumendo il controllo del potere economico e politico nell&#8217;età liberale non solo introduce un proprio gusto estetico, ma ambisce a rivaleggiare con i magnificenti ritratti con i quali per secoli le dinastie nobiliari hanno ricoperto le pregiate mura di castelli e tenute. I ritratti che Boldini propone, quasi tutti femminili sono invece ritratti per i salotti eleganti (e un po&#8217; kitsch) delle nuove famiglie borghesi sui quali troneggia l&#8217;immagine seducente e moderna della padrona di casa. Una donna dinamica, elegantissima e sensuale, slanciata e filiforme, a metà tra la <em>coquette </em>e la matrona, la diva di spettacolo e la signora <em>à la mode</em>.</p>
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		<title>Cronache di ragazze (tutt&#8217;altro che) perbene. Riflessione storiografica sul dibattito riguardo a ruolo e immagine della donna in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 17:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mascolinità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
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		<category><![CDATA[manifestazione 13 febbraio 2011]]></category>
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		<category><![CDATA[Sandro Bellassai]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo la manifestazione del 13 febbraio il primo di una serie di approfondimenti sul tema delle rappresentazioni di genere in Italia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3576" class="wp-caption alignleft" style="width: 245px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/13-febbraio.jpg"><img class="size-full wp-image-3576" title="Donne in manifestazione il 13 febbraio 2011" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/13-febbraio.jpg" alt="Donne in manifestazione il 13 febbraio 2011" width="235" height="176" /></a><p class="wp-caption-text">Donne in manifestazione il 13 febbraio 2011</p></div>
<p>La manifestazione del 13 febbraio scorso promossa dal comitato &#8220;<a href="http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/" target="_blank">Se non ora quando?</a>&#8220;, che ha registrato un&#8217;ampia partecipazione popolare, ha alimentato un dibattito che ha coinvolto anche alcuni studiosi di storia contemporanea e di genere. &#8220;Il Manifesto&#8221; è forse il quotidiano che ha raccolto il maggior numero di interventi sul tema (si veda la sezione &#8220;<a href="http://www.ilmanifesto.it/?id=347" target="_blank">13 febbraio. Prima e dopo</a>&#8220;), interventi tra i quali spiccano quelli di due storici: Anna Bravo e Sandro Bellassai. La prima ha alle spalle una consolidata bibliografia virata sulla &#8220;storia delle donne&#8221;, il secondo, ricercatore a Bologna, ha prodotto alcuni interessanti lavori sul tema della mascolinità e una ricerca sulla legge Merlin (Sandro Bellassai, La Legge del desiderio. Il progetto Merlin e l&#8217;Italia degli anni Cinquanta, Carocci, 2006 &#8211; <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8843038060?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8843038060" target="_blank">» compralo su Amazon.it a 15,93 euro</a>).</p>
<p>Nel delirio (l&#8217;utilizzo di questa espressione abusata è voluto) nazional-popolare che abita l&#8217;Italia da molte (probabilmente troppe) settimane riguardo al noto &#8220;sexgate&#8221; è emerso seppur in maniera quanto più approssimativa il nodo delle rappresentazioni di genere. Se il contesto e il modo in cui la problematica è emersa possono apparire alquanto discutibili (non da un punto di vista morale ma da un punto di vista scientifico) e hanno manifestato palesemente il peso ideologico che continua a gravare sulle rappresentazioni di genere in Italia, la redazione di BlogStoria ha deciso di non perdere l&#8217;occasione per &#8220;fare il punto&#8221; sulla storiografia che si occupa delle tematiche di genere. Lo fa a una settimana di distanza dalla manifestazione del 13, lo fa ritenendo necessario concentrare, nell&#8217;estrema confusione in cui è stato trattato il tema, l&#8217;attenzione su temi che provengono dalla storiografia italiana contemporanea che, pur essendosi avvicinata ai <em>gender studies </em>solo in epoca abbastanza recente e in modo piuttosto parziale, ha maturato una serie di riflessioni sull&#8217;argomento.</p>
<p>La riflessione sul nodo delle rappresentazioni di genere sarà articolata in tre post differenti: uno, quello di oggi, che intende affrontare il tema delle rappresentazioni femminili, un secondo che affronterà invece il tema della mascolinità, un terzo, successivo, che tenterà di delineare un profilo degli stereotipi di genere nazionali alle porte del 150° anniversario dell&#8217;Unità. Dato il variegato panorama di studi sull&#8217;argomento provenienti da più ambiti disciplinari (antropologia, sociologia, biologia, psicologia, etc.), questo approfondimento non intende essere esaustivo ma semplicemente orientare il dibattito in un ambito interpretativo e culturale più dettagliato rispetto a quello affrontato durante la campagna di mobilitazione (e di contromobilitazione) alimentata da quotidiani, forze politiche, gruppi di pressione e associazioni cittadine in occasione del 13 febbraio.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/02/21/cronache-di-ragazze-tuttaltro-che-perbene-una-riflessione-storiografica-sul-dibattito-riguardo-al-ruolo-e-allimmagine-della-donna-in-italia/">» Continua la lettura...  Cronache di ragazze (tutt&#8217;altro che) perbene. Riflessione storiografica sul dibattito riguardo a ruolo e immagine della donna in Italia</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Le ragazze selvagge di Mark Twain</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/01/03/le-ragazze-selvagge-di-mark-twain/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 13:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mascolinità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia degli Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Storia di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di secessione americana]]></category>
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		<category><![CDATA[wilderness]]></category>

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		<description><![CDATA[Due romanzi di formazione, due autori dell'Ottocento americano a confronto: Mark Twain e Louisa May Alcott a 150 anni dallo scoppio della guerra civile americana...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2641" class="wp-caption alignleft" style="width: 282px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/PILGRIMS.jpg"><img class="size-full wp-image-2641 " title="Pilgrims" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/PILGRIMS.jpg" alt="Pilgrims" width="272" height="175" /></a><p class="wp-caption-text">Pilgrims</p></div>

<p>Ritorniamo al lavoro dopo la pausa festiva riprendendo il tema del rapporto tra <em>wilderness</em>, stereotipi di genere ed educazione all&#8217;origine del processo americano di nation-building, che avevamo proposto alla fine del 2010, recensendo <a href="http://www.blogstoria.it/2010/12/17/little-women-in-the-civil-war-una-riflessione-su-louisa-may-alcott/" target="_self">due opere biografiche dedicate alla figura di Louisa May Alcott</a>. Nel riflettere sull&#8217;opera della Alcott ci siamo soffermati sulla prospettiva trascendentalista del rapporto tra uomo e natura, caratteristica della cultura degli stati del nord, prospettiva dalla quale derivano una particolare rappresentazione dei rapporti di genere e una specifica elaborazione di modello educativo e sociale fondamentale nel momento della guerra civile che segna lo scontro tra il modello socio-economico-culturale nordista e quello contrapposto degli stati confederati. Quale elemento centrale del dibattito era emersa la contrapposizione tra la figura del pellegrino e quella del pioniere e il corrispettivo rapporto con la <em>wilderness, </em>aspetto peculiare della cultura americana alla quale dedicheremo in questi primi mesi del 2011 una serie di approfondimenti.</p>
<p>L&#8217;uscita dell&#8217;articolo di Cristina Taglietti, <strong><em>Galateo di resistenza per bambine. Firmato Mark Twain</em></strong> sul &#8220;Corriere della sera&#8221; del 26 dicembre e il dibattito scaturito negli ultimi due mesi negli Stati Uniti, dove è uscito il primo volume della prima autobiografia di Mark Twain (<em>Autobiography of Mark Twain Volume 1</em>, a cura di Harriet Elinor Smith &#8211; <a href="http://www.amazon.it/gp/product/1427078262?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=1427078262" target="_blank">compralo su Amazon.it a 18,36 euro</a>) pubblicata negli Usa, già balzata al terzo posto dei saggi più venduti nel 2010 ci offrono l&#8217;occasione per riprendere il tema dalla prospettiva di un &#8220;uomo del sud&#8221;, altro autore fondamentale di romanzi di formazione che tanto spazio ha dedicato al tema della <em>wilderness</em> e in particolare al rapporto con il mondo selvaggio come occasione di crescita per i giovani americani. Mark Twain nasce, infatti, in Florida nel 1835 &#8211; solo tre anni dopo la Alcott &#8211; ma trascorre la sua infanzia e la sua giovinezza in Missouri, stato del Midwest, soprannominato &#8220;Gateway to the West&#8221; per la sua posizione di punto di partenza delle carovane di pionieri in movimento verso l&#8217;Ovest. Durante gli anni della guerra civile, mentre il Missouri mantiene la sua caratteristica posizione di soglia tra nord e sud e tra est e ovest essendo stato schiavista formalmente appartenente all&#8217;Unione (benché larga parte della popolazione simpatizzi per i confederati), il giovane Mark Twain &#8211; pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens &#8211; intraprende un lungo viaggio per gli Stati Uniti, inaugurando lo sterotipo dello scrittore-vagabondo, pioniere del territorio americano che tanto entusiasmerà tra gli altri gli scrittori della beat-generation, primo fra tutti Jack Kerouac. E pioniere Mark Twain lo fu davvero divenendo cercatore d&#8217;oro in California, dopo aver percorso in lungo e in largo il Mississippi come pilota di battelli a vapore, esperienza da cui trarrà ispirazione per il suo romanzo <em>Life on the Mississippi</em> (1883 &#8211; <a href="http://www.amazon.it/gp/product/0140390502?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=0140390502" target="_blank">compralo su Amazon.it a 7,68 euro</a>).</p>
<div id="attachment_2642" class="wp-caption alignright" style="width: 179px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/Tom-Sawyer.jpg"><img class="size-full wp-image-2642 " title="Tom Sawyer" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/Tom-Sawyer.jpg" alt="Tom Sawyer" width="169" height="260" /></a><p class="wp-caption-text">Tom Sawyer</p></div><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/01/03/le-ragazze-selvagge-di-mark-twain/">» Continua la lettura...  Le ragazze selvagge di Mark Twain</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Black (women) Power&#8221;. Un altro aspetto del movimento per i diritti civili della popolazione afroamericana</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/11/25/black-women-power-un-altro-aspetto-del-movimento-per-i-diritti-civili-della-popolazione-afroamericana/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 17:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia degli Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Storia di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Danielle McGuire]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne]]></category>
		<category><![CDATA[Martin Luther King]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento per i diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[Rosa Parks]]></category>

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		<description><![CDATA[Per la giornata internazionale contro la violenza sulla donne Blogstoria propone il libro di Danielle L. McGuire "At The Dark end of the street. Black Women, Rape, and Resistance..."]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2319" class="wp-caption alignleft" style="width: 253px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/51Rn6cw4JCL._SL500_AA300_.jpg"><img class="size-full wp-image-2319" title="Danielle McGuire - La copertina del libro" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/51Rn6cw4JCL._SL500_AA300_.jpg" alt="Danielle McGuire - La copertina del libro" width="243" height="243" /></a><p class="wp-caption-text">Danielle McGuire - La copertina del libro</p></div>
<p>Per la giornata internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza sulla donne BlogStoria propone il libro di Danielle L. McGuire &#8211; assistant professor di storia alla Wayne State University &#8211; <em>At The Dark end of the street. Black Women, Rape, and Resistance: A New History of the Civil Rights Movement from Rosa Parks to the Rise of Black Power </em>pubblicato da Knopf, pp. 324, 27,95 dollari (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/030726906X?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=030726906X" target="_blank">compralo su Amazon.it a 14,93 euro</a>). Ne ha parlato Sheri Parks, professore associato in American Studies alla University of Maryland sul &#8220;Washington Post&#8221; domenica 21 novembre nell&#8217;articolo <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/11/19/AR2010111906689.html" target="_blank"><strong><em>Black women&#8217;s cries that roused the world</em></strong></a>.</p>
<p>Il volume di Danielle L. McGuire racconta la storia di segregazione degli afroamericani negli stati meridionali degli Usa e la lotta per i diritti civili degli anni &#8217;60 e &#8217;70 da una prospettiva inedita: quella delle tantissime giovani donne afroamericane vittima dagli anni &#8217;40 agli anni &#8217;60 di reati di violenza sessuale da parte della popolazione maschile bianca, reati rimasti in gran parte impuniti. Una segregazione nella segregazione se come ricorda Sheri Parks:</p>
<blockquote><p>In the segregated American South, a white man could rape a black woman with little fear of legal or social recourse, and black women lived in a persistent state of apprehension. Rape was used as a weapon of terror in the subjugation of black women, their families and whole communities.</p></blockquote>
<p>Un&#8217;arma, quella dello stupro, rivolta contro tutta la comunità afroamericana negli stati meridionali. La stessa Sheri Parks ne fu testimone diretta, ricordando come negli anni &#8217;60 lei e le sue compagne vivessero costantemente nella paura di un&#8217;aggressione che si sapeva, sarebbe rimasta oltretutto impunita. I casi di cronaca si susseguivano l&#8217;uno all&#8217;altro, ma era nelle case e nelle comunità che i racconti degli stupri subiti si diffondevano più velocemente. La categoria più a rischio era proprio quella delle tante donne impiegate come personale di servizio all&#8217;interno delle abitazioni della borghesia bianca più agiata, riguardo alle quali Danielle L. McGuire stima che circa i tre-quarti abbiano subito violenza sessuale. Secondo l&#8217;autrice tra il 1940 e 1965 nella zona del Mississsippi sono state comminate soltanto dieci condanne per rapimento e stupro di donne di colore, a fronte di un fenomeno di più vasta portata.</p>
<div id="attachment_2320" class="wp-caption alignright" style="width: 355px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/cape-times-rosa-parks_25.jpg"><img class="size-full wp-image-2320" title="Rosa Parks e il boicottaggio degli autobus in Montgomery" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/cape-times-rosa-parks_25.jpg" alt="Rosa Parks e il boicottaggio degli autobus in Montgomery" width="345" height="247" /></a><p class="wp-caption-text">Rosa Parks e il boicottaggio degli autobus in Montgomery</p></div><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/11/25/black-women-power-un-altro-aspetto-del-movimento-per-i-diritti-civili-della-popolazione-afroamericana/">» Continua la lettura...  &#8220;Black (women) Power&#8221;. Un altro aspetto del movimento per i diritti civili della popolazione afroamericana</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>In memoria di Pasolini. Il progetto per un museo pasoliniano tra storia locale, periferie e movimento gay</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Oct 2010 21:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia gay]]></category>
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		<description><![CDATA[Sulle pagine dei quotidiani di questi giorni si parla di un altro personaggio controverso della cultura della sinistra italiana: Pier Paolo Pasolini, di cui il 1° novembre ricorre il 35° anniversario della morte...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1526" class="wp-caption alignleft" style="width: 141px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/pasolini_h.jpg"><img class="size-medium wp-image-1526  " title="Pier Paolo Pasolini" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/pasolini_h-241x300.jpg" alt="Pier Paolo Pasolini" width="131" height="164" /></a><p class="wp-caption-text">Pier Paolo Pasolini</p></div>
<p>Il rapporto tra Storia e Letteratura, come è noto, è sempre stato stretto. Sulle pagine dei quotidiani di questi giorni, dopo il dibattito su Sciascia si parla di un altro personaggio controverso della cultura della sinistra italiana: Pier Paolo Pasolini, di cui il 1° novembre ricorre il 35° anniversario della morte.</p>
<p>Per l&#8217;occasione il sindaco Alemanno ha dato il via al progetto per la creazione di un museo dedicato allo scrittore nella Torre di San Michele presso Ostia, a pochi passi dal luogo in cui Pasolini fu ucciso. Ne parla Claudio Marincola su &#8220;Il Messaggero&#8221; del 21 ottobre in due articoli <strong><em>Un museo dedicato a Pasolini dentro la Torre di San Michele</em></strong> e <strong><em>Ostia, un museo per Pasolini</em> </strong>uscito in prima pagina.</p>
<blockquote><p>Appartiene alla cultura della sinistra ma come tutti i grandi il suo profilo trascende l&#8217;appartenenza è tempo che Roma gli dedichi un luogo e mi sembra datto allo scopo.</p></blockquote>
<p>Con queste parole Alemanno ha spiegato il suo intervento a favore del progetto, in realtà maturatosi già all&#8217;inizio del 2000 per iniziaziativa di Massimo Consoli, personaggio di primo rilievo all&#8217;interno della comunità gay, Giacomo Vizzani, presidente del XIII municipio e Massimo Di Somma, ex presidente del XIII scomparso proprio 2000.</p>
<div id="attachment_1527" class="wp-caption alignright" style="width: 220px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/torre-san_michele.jpg"><img class="size-medium wp-image-1527  " title="Torre San Michele - Ostia Lido" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/torre-san_michele-300x198.jpg" alt="Torre San Michele - Ostia Lido" width="210" height="139" /></a><p class="wp-caption-text">Torre San Michele - Ostia Lido</p></div>
<p>Il luogo è appunto quello della Torre San Michele a Ostia, progettata da Michelangelo, ma ora lasciata nel degrado presso l&#8217;idroscalo di Ostia . Aldilà del valore simbolico dato dall&#8217;adiacenza al luogo della morte, sottolinea Marincola:</p>
<blockquote><p>Il Museo si inserirà in un contesto assai degradato, dove l&#8217;unico intervento finora è stato lasciato alle ruspe. Si è demolito, insomma, ma non ancora ricostruito.</p></blockquote>
<blockquote><p>Il recupero del parco [avvenuto per intervento della Lipu e nella quale c'è una stele eretta a memoria dello scrittore, <em>ndr</em>], trasformato in oasi protetta, è già da considerarsi un successo. Ogni anno, in occasione dell&#8217;anniversario della morte di Pasolini, l&#8217;erba viene tagliata e l&#8217;area risistemata. Lo scorso anno toccò alla Cooperativa 29 giugno, costituita in gran parte da ex detenuti. Tra questi Pino Pelosi [...] l&#8217;uomo condannato per il delitto.</p></blockquote>

<div id="attachment_1528" class="wp-caption alignleft" style="width: 257px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/stele.jpg"><img class="size-medium wp-image-1528 " title="Stele titolata a Pier Paolo Pasolini nel parco dell'Idroscalo" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/stele-300x225.jpg" alt="Stele titolata a Pier Paolo Pasolini nel parco dell'Idroscalo" width="247" height="185" /></a><p class="wp-caption-text">Stele titolata a Pier Paolo Pasolini nel parco dell&#39;Idroscalo</p></div>
<p>È interessante soffermarsi sull&#8217;identità dei soggetti promotori dell&#8217;iniziativa e sul luogo scelto per celebrare la memoria del celebre e controverso intellettuale. La scelta della Torre di San Michele presso Ostia, uno dei tanti capolavori dimenticati del nostro paese, schiaccia la memoria di Pasolini sul momento della sua morte occasione in cui l&#8217;Italia intera dovette confrontarsi non solo con la complessità del personaggio, ma con tutta una serie di temi emersi da quel delitto e vincola in maniera indissolubile la memoria di Pasolini allo scandalo che colpì la nazione alla sua morte. La scelta di Ostia appiattisce la sua figura a quella di poeta delle periferie come dichiara lo stesso Alemanno:</p>
<blockquote><p>Un riconoscimento all&#8217;impegno diffuso per le periferie da Pasolini, uno scrittore che ha descritto le trasformazioni e il prevalere del lato consumistico.</p></blockquote>
<p>Tema quello delle periferie, molto caro all&#8217;attuale sindaco di Roma che ha scelto di dare notizia dell&#8217;avvio del progetto durante la presentazione avvenuta in Campidoglio del libro di Davide Desario <strong><em>Storie Bastarde</em></strong>, che «raccoglie storie di ragazzi &#8211; come recita il sottotitolo &#8211; cresciuti tra Pasolini e la Banda della Magliana».  E questo rappresenta il dato culturale più interessante di questa parziale operazione di  &#8220;appropriazione&#8221; della cultura di destra nei confronti del personaggio di Pasolini. Se per Sciascia, l&#8217;elemento d&#8217;appiglio, il dichiarato comun denominatore è il cosidetto &#8220;garantismo&#8221;, per Pasolini è l&#8217;attenzione dedicata alle periferie, quale luogo mitico per la genesi della città e nella quale rintracciare il momento e il luogo in cui la società ha smarrito le sue tradizioni per entrare nel mondo del consumismo e delle trasformazioni sociali. Ricorda, infatti, il sindaco Alemanno «Chi vuole capire Roma deve venire qui all&#8217;Idroscalo», come se l&#8217;identità autentica &#8211; l&#8217;identità <em>nera </em>- della città fosse racchiusa nelle sue periferie da Ostia alla Magliana in latente contrapposione con l&#8217;identità istituzionale dei grandi monumenti e delle piazze che fanno la storia tradizionale della città e della nazione.</p>
<div id="attachment_1529" class="wp-caption alignright" style="width: 227px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/mamma_roma.jpg"><img class="size-medium wp-image-1529 " title="Locandina di &quot;Mamma Roma&quot; di P.P. Pasolini con Anna Magnani, 1962" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/mamma_roma-217x300.jpg" alt="Locandina di &quot;Mamma Roma&quot; di P.P. Pasolini con Anna Magnani, 1962" width="217" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Locandina di &quot;Mamma Roma&quot; di P.P. Pasolini con Anna Magnani, 1962</p></div>
<p>Importante poi soffermarsi sull&#8217;identità dei promotori dell&#8217;iniziativa, oltre al sindaco che la sponsorizza. Non è segnalata la partecipazione della Fondazione Pasolini o del Centro Studi di Casarsa, ma vi sono due personaggi istituzionali della storia locale di Roma &#8211; l&#8217;attuale presidente del XIII municipio e l&#8217;ex presidente Massimo Di Somma, figura storica della vita del XIII municipio, scomparso nel 2000 &#8211; e Massimo Consoli , anch&#8217;egli morto nel 2007 dopo essere stato uno dei fondatori del movimento gay italiano. La memoria di Pasolini viene a sovrapporsi a quella del movimento, con una parziale forzatura rispetto a quella che fu la posizione di Pasolini nei confronti del dibattito sull&#8217;omosessualità, e con quella della storia delle borgate romane, quel terreno di frontiera entro il quale si consuma la lotta al degrado e si va alla ricerca di un&#8217;identità remota e perduta. Una memoria &#8220;di periferia&#8221;, quindi, che parla di persone e di spazi marginalizzati ai confini della società. Una memoria che la centralità del personaggio di Pasolini dovrebbe riscattare o una memoria che trascina lo scrittore nella &#8220;periferia&#8221; della memoria e dell&#8217;identità nazionale?</p>
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		<title>Mussolini era razzista dal 1921 di Nicola Tranfaglia</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 12:19:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ennio Passalia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia di genere]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblicati i diari segreti di Claretta Petacci. Emergono particolari inediti sul maschilismo del Duce...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Da &#8220;L&#8217;Unità.it&#8221;</em></p>
<div id="attachment_1014" class="wp-caption alignleft" style="width: 314px"><img class="size-full wp-image-1014 " title="Benito Mussolini e Claretta Petacci in Piazzale Loreto, 29 aprile 1945" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/12/mussolini_petacci.jpg" alt="Benito Mussolini e Claretta Petacci in Piazzale Loreto, 29 aprile 1945" width="304" height="254" /><p class="wp-caption-text">Benito Mussolini e Claretta Petacci in Piazzale Loreto, 29 aprile 1945</p></div>
<p>L’Italia, dopo la sua tardiva unificazione nazionale, ha avuto (possiamo dirlo con sicurezza, almeno fino a questo momento) un solo dittatore ed è stato il romagnolo Benito Mussolini. Certo uomini politici dell’età liberale, come Crispi e Giolitti, hanno dominato per alcuni anni l’orizzonte politico nazionale ma non si può parlare di dittatori, nell’uno come nell’altro caso. L’unico che ha fissato la sua egemonia personale in maniera stabile, per più di vent’anni, abrogando di fatto lo Statuto Albertino e chiudendo parlamento, sindacati e giornali di opposizione, è stato Mussolini. Di qui il grande mito nato nell’immaginario collettivo degli italiani, le numerose biografie che sono state scritte, nonché l’esaltazione smisurata che anche uomini che venivano dalla sinistra hanno coltivato del caposupremo del regime e del partito unico, fondato per sostenerlo. Ora, a distanza di70 anni dalla catastrofe del regime fascista nell’aprile 1945, vengono pubblicati presso Rizzoli i Diari 1932-38 (a cura di Mauro Suttora, Mussolini segreto, pp. 522.euro 21) di Claretta Petacci che di Mussolini fu la giovanissima (20 anni nel 1932) e poco segreta amante per tutti gli anni trenta e quaranta fino alla morte per fucilazione con il suo uomo presso Dongo. Sono diari conservati prima nel giardino della villa della contessa Rina Cervis, poi nel 1950 confiscati dai carabinieri e conservati nell’Archivio Centrale dello Stato, con il vincolo del segreto di Stato. Soltanto quest’anno sono stati resi accessibili ai ricercatori fino al fatidico anno 1938.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/12/01/mussolini-era-razzista-dal-1921-di-nicola-tranfaglia/">» Continua la lettura...  Mussolini era razzista dal 1921 di Nicola Tranfaglia</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;uomo con il sigaro: iconografia di uno stereotipo maschile</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 16:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mascolinità]]></category>
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		<description><![CDATA[Alain Delon
Sul &#8220;Corriere della Sera&#8221; di ieri, Pierluigi Battista ha commentato la notizia che per la sua ultima campagna pubblicitaria la casa di moda Christian Dior ha scelto una vecchia immagine di Alain Delon, decidendo di ritoccarla, eliminando la sigaretta che il celebre attore francese stringeva tra le dita.
La sigaretta sparisce, come quando nei regimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_617" class="wp-caption alignleft" style="width: 158px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/delon31.jpg"><img class="size-medium wp-image-617" title="Alain Delon" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/delon31-211x300.jpg" alt="Alain Delon" width="148" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">Alain Delon</p></div>
<p>Sul &#8220;Corriere della Sera&#8221; di ieri, Pierluigi Battista ha commentato la notizia che per la sua ultima campagna pubblicitaria la casa di moda Christian Dior ha scelto una vecchia immagine di Alain Delon, decidendo di ritoccarla, eliminando la sigaretta che il celebre attore francese stringeva tra le dita.</p>
<blockquote><p>La sigaretta sparisce, come quando nei regimi totalitari si cancellava il volto di un dissidente caduto in disgrazia. Si riscrive la storia, come nel fosco Ministero della Verità descritto da George Orwell, pensando che sbiancando il passato si possa fare qualcosa di pedagogicamente utile.</p></blockquote>
<p>E non ha torto Battista, se si pensa al portato simbolico che l&#8217;iconografia di un personaggio trascina con sè come immagine corporea che sintetizza un&#8217;epoca, un modello culturale, uno stereotipo di genere e persino una dottrina politica, da Jean-Paul Sartre a Che Guevara.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/07/17/luomo-con-il-sigaro-iconografia-di-uno-stereotipo-maschile/">» Continua la lettura...  L&#8217;uomo con il sigaro: iconografia di uno stereotipo maschile</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>40 anni da Stonewall &#8211; 40 anni di movimento gay</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 18:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ferdinando Cotugno sulle pagine de "Il Riformista" ricostruisce una delle tappe fondamentali del movimento gay: il riot di Stonewall nella notte tra il 28 e il 29 giugno 1969...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_394" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/06/stonewallimage_01.gif"><img class="size-medium wp-image-394" title="Manifestanti a Stonewall" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/06/stonewallimage_01-300x240.gif" alt="Manifestanti a Stonewall" width="300" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Manifestanti a Stonewall</p></div>
<p style="text-align: justify;">Stonewall Inn era il nome di un gay bar del Greenwich Village di New York, un postaccio gestito dalla mafia, dove con tre dollari si poteva ballare tra uomini o tra donne, bevendo drink annacquati a poco prezzo. Come gli altri locali gay era soggetto a periodici <em>raid </em>della polizia che metteva tutti i presenti al muro, li identificava e arrestava i più eccentrici di loro: le drag queen. Fino alla notte tra il 27 e il 28 giugno del 1969, “questi <em>raid </em>erano visti come la grandine: qualcosa di inevitabile. Da sopportare stoicamente”, scrive <a href="http://www.gaynews.it/view.php?ID=82077" target="_blank">Ferdinando Cotugno sul Riformista</a>.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Quella notte tutto cambiò, senza un motivo apparente. Una spiegazione sta nella dinamica degli eventi: fu probabilmente la lentezza dei poliziotti a portare via gli arrestati e l&#8217;alcol sequestrato (la legge alla base di questi raid vietava infatti di servire alcolici in situazioni che potessero generare una «condotta disordinata») a dare il tempo ai presenti, ai passanti, a chiunque fosse nei paraggi, di capire che «ne avevano abbastanza, di tutto quello schifo», come spiegò Michael Fader, uno dei protagonisti della rivolta. All&#8217;improvviso, i sei poliziotti che avevano condotto l&#8217;operazione si trovarono circondati da duecento, trecento e poi seicento persone del quartiere. Qualcuno intonò «We shall overcome» (&#8220;prevarremo noi&#8221;), c&#8217;era chi urlava, finalmente, «Gay Power». Poi si diffuse la voce che la polizia stava arrestando tutti a causa di una tangente non pagata. «Diamogliela noi, la mazzetta», cominciarono ad urlare quelli che erano stati cacciati dal bar. E giù di monetine, e dalle monete si passò alle bottiglie, e dalle bottiglie all&#8217;assalto del cellulare della polizia. […]Dalla centrale arrivarono i soccorsi per le forze dell&#8217;ordine: la Tactical Police Force, artiglieria pesante. Alle quattro di quel mattino, la rivolta era stata sedata. Tredici arresti, quattro feriti. Ma l&#8217;impatto andò molto al di là di questi numeri. «C&#8217;era elettricità nell&#8217;aria», voglia di ribellarsi ancora. La sera del 28 giugno, molta più gente si trovò allo Stonewall Inn. Si aggregarono gli studenti politicizzati della Columbia University, le Black Panter, tutti quelli che avevano letto della rivolta sul New York Times, o sul Post, o ne avevano saputo dal passaparola cittadino. Ancora provocazioni, ancora incendi, ancora rivolte, ancora la cariche della Tactical Police Force. […] Dopo altri tre giorni di moti, i rivoltosi si riunirono nel Gay Liberation Front, che mutuò parole d&#8217;ordine e metodi organizzativi dalla New Left e dalle Black Panther.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/06/28/40-anni-da-stonewall-40-anni-di-movimento-gay/">» Continua la lettura...  40 anni da Stonewall &#8211; 40 anni di movimento gay</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Duello, onore e mascolinità nell&#8217;Italia moderna</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 08:52:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mascolinità]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_276" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.amazon.com/Politics-Sword-Dueling-Masculinity-CRIMINAL/dp/0814210724" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-276 " title="La copertina del volume di Stephen G. Hughes - Politics of the Sword" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/06/51gsp6mjql_ss500_1-300x300.jpg" alt="La copertina del volume di Stephen G. Hughes - Politics of the Sword" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del volume di Stephen G. Hughes - Politics of the Sword</p></div>
<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo l&#8217;articolo di &#8220;Avvenire&#8221; che recensisce il bel libro di Steven C. Hughes, <em>Politics of the Sword: Dueling, Honor, and Masculinity in Modern Italy</em>. Se Mario Iannaccone concentra la sua recensione sul ruolo della Chiesa nell&#8217;abolire la pratica del duello in Italia, il libro di Hughes è in realtà molto più complesso e profondo. Lo storico americano è più interessato a capire perché dopo l&#8217;unificazione, l&#8217;Italia fu attraversata da un&#8217;ondata di duelli che condusse i commentatori a lamentare una &#8220;duellomania&#8221; provata dal triste spettacolo di un duello al giorno. Pamphlet intitolati &#8220;La vergogna del duello&#8221; dimostravano la passione di coloro che non potevano credere che un popolo appena tornato sul sentiero del progresso e della civilizzazione avesse abbracciato un costume così &#8220;barbaro&#8221;. Tuttavia, queste critiche furono sempre contrastate da influenti uomini equilibrati e di rango i quali sostenevano che il duello fosse salutare per la nuova nazione. Secondo l&#8217;autore la straordinaria crescita del combattimento cavalleresco avvenne perché il duello giocò un ruolo importante nella formazione, nel consolidamento e nel funzionamento dell&#8217;Italia unita. Il codice d&#8217;onore che sta al fondo dell&#8217;etica del duello offrì un modello comune di mascolinità per quelle élites patriottiche che, avendo unificato un paese molto vario per motivi contraddittori, dovette affrontarne poi le coseguenze. Così il duello divenne l&#8217;icona del combattimento durante il Risorgimento e, siccome l&#8217;Italia diede scarsa prova di sè in politica internazionale, continuò ad offrire un&#8217;immagine di valore militare e di disciplina virile. Accrebbe inoltre il potere politico e sociale della nuova élites nazionale, il cui monopolio sull&#8217;onore cavalleresco rese ancora più difficile l&#8217;affrancamento delle masse. In fine, il duello nutrì il virilismo e il culto della violenza che caratterizzarono il primo fascismo che però lo abbandonò presto perché pratica troppo individualistica per uno stato totalitario. Benché Mussolini combattè cinque duelli all&#8217;inizio della sua carriera, questa pratica sparì insieme a quel regime liberale che l&#8217;aveva così ampiamente contenuta. Il duello quindi non cessò di essere praticato dopo la morte di Cavallotti come sostiene Iannaccone, né fu solo la Chiesa ad opporsi a questa pratica. Verrebbe infine da chiedersi se nell&#8217;opposizione della Chiesa prevalessero le ragioni umanitarie o l&#8217;insofferenza per l&#8217;individualismo, espresso in vero in forma piuttosto deteriore, connaturato nel duello.</p>
<p style="text-align: justify;"<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/06/18/duello-onore-e-mascolinita-nellitalia-moderna/">» Continua la lettura...  Duello, onore e mascolinità nell&#8217;Italia moderna</a></p></em>]]></content:encoded>
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