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	<title>Blogstoria &#187; Uso pubblico della storia</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>9 maggio: giorno della memoria tra verità storica e verità giudiziaria</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 15:07:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienza Italia 150]]></category>
		<category><![CDATA[Feste civili]]></category>
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		<category><![CDATA[Uso pubblico della storia]]></category>
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		<category><![CDATA[rapporto storia-giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo. Tra nuovi orizzonti di studio sul "caso Moro", carte di archivio e riflessioni storiografiche riemerge il nodo del rapporto tra verità storica e verità giudiziaria e di un approccio celebrativo che mette in primo piano le vittime lasciando troppe ombre sui fatti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4264" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/napolitanoonu_R425.jpg"><img class="size-medium wp-image-4264 " title="Il presidente Giorgio Napolitano, 9 maggio 2011. Foto Ansa" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/napolitanoonu_R425-300x206.jpg" alt="Il presidente Giorgio Napolitano, 9 maggio 2011. Foto Ansa" width="300" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">Il presidente Giorgio Napolitano, 9 maggio 2011. Foto Ansa</p></div>
<p>Con la Legge del 4 maggio 2007, n° 56, il Parlamento Italiano sotto la presidenza di Giorgio Napolitano ha istituito il Giorno della Memoria per le vittime del terrorismo, fissato alla data del 9 maggio, anniversario dell&#8217;uccisione di Aldo Moro. Ieri lo stesso Presidente della Repubblica ha partecipato alla cerimonia di commemorazione tenutasi in mattinata al Quirinale durante la quale è stato presentato il portale <a href="http://www.memoria.san.beniculturali.it/web/memoria/home;jsessionid=634AFAA71A2029084358AFC7B3D5B899.sanmemoria_JBOSS" target="_blank">Rete per gli Archivi &#8211; Per Non Dimenticare</a>, che contiene al suo interno una speciale sezione intitolata <a href="http://www.memoria.san.beniculturali.it/web/memoria/protagonisti/muro-memoria" target="_blank">Muro della Memoria</a> che ricorda le «379 vittime di fatti di violenza politica interna a carattere terroristico-eversivo, verificatisi in Italia a partire dagli anni &#8217;60». Una risorsa digitale per raggiungere il duplice obiettivo di rendere onore alla memoria dell&#8217;impressionante numero di persone uccise dal terrorismo in Italia e di fornire un adeguato strumento di ricerca per gli studiosi della storia degli anni di piombo. Scrive Francesco Grignetti nell&#8217;articolo <strong><em>Sul web &#8220;per non dimenticare&#8221;</em> </strong>uscito su &#8220;La Stampa&#8221; di domenica 8 maggio:</p>
<blockquote><p>Dentro [il Portale, <em>ndr</em>] vi sarà spazio per brevi sintesi storiche, indicazioni didattiche, segnalazione di eventi, pubblicazioni. Troveranno un luogo di condivisione gli approfondimenti curati dalle scuole. E soprattutto ci saranno i materiali che «formano» la storia: documenti, carte private, atti giudiziari, ritagli di giornale, registrazioni audio e video, manifesti, volantini.</p></blockquote>
<p>E quanto la storia degli &#8220;anni di piombo&#8221; sia una storia da fare ancora e soprattutto sul materiale d&#8217;archivio lo documentano due notizie uscite in questi giorni sui quotidiani. La prima è la pubblicazione del volume di Miguel Gotor, <em>Memoriale della Repubblica</em> (Einaudi, pp. 624, 25 euro <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806200399/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8806200399" target="_blank">» compralo su Amazon.it a 22,50 euro</a>) recensito proprio da Benedetta Tobagi &#8211; figlia di un&#8217;altra vittima del terrorismo, il giornalista Walter Tobagi, e autrice dell&#8217;apprezzatissimo volume <em>Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre </em>(Einaudi, 2010 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806198882/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8806198882" target="_blank"> » compralo su Amazon.it a 13,30 euro</a>) &#8211; su &#8220;Repubblica&#8221; del 4 maggio scorso nell&#8217;articolo <strong><em>Il memoriale di Moro. I segreti della Repubblica tra brigatisti, Andreotti e P2</em></strong>. Nel volume,</p>
<blockquote><p>lo storico Miguel Gotor affronta con successo una sfida ambiziosa: a partire dall&#8217;analisi microstorica dell&#8217;odissea di queste carte, vagliando una mole immensa di documenti, testimonianze e atti processuali, ci racconta l&#8217;Italia dei primi anni Settanta e l&#8217;anatomia nascosta del potere italiano, un mosaico di spinte eterogenee e contraddittorie nel quadro di pesanti vincoli internazionali.</p></blockquote>
<p>Oggetto di studio di Gotor è infatti quel memoriale che lo stesso Aldo Moro stilò nei giorni della sua prigionia: i verbali degli interrogatori cui fu sottoposto dai brigatisti, ma anche le memorie difensive e i manoscritti autografi. Una storia rocambolesca, la definisce la stessa Tobagi, quella di questo memoriale, ritrovato parzialmente dai Carabinieri nell&#8217;ottobre del &#8217;78 nel covo milanese di via Montenevoso e riapparso poi in una versione più ampia nel &#8217;90 all&#8217;esplosione del caso Gladio. Da un lato, un documento indispensabile per scrivere una pagina della storia nazionale ancora oscura, dall&#8217;altro un volume che si propone di riscostruire la storia del documento, per arrivare a sua volta al contesto in cui maturò il rapimento e l&#8217;omicidio di Aldo Moro.</p>
<div id="attachment_4265" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Ritrovamento-del-corpo-di-aldo-moro.jpg"><img class="size-medium wp-image-4265 " title="Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, il 9 maggio 1978" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Ritrovamento-del-corpo-di-aldo-moro-300x190.jpg" alt="Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, il 9 maggio 1978" width="300" height="190" /></a><p class="wp-caption-text">Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, il 9 maggio 1978</p></div>
<p>Mentre si celebrava l&#8217;inaugurazione del nuovo portale dedicato alle vittime del terrorismo, Jolanda Bufalini sulle pagine de &#8220;L&#8217;Unità&#8221; del 9 maggio nell&#8217;articolo <strong><em>Moro, l&#8217;Archivio di Stato salva gli atti giudiziari e le ultime lettere </em></strong>denunciava il problema della conservazione dei documenti che affligge da anni gli archivi di Stato. Deperimento materiale a causa della ruggine delle graffette che li tiene insieme, umidità, scarsa qualità della carta, scolorimento degli inchiostri, questi sono i problemi che affrontano quotidianamente gli storici che lavorano sul materiale di archivio, oltre a un costante ridimensionamento dei servizi di accessibilità alle strutture e al problema più volte trattato dei limiti cronologici per la consultazione dei documenti . Eppure Jolanda Bufalini, in visita agli archivi della Corte d&#8217;Assise di Roma dove è accompagnata dal cancelliere Paolo Musio, non rinunciando alla retorica ricorda come i lunghi metri degli scaffali sul quale trovano spazio i faldoni di tanti processi italiani costituiscano</p>
<blockquote><p>una riserva della democrazia: centinaia di faldoni, nei quali è raccolta la storia recente e tragica d&#8217;Italia. 380.000 pagine dei processi (I, II, III, IV) per il rapimento e l&#8217;uccisione di Aldo Moro e della sua scorta, dal 27 giugno 1980 al 21 agosto 1999.</p></blockquote>
<p>E proprio l&#8217;occasione celebrativa ha consentito che dal polveroso labirinto degli scaffali che costituiscono l&#8217;Archivio della Corte d&#8217;assise del Tribunale di Roma, venissero &#8220;salvati&#8221; dal naturale deperimento gli atti giudiziari e tredici lettere autografe di Aldo Moro per essere consegnati dal presidente Paolo De Fiore al direttore dell&#8217;Archivio di Stato di Roma Eugenio Lo Sardo.</p>

<p>Una storia d&#8217;Italia che trova nelle carte d&#8217;archivio dei tribunali una fonte importantissima per la sua ricostruzione. Quale storia d&#8217;Italia, quale identità, quale rapporto con la memoria &#8211; che come abbiamo modo di ossevare passa attraverso la materialità del documento &#8211; ne emerge? Paolo Persichetti intervistando lo storico Giovanni De Luna per &#8220;Liberazione&#8221; nell&#8217;articolo <em><strong>«Serve un nuovo patto memoriale che superi l&#8217;emotività»</strong></em>, pubblicato domenica 8 maggio, ha parlato di &#8220;giudiziarizzazione&#8221; della scena politica e sociale, dell&#8217;identità, della memoria e dunque della storia. La stessa mostra <a href="http://www.italia150.it/Officine-Grandi-Riparazioni/Fare-gli-Italiani" target="_blank"><em>Fare Gli Italiani</em></a>, di cui De Luna è curatore, ha allestito l&#8217;isola tematica dedicata alle mafie come una sala di archivio in cui sono affastellate le une a fianco alle altre le migliaia di faldoni che contengono gli atti giudiziari di tanti processi italiani. Il visitatore potrà sfilare alcuni di questi faldoni e iniziare la lettura multimediale di una delle tante storie racchiuse al loro interno. Così efficace si è valutata quindi la suggestione dell&#8217;archivio giudiziario per affrontare un nodo tanto importante come quello della mafia, da renderlo lo scenario principale dell&#8217;area tematica dedicata alla criminalità organizzata al centro della quale è collocata una voragine</p>
<blockquote><p>metafora narrativa &#8211; secondo le parole degli stessi curatori &#8211; utilizzata per rappresentare la dimensione dell&#8217;invisibile e del sommerso, la difficoltà di conoscere la storia, la verità dei fatti e la realtà delle diverse organizzazioni criminali</p></blockquote>
<div id="attachment_4267" class="wp-caption alignleft" style="width: 271px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Le_Mafie.jpg"><img class="size-medium wp-image-4267 " title="L'isola dedicata alla mafie della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot;" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Le_Mafie-300x225.jpg" alt="L'isola dedicata alla mafie della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot;" width="261" height="196" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;isola dedicata alla mafie della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot;</p></div>
<p>Lo stesso De Luna non nega nell&#8217;intervista rilasciata a Paolo Persichetti una giuridizzazione della storia, che risale al processo Eichmann celebrato agli inizi degli anni &#8217;60 e che secondo lo storico ha inaugurato quella che definisce «l&#8217;era del testimone». Memoria orale, uso pubblico della storia, nesso tra verità, storia e giustizia sono gli elementi indispensabili per affrontare criticamente i rituali di una nuova religione civile che dal 2000 in poi ha riempito il nostro calendario di giorni della memoria e di date dedicate alla commemorazione delle vittime dei vari accadimenti storici. Un meccanismo che De Luna ha definito di «memoria vittimaria [che] si è imposta come il paradigma centrale delle narrazioni pubbliche e dei riti ufficiali». Un principio ordinatore della religione civile del nuovo millennio che rivela però diversi punti critici:</p>
<blockquote><p>la memoria delle vittime è una memoria carica di sentimenti, è una memoria risarcitoria, rivendicativa, una memoria non pacificata soprattutto in un Paese come il nostro in cui molte delle vittime aspettano ancora giustizia e verità per l&#8217;assenza di istituzioni virtuose in grado di rasserenare e raccogliere questa memoria.</p></blockquote>
<p>Il ricorso alla memoria vittimaria ci accomuna alle altre realtà europee e testimonia, sempre secondo le parole di Giovanni De Luna, la crisi dello Stato nazione «svuotato dall&#8217;alto dai flussi della globalizzazione e dal basso dai particolarismi, dai localismi che si sono affermati» e dunque in seria difficoltà nell&#8217;intercettare momenti rituali, ricchi di significati simbolici che consentano di definire il senso di appartenza allo Stato non solo come apparato burocratico ma come fruitore di valori condivisi.</p>
<p>Emozioni e riflessione storiografica, memoria e documento. È questo forse il percorso da seguire affinché le occasioni rituali si trasformino in opportunità per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio documentale che diventa tanto più indispensabile in quelle situazioni in cui l&#8217;emotività si fa più pervasiva e nelle quali la richiesta di giustizia si fa più pressante rispetto alla domanda di ricostruzione della verità storica. Un nodo che ci siamo più volte trovati ad affrontare e rispetto al quale ci auguriamo di aver fornito qualche ulteriore spunto di riflessione.</p>
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		<title>Antiretorica del Risorgimento. Parla lo storico Alberto Mario Banti</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 11:09:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Uso pubblico della storia]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Mario Banti]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno degli elementi più evidenti di questo 150° anniversario dell'Unità d'Italia è l'approccio retorico che - salvo alcune eccezioni - si è mostrato nei confronti del tema del Risorgimento...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/il_risorgimento_a_colori_pittori_patrioti_e_patrioti_pittori_nella_roma_del_xix_secolo_large.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2196" title="Risorgimento - Pittori patrioti" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/il_risorgimento_a_colori_pittori_patrioti_e_patrioti_pittori_nella_roma_del_xix_secolo_large.jpg" alt="Risorgimento - Pittori patrioti" width="308" height="179" /></a>Uno degli elementi più evidenti di questo 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia è l&#8217;approccio retorico che &#8211; salvo alcune eccezioni &#8211; si è mostrato nei confronti del tema del Risorgimento. Va da sé, si potrà pensare, che l&#8217;occasione rituale si presti all&#8217;esasperazione retorica. Si potrebbe anche osservare, però, non solo che non è necessario ripetere schemi pre-costituiti, ma che &#8211; forse &#8211; una tale sopraffazione della retorica rispetto al contenuto è piuttosto eccezionale. Se dal punto di vista del contenuto, l&#8217;aspetto più interessante che sta emergendo da questo centocinquantenario è la riflessione sul federalismo che attualizza il tema del Risorgimento sollecitato da nuove domande e analizzato da prospettive inedite &#8211; testimonianza di quanto gli argomenti di per sé non esauriscano il loro interesse, ma debbano essere osservati da prospettive inedite elaborate nella contemporaneità &#8211; dal punto di vista della <em>forma</em> della narrazione il dato rilevante è quello dell&#8217;esasperato ricorso alla retorica<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/11/18/antiretorica-del-risorgimento-parla-lo-storico-alberto-mario-banti/">» Continua la lettura...  Antiretorica del Risorgimento. Parla lo storico Alberto Mario Banti</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Apre in Francia la &#8220;Maison de L&#8217;Histoire&#8221;. Tra Heritage e uso pubblico della storia</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Nov 2010 10:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uso pubblico della storia]]></category>
		<category><![CDATA[archivi di stato]]></category>
		<category><![CDATA[focus]]></category>
		<category><![CDATA[Frederic Mitterand]]></category>
		<category><![CDATA[Jacques Le Goff]]></category>
		<category><![CDATA[Maison de l'histoire de france]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category>

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		<description><![CDATA[Sulle pagine de "Le Monde" è scoppiata una serie di polemiche in vista della prossima apertura della Maison de L'Histoire de France  prevista per la fine del 2011...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1820" class="wp-caption alignleft" style="width: 298px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/Hotel-de-Rohan.jpg"><img class="size-full wp-image-1820 " title="Hotel de Rohan" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/Hotel-de-Rohan.jpg" alt="Hotel de Rohan" width="288" height="215" /></a><p class="wp-caption-text">Hotel de Rohan</p></div>
<p>Sulle pagine de &#8220;Le Monde&#8221; è scoppiata una serie di polemiche in vista della prossima apertura della <em>Maison de L&#8217;Histoire de France</em> prevista per la fine del 2011. Ne ha parlato il 3 novembre Stefano Montefiori corrispondente da Parigi del &#8220;Corriere della Sera&#8221;  nell&#8217;articolo del 3 novembre <strong><em>Una Casa</em></strong> <em><strong>della Storia che divide i francesi</strong></em>.</p>
<p>La polemica in realtà dura da alcuni mesi e in particolare da quando più di un anno fa il presidente Nicolas Sarkozy ha presentato il progetto per la creazione di una Casa della Storia di Francia presso l&#8217;Hotel de Rohan, sede degli archivi nazionali, nel quartiere parigino di Marais. La prima mostra dovrebbe essere inaugurata alla fine del 2011, mentre i giardini degli archivi saranno aperti al pubblico a primavera in occasione della presentazione ufficiale del progetto. Insomma un piano di valorizzazione dell&#8217;intera struttura che punta a sovrapporre alla funzione primaria di sede degli archivi nazionali, luogo privilegiato della ricerca a uso quasi esclusivo degli studiosi, l&#8217;immagine di luogo della memoria collettiva assegnandole dunque un ruolo importante nella divulgazione della storia di Francia e aprendo le sue porte a un pubblico più ampio.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/11/04/apre-in-francia-la-maison-de-lhistoire-tra-heritage-e-uso-pubblico-della-storia/">» Continua la lettura...  Apre in Francia la &#8220;Maison de L&#8217;Histoire&#8221;. Tra Heritage e uso pubblico della storia</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Storia e divulgazione. La lezione di Jacques Le Goff</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 21:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Negazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Uso pubblico della storia]]></category>
		<category><![CDATA[didattica della storia]]></category>
		<category><![CDATA[Metodologia della ricerca storica]]></category>
		<category><![CDATA[uso pubblico]]></category>

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		<description><![CDATA[È iniziata il 16 e si concluderà il 24 ottobre la VII edizione della  "Festa della Storia" organizzata dalla università Alma Mater Studiorum di Bologna. Ospite d'onore dell'evento lo storico Jacques Le Goff...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1501" class="wp-caption alignleft" style="width: 208px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/legoff.jpg"><img class="size-medium wp-image-1501    " title="Jacques Le Goff" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/legoff-198x300.jpg" alt="Jacques Le Goff" width="198" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Jacques Le Goff</p></div>
<p>È iniziata il 16 e si concluderà il 24 ottobre la VII edizione della  <a href="http://www.festadellastoria.unibo.it/FestaDellaStoria/default.htm" target="_blank">&#8220;Festa della Storia&#8221;</a> organizzata dalla università Alma Mater Studiorum di Bologna. Ospite d&#8217;onore dell&#8217;evento lo storico Jacques Le Goff, cui è dedicato anche un premio finalizzato a «valorizzare figure ed opere impegnate con correttezza ed efficacia nella divulgazione e nella didattica della storia» (l&#8217;anno scorso lo vinse Giovanni Minoli).</p>
<p>E di Storia, divulgazione e didattica della storia parla Le Goff in una breve lezione pubblicata su &#8220;Il Giorno&#8221; del 20 ottobre. In queste giornate di dibattito sul negazionismo, in cui si è ripetutamente parlato del ruolo non solo euristico della storiografia finalizzato a far luce sugli eventi del passato,  ma anche &#8211; e soprattutto &#8211; della necessità divulgativa della storia, quale strumento intellettuale atto a formare identità e coscienze civili, è interessante soffermarsi su alcuni passaggi dell&#8217;intervento di Le Goff intitolato <strong><em>Cari storici, imparate a insegnare.</em></strong></p>
<blockquote><p>Non perseguire un&#8217;approfondita conoscenza della storia che non trascuri nemmeno le vicende più lontane equivale a privarci di strumenti essenziali per interpretare correttamente il nostro mondo e per potervi agire con responsabilità e consapevolezza. Come Fernand Braudel ritengo che la storia ci appartenga e che non conoscerla significhi ignorare parte di noi stessi. [...]</p></blockquote>
<blockquote><p>Rimane il grande problema di come proporre e stimolare l&#8217;apprendimento della conoscenza storica e come competere con coloro che sulla storia speculano per trarne spunti, temi e personaggi con cui proporre una storia falsa.</p></blockquote>
<p>Le Goff entra indirettamente nel dibattito su negazionismo e revisionismo e utilizza una parola che è rimasta sottintesa negli interventi degli storici che abbiamo pubblicato questa settimana  e che si sono espressi tutti in maniera contraria all&#8217;ipotesi dell&#8217;imposizione di una verità storica per via giudiziaria: la parola <strong><em>competere</em></strong>. Se tutti gli storici hanno concordato sul fatto che l&#8217;eventuale iscrizione del negazionismo a reato penale costituirebbe un grave vulnus alla libertà di espressione e paradossalmente alla stessa ricerca storica, tutti hanno allo stesso modo rilevato la necessità di una &#8220;risposta&#8221; al negazionismo che venga dalla storiografia stessa. Una risposta alternativa e competitiva che per essere efficace necessita di essere conosciuta, divulgata nel suo significato etimologico di &#8220;rendere pubblico, comune al popolo&#8221;. La parola &#8220;popolo&#8221; compresa nel termine divulgazione è centrale per cogliere a pieno il problema dell&#8217;identità e della condivisione di valori comuni che sta alla base del dibattito sul negazionismo e che, più in generale, è uno dei temi principali sui quali la storiografia deve continuare a interrogarsi e a dare risposte. È un argomento &#8220;politico&#8221; inteso nella più alta accezione del termine, e non nel senso di strumentalizzazione delle forze partitiche in campo, così come &#8220;politica&#8221;, nel significato di &#8220;ciò che attiene alla città&#8221; (alla comunità, al pubblico), è in ultima analisi la funzione storica di riflettere sull&#8217;oggi alla luce degli eventi del passato, che non possono essere negati, taciuti, dimenticati, ma al contrario necessitano di essere continuamente approfonditi e narrati.</p>

<div id="attachment_1502" class="wp-caption alignright" style="width: 244px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/Angelo-Storia.jpg"><img class="size-medium wp-image-1502 " title="Paul Klee - Angelus Novus, 1920" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/Angelo-Storia-234x300.jpg" alt="Paul Klee - Angelus Novus, 1920" width="234" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Paul Klee - Angelus Novus, 1920</p></div>
<p>Le Goff attribuisce in gran parte al mondo accademico questo deficit di divulgazione che, come abbiamo visto, può essere alla base della diffusione di una storia falsa.</p>
<blockquote><p>[...] il mondo accademico non è privo di responsabilità, del resto ben note e da ribadire, dato che è anche la sua ritrosia ad adeguare i metodi e gli strumenti di trasmissione delle acquisizioni della ricerca che lascia il campo libero ai citati surrogati fantastorici [...]. Quanti docenti, con evidente fraintendimento del loro ruolo, considerano ancora la didattica e la diffusione aspetti secondari e perfino compromettenti. Le opportunità di comunicazione e di trasmissione offerte dall&#8217;innovazione tecnologica non possono tradursi in effettiva crescita e diffusione di conoscenza, se non vengono sottoposte al vaglio della più rigorosa correttezza metodologica e non si attiene alle reali acquisizioni della ricerca. Tutto ciò rende particolarmente meritorio e auspicabile il lavoro svolto da figure impegnate con concretezza ed efficacia nella diffusione e nella didattica della storia, che come è noto sono divenuti ambiti particolarmente delicati e controversi dopo le recenti e innumerevoli distorsioni e strumentalizzazione a fini commerciali.</p></blockquote>
<p>Il compito richiesto alla storiografia e alla ricerca storica è importante. Questo è il dato certo emerso in questi giorni. Non è solo un contributo scientifico, ma anche e soprattutto di valore civile quello che è stato richiesto agli storici e alla storiografia.  Quando viene fatta con l&#8217;autentico obiettivo di arricchire la conoscenza e contribuire al dibattito sui valori e sull&#8217;identità collettivi, la ricerca storica mette in campo quella «rigorosa correttezza metodologica» capace  di sfruttare al meglio quelle opportunità offerte dall&#8217;innovazione tecnologica. Il deficit di conoscenza che sta alla base dei fatti di questi giorni segna il confine della sfida per la storiografia contemporanea. Colmare questo deficit con le reali acquisizioni della ricerca e con il rigore metodologico che sono alla base della disciplina è il fine concreto da raggiungere e sul quale bisogna continuare a lavorare.</p>
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		<title>Dicono di noi. Le Monde: “Craxi, o la memoria corta degli italiani” (di Philippe Ridet)</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 21:56:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria M. P. Barzaghi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A 420 euro, trasporto e pernottamento in hotel compresi, i tre aerei che sono partiti, venerdì 15 gennaio, da Milano, Roma e Palermo con destinazione Hammamet (Tunisia) si sono riempiti rapidamente. A bordo, alcuni fedeli, alcuni nostalgici di Benedetto Craxi, detto “Bettino”...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1106" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/01/tunisia-hammamet-craxi.jpg"><img class="size-medium wp-image-1106 " title="La tomba di Bettino Craxi ad Hammamet" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/01/tunisia-hammamet-craxi-300x199.jpg" alt="La tomba di Bettino Craxi ad Hammamet" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">La tomba di Bettino Craxi ad Hammamet</p></div>
<p>A 420 euro, trasporto e pernottamento in hotel compresi, i tre aerei che sono partiti, venerdì 15 gennaio, da Milano, Roma e Palermo con destinazione Hammamet (Tunisia) si sono riempiti rapidamente. A bordo, alcuni fedeli, alcuni nostalgici di Benedetto Craxi, detto “Bettino”. Per niente al mondo, si sarebbero persi una visita al cimitero cristiano ai piedi delle mura della medina. Qui riposa colui che è stato il Presidente del Consiglio dal 1983 al 1987, condannato a parecchi  anni di prigione per finanziamento illecito del Partito socialista italiano. Per sottrarsi alla prigione, ha scelto l’esilio in Tunisia, dove è morto, dieci anni fa, il 19 gennaio 2000.</p>
<p>Ma ai compagni che non hanno mai dubitato delle virtù di colui che ha incarnato la corruzione della classe politica alla fine degli anni ottanta e all’inizio degli anni novanta si sono aggiunti quest’anno tre ministri. Avendo mosso i loro primi passi accanto a Bettino Craxi, Franco Frattini (Affari esteri), Renato Brunetta (Pubblica amministrazione) e Maurizio Sacconi (Lavoro) hanno scelto questa  volta di ostentare la loro fedeltà alla luce del sole.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/01/27/dicono-di-noi-le-monde-%e2%80%9ccraxi-o-la-memoria-corta-degli-italiani%e2%80%9d/">» Continua la lettura...  Dicono di noi. Le Monde: “Craxi, o la memoria corta degli italiani” (di Philippe Ridet)</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Lucio Villari: il Risorgimento &#8220;una felice congiunzione astrale sotto il segno della modernizzazione&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 22:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria M. P. Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[In occasione dell'uscita del suo libro "Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento" Lucio Villari definisce il Risorgimento "humus fondamentale delle nostre origini", sottolineandone il valore di processo modernizzatore del paese...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_963" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-963 " title="Gerolamo Induno, L’imbarco di Garibaldi" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/11/arte114a-300x222.jpg" alt="Gerolamo Induno, L’imbarco di Garibaldi" width="300" height="222" /><p class="wp-caption-text">Gerolamo Induno, L’imbarco di Garibaldi</p></div>
<p>In un&#8217;intervista apparsa oggi su &#8220;Tuttolibri&#8221; della &#8220;Stampa&#8221;,  lo  storico Lucio Villari aggiunge la sua autorevole voce all&#8217;ormai rovente dibattito di queste settimane su Risorgimento e Unità d&#8217;Italia, in occasione dell&#8217;uscita del suo libro<em> Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento</em> (Laterza). Nella conversazione Villari definisce il Risorgimento &#8220;<em>humus </em>fondamentale delle nostre origini&#8221;, sottolineandone il valore di processo modernizzatore del paese. E riguardo al presente cita Croce: “Ci sono popoli, come ci sono individui che hanno tratto forza di rinnovamento dalla nausea di se stessi, cioè del loro passato”.</p>
<h1><strong>Come sapeva Croce, ci salverà la nausea</strong></h1>
<p>di Mirella Serri</p>
<p>Le dame di corte piemontesi lo avevano ribattezzato <em>sporcaciun</em>. Più lieve, Francesco De Sanctis discettava di «un certo amabile folleggiare… pieno di buon umore ». E così a volte la fama di <em>bon vivant </em>e donnaiolo, o tutt&#8217; al più quella di scrittore e pittore, ha oscurato l&#8217;abile politico. Massimo D’Azeglio, il grande bardo liberale moderato &#8211; dopo una fugace simpatia e vicinanza alle sette mazziniane e segrete – diventerà dal 1849 al 1852 un presidente del Consiglio del Regno di Sardegna pronto a giocare tutte le sue carte a favore della pace e delle riforme costituzionali.  Insomma sarà un grande e sottovalutato tessitore dell&#8217;unità della Penisola, questo scrittore nelle cui  opere lo storico Lucio Villari s&#8217;imbatté da ragazzino.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/11/15/lucio-villari-il-risorgimento-una-felice-congiunzione-astrale-sotto-il-segno-della-modernizzazione/">» Continua la lettura...  Lucio Villari: il Risorgimento &#8220;una felice congiunzione astrale sotto il segno della modernizzazione&#8221;</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Storia e Comunicazione: le sfide della contemporaneità</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2009/09/22/storia-e-comunicazione-le-sfide-della-contemporaneita/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 08:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia della storia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della storiografia]]></category>
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		<category><![CDATA[Comunicazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Perniola]]></category>
		<category><![CDATA[Postmodernità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[All'uscita del volume di Mario Perniola "Miracoli e traumi della comunicazione" si torna a discutere di ontologia della fattualità e sul complesso rapporto tra fatti reali ed eventi storici, Storia e Comunicazione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/09/la_comunicazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-909" title="La comunicazione" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/09/la_comunicazione-290x300.jpg" alt="La comunicazione" width="174" height="180" /></a>Pubblichiamo l&#8217;interessante articolo di Alfonso Berardinelli, uscito su &#8220;Il Foglio&#8221; lo scorso 19 settembre. Berardinelli recensisce il nuovo libro di Mario Perniola &#8220;Miracoli e traumi della comunicazione&#8221; in uscita per Einaudi (pp.153, euro 10). Al centro del saggio il tema dell&#8217;&#8221;ontologia della fattualità&#8221;, ossia della costruzione di fatti reali ed eventi storici.</p>
<p>Un tema, a nostro parere, di profondo interesse per lo storico e soprattutto per lo studioso di storia contemporanea. Un&#8217;occasione per fare il punto sul complesso rapporto tra Storia e Comunicazione.</p>
<h1>Ecco perchè gli storici hanno iniziato a farsi dare lezione pure dai filosofi.</h1>
<blockquote><p>[...] Che cosa è successo in questi ultimi decenni? Come è successo? In quale &#8220;epoca storica&#8221; ci è capitato di vivere? E ancora: non abbiamo avvertito tutti che negli avvenimenti accaduti c&#8217;era fin dall&#8217;inizio qualcosa di misteriosamente eppure percettibilmente irreale? Non abbiamo avvertito una certa inconsistenza e &#8220;ineffettualità&#8221; dell&#8217;effettuale, di ciò che avveniva ed era avvenuto?</p></blockquote><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/09/22/storia-e-comunicazione-le-sfide-della-contemporaneita/">» Continua la lettura...  Storia e Comunicazione: le sfide della contemporaneità</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Memoria di una nazione: intervista a Mario Isnenghi</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 21:59:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Feste civili]]></category>
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		<category><![CDATA[Unità d'Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Memoria condivisa o ricordi individuali? Ne parla Mario Isnenghi sulle pagine del "Corriere" in un'intervista di Paolo Mereghetti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_734" class="wp-caption alignleft" style="width: 237px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/08/Memoria.jpg"><img class="size-medium wp-image-734 " title="La Memoria - René Magritte, 1945" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/08/Memoria-227x300.jpg" alt="La Memoria - René Magritte, 1945" width="227" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La Memoria - René Magritte, 1945</p></div>
<p>Riportiamo l&#8217;intervista completa di Paolo Mereghetti allo storico Mario Isnenghi pubblicata il primo agosto sul &#8220;Corriere della Sera&#8221;, sul rapporto tra storia, memoria collettiva e ricordo individuale.</p>
<p>Il tema, fondamentale per gli studiosi di storia, ma anche essenziale per la costruzione di un&#8217;identità nazionale, ci pare particolarmente interessante per cercare di comprendere il dibattito culturale e politico sviluppatosi in questi giorni attorno alla celebreazioni per 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia.</p>
<h1>Un paese di ricordi personali, mai condivisi</h1>
<p>Mario Isnenghi è lo storico italiano che forse più di tutti ha lavorato sul tema della memoria rispetto alla storia dell&#8217;Italia.</p>
<p>A lui, abbiamo rivolto alcune domande sulla voglia di «ricordare poco» degli italiani.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/08/02/memoria-di-una-nazione-intervista-a-mario-isnenghi/">» Continua la lettura...  Memoria di una nazione: intervista a Mario Isnenghi</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Via Rasella tra abuso pubblico della storia e uso storico di una sentenza</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2009/07/25/via-rasella-tra-abuso-pubblico-della-storia-e-uso-storico-di-una-sentenza/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 12:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libertà di ricerca storica]]></category>
		<category><![CDATA[Revisionismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Aldo Giannuli]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo d’Orsi]]></category>
		<category><![CDATA[Carla Capponi]]></category>
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		<category><![CDATA[Via Rasella]]></category>

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		<description><![CDATA[L'attentato di via Rasella fu «legittima azione di guerra». Lo afferma la Cassazione: un nuovo caso di definizione della verità storica attraverso lo strumento giudiziario...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_664" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/via_rasella_rastrellamento.jpg"><img class="size-full wp-image-664 " title="Rastrellamento di via Rasella" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/via_rasella_rastrellamento.jpg" alt="Rastrellamento di via Rasella" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Rastrellamento di via Rasella</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altro ieri molti giornali italiani (in particolare <em><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/07/cassazione-partigiani-via-rasella-massacratori.shtml?uuid=5f2f7abc-76d4-11de-9b67-11893da258d2&amp;DocRulesView=Libero&amp;fromSearch" target="_blank">Il Sole 24 ore</a>, <a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=MYR8C" target="_blank">La Stampa</a>, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/luglio/23/Cassazione_via_Rasella_partigiani_non_co_8_090723021.shtml" target="_blank">Il Corriere della sera</a>, L’Unità </em>e<em> <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/ricerca-nel-manifesto/vedi/nocache/1/numero/20090723/pagina/10/pezzo/255660/?tx_manigiornale_pi1%5bshowStringa%5d=via+rasella&amp;cHash=878ae08364" target="_blank">Il Manifesto</a></em>), hanno riportato la notizia che,  secondo la Cassazione (<a href="http://static.ilsole24ore.com/G/GuidaDiritto/binary/10794455.13/10794455.pdf" target="_blank">sentenza 1691</a>),</p>
<p style="text-align: justify;">
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">I partigiani che, il 23 marzo 1944, condussero l’attacco di via Rasella nei confronti dei soldati nazisti non furono dei «massacratori civili», ma fecero una «legittima azione di guerra». Commette pertanto diffamazione, ed è tenuto a risarcire il danno, chi li apostrofa in questo modo (<em>Il Sole 24 ore</em>).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La sentenza accoglie il ricorso presentato da Elena, figlia dei gappisti Rosario Bencivenga e Carla Capponi, contro il quotidiano <em>Il Tempo</em> che parlò di “massacratori civili” ritenendo che tra i caduti del reggimento Bozen delle SS ci potesse essere qualche passante.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La “domanda più tormentosa” che la vicenda solleva in Jacopo Jacobini sulla <em>Stampa</em> è:</p>
<p style="text-align: justify;">
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">cosa spinge il confronto pubblico italiano (storiografico, ma anche politico e giudiziario) a tornare di continuo su quella giornata in cui furono uccisi 33 tedeschi, che precede la rappresaglia alle Fosse Ardeatine, con 335 civili assassinati?</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/07/25/via-rasella-tra-abuso-pubblico-della-storia-e-uso-storico-di-una-sentenza/">» Continua la lettura...  Via Rasella tra abuso pubblico della storia e uso storico di una sentenza</a></p></em>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Dell&#8217;uso pubblico della storia</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 10:38:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia della storiografia]]></category>
		<category><![CDATA[Uso pubblico della storia]]></category>
		<category><![CDATA[David M. Kennedy]]></category>
		<category><![CDATA[Margaret MacMillan]]></category>
		<category><![CDATA[Storiografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Traduzione della recensione del libro di Margaret MacMillan, "Dangerous games. The Uses and Abuses of History", pubblicata sul New York Times del 16 luglio 2009, a cura di David M. Kennedy, storico della Stanford University...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_656" class="wp-caption alignleft" style="width: 207px"><a title="Dangerous Games: The Uses and Abuses of History " href="http://www.amazon.com/Dangerous-Games-History-Library-Chronicles/dp/0679643583" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-656" title="La copertina del volume di Margaret MacMillan - Dangerous games" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/Dangerous-games-197x300.jpg" alt="La copertina del volume di Margaret MacMillan - Dangerous games" width="197" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del volume di Margaret MacMillan - Dangerous games</p></div>
<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo la traduzione dell’interessante <a title="What History Is Good For " href="http://www.nytimes.com/2009/07/19/books/review/Kennedy-t.html" target="_blank">recensione</a> del libro di Margaret MacMillan, <em>Dangerous games. The Uses and Abuses of History</em>, pubblicata a cura di David M. Kennedy, storico della Stanford University, il 16 luglio scorso sul New York Times.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h1 style="text-align: justify;">A cosa serve la storia</h1>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Viviamo tutti nella storia. Alcuni la fanno, altri sono fatti – o dis-fatti – da essa. Molti di noi la leggono. Un po’ la scrivono. La maggior parte di noi tenta, almeno di tanto in tanto, di farne uso, generalmente rovistando nel passato in cerca di analogie per spiegare il presente e predire il futuro.  E ben più di un po’ di noi, secondo la documentata opinione di Margaret MacMillan, in genere la rattoppano malamente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La MacMillan, canadese di nascita e rettore del St. Antony’s College di Oxford, è un’esperta storica che ha scritto del British Raj, delle paci di Parigi del 1919 e delle relazioni di Richard Nixon con la Cina. “Dangerous games” è un atto d’accusa frequentemente sarcastico e coerentemente provocatorio degli innumerevoli modi in cui la storia, come modo per comprendere il mondo, è troppo spesso distorta, politicizzata e duramente maltrattata.</p>
<p style="text-align: justify;"<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/07/22/delluso-pubblico-della-storia/">» Continua la lettura...  Dell&#8217;uso pubblico della storia</a></p></em>]]></content:encoded>
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