Salute

Coronavirus, l’hi-tech velocizza le sperimentazioni e limita i test sugli animali

Di recente è stato pubblicato online sulla rivista Theranostics, un articolo che parla dei progressi della bioingegneria e di come l’hi-tech renderà più veloci le ricerche e ridurrà di molto i test sugli animali. Vengono citate ad esempio le cellule coltivate in 3D, le piccolissime “finestre” per scrutare nell’organismo col microscopio e i mini organi in provetta.

Il pezzo è stato scritto dai ricercatori del Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica G. Natta, Politecnico di Milano, Milano, Italia e dal Centro di ricerca clinica pediatrica “Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi”, Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche L. Sacco, Università di Milano, Italia.

Per farvi capire bene di cosa stiamo parlando abbiamo ritenuto opportuno riportarvi un estratto dell’introduzione che potete leggere per intero sul sito della rivista https://www.thno.org/: “Il problema principale è che la tecnologia più diffusa attualmente utilizzata per testare gli agenti terapeutici in vitro è obsoleta: spesso è costituita da un piatto di coltura in polistirene bidimensionale (2D), in cui una singola cellula viene coltivata sul fondo, il farmaco per essere testato viene aggiunto al terreno di coltura e viene misurata la modulazione prevista in processi o target specifici.

Tuttavia, in queste condizioni di coltura in vitro semplificate, il farmaco suscita una risposta cellulare che non è rappresentativa della risposta in vivo, che si basa sulle interazioni cellulari che si verificano a) in ambienti non piatti tridimensionali (3D), e b) all’interno di una popolazione cellulare eterogenea che non è mai limitata alla popolazione cellulare principalmente indirizzata dal farmaco”.

Poi viene affrontato il problema dei test che vengono effettuati sugli animali da laboratorio: “Un altro problema molto grave è il massacro non etico degli animali da laboratorio, che i metodi in vitro più efficaci sostituiranno, almeno in parte. Inoltre, anche i metodi adottati per monitorare gli effetti dei farmaci negli animali sono obsoleti, mentre ora sono disponibili nuove tecniche miniaturizzate di imaging intravitale che potrebbero perfezionare notevolmente le osservazioni in vivo, anche in termini di evoluzione temporale nello stesso animale, riducendo così il numero di animali sacrificati dall’80-90%“.

Infine per quanto riguarda i vaccini e le terapie per contrastare il coronavirus si legge che: “Esistono numerosi studi clinici in corso che valutano potenziali vaccini e trattamenti per COVID-19, che non possono essere accelerati senza mettere a rischio la sicurezza dei pazienti. Invece, sia le fasi precliniche in vitro che quelle in vivo dello sviluppo di farmaci potrebbero essere accelerate sostituendo alcuni degli attuali modelli di studio non rappresentativi e obsoleti, con nuovi basati su strumenti di modellazione migliorati. Ad esempio, molti gruppi hanno sviluppato modelli 3D di imaging virale statico, microfluidico e intravitale di infezione virale e terapie pertinenti utilizzando nuovi dispositivi sperimentali ad alte prestazioni che sono facili da usare per gli operatori e consentono agli organoidi vivi di essere coltivati ​​ed esaminati in 3D ad alta risoluzione imaging“.

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