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	<title>Blogstoria &#187; Alberto sordi</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>L&#8217;Italia dei perdenti. Ricordo di Mario Monicelli</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 11:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia del cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto sordi]]></category>
		<category><![CDATA[Identità italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[La redazione di Blogstoria vuole oggi  ricordare la figura di Mario Monicelli con una riflessione sulla sua opera che ci appare tanto più significativa in questi mesi di dibattito sull'identità nazionale...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2412" class="wp-caption alignleft" style="width: 242px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Mario-Monicelli.jpg"><img class="size-full wp-image-2412" title="Mario Monicelli" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Mario-Monicelli.jpg" alt="Mario Monicelli" width="232" height="174" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Monicelli</p></div>
<p>La redazione di Blogstoria vuole oggi  ricordare la figura di Mario Monicelli con una riflessione sulla sua opera che ci appare tanto più significativa in questi mesi di dibattito sull&#8217;identità nazionale. Quello che ci mancherà di più sarà, infatti, lo sguardo di un regista che ha saputo svolgere uno dei compiti più difficili: raccontare l&#8217;Italia dei perdenti, dei vigliacchi, degli sconfitti attraverso il genere nazional-popolare della commedia, a volte  con cinismo ma nessuna foga demolitoria, con l&#8217;occhio puntato sulla vita della &#8220;gente comune&#8221; ma a debita distanza da derive populiste.</p>
<p>Monicelli, nei suoi film più importanti ha raccontato l&#8217;Italia dal punto di vista delle sue debolezze e delle sue criticità, in una narrazione accessibile alla massa passando alla lente di ingrandimento i nodi dell&#8217;identità italiana senza risolversi a liquidarla. Per questo l&#8217;opera di Monicelli è un bacino interessante di ricerca per lo storico che si voglia confrontare con il tema delle autorappresentazioni nazionali nell&#8217;Italia repubblicana.</p>
<p>Mario Monicelli ha sempre posto l&#8217;Italia e le sue trasformazioni al centro dei suoi film. Lo ha fatto tratteggiando alcuni personaggi memorabili come Beniamino Lomacchio in <em><strong>Totò cerca casa</strong> </em>(<a href="http://www.amazon.it/gp/product/B001JU7Q5M?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=B001JU7Q5M" target="_blank">compralo su Amazon.it a 12,16 euro</a>), Oreste Jacovacci/Alberto Sordi ne <strong><em>La Grande Guerra</em></strong> (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/B000SL1VQI?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=B000SL1VQI" target="_blank">compralo su Amazon.it a 12,40 euro</a>), Dante Cruciani/Totò de <em><strong>I soliti ignoti</strong> </em>(<a href="http://www.amazon.it/gp/product/B0013UMQQC?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=B0013UMQQC" target="_blank">compralo su Amazon.it a 12,16 euro</a>),<em> </em>Raffaello Mascetti/Ugo Tognazzi in <strong><em>Amici miei</em></strong> (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/B000CCHF9A?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=B000CCHF9A" target="_blank">compralo su Amazon.it a 15,20 euro</a>). Personaggi che indugiano nello stereotipo e nella caricatura, mai però fini a se stessi, ma creati allo scopo di riflettere attraverso i luoghi comuni sulle trasformazioni, i valori e le delusioni della società italiana. Scegliere la commedia, una commedia sempre amara, ha significato non solo catalizzare queste istanze attraverso il rituale dissacratore della risata, ma proporre, attraverso un&#8217;opera accessibile al grande pubblico, una riflessione davvero condivisa sulle trasformazioni che hanno attraversato l&#8217;Italia del dopoguerra. Un cinema che spesso è parso indugiare sull&#8217;immagine più cialtrona della nazione, un&#8217;Italia buffonesca, trafficona, decadente ma che ritrova sepolta sotto questa stratificazione di stereotipi e di caricature il volto autentico di un paese in movimento e ancorato ad alcuni valori minimi indiscutibili come l&#8217;amicizia &#8211; soprattutto virile &#8211; che è uno dei temi trasversali a molti film del regista toscano.</p>
<div id="attachment_2413" class="wp-caption alignright" style="width: 301px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/toto-monicelli.jpg"><img class="size-full wp-image-2413" title="Totò e Mario Monicelli durante le riprese dei &quot;I soliti ignoti&quot;" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/toto-monicelli.jpg" alt="Totò e Mario Monicelli durante le riprese dei &quot;I soliti ignoti&quot;" width="291" height="230" /></a><p class="wp-caption-text">Totò e Mario Monicelli durante le riprese dei &quot;I soliti ignoti&quot;</p></div><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/12/01/litalia-dei-perdenti-ricordo-di-mario-monicelli/">» Continua la lettura...  L&#8217;Italia dei perdenti. Ricordo di Mario Monicelli</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Ciampi, Alberto Sordi e l’orgoglio “arcitaliano”</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 09:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Feste civili]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
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		<description><![CDATA["Non è il paese che sognavo" è il titolo scelto da Carlo Azeglio Ciampi per il suo "Taccuino laico per i 150 anni dell'Unità d'Italia" appena uscito per il Saggiatore (191 p, 16 euro). Il volume è un lungo colloquio tra l'ex-presidente e Alberto Orioli, vicedirettore ed editorialista del "Sole 24 Ore", sul tema dell'italianità...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1597" class="wp-caption alignleft" style="width: 243px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/ciampi1.jpg"><img class="size-full wp-image-1597" title="Carlo Azeglio Ciampi" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/10/ciampi1.jpg" alt="Carlo Azeglio Ciampi" width="233" height="202" /></a><p class="wp-caption-text">Carlo Azeglio Ciampi</p></div>
<p>&#8220;Non è il paese che sognavo&#8221; è il titolo scelto da Carlo Azeglio Ciampi per il suo &#8220;Taccuino laico per i 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia&#8221; appena uscito per il Saggiatore (191 p, 16 euro, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842816469?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8842816469" target="_blank">compralo su Amazon.it a 11,20 euro</a>). Il volume è un lungo colloquio tra l&#8217;ex-presidente e Alberto Orioli, vicedirettore ed editorialista del &#8220;Sole 24 Ore&#8221;, sul tema dell&#8217;italianità. Il 26 ottobre nell&#8217;articolo <em><strong>Albertone e il tricolore</strong>, </em> &#8220;Il Messaggero&#8221; ne ha pubblicato un passaggio dedicato al valore simbolico della bandiera italiana e a uno dei personaggi che nelle sue maschere ha maggiormente &#8220;giocato&#8221; con lo stereotipo dell&#8217;italiano: Alberto Sordi.</p>
<p>Scrive Ciampi:</p>
<blockquote><p>Il tricolore è il simbolo moderno di un popolo antico, ricco di cultura, di tradizioni, di arte e di nobiltà d&#8217;animo ma anche sofferente per secoli per la mancanza di una insegna che lo unisse, che rappresentasse la volontà di un destino comune.</p></blockquote>
<p>La bandiera aggiunge Ciampi è il simbolo «del vero carattere nazionale, non delle caricature». Un&#8217;occasione dunque per affrontare il tema della trasformazione dello stereotipo dell&#8217;italiano attraverso il quale arrivare all&#8217;argomento più controverso e che rimane centrale in questi anni di celebrazione dell&#8217;unità nazionale, quello legato all&#8217;identità nazionale. Un&#8217;identità che continua apparire controversa e fragile in grado di produrre pochi simboli davvero condivisi -- l&#8217;unico forse è stato (ed è ancora?) la bandiera -- ma molti stereotipi e caricature non solo conformandosi all&#8217;occhio critico dello straniero ma elaborandoli autonomamente. Scrive Orioli:</p>
<blockquote><p>La denigrazione del carattere nazionale parte da lontano e trova proprio nel Risorgimento un tentativo di primo riscatto. Per secoli il carattere dell&#8217;italiano è stato quello macchiettistico dell&#8217;individualista esasperato, del pusillanime, pigro, infingardo, accidioso [...]</p></blockquote>
<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/150-anni-unita-italia-300x2851.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-818" title="150 anni Unità d'Italia" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/150-anni-unita-italia-300x2851.jpg" alt="150 anni Unità d'Italia" width="233" height="222" /></a>Del Risorgimento si sottolinea il compito culturale di &#8220;creatore&#8221; di una nuova immagine di italiano in grado di identificarsi con il simbolo istituzionale della bandiera. Una bandiera dunque non solo sventolata come simbolo di un nuovo stato ma che viene investita del compito di forgiare un nuovo volto di &#8220;italiano&#8221; che superi le rappresentazioni caricaturali e sia a sua volta simbolo della dignità e della forza della nazione. Non a caso Orioli parla di «opera di «rivirilizzazione» dell&#8217;italiano compiuta proprio dalla retorica risorgimentale».</p>

<p>Eppure la rappresentazione caricaturale dell&#8217;italiano è rimasta uno degli elementi forti della cultura popolare ed è stata sintetizzata -- come ricorda Ciampi -- «nelle maschere alla Alberto Sordi sugli italiani &#8220;brava gente&#8221;». Uno stereotipo dell&#8217;italiano che -- è bene ricordarlo -- venne recuperato con forza nei primi anni del dopoguerra e in particolare proprio nel bienno 1959-1961 in occasione del centenario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, da due pellicole fondamentali che videro entrambe Alberto Sordi come protagonista: <em>La grande guerra</em> di Mario Monicelli e <em>Tutti a casa </em>di Luigi Comencini. Due film che riflettono sul tema dell&#8217;identità nazionale mettendo in scena due momenti fondamentali per il processo di creazione e di condivisione dell&#8217;identità: la prima e la seconda guerra mondiale. Due pellicole, uscite ad un anno di distanza l&#8217;una dall&#8217;altra, che hanno come protagonista non solo lo stesso attore ma lo stesso modello di italiano -- o di «arcitaliano», come viene definito nell&#8217;articolo -- «individualista, pusillanime, pigro, infingardo, accidioso», ma che a un certo punto della narrazione, all&#8217;apice del climax, abbandona lo stereotipo caricaturale e si trasfigura in eroe nazionale -- un eroe di origini umili, modeste, come modesto e travagliato è il percorso che lo rende eroico -- in grado di urlare un insulto  in faccia al generale austriaco (atto che gli costa la fucilazione), quando si sente  schiacciare nello stereotipo sprezzante dell&#8217;italiano vigliacco che l&#8217;unico fegato che conosce è  &#8220;quello alla veneziana con cipolla&#8221; (Vittorio Gassman) o, nei giorni della liberazione di Napoli, di imbracciare il fucile e combattere contro il nemico tedesco al semplice motto di «No, non si può stare sempre a guardare!».</p>
<p>E proprio citando la Grande Guerra scrive Ciampi a proposito di Sordi:</p>
<blockquote><p>I suoi personaggi hanno rispecchiato l&#8217;evoluzione della società; hanno rappresentato la complessa identità italiana e dato voce ai valori di umanità che emergono anche nelle prove più difficili. [...]</p>
<p>Era consapevole che al Paese serviva uno scatto di orgoglio. Un po&#8217; come nel film <em>La Grande Guerra</em> dove Alberto Sordi e Vittorio Gassman diventano eroi loro malgrado, un po&#8217; consapevoli, un po&#8217; no, ma in modo naturalmente coraggioso, quanto basta a dare il senso di riscatto per un intero popolo.</p></blockquote>
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		<title>1959-2009: i cinquantanni della &#8220;Grande Guerra&#8221; raccontata da Mario Monicelli</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 10:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura pop]]></category>
		<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 1 settembre saranno trascorsi cinquant'anni dalla uscita della pellicola di Mario Monicelli, "La Grande Guerra". L'evento sarà festeggiato proprio il prossimo primo settembre, quando Monicelli inaugurerà in Piazza San Polo la Mostra di Venezia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/Grande-Guerra1.jpg"><img class="size-medium wp-image-695 alignleft" title="La locandina del film" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/Grande-Guerra1-209x300.jpg" alt="La locandina del film" width="209" height="300" /></a>In questi giorni di dibattito sulla difficile memoria dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, ricorre un anniversario: il 1 settembre saranno trascorsi cinquant&#8217;anni dalla uscita della pellicola di Mario Monicelli, &#8220;La Grande Guerra&#8221;. L&#8217;evento sarà festeggiato proprio il prossimo primo settembre, quando Monicelli inaugurerà in Piazza San Polo la Mostra di Venezia.</p>
<p>Come lo stesso Monicelli ricorda, nell&#8217;intervista rilasciata al Messaggero lo scorso trenta luglio e di cui pubblichiamo il <a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N0YPD" target="_blank">link</a> a fondo pagina, per la propaganda fascista «la Prima guerra mondiale era stata l&#8217;ultima guerra d&#8217;indipendenza, con il popolo italiano lanciato compatto alla riconquista di Trieste». Certo non questa patinata memoria di gloriosa battaglia risorgimentale si proponeva invece di trasmettere il grande regista italiano (che conserva di quella guerra una memoria privata legata alla figura paterna) tanto da incorrere ancora, in quel 1959 volano delle celebrazioni legate alla memoria dell&#8217;Unità nazionale, a una serie di ostacoli durante la produzione del film, dagli attacchi di Paolo Monelli sulla <em>Stampa</em>, che poco apprezzava la scelta di affidare ai volti irriverenti di Gassman e Sordi il ricordo del sacrificio dei soldati italiani, ai timori di Giulio Andreotti, allora Ministro della Difesa, ai tentennamenti del produttore Dino De Laurentiis.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/07/31/1959-2009i-cinquantanni-della-grande-guerra-raccontata-da-mario-monicelli/">» Continua la lettura...  1959-2009: i cinquantanni della &#8220;Grande Guerra&#8221; raccontata da Mario Monicelli</a></p></em>]]></content:encoded>
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