Posts Tagged Benedetto Croce
Lucio Villari: il Risorgimento “una felice congiunzione astrale sotto il segno della modernizzazione”
Posted by Ilaria M. P. Barzaghi in Culture politiche, Il dibattito sull'Unità d'Italia, Risorgimento, Storia contemporanea, Storia d'Italia, Storia della storiografia, Uso pubblico della storia on 15 novembre 2009

Gerolamo Induno, L’imbarco di Garibaldi
In un’intervista apparsa oggi su “Tuttolibri” della “Stampa”, lo storico Lucio Villari aggiunge la sua autorevole voce all’ormai rovente dibattito di queste settimane su Risorgimento e Unità d’Italia, in occasione dell’uscita del suo libro Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento (Laterza). Nella conversazione Villari definisce il Risorgimento “humus fondamentale delle nostre origini”, sottolineandone il valore di processo modernizzatore del paese. E riguardo al presente cita Croce: “Ci sono popoli, come ci sono individui che hanno tratto forza di rinnovamento dalla nausea di se stessi, cioè del loro passato”.
Come sapeva Croce, ci salverà la nausea
di Mirella Serri
Le dame di corte piemontesi lo avevano ribattezzato sporcaciun. Più lieve, Francesco De Sanctis discettava di «un certo amabile folleggiare… pieno di buon umore ». E così a volte la fama di bon vivant e donnaiolo, o tutt’ al più quella di scrittore e pittore, ha oscurato l’abile politico. Massimo D’Azeglio, il grande bardo liberale moderato – dopo una fugace simpatia e vicinanza alle sette mazziniane e segrete – diventerà dal 1849 al 1852 un presidente del Consiglio del Regno di Sardegna pronto a giocare tutte le sue carte a favore della pace e delle riforme costituzionali. Insomma sarà un grande e sottovalutato tessitore dell’unità della Penisola, questo scrittore nelle cui opere lo storico Lucio Villari s’imbatté da ragazzino.
Rassegne storiche – 13 luglio
Posted by Claudia Covelli in Podcast, Rassegne storiche on 13 luglio 2009
- Recensione del volume “Spies, the Rise and the Fall of the KGB” di J. Earl Haynes, Harvey Klehr, Alexander Vassiliev, con particolare attenzione alla vicenda di Hemingway quale spia del KGB
- A trent’anni dall’omicidio di Giorgio Ambrosoli esce il volume di Giuliano Turone e Gianni Simoni “Il caffè di Sindona” . I due magistrati ricostruiscono l’ipotesi di omicidio/suicidio del bancarottiere siciliano
- Il rapporto tra il bandito Salvatore Giuliano e gli Stati Uniti: i nuovi studi di Francesco Petrotta escludono il coinvolgimento della potenza americana
- quali sono le origini del simbolo della pace? Lo racconta Piero Sansonetti sulle pagine de “L’Altro”
- L’anima noir del Risorgimento italiano: recensione dell’antologia a cura di Claudio Gallo e Fabrizio Foni, “Ottocento nero italiano”
- Ancora sulla memoria controversa della resistenza: nel nuovo saggio di Tommaso Piffer, “Realtà e rappresentazioni della Resistenza italiana” pubblicato su “Mondo contemporaneo” (FrancoAngeli), luci e ombre sulla reale identità politica delle brigate partigiane
- e ancora: la svastica dell’abbazia di Lambach che ispirò Hitler, la scomparsa di Alda Croce nelle parole di Giuseppe Galasso, il quinto centenario della morte di Calvino, la difficile storia della destra nel nuovo volume di Luciano Lanna, la scomparsa di Oddo Biasini, leader storico del Pri, note storiche sull’abolizione del reato di omosessualità in India di Lucetta Scaraffia
Alle origini del Mondo di Mario Pannunzio
Posted by Yuri Guaiana in Laici, Radicali, Rassegne storiche, Storia contemporanea, Storia d'Italia on 7 luglio 2009
Pubblichiamo un bell’articolo-intervista sul “Mondo” di Pannunzio che ripercorre in maniera accurata il percorso di quello straordinario gruppo di intellettuali di provenienza laica.
Vi confluirono: il gruppo della sinistra liberale che, guidato dallo stesso Pannunzio, aveva lasciato il Pli nel dicembre 1947 quando il partito aveva optato per un accordo con il Partito Monarchico e l’Uomo qualunque; il gruppo di “Democrazia repubblicana” che, guidato da Ugo La Malfa, aveva lasciato il Partito d’Azione quando venne messa in minoranza durante il Congresso del 1946; una componente ex-azionista e socialista nella quale spiccavano i nomi di Aldo Garosci, Leo Valiani, Guido Calogero e Angelo Tasca; il gruppo dei “Radicali del Mezzogiorno” tra cui vi erano Francesco Compagna e Vittorio De Caprariis.
Il periodico ebbe poi tre grandi padri ideali le cui diverse impronte culturali conversero nel settimanale: il liberalismo crociano e quello einaudiano, lo storicismo crociano nonché l’illuminismo, il pragmatismo e il laicismo salveminiani.
Sandro Orlando sottolinea la lontanaza degli “amici del Mondo” dall’idea di intellettuale organico comunista. Ma quel’era il ruolo degli intellettuali per questi “profeti disarmati”? Affidiamoci a Vittorio De Caprariis:









