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	<title>Blogstoria &#187; Chiesa Cattolica</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>In visita alla mostra &#8220;Fare gli Italiani&#8221;. La quarta isola: la Chiesa</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 11:50:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienza Italia 150]]></category>
		<category><![CDATA[breccia di Porta Pia]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa e Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[non expedit]]></category>

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		<description><![CDATA[La Chiesa Cattolica rivendica un ruolo da protagonista in questo centocinquantesimo anniversario dell'Unità. La mostra "fare gli italiani" nell'isola tematica a lei dedicata ci aiuta a capire il complesso rapporto che lega Stato, cittadini e religione cattolica...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/07/chiesa2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4679" title="Quarta Isola - La Chiesa" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/07/chiesa2-300x206.jpg" alt="Quarta Isola - La Chiesa" width="300" height="206" /></a>Mentre il mondo politico italiano si spaccava negli scorsi mesi sull&#8217;opportunità e i modi con cui celebrare i 150 anni dell&#8217;Unità nazionale, dando vita a un variegato (e spesso desolante) panorama di posizioni nei confronti dell&#8217;epopea nazionale che ha spaziato dagli scettici agli entusiasti, dai &#8220;tiepidi&#8221; e cauti estimatori del Risorgimento ai suoi più feroci detrattori, la Chiesa cattolica ha palesato fin da subito un atteggiamento di totale supporto alle celebrazioni e alla causa dell&#8217;Unità italiana. Ha partecipato, ha offerto benedizioni e si è recata in pellegrinaggio nei luoghi simbolo della religione civile della nazione, nei momenti e negli spazi nati per celebrare la storia e l&#8217;unità d&#8217;Italia. Lo ha fatto per ribadire l&#8217;importanza dell&#8217;identità cattolica in uno scenario politico e civile sempre più sgretolato e in cui singole identità antagoniste si contrappongono le une alle altre. Il cattolicesimo proposto dunque come fondamentale (ultimo?) elemento unificante della nazione da Bolzano a Siracusa, dai &#8220;movimenti&#8221; ai margini della sinistra alle frange più conservatrici della destra. Un cattolicesimo che stempera gli aspetti dottrinari in un più o meno evanescente sentimento nazionale rispetto al quale la Chiesa cattolica continuerebbe a svolgere il ruolo di guida morale, di portatrice di valori condivisi e di un modello etico avvertito da una parte dell&#8217;opinione pubblica sempre più come necessario.</p>
<p>Basta fare un salto nel complesso rapporto tra Stato italiano e Chiesa cattolica per ritrovare i limiti e le opportunità di questo fenomeno. Alla luce del travagliato legame tra le due istituzioni &#8211; dal <em>non expedit</em> di Pio IX alla breccia di Porta Pia del 1870, dal patto Gentiloni del &#8217;13 che portò per la prima volta i cattolici al voto alla nascita del Partito Popolare prima e alla Democrazia Cristiana poi, fino ai Patti Lateranensi e al Concilio Vaticano II &#8211; non può non risaltare come elemento di novità &#8211; forse la vera grande &#8220;novità&#8221; di questo centocinquantenario &#8211; l&#8217;atteggiamento conciliante mostrato e ribadito più volte dal Vaticano rispetto a quella storia del Risorgimento, vissuta per decenni dalla Santa Sede come memoria di una drammatica sconfitta.</p>

<p>Allo stesso tempo, però, basta ripercorrere la storia del cattolicesimo in Italia non solo come storia di antagonismo tra due istituzioni, ma come storia di un mondo e di una cultura attiva e vitale nel mondo politico e nella società civile per rintracciare tutto il potenziale dell&#8217;elemento identitario cattolico. A condurci su questo sentiero ancora una volta i curatori della mostra <a href="http://www.italia150.it/Officine-Grandi-Riparazioni/Fare-gli-Italiani" target="_blank"><em><strong>Fare gli Italiani</strong></em></a>, Giovanni De Luna e Walter Barberis, che certo non a caso hanno scelto di dedicare la quarta isola della bella esposizione torinese alla Chiesa. Perché se gli italiani si sono fatti è certo anche grazie all&#8217;identità cattolica tendenzialmente universale e certamente trasversale a classi sociali e distanze geografiche. La Chiesa &#8211; ma è più corretto parlare della religione e non dell&#8217;istituzione &#8211; ha riempito gli spazi pubblici dell<a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/07/chiesa5.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4680" title="Quarta Isola - La Chiesa" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/07/chiesa5-300x199.jpg" alt="Quarta Isola - La Chiesa" width="288" height="191" /></a>a nazione e scandito lo scorrere del tempo collettivo. Ha sancito i giorni di festa e di riposo, conferito ciclicità ai calendari, popolato i luoghi della nazione attraverso manifestazioni partecipate, che oggi sono avvertite come un patrimonio culturale da preservare. Per questo gli storici De Luna e Barberis hanno scelto l&#8217;immagine di un&#8217;Italia in processione per raccontare agli italiani il loro rapporto con la Chiesa e la cultura cattolica.</p>
<p>La processione religiosa è l’elemento che introduce il visitatore nell’isola.  Su un lungo schermo scorrono le immagini di persone in scala reale che sfilano in processione accompagnate da canti e preghiere. Dietro lo schermo sono sospesi i grandi oggetti utilizzati in queste manifestazioni come ad esempio le statue dei santi patroni, i ceri e le luminarie, restituendo l’impressione di essere sorretti e trasportati dalle persone che sfilano.  Il visitatore può ripercorrere insieme alle persone che virtualmente camminano in processione alcune importanti manifestazioni religiose che mantengono viva l’identità locale nel territorio italiano.  Al centro dell’isola due leggii, su cui si compongono da un lato i ritratti dei più importanti protagonisti del mondo ecclesiastico, le loro biografie e il loro ruolo, e dall’altro le storie legate al tema della devozione popolare e collettiva. Anche in questo caso la memoria stimolata dalle immagini si ancora significativamente agli oggetti che costituiscono lo scenario della liturgia; pezzo unico e bellissimo il carro devozionale in esposizione proveniente dalla Basilicata: richiama alla mente del visitatore la comune esperienza della processione e lo conduce tramite l&#8217;elemento materiale nel complesso nodo del rapporto con il mondo cattolico aldilà del proprio credo religioso.</p>

<a href='http://www.blogstoria.it/2011/07/14/in-visita-alla-mostra-fare-gli-italiani-la-quarta-isola-la-chiesa/ogr-officine-grandi-riparazioni-3/' title='Quarta Isola - La Chiesa'><img width="150" height="150" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/07/chiesa2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Quarta Isola - La Chiesa" title="Quarta Isola - La Chiesa" /></a>
<a href='http://www.blogstoria.it/2011/07/14/in-visita-alla-mostra-fare-gli-italiani-la-quarta-isola-la-chiesa/chiesa1/' title='Quarta Isola - La Chiesa'><img width="150" height="150" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/07/chiesa1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Quarta Isola - La Chiesa" title="Quarta Isola - La Chiesa" /></a>
<a href='http://www.blogstoria.it/2011/07/14/in-visita-alla-mostra-fare-gli-italiani-la-quarta-isola-la-chiesa/ogr-fare-gli-italiani-5-2/' title='Quarta Isola - La Chiesa'><img width="150" height="150" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/07/chiesa7-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Quarta Isola - La Chiesa" title="Quarta Isola - La Chiesa" /></a>
<a href='http://www.blogstoria.it/2011/07/14/in-visita-alla-mostra-fare-gli-italiani-la-quarta-isola-la-chiesa/ogr-fare-gli-italiani-4/' title='Quarta Isola - La Chiesa'><img width="150" height="150" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/07/chiesa5-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Quarta Isola - La Chiesa" title="Quarta Isola - La Chiesa" /></a>
<a href='http://www.blogstoria.it/2011/07/14/in-visita-alla-mostra-fare-gli-italiani-la-quarta-isola-la-chiesa/chiesa3/' title='Quarta Isola - La Chiesa'><img width="150" height="150" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/07/chiesa3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Quarta Isola - La Chiesa" title="Quarta Isola - La Chiesa" /></a>

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		<title>L&#8217;Italia dei &#8220;muri bianchi&#8221;. Il rapporto tra Stato e Chiesa in Italia150</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/03/10/litalia-dei-muri-bianchi-il-rapporto-tra-stato-e-chiesa-in-italia150/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 16:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienza Italia 150]]></category>
		<category><![CDATA[Feste civili]]></category>
		<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Laici]]></category>
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		<category><![CDATA[crocifisso]]></category>
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		<category><![CDATA[Rapporto Stato Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Luzzatto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo volume di Sergio Luzzatto "Il crocifisso di Stato" ha accesso nuovamente la polemica attorno alla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici. Ma qual è il ruolo ricoperto dalla Chiesa in questo 150° anniversario dell'Unità d'Italia?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/muro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3804" title="muro" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/muro-300x225.jpg" alt="muro" width="306" height="230" /></a>Lunedì 7 marzo è andata in onda su La7 una puntata de &#8220;L&#8217;Infedele&#8221; condotta da Gad Lerner e dedicata all&#8217;utilizzo dei simboli &#8211; una vera e propria &#8220;guerra&#8221; dei simboli sarà poi definita nel corso del programma &#8211; nel 150° anniversario dell&#8217;Unità. E la trasmissione è partita da un tema tanto spinoso quanto inevitabile, quello del crocifisso che troneggia dai muri di ogni ufficio pubblico. Occasione l&#8217;uscita del volume <em>Il crocifisso di Stato</em> di Sergio Luzzatto (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/880620727X/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=880620727X" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 7,50 euro</a>), presente come ospite in sala.</p>
<p>E, come già accaduto in precedenza per il volume di Luzzatto dedicato a Padre Pio (<em>Padre Pio. Miracoli e politica nell&#8217;Italia del Novecento</em>, Einuadi, 2007 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806185713/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8806185713" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 19,66 euro</a>), le polemiche hanno anticipato di qualche giorno l&#8217;uscita del libro. Luzzatto parte da una considerazione chiara: il crocifisso sui muri degli edifici pubblici non ci dovrebbe stare per motivi politici, culturali, ma, soprattutto, per ragioni storiche. Simbolo religioso e non politico, espressione di un credo confessionale e non strumento di riconoscimento identitario di tutti gli italiani, il crocifisso non è un simbolo nazionale, ma piuttosto il segno dell&#8217;interferenza della Chiesa cattolica nella vita pubblica italiana.</p>
<p>Un simbolo che pare destinato ad essere recuperato con forza in questo 150° anniversario come antidoto contro le forze centripete che minano il senso dell&#8217;anniversario, anche da forze politiche non dichiaratamente cattoliche come la Lega Nord che ha riscoperto il valore del simbolo cristiano per eccellenza &#8211; mentre si apprestano a demolire i tradizionali simboli della nazione, quali la bandiera e l&#8217;inno di Mameli &#8211; in chiave politica quale sintesi di una &#8220;tradizione&#8221; &#8211; queste sono le parole utilizzate in trasmissione  dal presidente del Consiglio Regionale Davide Boni &#8211; (non è chiaro se autoctona, nazionale, europea, universale o cosa) da contrapporre all&#8217;ondata di immigrati (ma l&#8217;immagine è quella tradizionale dell&#8217;orda barbara) naturalmente proveniente dal Nord-Africa e ovviamente di religione musulmana che si appresterebbe a colonizzare l&#8217;Italia sradicando la nostra (presunta?) identità cristiano-cattolica.  Eppure proprio il recupero della simbologia cristiano-cattolica rappresenterebbe, secondo Luzzatto, il primo segno del tradimento dello spirito risorgimentale che animò il processo unitario il quale, anche quando non dichiaratemente anticlericale &#8211; e a prescindere dalle scelte confessionali di molti dei suoi protagonisti &#8211; fu certamente laico. Infatti, e Luzzatto insiste su questo tema opponendosi ad esempio all&#8217;articolo pubblicato da Natalia Ginzburg sull&#8217;Unità nel 1988<em> Non togliete quel crocifisso: è segno del dolore umano,</em> il crocifisso non è sempre stato sui muri degli uffici pubblici italiani.</p>
<p>Certo non ce lo misero i Crispi e nemmeno i Depretis, sicuramente non ci dovrebbe più stare dopo che nel 1984 l&#8217;allora capo di governo Bettino Craxi firmò il Concordato, con il quale la religione cattolica smetteva di essere la &#8220;religione di Stato&#8221; sancita dai Patti Lateranensi del &#8217;29. In mezzo, ossia dal &#8217;29 all&#8217;84 ci sta l&#8217;Italia fascista prima, le cui necessità di trovare un punto di equilibrio con la Chiesa Cattolica sono cosa nota, e gran parte della storia della Prima Repubblica, scandita dal ruolo centrale della Democrazia Cristiana e da quella scelta operata dal Partito Comunista, già dal Togliatti del &#8217;46, di non fornire ulteriori elementi di contrapposizione agli italiani provati dalla guerra civile. Da quel momento i simboli e i rituali cattolici si sono fatti carico di un&#8217;istanza di &#8220;condivisione&#8221; tradita da altri simboli e rituali nazionali dimostratisi inefficaci. Insomma un&#8217;Italia divisa, politicamente, geograficamente, culturalmente, ma unita davanti al crocifisso, che trascende quindi il suo valore di simbolo religioso di credo cristiano, e diventa (o dovrebbe diventare) simbolo identitario trasversale a tutta la nazione. In fondo è proprio questa una delle interpretazioni che ne offre la Lega Nord oggi. Proviamo, quindi a dare un&#8217;occhiata ai calendari, ai rituali, ai simboli liturgici di quella che efficacemente Emilio Gentile ha definito &#8220;religione civile&#8221; della nazione (vedi Emilio Gentile, <em>Le religioni della politica</em>, Laterza, 2007 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842074551/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8842074551&quot;&gt;Le religioni della politica. Fra democrazie e totalitarismi (Economica Laterza)&lt;/a&gt;&lt;img src=" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 7,37 euro)</a>:</p>
<ul>
<li>il 25 aprile e l&#8217;annessa Festa di Liberazione, non costituisce certo, e via via svolge questa funzione sempre meno, una festività condivisa da tutta la nazione, ma si muove lungo il binario della contrapposizione politica tra memoria resistenziale di sinistra e memoria saloina rivendicata da gran parte della destra</li>
<li>il 1 maggio &#8211; Festa del Lavoro: è una festa proiettata ben oltre i confini nazionali ed è una festa attribuita al bagaglio culturale della sinistra italiana</li>
<li>il 4 novembre &#8211; Fine della Prima Guerra Mondiale e festa delle Forze Armate: non è una festa celebrata con giorno festivo, è portatrice di una memoria sempre più distante cronologicamente e che ricorda una pagina dolorosissima della storia nazionale, che poco si concilia con le istanze pacifiste contemporanee e che si affida alla celebrazione delle Forze Armate, una lettura inevitabilmente &#8220;poco sentita&#8221; da un&#8217;ampia parte della popolazione.</li>
</ul>
<p>Ci sarebbe poi quel 2 giugno, istituito da Ciampi nel 2000, che dovrebbe festeggiare la Repubblica, ma è una festa giovane, reintrodotta come giorno festivo (era festa mobile) solo di recente e forse tardivamente &#8211; dopo la fine della Prima Repubblica &#8211; investita di una funzione troppo ampia e importante &#8211; quello del recupero della &#8220;coscienza&#8221; repubblicana e democratica dell&#8217;Italia &#8211; in un momento di sfiducia generale nei confronti della classe e della vita politica nazionale (su questi temi vedi Maurizio Ridolfi, <em>L&#8217;almanacco della Repubblica</em>, Mondadori, 2003 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842494992/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8842494992" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 13 euro</a>).</p>
<div id="attachment_3805" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/tribunale_crocifisso-400x300.jpg"><img class="size-medium wp-image-3805" title="Esempio di crocifisso in un tribunale italiano" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/tribunale_crocifisso-400x300-300x225.jpg" alt="Esempio di crocifisso in un tribunale italiano" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Esempio di crocifisso in un tribunale italiano</p></div>
<p>In questo contesto ecco il pullulare di feste, liturgie e memorie locali, tema sul quale la Lega Nord, unico partito ad avere ereditato fedelmente la struttura del partito radicato sul territorio propria delle forze politiche della Prima Repubblica, ha insistito e continua ad insistere nella ricerca di date, luoghi, personaggi e festività proprie. E sempre in questo contesto si inserisce il tema delle celebrazioni del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Come abbiamo avuto modo di illustrare in questi mesi il nodo da sciogliere è enorme e basta seguire il dibattito sui giornali per rendersene conto: come può un Paese che di fatto fatica ad avere un calendario liturgico laico che segni le tappe di una storia, di una memoria e di un&#8217;identità condivise, avviarsi a celebrare un anniversario tanto importante che ne celebri l&#8217;unificazione nazionale?</p>
<p>Ecco che il libro di Luzzatto, che sotto molti punti di vista avrebbe potuto essere pubblicato uno o dieci anni fa, supera le contingenze legate agli interessi di studio del suo autore, che di recente ha avviato un importante percorso di ricerca nell&#8217;ambito di rituali religiosi nazionali, e diventa essenziale per comprendere un aspetto importante di questo 150° anniversario dell&#8217;Unità nazionale, quello del ruolo della Chiesa nelle celebrazioni. Il rischio, e Luzzatto lo dice &#8220;fuori dai denti&#8221;, è che il Vaticano &#8220;metta il cappello&#8221; sul 150° anniversario dell&#8217;Unità italiana avanzando il suo ruolo di unico elemento condiviso della nazione, di esclusivo portatore di simboli davvero unificanti, di portavoce della memoria e della storia nazionale. Anche se questo potrebbe voler dire rinunciare al valore di simbolo religioso del crocifisso che tirato di qua e di là, da destra e da sinistra, dal centro e dalla periferia travalica di gran lunga il compito di ricordare il dogma cristiano della Resurrezione, per diventare simbolo di un generico &#8220;patrimonio culturale&#8221; locale (Lega Nord), europeo (si veda dibattito sulle origini &#8220;cristiane&#8221; dell&#8217;Europa), universale (si veda Natalia Ginzburg e la sinistra pacifista), della &#8220;tradizione&#8221; e dell&#8217;identità italiane. Chi ne paga/pagherebbe lo scotto? Tutti coloro che proprio nel crocifisso non riescono a riconoscersi: i laici, i credenti di altre confessioni religiose. Porzioni di popolazione che ci si ostina a ritenere non rilevanti.</p>

<p>Se riprendiamo alcuni passaggi degli interventi pubblicati sui quotidiani ritroviamo traccia di questo ruolo del crocifisso quale elemento unificante della nazione che non solo la Chiesa cattolica rivendica per sé, ma che le viene affidato da gran parte del mondo politico e della società civile italiana. Ha scritto Michele Ainis su &#8220;Il Sole 24 ore&#8221;, il 27 febbraio nell&#8217;articolo <em><strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-27/crocifisso-muro-divide-aule-150635.shtml?uuid=AaELR5BD">Sul crocifisso di Stato un muro divide le aule d&#8217;Italia</a> </strong></em>riportando le ragioni dei sostenitori del crocifisso:<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-27/crocifisso-muro-divide-aule-150635.shtml?uuid=AaELR5BD" target="_blank"><em><strong><br />
</strong></em></a></p>
<blockquote><p>s&#8217;affaccia l&#8217;altro argomento inalberato dai crociati: non è per le nostre idee particolari che sosteniamo il crocifisso obbligatorio, lo facciamo per il vostro bene, per difendere la storia della quale anche voi atei o miscredenti siete figli, e dunque per difendere l&#8217;identità che vi appartiene. Non è forse vero che riposate di domenica (&#8220;il giorno del Signore&#8221;), che contate gli anni a partire dalla nascita di Cristo? E allora il crocifisso è un simbolo civile, allora la laicità si nutre di valori religiosi: nel 2006 lo ha scritto anche il Consiglio di stato.</p></blockquote>
<p>E conclude Ainis:</p>
<blockquote><p>[...] non è detto che la laicità reclami un muro nudo. Non è detto che la difenderà un divieto, come nella Francia che nel 2004 ha proibito il velo in classe, nel 2010 il burqa. Possiamo aggiungere, anziché togliere. Possiamo allestire un muro colorato, dove campeggiano i simboli d&#8217;ogni religione, e anche lo stemma di chi non ha religione. Quanto a noi laici, ci basterebbe il faccione corrugato di Voltaire.</p></blockquote>
<p>Al posto di un muro bianco, dunque, una tappezzeria effetto patchwork in grado di cucire insieme tutte le diverse posizioni? Ma non è possibile: il «faccione corrugato di Voltaire» non è per un laico, quello che il crocifisso è per un cattolico! Perchè si teme di lasciare quel muro bianco o di &#8220;riempirlo&#8221; semplicemente con i simboli nazionali? Negli Stati Uniti, ma non solo, anche nella cattolica Francia, la bandiera svolge il compito di riassumere l&#8217;identità nazionale, non il crocifisso.</p>
<p>Sempre il 27 febbraio su &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221; Davide Ronconi scrive nell&#8217;articolo <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-27/civilta-senza-segni-priva-150706.shtml" target="_blank"><strong><em>Ma una civiltà senza segni è priva di vita </em></strong></a> a sostegno del crocifisso nelle aule e nei luoghi pubblici dello Stato:</p>
<blockquote><p>Per la mia fede, stracciata e semplice che ci sia o no, Gesù esposto nelle aule di scuola non cambia niente. So dove inginocchiarmi di fronte a Lui. Ma a me, come italiano, fa piacere: significa che questo paese, dove da tutto il mondo vengono a vedere luoghi in buona parte legati alla storia e all&#8217;arte nate e sviluppate con il cristianesimo, è fatto non solo di istituzioni ma anche di anima e storia, di vita.</p></blockquote>
<p>Anche un cristiano, come lui stesso si definisce in apertura del pezzo, non avverte alcun imbarazzo riguardo al fatto che il crocifisso venga utilizzato ben al di fuori del suo valore religioso di simbolo della Resurrezione, ma come un generico richiamo a una matrice culturale comune.</p>
<div id="attachment_3806" class="wp-caption alignleft" style="width: 344px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Chiesa.jpg"><img class="size-medium wp-image-3806" title="L'allestimento dedicato alla Chiesa Cattolica della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; Torino, 17 marzo-20 novembre 2011" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Chiesa-300x217.jpg" alt="L'allestimento dedicato alla Chiesa Cattolica della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; Torino, 17 marzo-20 novembre 2011" width="334" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;allestimento dedicato alla Chiesa Cattolica della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; Torino, 17 marzo-20 novembre 2011</p></div>
<p>Ma che compito ha dunque svolto la Chiesa nella storia d&#8217;Italia? Giovanni De Luna e Walter Barberis, curatori della mostra &#8220;<strong><a href="http://www.facebook.com/FareGliItaliani" target="_blank">Fare gli italiani</a>&#8220;</strong> in corso a Torino dal prossimo 17 marzo e che costituisce uno degli appuntamenti più importanti di questo centocinquantenario hanno scritto in proposito:</p>
<blockquote><p>Con i suoi riti e le sue liturgie pubbliche, le forme della devozione intima e domestica, attraverso i suoi esponenti più amati, riconosciuti e carismatici, la Chiesa è stata &#8211; non senza contraddizioni &#8211; un elemento fondamentale di unità e coesione.</p></blockquote>
<p>E infatti la mostra dedica uno dei suoi tredici allestimenti alla ricostruzione di una processione virtuale a cui il visitatore è invitato a partecipare, una processione che attraversa una pagina importante della storia e della cultura italiana, del patrimonio artistico nazionale e regionale, che il volume di Sergio Luzzatto non nega in alcun modo.</p>
<p>Per il momento ci fermiamo qui, ma troviamo il percorso di riflessione suggerito da Luzzatto molto interessante da seguire e alla luce anche di questo pamphlet, che consigliamo di leggere, continueremo a monitorare il dibattito attorno a Italia150,  condividendo con voi le nostre impressioni.</p>
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		<title>Chiesa e Risorgimento. Manuel Borutta e la kulturkampf italiana</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 15:43:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuiamo la riflessione sul Risorgimento presentando il volume "Antikatholizismus. Deutschland und Italien im Zeitalter der europäischen Kulturkämpfe" (Anticattolicesimo. Germania e Italia ai tempi dei Kulturkampf europei) di Manuel Borutta...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2524" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Borutta.jpg"><img class="size-full wp-image-2524" title="La copertina del volume di Manuel Borutta" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Borutta.jpg" alt="La copertina del volume di Manuel Borutta" width="200" height="299" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del volume di Manuel Borutta</p></div>

<p>Continuiamo la riflessione sul Risorgimento presentando il volume <em><strong>Antikatholizismus. Deutschland und Italien im Zeitalter der europäischen  Kulturkämpfe</strong></em> (&#8220;Anticattolicesimo. Germania e Italia ai tempi dei  Kulturkampf europei&#8221;, Vandenhoeck &amp; Ruprecht, 2010) di Manuel Borutta, giovane studioso dell&#8217;Università di Colonia. Ne ha parlato ieri &#8220;Avvenire&#8221; nell&#8217;articolo-intervista  di Andrea Galli <em>Kulturkampf all’italiana</em>. In Germania il volume è stato recensito tra gli altri da Harm Klueting sulla rivista scientifica <a href="http://www.sehepunkte.de/2010/05/17713.html" target="_blank">Sehepunkte</a>.</p>
<p>Il libro di Borutta fa un interessante parallelismo tra l&#8217;operazione di kulturkampf compiuta dalla Germania bismarckiana e l&#8217;attacco alla Chiesa cattolica compiuto dalle forze progressive italiane all&#8217;indomani dell&#8217;unificazione. La simmetria cronologica tra il processo di unificazione tedesco e quello italiano torna ad essere una interessante prospettiva per una riflessione comparata tra i due processi di <em>nation-building</em> e il volume di Manuel Borutta ne mette a fuoco uno dei nodi più interessanti: il rapporto tra le classi dirigenti, protagoniste del processo di unificazione e di organizzazione istituzionale degli stati nascenti, e la Chiesa cattolica. Parallelismo quello italo/tedesco sul tema del rapporto tra chiesa cattolica e potere politico che ha trovato ampio spazio all&#8217;interno degli studi sui regimi totalitari degli anni &#8217;20/&#8217;30 del novecento, ma che raramente è stato utilizzato per analizzare il periodo precedente, quello della nascita quasi simultanea dei due stati nazionali europei.</p>
<p>Lo fa Manuel Borutta introducendo la categoria &#8211; apparentemente tutta tedesca &#8211; di <strong>kulturkampf</strong>. Vi fu, dunque, una guerra culturale contro la chiesa cattolica anche in Italia? La risposta che Borutta dà ad Andrea Galli in proposito è chiara:</p>
<blockquote><p>Sì, lo fu. Quello del Kulturkampf è stato un fenomeno globale che ha interessato ampie zone dell’Europa e dell’America Latina. In ultimo si è trattato di uno scontro sul ruolo e il significato della religione nella modernità.</p></blockquote>
<p>La kulturkampf si inserisce, dunque, nel contesto della secolarizzazione, fenomeno che caratterizza il mondo Occidentale nell&#8217;età contemporanea e che si coniuga con quello complementare della modernizzazione. E su questo punto il processo italiano e quello tedesco divergono:</p>
<blockquote><p>In Germania ha giocato un ruolo importante l’identificazione del protestantesimo con la nazione e la modernità [...] In Italia la maggior parte dei liberali mirava invece a una riforma del cattolicesimo più che alla sua abolizione.[...] Con la Sinistra storica tuttavia guadagnarono un influsso sul governo e le sue politiche anche forze più radicali e antireligiose, soprattutto di matrice positivista. E nel complesso i passaggi dall’anticlericalismo all’anticattolicesimo furono continui.</p></blockquote>
<div id="attachment_2523" class="wp-caption alignright" style="width: 384px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/1875KulturkampfBismarckPiusIXChess.jpg"><img class="size-full wp-image-2523" title="Vignetta satirica: Bismarck e Pio IX si giocano a scacchi la kulturkampf" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/1875KulturkampfBismarckPiusIXChess.jpg" alt="Vignetta satirica: Bismarck e Pio IX si giocano a scacchi la kulturkampf" width="374" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">Vignetta satirica: Bismarck e Pio IX si giocano a scacchi la kulturkampf</p></div><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/12/09/chiesa-e-risorgimento-manuel-borutta-e-la-kulturkampf-italiana/">» Continua la lettura...  Chiesa e Risorgimento. Manuel Borutta e la kulturkampf italiana</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Rassegne storiche &#8211; 20 luglio</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 16:11:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegne storiche]]></category>
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		<description><![CDATA[In questo numero:

addio a Walter Cronkite, la voce d&#8217;America
ancora sul dibattito attorno al doppio stato: Marco Clementi (&#8220;L&#8217;Altro&#8221;) recensisce il libro di Stefania Limiti, L&#8217;Anello della Repubblica
il nuovo saggio di Mauro Canali, in uscita su &#8220;Nuova Storia Contemporanea&#8221; dedicato alla figura di Curzio Malaparte, doppiogiochista per gli americani
la città di Trieste rilancia il suo ruolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/clio3.jpg"><img class="size-medium wp-image-831 alignright" title="clio" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/clio3-243x300.jpg" alt="clio" width="190" height="234" /></a>In questo numero:</p>
<ul>
<li>addio a Walter Cronkite, la voce d&#8217;America</li>
<li>ancora sul dibattito attorno al doppio stato: Marco Clementi (&#8220;L&#8217;Altro&#8221;) recensisce il libro di Stefania Limiti, <em>L&#8217;Anello della Repubblica</em></li>
<li>il nuovo saggio di Mauro Canali, in uscita su &#8220;Nuova Storia Contemporanea&#8221; dedicato alla figura di Curzio Malaparte, doppiogiochista per gli americani</li>
<li>la città di Trieste rilancia il suo ruolo europeo e multiculturale con una mostra dedicata alla comunità serba</li>
<li>Antonio Giuliano recensisce per &#8220;Avvenire&#8221; il volume di Henric L. Wuermeling, <em>Storia della Baviera</em></li>
<li>ancora sul 40 anniversario dello sbarco sulla luna, i ricordi di Tito Stagno, il commento dello storico Aurelio Lepre</li>
<li>Lorenzo Fazzini recensisce per &#8220;Avvenire&#8221; il volume di Michael Hesemann, <em>Contro la Chiesa. Miti, leggende nere e bugie</em></li>
<li>Apre il Mittelfest: festival di cultura, arte, spettacolo dedicato al ventesimo anniversario della Caduta del Muro</li>
<li>Callipari e la missione speciale in Australia nel 1988 nel volume di Enzo Ciconte, Vincenzo Macrì, <em>Australia &#8216;ndrangheta</em></li>
<li>e ancora: la memoria smarrita delle tragiche vicende vissute dalle unità della Marina militare, d&#8217;istanza in estremo oriente dopo l&#8217;8 settembre &#8217;43; il ricordo di Vittorio Nisticò, celebre direttore de &#8220;L&#8217;ora&#8221; di Palermo; il decimo anniversario della morte di John Fitzgerald Kennedy jr; l&#8217;uscita dell&#8217;opera completa delle opere di Teodorico Moretti-Costanzo.</li>
</ul>

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		<title>Rassegne storiche &#8211; 6 luglio 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 16:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tom Rob Smith]]></category>

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		<description><![CDATA[Notizie "storiche" dal panorama della stampa nazionale ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/clio10.jpg"><img class="size-medium wp-image-845 alignright" title="Clio" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/clio10-243x300.jpg" alt="Clio" width="190" height="234" /></a>In questo numero:</p>
<ul>
<li>il quinto centenario della nascita di Calvino: la riabilitazione da parte della Chiesa Cattolica</li>
<li>l&#8217;opera teatrale di Jacques Verges, il legale dei nazisti e dei militanti della Raf</li>
<li>Giorgio Ambrosoli nella biografia del figlio Umberto<em>&#8220;Qualunque cosa succeda&#8221;</em></li>
<li>In occasione dell&#8217;anniversario della cacciata dei moriscos dalla Spagna, una lettura critica di Franco Cardini</li>
<li>Il vaticano e il caso Galileo: pubblicazione della nuova edizione del volume di Sergio Pagano, <em>&#8220;I documenti vaticani del processo di Galileo Galilei&#8221;</em></li>
<li>Il quarantesimo anniversario dello sbarco sulla luna: il ricordo di Oriana Fallaci</li>
<li>Barbara Frale e il nuovo volume dedicato ai Templari e alla Sacra Sindone</li>
<li>e ancora: Leone Jacovacci, intervista a Tom Rob Smith sulla cronaca nera nella Russia sovietica, storia del delitto Casati Stampa</li>
</ul>

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		<item>
		<title>1 luglio 1949: La scomunica del comunismo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 08:35:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accadeva Oggi]]></category>
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		<description><![CDATA[Sessant'anni fa, il primo luglio 1949, Pio XII decretava la "morte ecclesiastica" per chi aderiva al PCI o anche soltanto per chi gli forniva appoggio politico...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sessant&#8217;anni fa, il primo luglio 1949, Pio XII decretava la &#8220;morte ecclesiastica&#8221; per chi aderiva al PCI o anche soltanto per chi gli forniva appoggio politico.</p>
<div id="attachment_427" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/scomunica_ai_comunisti_1949.jpg"><img class="size-full wp-image-427 " title="Il testo della scomunica" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/scomunica_ai_comunisti_1949.jpg" alt="Il testo della scomunica" width="400" height="575" /></a><p class="wp-caption-text">Il testo della scomunica</p></div>
<p>&#8220;La Repubblica&#8221; del 28 giugno ha dedicato tre articoli all&#8217;argomento. Ne pubblichiamo alcuni stralci.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/07/01/1-luglio-1949-la-scomunica-del-comunismo/">» Continua la lettura...  1 luglio 1949: La scomunica del comunismo</a></p></em>]]></content:encoded>
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