Posts Tagged Gran Bretagna

Rassegne storiche internazionali – 4 agosto 2009

clioIn questo numero:

  • La recensione di due libri sulla seconda guerra mondiale: A. Roberts, The Storm of War: A New History of the Second World War e R. Overy, Countdown to War (The Times)
  • Gli amori dei Kennedy (The Sunday Times)
  • Il rapporto tra la BBC e il potere politico (Financial Time)
  • La vita e le lotte civili di Olympe de Gouges (1748-1793) (Le Monde diplomatique)
  • Il ricordo di Georges Fogel (Le Monde)
  • Le dimissioni di De Gaulle il 28 aprile 1969 (Le Monde)
  • Il sogno spezzato del Concorde (Le Monde)
  • Le rivoluzioni in Sudan e in Libia del 1969 (Le Monde)
  • Il 4 agosto del 1789 (Le Monde)
  • Il quarantesimo della morte di Hô Chi Minh (Le Monde)
  • Recensione di The Mission di Roland Joffé, 1986 (The Guardian)

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Rassegne storiche internazionali – 12 luglio 2009

clioIn questo numero:

  • La recensione di Magnificent Desolation di Buzz Aldrin con Ken Abraham (The Sunday Times)
  • La recensione di Ten Days that Changed the Nation: The Making of Modern Britain di Stephen Pollard (The Sunday Times)
  • La recensione di Bloody Victory: The Sacrifice on the Somme and the Making of the Twentieth Century di William Philpott e di 1938: Hitler’s Gamble di Giles MacDonogh (The Sunday Times)
  • La recensione di Empires and Barbarians: Migration, Development and the Birth of Europe di Peter Heather (The Sunday Times)
  • La storia dei rapporti tra Uiguri e cinesi Han nello Xinjiang (New York Times)
  • I dischi volanti tra guerra fredda e credenze popolari (Le Monde diplomqtique)
  • La differente interpretazione del nazismo da parte di Austria e Germania (Le Monde diplomqtique)
  • Wilhelm von Habsburg, il monarca ukraino di sinistra che frequetava bordelli omosessuali (The Guardian)
  • Gli anni tra le due guerre in Gran Bretagna (The Guardian)
  • La morte della fotografa Gerda Taro nel 1937 (El Pais)

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Il “libro nero” degli inglesi

Pubblichiamo l’interessante articolo uscito ieri su “Avvenire” che riporta alcuni passaggi del volume di Riccardo Michelucci “Storia del conflitto anglo-irlandese”, pubblicato da Odoya editrice e disponibile in libreria dal 2 luglio. Il volume, che ha una prefazione di Giulio Giorello, ripercorre le varie fasi storiche del conflitto anglo-irlandese dal XII secolo fino allo sbarco delle truppe inglesi nel 1969.

Oltre a ricostruire le tappe del percorso storico del conflitto, Michelucci tiene gli occhi ben puntati sugli aspetti culturali dello scontro, affrontando il nodo problematico della creazione dello stereotipo del “nemico”, identificato come “barbaro” , da sconfiggere ed educare, e come “inferiore” da deridere e disprezzare. Michelucci coniuga il livello della storia politico-militare del conflitto a quello della storia culturale-sociale della creazione di stereotipi persecutori e del loro radicamento nella cultura nazionale.

La storia dell’umanità ha cono­sciuto innumerevoli genocidi, non si contano i popoli e le et­nie sottoposte a stermini, deporta­zioni ed epocali tragedie, ma forse quello dell’Irlanda rappresenta il caso esemplarmente unico di un paese soggiogato, sfruttato e affa­mato da una potenza coloniale che per secoli ne ha schiavizzato, de­portato e ucciso la popolazione con scientifica regolarità. Fin dall’età tardomedievale gli irlandesi hanno cercato di difendere il loro territo­rio elevando lo scontro con l’occu­pante inglese fino a livelli di estre­ma intensità e consentendo alla propaganda nemica di costruire e alimentare il primo dei grandi miti che caratterizzano da sempre il rap­porto tra inglesi e irlandesi: che questi ultimi fossero dei barbari sanguinari, indisciplinati e guer­rafondai che potevano essere ‘e­ducati’ soltanto usando le manie­re forti.

La rappresentazione del na­tivo irlandese nelle fattezze di un bruto, con tratti quasi animaleschi, appare molto presto nell’iconogra­fia medievale e attraverso un per­corso evolutivo contribuisce nel corso dei secoli alla nascita e allo sviluppo di un razzismo anti-irlan­dese che sopravvive ancora oggi in Gran Bretagna. E proprio questa immagine ha contribuito in modo determinante a nascondere la realtà di un colonialismo spietato con­sentendo alla classe dirigente in­glese di giustificare il proprio ope­rato nella vicina isola.

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