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	<title>Blogstoria &#187; Libertà di ricerca storica</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>Libertà della ricerca storica</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 10:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libertà di ricerca storica]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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		<description><![CDATA[ L&#8217;associazione Luca Coscioni aderisce alla petizione di Blogstoria per la libertà di ricerca storica. Invitando tutti a sottoscriverla, torniamo sull&#8217;argomento della “Commissione per il contrasto dei tentativi di falsificazione della storia a danno degli interessi della Russia” e della circolare Tiškov pubblicando il commento del prof. Alberto Masoero diffuso anche dalla mailing list della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lucacoscioni.it/" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-591" title="logo" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/logo.png" alt="logo" width="163" height="175" /></a> L&#8217;associazione Luca Coscioni aderisce alla petizione di Blogstoria per la libertà di ricerca storica. Invitando tutti a sottoscriverla, torniamo sull&#8217;argomento della “Commissione per il contrasto dei tentativi di falsificazione della storia a danno degli interessi della Russia” e della circolare Tiškov pubblicando il commento del prof. Alberto Masoero diffuso anche dalla mailing list della SISSCO.</p>
<p style="text-align: justify;">Le parole “falsificazione” e “smascheramento” utilizzate nella circolare qui allegata sono termini squisitamente sovietici. È possibile individuarne un’origine teorica abbastanza precisa nel dibattito epistemologico del marxismo russo pre-rivoluzionario (Plechanov, Bogdanov, Lenin). Qualche storico della cultura russa ricorderebbe però anche l’antinomia tra “vera” e “falsa” fede che caratterizzava le dispute teologiche dello scisma vecchio-credente nella  Chiesa ortodossa, oppure l’importanza dell’autenticità/falsità dei documenti di emancipazione dalla servitù della gleba nei moti popolari ottocenteschi. Nella prosa leniniana “smascheramento” si riferisce in genere allo svelamento dell’autentica “natura di classe”, quindi parziale e interessata, di principi o posizioni politiche apparentemente universali. È superfluo aggiungere che in epoca staliniana il termine assunse una connotazione più sinistra e poliziesca. Nella storiografia dell’epoca sovietica matura questo lessico che finì per riflettere quasi una branca istituzionalizzata del sapere storico, un genere e una specializzazione dedita alla confutazione sistematica della “scienza storica borghese”. Non senza qualche effetto tristemente comico, come la divulgazione delle opere di Braudel affidata a rassegne che, a forza di smascherare, raccontavano bene o male quel che egli aveva scritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò sembrava appartenere ad un passato lontano, consegnato politicamente – è il caso di dirlo – alla spazzatura della storia, e ora oggetto soprattutto di studio e di riflessione. Dopo tutto ricorre quest’anno il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino. Dagli anni ’90 la storiografia russa ha dato prova di una vitalità e produttività straordinarie e oggi semplicemente si fa fatica a seguire tutte le monografie importanti che vengono pubblicate. La rivista che forse meglio simboleggia questo sforzo di fare i conti con il proprio passato si intitola non per caso “Ab Imperio”: interrogarsi con serietà e mente aperta sul duplice passato zarista e sovietico, per comprendere cosa la Russia potrà diventare. Nata nel 2000, ha un’origine simpatica e informale; è letteralmente il risultato dell’intraprendenza di alcuni dottorandi di provincia. Oggi è uno dei due o tre maggiori periodici di storia russa a livello internazionale, autenticamente russa e insieme cosmopolita.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Su tutto ciò si è sovrapposta lentamente, a partire dal 2000 circa, una strisciante e felpata deriva autoritaria, un fenomeno che appare caratterizzato contemporaneamente dal disciplinamento e dall’auto-disciplinamento patriottico e che non si manifesta tanto nella modificazione di istituzioni e norme, quanto nel loro progressivo stravolgimento sostanziale. A livello pubblico-divulgativo (serie televisive, colossal finanziati dallo stato, ecc.) si è affermata da tempo una narrativa patriottica ibrida che si rifà senza apparente soluzione di continuità a stilemi sovietici, zaristi ed eurasisti e che sembra avere al suo centro alcuni temi ricorrenti: 1) l’idea che un “potere unico” sia condizione indispensabile dell’esistenza della Russia come nazione; 2) il culto della potenza come fondamento della dignità internazionale 3) l’idea che la nazione russa sia minacciata gravemente da nemici esterni e dal pericolo interno di “rivoluzioni colorate” orchestrate da potenze straniere; 4) la sostanziale unità storica e identitaria dei popoli ex sovietici a prescindere dalla loro collocazione statuale attuale (lo stato ucraino è un aborto della storia, al Caucaso ci legano secoli di storia, e via discorrendo). Le numerose persecuzioni del passato sovietico sono in genere razionalizzate ricorrendo al cliché: “tutti abbiamo egualmente sofferto, perciò dobbiamo rimanere uniti”. In questa vulgata patriottica oggi diffusissima forse anche più a livello elitario che popolare, la memoria della seconda guerra mondiale ha acquisito recentemente una centralità simbolica molto particolare, sia per una serie di motivi storici e psicologici che sarebbe troppo lungo spiegare, sia per le implicazioni di politica estera nei confronti dei paesi dell’ex URSS o ex satelliti: sono stati “occupati” o “liberati” dall’Armata rossa?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Non credo che l’intento della circolare Tiškov sia veramente quello di invitare alla delazione o che preluda ad una “purga degli storici” paragonabile a quelle ampiamente documentate del passato sovietico, anche se a questo punto nulla potrebbe più sorprendere. Appare piuttosto come l’iniziativa di un alto esponente accademico intento a mobilitare il lavoro degli studiosi in una direzione consona alle direttive governative ricevute, probabilmente per documentare poi alle autorità i risultati conseguiti. Insomma, il testo dà soprattutto l’impressione di un atto di servilismo, tanto più rimarchevole in quanto l’Accademia delle scienze è stata storicamente istituzione prestigiosissima (accademico è un titolo gerarchicamente assai superiore al nostro professore ordinario) e persino in epoca sovietica ha manifestato una certa propensione alla tutela gelosa della propria autonomia corporativa (A. Sacharov, pur dissidente e confinato, non fu mai espulso dai suoi pari accademici).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Le autorità dell&#8217;Accademia delle scienze si sono poi giustificate dicendo in sostanza che si trattava di una comunicazione interna di servizio improvvidamente divulgata dai mezzi di comunicazione di massa, in vista di un progetto che, naturalmente, sarà &#8220;scientifico e obiettivo&#8221; nella sua realizzazione. Alcuni noti colleghi russi hanno risposto ribadendo l&#8217;ovvio: che ogni ricerca storica mira a rivedere criticamente  interpretazioni consolidate, favorevoli o dannose che siano per gli &#8220;interessi nazionali&#8221;; che se proprio si vuole contrastare certa divulgazione nazionalistica delle ex repubbliche sovietiche, talvolta effettivamente esagerata e petulante, il modo migliore per farlo è aprire gli archivi e lasciar lavorare gli storici in santa pace, affinché una memoria condivisa emerga spontaneamente nella comunità scientifica e nell&#8217;opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Personalmente credo però che si sia già superato il confine di un dibattito sul rapporto tra ricerca, memoria e uso pubblico della storia, che sappiamo essere complesso e sfaccettato un po&#8217; ovunque, tra nostalgie, identità perdute e passati che proprio non vogliono passare. La lettera in questione riflette ormai uno stadio in cui le autorità si rivolgono direttamente agli storici, come se fosse la cosa più naturale del mondo, per commissionare loro munizioni culturali da spendere in politica estera, così come chiederebbero ai funzionari del ministero dell&#8217;economia grafici e analisi quantitative per sostenere questo o quel progetto di gasdotto in una trattativa internazionale. Immaginate che il MIUR, su sollecitazione del Ministero degli Affari esteri, chieda al direttore del vostro dipartimento universitario, in previsione di un incontro con Gheddafi, un rendiconto su cosa si sta facendo o si è fatto per smascherare le falsità polemiche della pubblicistica straniera sull&#8217;occupazione italiana in Libia, evento non privo di tratti dolorosi e tragici, ma anche caratterizzato da un&#8217;innegabile e importante funzione civilizzatrice da mettere in rilievo come parte di un  passato e futuro destino comune tra popolo italiano e libico, ecc. ecc., ecc. Sicché si invitano le S.V. a documentare al più presto, con rigorosa oggettività storiografica e fornendo le relative prove documentali tratte dagli archivi, che in Libia si sono costruite strade e che alcune delle bande ribelli che combattevano contro i nostri soldati erano composte da autentici predoni e delinquenti…</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In un certo senso la circolare è effettivamente una &#8220;comunicazione di servizio&#8221; e proprio per questo tradisce soprattutto l&#8217;assuefazione ad una sconfortante normalizzazione burocratica della ricerca, spia di un clima e di tendenze politico-culturali più vaste che qui non è possibile, né opportuno esaminare adeguatamente. Per scrivere una lettera così bisogna averne interiorizzato il linguaggio e presupporre che anche i destinatari l&#8217;abbiano fatto. In ciò consiste la sua gravità e, in fondo, il vero danno recato alla grande tradizione storiografica russa.</p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Masoero</p>
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		<title>La Russia e la libertà di ricerca storica</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 15:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libertà di ricerca storica]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Jurij Cernyshov]]></category>
		<category><![CDATA[Petizioni]]></category>
		<category><![CDATA[SISSCO]]></category>

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		<description><![CDATA[Originale della Circolare Tiškov diffusa dalla lista SISSCO
Torniamo sulla vicenda, già trattata da Blogstoria, della libertà di ricerca storica e della “Commissione per il con­trasto ai tentativi di falsificare la sto­ria a danno degli interessi della Rus­sia” poiché al decreto del Presidente della Federazione russa del 15 maggio 2009 stanno iniziando a far seguito delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_566" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/Originale.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-566" title="Originale" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/Originale-220x300.jpg" alt="Originale" width="220" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Originale della Circolare Tiškov diffusa dalla lista SISSCO</p></div>
<p style="text-align: justify;">Torniamo sulla vicenda, già trattata <a href="../../../../../2009/06/17/revisionismo-e-liberta-di-ricerca-storica/" target="_self">da Blogstoria</a>, della libertà di ricerca storica e della “Commissione per il con­trasto ai tentativi di falsificare la sto­ria a danno degli interessi della Rus­sia” poiché al decreto del Presidente della Federazione russa del 15 maggio 2009 stanno iniziando a far seguito delle circolari attuative particolarmente inquietanti come quella tradotta e diffusa ieri dalla SISSCO, Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">Come affermato da Jurij Cernyshov, storico e docente alla Scuo­la Superiore di Scienze po­litiche di Barnaul (regione dell’Altaj), in un’intervista rilasciata a Giovanni Bensi, “la crea­zione di questa commissio­ne è chiaramente una con­cessione agli «autoritarismi» e la stessa ideologia di que­sta iniziativa è ispirata da circoli autoritari”.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">La stessa formulazione di queste questioni ricorda molto gli opuscoli propa­gandistici del periodo so­vietico dedicati alla «lotta contro i falsificatori bor­ghesi della storia». Vi erano molti insulti e pochissimi argomenti obiettivi. Simili metodi non hanno nulla da spartire con l’accertamen­to della verità storica. C’è di più: simili metodi scredita­no i regimi politici che vi fanno ricorso. I funzionari non devono indicare agli storici professionisti quali conclusioni trarre dall’ana­lisi dei fatti. In caso contra­rio non avremo scienza, ma propaganda di basso livello.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">La situazione è aggravata dal fatto che nella commissione siedono pochi veri studiosi di storia e “molti burocrati, spie e gendarmi” che non giovano certo alla verità storica. Come ha dichiarato il 22 maggio scorso l’Associazione  internazionale “Memorial” in una <a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/La_nuova_Commissione_presso_il_presidente_della_Federazione_Russa.doc.doc" target="_blank">lettera diffusa oggi dalla SISSCO</a>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">ne fanno parte l’FSB, il Controspionaggio, il Consiglio di sicurezza, il Ministero degli Interni e quello della Giustizia, e perfino il capo di Stato maggiore dell’Esercito russo; suo presidente è stato nominato il capo dell’amministrazione presidenziale Sergej Naryškin [a capo anche della Commissione che si occupa di declassificare gli archivi di Stato]. Mentre fra i 28 membri della commissione gli storici professionisti si possono contare sulle dita di una mano.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo &#8211; riprende Jurij Cernyshov &#8211; tutto questo in­comincia a ricordare i me­todi che si usavano sotto Stalin: il «condottiero» e­manava arbitrariamente or­dini su che cosa dovevano pensare gli specialisti di ge­netica o di linguistica, e o­gni opinione che deviava dai suoi ordini veniva con­siderata «falsificazione». […] D’altro la­to, dopo lo sfaldamento del­l’Urss in molte repubbliche ex sovietiche è incomincia­ta una riscrittura delle sto­ria nell’interesse delle nuo­ve élites nazionali.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Tra l’altro, sottolinea Jurij Cernyshov, “la lotta alle cosid­dette &#8216; falsificazioni&#8217; po­trebbe tradursi in una vio­lazione della Costituzione, che garantisce ai nostri cit­tadini libertà di opinione”. Specifica ancora ’Associazione  internazionale “Memorial”:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">una simile opera di “contrasto” introduce nella pratica statale elementi di un’ideologia di Stato – e ciò è esplicitamente vietato dall’art. 13 della Costituzione della Federazione Russa.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a questa situazione, noi di Blogstoria.it non possiamo che sottoscrivere la presa di posizione della SISSCO e rilanciare promuovendo una petizione per la libertà della ricerca storica che invitiamo tutti a sottoscrivere.</p>
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		<title>Revisionismo e libertà di ricerca storica</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 09:44:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libertà di ricerca storica]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegne storiche]]></category>
		<category><![CDATA[Revisionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>

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		<description><![CDATA[L'"Avvenire" di ieri ha pubblicato l'articolo di Giovanni Bensi sull'istituzione di una Commissione per il con­trasto ai tentativi di falsificare la sto­ria a danno degli interessi della Rus­sia che riportiamo qui di seguito. Il revisionismo di Stato russo è un'ulteriore prova dell'involuzione nazionalista e autoritaria del regime di Putin e Medvedev, ma il tema della libertà della ricerca storica non riguarda solo il nostro ingombrante vicino...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_2855" class="wp-caption alignleft" style="width: 253px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/06/putin_medvedev_0229.jpg"><img class="size-full wp-image-2855" title="Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/06/putin_medvedev_0229.jpg" alt="Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev" width="243" height="159" /></a><p class="wp-caption-text">Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev</p></div>
<p>Ieri &#8220;Avvenire&#8221; ha pubblicato un bell&#8217;articolo di Giovanni Bensi sull&#8217;istituzione di una Commissione per il con­trasto ai tentativi di falsificare la sto­ria a danno degli interessi della Rus­sia che riportiamo qui di seguito. Il revisionismo di Stato russo è un&#8217;ulteriore prova dell&#8217;involuzione nazionalista e autoritaria del regime di Putin e Medvedev, ma il tema della libertà della ricerca storica non riguarda solo il nostro ingombrante vicino. Come ricordava in gennaio la rivista europea &#8220;<a href="http://www.cafebabel.com/ita/article/28315/trans-mahler-varela-irving-zum-umgang-mit-holocaus.html" target="_blank">Cafébabel</a>&#8221; in Austria, Francia, Polonia, Germania, Belgio e Svizzera incombono, in caso di messa in discussione o negazione dell&#8217;Olocausto, pene detentive lunghe anni. Ora, se per comprendere l&#8217;origine di queste leggi si deve tenere in considerazione la storia di paesi come la Germania, queste &#8220;leggi della memoria&#8221; nel diritto penale sono tutt&#8217;altro che incontestate nelle democrazie in quanto contrarie alle libertà di pensiero e a quella accademica. In Italia, nel 2007, 150 storici, tanto di destra quanto di sinistra, hanno firmato un apppello contro &#8220;le verità storiche di Stato&#8221; che il ministro della giustizia, Clemente Mastella voleva imporre con un disegno di legge che avrebbe trasformato in reato la negazione della Shoah. Per i firmatari una soluzione basata sulla minaccia sembra particolarmente pericolosa perché si trasformano i negazionisti in paladini della libertà di espressione, si stabilisce una «verità di Stato» tipica dei regimi autoritari, si accentua l´idea dell´«unicità della Shoah», «ponendola di fatto al di fuori della storia». Le idee negazioniste sono ora considerate reato soltanto se incitano all&#8217;odio razziale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sotto le pressioni della presidenza di turno tedesca dell&#8217;UE, anche l&#8217;Europa si è mossa nel 2007. Una decisione quadro dell&#8217;aprile prevede un&#8217;armonizzazione minima dei provvedimenti penali per la lotta al razzismo e alla xenofobia. La decisione punisce «la pubblica approvazione, negazione o il grave svilimento di genocidi, crimini contro l&#8217;umanità e crimini di guerra, quando il crimine è indirizzato contro un gruppo di persone a causa della loro razza, colore della pelle, religione, discendenza o provenienza nazionale o etnica». Di conseguenza, tutti quelli che dicono apertamente che un genocidio &#8211; che è stato già provato come vero da una corte internazionale &#8211; non è mai accaduto, che sarebbe stato solo inventato da quel particolare gruppo etnico, per poter esigere un risarcimento danni, devono fare i conti con una punizione. Un&#8217;affermazione del genere, oltre alla negazione, stimolerebbe anche l&#8217;odio contro questo gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;"<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/06/17/revisionismo-e-liberta-di-ricerca-storica/">» Continua la lettura...  Revisionismo e libertà di ricerca storica</a></p></em>]]></content:encoded>
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