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	<title>Blogstoria &#187; Mascolinità</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>Cronache di ragazze (tutt&#8217;altro che) perbene. Riflessione storiografica sul dibattito riguardo a ruolo e immagine della donna in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 17:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mascolinità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia delle donne]]></category>
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		<category><![CDATA[manifestazione 13 febbraio 2011]]></category>
		<category><![CDATA[prostituzione in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Bellassai]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo la manifestazione del 13 febbraio il primo di una serie di approfondimenti sul tema delle rappresentazioni di genere in Italia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3576" class="wp-caption alignleft" style="width: 245px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/13-febbraio.jpg"><img class="size-full wp-image-3576" title="Donne in manifestazione il 13 febbraio 2011" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/13-febbraio.jpg" alt="Donne in manifestazione il 13 febbraio 2011" width="235" height="176" /></a><p class="wp-caption-text">Donne in manifestazione il 13 febbraio 2011</p></div>
<p>La manifestazione del 13 febbraio scorso promossa dal comitato &#8220;<a href="http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/" target="_blank">Se non ora quando?</a>&#8220;, che ha registrato un&#8217;ampia partecipazione popolare, ha alimentato un dibattito che ha coinvolto anche alcuni studiosi di storia contemporanea e di genere. &#8220;Il Manifesto&#8221; è forse il quotidiano che ha raccolto il maggior numero di interventi sul tema (si veda la sezione &#8220;<a href="http://www.ilmanifesto.it/?id=347" target="_blank">13 febbraio. Prima e dopo</a>&#8220;), interventi tra i quali spiccano quelli di due storici: Anna Bravo e Sandro Bellassai. La prima ha alle spalle una consolidata bibliografia virata sulla &#8220;storia delle donne&#8221;, il secondo, ricercatore a Bologna, ha prodotto alcuni interessanti lavori sul tema della mascolinità e una ricerca sulla legge Merlin (Sandro Bellassai, La Legge del desiderio. Il progetto Merlin e l&#8217;Italia degli anni Cinquanta, Carocci, 2006 &#8211; <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8843038060?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8843038060" target="_blank">» compralo su Amazon.it a 15,93 euro</a>).</p>
<p>Nel delirio (l&#8217;utilizzo di questa espressione abusata è voluto) nazional-popolare che abita l&#8217;Italia da molte (probabilmente troppe) settimane riguardo al noto &#8220;sexgate&#8221; è emerso seppur in maniera quanto più approssimativa il nodo delle rappresentazioni di genere. Se il contesto e il modo in cui la problematica è emersa possono apparire alquanto discutibili (non da un punto di vista morale ma da un punto di vista scientifico) e hanno manifestato palesemente il peso ideologico che continua a gravare sulle rappresentazioni di genere in Italia, la redazione di BlogStoria ha deciso di non perdere l&#8217;occasione per &#8220;fare il punto&#8221; sulla storiografia che si occupa delle tematiche di genere. Lo fa a una settimana di distanza dalla manifestazione del 13, lo fa ritenendo necessario concentrare, nell&#8217;estrema confusione in cui è stato trattato il tema, l&#8217;attenzione su temi che provengono dalla storiografia italiana contemporanea che, pur essendosi avvicinata ai <em>gender studies </em>solo in epoca abbastanza recente e in modo piuttosto parziale, ha maturato una serie di riflessioni sull&#8217;argomento.</p>
<p>La riflessione sul nodo delle rappresentazioni di genere sarà articolata in tre post differenti: uno, quello di oggi, che intende affrontare il tema delle rappresentazioni femminili, un secondo che affronterà invece il tema della mascolinità, un terzo, successivo, che tenterà di delineare un profilo degli stereotipi di genere nazionali alle porte del 150° anniversario dell&#8217;Unità. Dato il variegato panorama di studi sull&#8217;argomento provenienti da più ambiti disciplinari (antropologia, sociologia, biologia, psicologia, etc.), questo approfondimento non intende essere esaustivo ma semplicemente orientare il dibattito in un ambito interpretativo e culturale più dettagliato rispetto a quello affrontato durante la campagna di mobilitazione (e di contromobilitazione) alimentata da quotidiani, forze politiche, gruppi di pressione e associazioni cittadine in occasione del 13 febbraio.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/02/21/cronache-di-ragazze-tuttaltro-che-perbene-una-riflessione-storiografica-sul-dibattito-riguardo-al-ruolo-e-allimmagine-della-donna-in-italia/">» Continua la lettura...  Cronache di ragazze (tutt&#8217;altro che) perbene. Riflessione storiografica sul dibattito riguardo a ruolo e immagine della donna in Italia</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Duello, onore e mascolinità nell&#8217;Italia moderna</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2009/06/18/duello-onore-e-mascolinita-nellitalia-moderna/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 08:52:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mascolinità]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegne storiche]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
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		<category><![CDATA[Duello]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l'articolo di "Avvenire" che recensisce il bel libro di Steven C. Hughes, Politics of the Sword: Dueling, Honor, and Masculinity in Modern Italy. Se Mario Iannaccone concentra la sua recensione sul ruolo della Chiesa nell'abolire la pratica del duello in Italia, il libro di Hughes è in realtà molto più complesso e profondo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_276" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.amazon.com/Politics-Sword-Dueling-Masculinity-CRIMINAL/dp/0814210724" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-276 " title="La copertina del volume di Stephen G. Hughes - Politics of the Sword" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/06/51gsp6mjql_ss500_1-300x300.jpg" alt="La copertina del volume di Stephen G. Hughes - Politics of the Sword" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del volume di Stephen G. Hughes - Politics of the Sword</p></div>
<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo l&#8217;articolo di &#8220;Avvenire&#8221; che recensisce il bel libro di Steven C. Hughes, <em>Politics of the Sword: Dueling, Honor, and Masculinity in Modern Italy</em>. Se Mario Iannaccone concentra la sua recensione sul ruolo della Chiesa nell&#8217;abolire la pratica del duello in Italia, il libro di Hughes è in realtà molto più complesso e profondo. Lo storico americano è più interessato a capire perché dopo l&#8217;unificazione, l&#8217;Italia fu attraversata da un&#8217;ondata di duelli che condusse i commentatori a lamentare una &#8220;duellomania&#8221; provata dal triste spettacolo di un duello al giorno. Pamphlet intitolati &#8220;La vergogna del duello&#8221; dimostravano la passione di coloro che non potevano credere che un popolo appena tornato sul sentiero del progresso e della civilizzazione avesse abbracciato un costume così &#8220;barbaro&#8221;. Tuttavia, queste critiche furono sempre contrastate da influenti uomini equilibrati e di rango i quali sostenevano che il duello fosse salutare per la nuova nazione. Secondo l&#8217;autore la straordinaria crescita del combattimento cavalleresco avvenne perché il duello giocò un ruolo importante nella formazione, nel consolidamento e nel funzionamento dell&#8217;Italia unita. Il codice d&#8217;onore che sta al fondo dell&#8217;etica del duello offrì un modello comune di mascolinità per quelle élites patriottiche che, avendo unificato un paese molto vario per motivi contraddittori, dovette affrontarne poi le coseguenze. Così il duello divenne l&#8217;icona del combattimento durante il Risorgimento e, siccome l&#8217;Italia diede scarsa prova di sè in politica internazionale, continuò ad offrire un&#8217;immagine di valore militare e di disciplina virile. Accrebbe inoltre il potere politico e sociale della nuova élites nazionale, il cui monopolio sull&#8217;onore cavalleresco rese ancora più difficile l&#8217;affrancamento delle masse. In fine, il duello nutrì il virilismo e il culto della violenza che caratterizzarono il primo fascismo che però lo abbandonò presto perché pratica troppo individualistica per uno stato totalitario. Benché Mussolini combattè cinque duelli all&#8217;inizio della sua carriera, questa pratica sparì insieme a quel regime liberale che l&#8217;aveva così ampiamente contenuta. Il duello quindi non cessò di essere praticato dopo la morte di Cavallotti come sostiene Iannaccone, né fu solo la Chiesa ad opporsi a questa pratica. Verrebbe infine da chiedersi se nell&#8217;opposizione della Chiesa prevalessero le ragioni umanitarie o l&#8217;insofferenza per l&#8217;individualismo, espresso in vero in forma piuttosto deteriore, connaturato nel duello.</p>
<p style="text-align: justify;"<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/06/18/duello-onore-e-mascolinita-nellitalia-moderna/">» Continua la lettura...  Duello, onore e mascolinità nell&#8217;Italia moderna</a></p></em>]]></content:encoded>
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