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Alle origini del Mondo di Mario Pannunzio

Prima pagina delprimo numero del "Mondo" di Pannunzio

Prima pagina del primo numero del "Mondo" di Pannunzio

Pubblichiamo un bell’articolo-intervista sul “Mondo” di Pannunzio che ripercorre in maniera accurata il percorso di quello straordinario gruppo di intellettuali di provenienza laica.

Vi confluirono: il gruppo della sinistra liberale che, guidato dallo stesso Pannunzio, aveva lasciato il Pli nel dicembre 1947 quando il partito aveva optato per un accordo con il Partito Monarchico e l’Uomo qualunque; il gruppo di “Democrazia repubblicana” che, guidato da Ugo La Malfa, aveva lasciato il Partito d’Azione quando venne messa in minoranza durante il Congresso del 1946; una componente ex-azionista e socialista nella quale spiccavano i nomi di Aldo Garosci, Leo Valiani, Guido Calogero e Angelo Tasca; il gruppo dei “Radicali del Mezzogiorno” tra cui vi erano Francesco Compagna e Vittorio De Caprariis.

Il periodico ebbe poi tre grandi padri ideali le cui diverse impronte culturali conversero nel settimanale: il liberalismo crociano e quello einaudiano, lo storicismo crociano nonché l’illuminismo, il pragmatismo e il laicismo salveminiani.

Sandro Orlando sottolinea la lontanaza degli “amici del Mondo” dall’idea di intellettuale organico comunista. Ma quel’era il ruolo degli intellettuali per questi “profeti disarmati”? Affidiamoci a Vittorio De Caprariis:

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Da “Il Mondo” di Pannunzio a “La Repubblica” di Scalfari

8806199161A diciannove anni dall’ultima edizione (1990, Mondadori), Eugenio Scalfari pubblica una nuova edizione di La sera andavamo in via Veneto: storia di un gruppo dal Mondo alla Repubblica senza nemmeno una postfazione esplicativa a sottolineare l’attualità del testo.

In un contesto storiografico in cui la storia dei liberali italiani è ancora ampiamente trascurata, l’iniziativa di Einaudi, pur non colmando la lacuna, è sicuramente pregevole poiché contribuisce a stimolare il dibattito su di un’importante cultura politica italiana, come dimostra l’articolo pubblicato su “Europa” che riportiamo qui in calce.

In tempi di elezioni europee sembra opportuno ricordare cosa scrisse Eugenio Montale proprio sulle colonne de “Il Mondo” nel 1949 a proposito del nostro continente:

Una ripresa dell’Europa è legata sicuramente a una ripresa della sua cultura, intesa questa come la media delle reazioni dei suoi individui di fronte ai problemi fondamentali, filosofici e pratici della vita [...]. Lo spirito europeo […] può vivere a patto che i popoli d’Europa siano guidati, indirizzati e condotti, da una comune leadership morale civile, con tutte le conseguenze morali ed economiche ch’esso non mancherebbe di produrre.

Da via Veneto al Partito democratico

Ricompare in libreria il saggio di Scalfari: sessant’anni dei liberal italiani. La vicenda dei liberal italiani ha sessant’anni. Va dalla loro prima uscita dal Pli (1949, contro la guida a destra del partito), alla seconda del 1955, contro la svolta confindustriale di Malagodi. Nacque il primo partito radicale. Nel 1949 era già nato Il Mondo di Mario Pannunzio, col suo carico di battaglie contro la partitocrazia il malcostume e il clericalismo, nel ‘55 la fondazione dell’Espresso, la sua polemica contro il capitalismo parassitario e il Palazzo («capitale corrotta nazione infetta»), la denuncia dei più o meno velleitari colpi di stato dello stato parallelo, i convegni degli “Amici del Mondo” al Ridotto dell’Eliseo sulle grandi riforme di centrosinistra, l’esaurimento del centrismo negli anni ‘60 fino alla tragica esperienza reazionaria Gronchi-Tambroni.

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