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Corpo e potere tra presente e passato
Posted by Ilaria M. P. Barzaghi in Culture politiche, Storia contemporanea, Storia d'Italia on 18 gennaio 2010
Come scrive Marino Niola, recensendo il volume dell’antropologo belga Luc de Heusch Con gli spiriti in corpo. Transe, estasi, follia d’ amore (Bollati Boringhieri), “Se il potere è una sorta di possessione allora la politica è una specie di transe. Un cortocircuito estatico fra il carisma di un leader e l’esaltazione di una folla uscita fuori di sé. Questa è la forma elementare della politica, in cui il potere scaturisce direttamente dal corpo del capo, dagli spiriti animali del dominio. Che nelle società tradizionali si rivelano nel rituale remoto della transe, dove il leader incarna quella potenza irresistibile che lo rende altro, diverso dai comuni mortali e gli fa oltrepassare la soglia dell’ umanità collocandolo tra la ferocia della bestia e l’onnipotenza del dio. Questo paesaggio antropologico così arcaico sembrerebbe appartenere a un passato ormai lontano eppure, a sorpresa, torna a fare irruzione nelle nostre democrazie mature. In forme nuove, naturalmente, ma che conservano tuttavia un legame stretto fra potere e transe, retaggio di una storia sociale e biologica dimenticata che resta nonostante tutto iscritta nel nostro genoma politico. Con la differenza che un tempo i riti del potere avevano a che fare con il corpo fisico del capo mentre oggi ad essere in primo piano è il suo simulacro mediatico”.
(L’esperienza mistica tra estasi e transe di Marino Niola, “La Repubblica”, 13 gennaio 2010).
Un tema di grande attualità nel nostro paese, dove il dibattito intorno al ruolo del corpo del capo nell’esercizio del potere, nella rappresentazione e nella comunicazione politica si è intensificato in seguito all’aggressione subita da Silvio Berlusconi il 13 dicembre 2009 a Milano, ad opera di uno psicolabile che gli ha scagliato addosso una miniatura del Duomo di Milano, durante un bagno di folla. Si è occupato degli aspetti rappresentativi e simbolici di questo episodio Marco Belpoliti, già autore del volume Il corpo del capo (Parma, Guanda, 2009), in un testo di grande interesse (Il corpo ferito del Capo) pubblicato da “Nazione indiana” che qui riproponiamo, segnalando al contempo altri contributi stimolanti sullo stesso tema:
Quando il corpo del capo diventa un bersaglio di Filippo Ceccarelli (“La Repubblica”, 15 dicembre 2009)
Perché mi odiano? di Massimo Gramellini (“La Stampa”, 15 dicembre 2009)








