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	<title>Blogstoria &#187; Prima guerra mondiale</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>In visita alla mostra &#8220;Fare gli Italiani&#8221;. La sesta isola: la Prima Guerra Mondiale</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 15:46:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienza Italia 150]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni De Luna]]></category>
		<category><![CDATA[Prima guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Terra di nessuno]]></category>
		<category><![CDATA[vita in trincea]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Barberis]]></category>

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		<description><![CDATA[Torniamo dopo la pausa estiva in visita alla mostra "Fare gli Italiani" per presentarvi una delle isole più "forti" sotto il profilo emotivo: quella dedicata alla Prima Guerra Mondiale...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/09/1WW3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4724" title="Prima Guerra Mondiale @ &quot;Fare gli Italiani&quot;" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/09/1WW3-300x200.jpg" alt="Prima Guerra Mondiale @ &quot;Fare gli Italiani&quot;" width="300" height="200" /></a>Ritorniamo dopo la lunga pausa estiva presentandovi la sesta isola della mostra <a href="http://www.italia150.it/Officine-Grandi-Riparazioni/Fare-gli-Italiani" target="_blank"><em><strong>Fare gli Italiani </strong></em></a>(che vi ricordiamo è in corso alle OGR di Torino fino al 20 novembre) dedicata alla Prima Guerra Mondiale. Una memoria difficile e dolorosa che interseca i destini nazionali con quelli non sono dell&#8217;Europa ma di tutte le grandi potenze internazionali dello scacchiere mondiale. Una memoria che ha vissuto momenti alterni anche nella storia d&#8217;Italia più recente, dalle grandi celebrazioni avviate durante l&#8217;Italia fascista che hanno dotato ogni comune d&#8217;Italia, dalle grandi città ai minuscoli comuni, di una monumentalistica capillare dedicata al culto dei caduti &#8211; e che trova nell&#8217;Altare della Patria la massima espressione nazionale -  all&#8217;oblio dell&#8217;Italia antibellicista degli ultimi decenni che ha cercato nuove chiavi di lettura per accostarsi alle drammatiche esperienze di una generazione ormai scomparsa.</p>
<p>L&#8217;isola dedicata alla Prima Guerra Mondiale all&#8217;interno della mostra &#8220;Fare gli Italiani&#8221; segue proprio questo percorso e per raccontarne oggi le tragiche vicende, sceglie come riferimento un concetto minimo, essenziale, ma carico di significati: quello della Prima Guerra Mondiale quale <strong>prima esperienza collettiva della nazione</strong>. È proprio in occasione della Grande Guerra che per la prima volta <em>gli italiani, </em>in veste di<em> </em>comunità nazionale, vengono chiamati a condividere un&#8217;esperienza unica e omologante quale quella del guerra e della morte di massa. Superando le differenze sociali, accantonando le distanze geografiche e scavalcando nell&#8217;eccezionalità del conflitto alcune delle barriere di genere, la Prima Guerra Mondiale, con le sue contraddizioni e l&#8217;immane tragedia di oltre 500.000 morti, costituì il passaggio fondamentale &#8211; e a lungo atteso &#8211; della trasformazione degli italiani in una comunità nazionale coesa, il primo passo insomma verso quel &#8220;fare gli italiani&#8221; non ancora compiuto.</p>
<p>Walter Barberis e Giovanni De Luna hanno scelto ancora una volta un&#8217;immagine suggestiva per far vibrare le corde emotive del visitatore ed esprimere la forza di questo evento di massa ponendo al centro dell&#8217;installazione la riproduzione in scala reale di una trincea composta però non da sacchi di sabbia ma da enormi sacchi postali all&#8217;interno dei quali pare di sentir frusciare i quasi quattro miliardi di lettere che attraversarono il paese negli anni del conflitto. Un paese che per tre anni e per la prima volta  &#8220;tenne in contatto&#8221; attraverso le immagini e la parola scritta i due corpi divisi della nazione: quello dei soldati schierati al fronte e quello della società civile rimasta a presidio delle case e delle città. Vere e proprie lettere o semplici cartoline, sintomo di un&#8217;Italia ancora in larga parte analfabeta, che mettendo in comunicazione il fronte con tutta la penisola andarono a costruire quella che gli storici hanno definito la <em><strong>prima autobiografia popolare della nazione</strong></em>.</p>

<p>Perché prima ancora di rappresentarsi come potenza vincitrice o percepirsi come entità nazionale, l&#8217;evento eccezionale della prima guerra di massa spinse gli italiani a raccontare se stessi e la loro personale quanto parziale e incredibile esperienza ai propri cari alimentando, nella lontananza forzata,  un bisogno del tutto inedito di comunicazione scritta. La penna si affiancò così al fucile e, anche se nel lutto e nel dolore, un’intricata rete di parole, di immagini, di sentimenti, di racconti attraversò il territorio nazionale.</p>
<p>La trincea,  luogo simbolo della Prima Guerra Mondiale, diventa dunque anche spazio della memoria e del racconto. Il visitatore può soffermarsi in quattro aree del percorso e seduto sui sacchi di lettere ascoltare una voce che ne legge i contenuti, osservando le immagini del fronte. Ancora una volta l&#8217;approccio multimediale è caratteristica predominante della mostra: la lettura è infatti a tratti disturbata da suoni che richiamano i rumori della guerra e che restituiscono la sensazione di insicurezza e precarietà della vita di trincea.</p>
<p>Per &#8220;vedere&#8221; la vita di trincea il visitatore ha poi a disposizione  quattro periscopi attraverso i quali ha l&#8217;impressione di osservare ciò che accade all’esterno. Uno strumento efficace per rendere in maniera immediata il complesso rapporto tra le dimensioni spaziali: l&#8217;interno della trincea e l&#8217;esterno della nota &#8220;terra di nessuno&#8221;; il &#8220;dentro&#8221; della Patria e il &#8220;fuori&#8221; della frontiera; la parzialità dello sguardo del soldato costretto nell&#8217;<em>hinc et nunc </em>dell&#8217;infinitesimo spazio di vita dei cunicoli scavati nella terra rispetto all&#8217;estensione mondiale del conflitto.</p>
<p>Oggetti originali della guerra- carri, cannoni, mitragliatrici &#8211; arricchiscono lo scenario e insieme ai suoni, alle immagini e ai racconti alimentano una narrazione che passa attraverso l&#8217;esperienza  sensoriale e emotiva del visitatore trasmettendogli forse uno dei racconti allo stesso tempo più veritieri e più suggestivi di quella che fu l&#8217;esperienza condivisa da milioni di italiani durante la Grande Guerra.</p>

<a href='http://www.blogstoria.it/2011/09/13/in-visita-alla-mostra-fare-gli-italiani-la-sesta-isola-la-prima-guerra-mondiale/1ww2/' title='Prima Guerra Mondiale @ &quot;Fare gli Italiani&quot;'><img width="150" height="150" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/09/1WW2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Prima Guerra Mondiale @ &quot;Fare gli Italiani&quot;" title="Prima Guerra Mondiale @ &quot;Fare gli Italiani&quot;" /></a>
<a href='http://www.blogstoria.it/2011/09/13/in-visita-alla-mostra-fare-gli-italiani-la-sesta-isola-la-prima-guerra-mondiale/1ww/' title='Prima Guerra Mondiale @ &quot;Fare gli Italiani&quot;'><img width="150" height="150" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/09/1WW-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Prima Guerra Mondiale @ &quot;Fare gli Italiani&quot;" title="Prima Guerra Mondiale @ &quot;Fare gli Italiani&quot;" /></a>
<a href='http://www.blogstoria.it/2011/09/13/in-visita-alla-mostra-fare-gli-italiani-la-sesta-isola-la-prima-guerra-mondiale/1ww4/' title='Prima Guerra Mondiale @ &quot;Fare gli Italiani&quot;'><img width="150" height="150" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/09/1WW4-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Prima Guerra Mondiale @ &quot;Fare gli Italiani&quot;" title="Prima Guerra Mondiale @ &quot;Fare gli Italiani&quot;" /></a>
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		<title>Un&#8217;&#8221;altra&#8221; Caporetto? Opportunità (perduta) dalla Slovenia</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/02/02/unaltra-caporetto-opportunita-perduta-dalla-slovenia/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 17:38:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Caporetto]]></category>
		<category><![CDATA[Carso]]></category>
		<category><![CDATA[Foibe]]></category>
		<category><![CDATA[Joze Pirjevic]]></category>
		<category><![CDATA[Slovenia]]></category>

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		<description><![CDATA[Riflessioni sul volume di Ljudevit Pivko "Abbiamo vinto l'Austria-Ungheria.La Grande Guerra dei legionari slavi sul fronte italiano": la storia dimenticata di un'alleanza militare tra italiani e sloveni contro l'oppressore austriaco...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3260" class="wp-caption alignleft" style="width: 195px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/Ljudevit-Pivko.jpg"><img class="size-full wp-image-3260" title="Ljudevit Pivko (1880-1937)" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/02/Ljudevit-Pivko.jpg" alt="Ljudevit Pivko (1880-1937)" width="185" height="272" /></a><p class="wp-caption-text">Ljudevit Pivko (1880-1937)</p></div>
<p>È uscito da pochi giorni per Libreria Editrice Goriziana il volume <em>Abbiamo vinto l&#8217;Austria-Ungheria. La Grande Guerra dei legionari slavi sul fronte italiano</em> di Ljudevit Pivko (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8861020925?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8861020925" target="_blank">» compralo su Amazon.it a 31,50 euro</a>), ufficiale sloveno dell&#8217;esercito austro-ungarico durante la Grande Guerra. Il volume ha suscitato l&#8217;interesse della stampa nazionale e, in particolare, di Matteo Sacchi che ha firmato su &#8220;Il Giornale&#8221; l&#8217;articolo <strong><em>Fu una Caporetto ma avrebbe potuto essere un trionfo</em> </strong>del 30 gennaio, mentre &#8220;La Stampa&#8221; ha lasciato il commento a Demetrio Volcic nell&#8217;articolo pubblicato lunedì 31, <strong><em>1917, dalla Slovenia con ardore</em></strong>.</p>
<p>Il motivo dell&#8217;interesse per la pubblicazione è già esplicitato nel titolo: ad &#8220;aver vinto l&#8217;Austria-Ungheria&#8221; non sono infatti gli italiani, ma gli irredentisti sloveni impegnati sul fronte italiano come soldati e ufficiali dell&#8217;esercito austro-ungarico e di fatto coinvolti in operazioni segrete di spionaggio e di fiancheggiamento all&#8217;esercito italiano. Il quadro è quello accennato più volte, ma raramente approfondito, dello scenario multietnico dell&#8217;esercito austro-ungarico impegnato nella Grande Guerra, fucina dei movimenti nazionalisti che fermentano da anni all&#8217;interno del corpus imperiale. Esercito che si trova costretto ad affidare le operazioni militari a ufficiali di diversa etnia e con ambizioni nazionali antagoniste alla tenuta della stessa corona per la quale ufficialmente combattono.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/02/02/unaltra-caporetto-opportunita-perduta-dalla-slovenia/">» Continua la lettura...  Un&#8217;&#8221;altra&#8221; Caporetto? Opportunità (perduta) dalla Slovenia</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Seminario di Studi a Trento &#8211; L’uomo massa. Dalle tempeste d’acciaio alle tempeste metropolitane.</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/01/17/seminario-di-studi-a-trento-l%e2%80%99uomo-massa-dalle-tempeste-d%e2%80%99acciaio-alle-tempeste-metropolitane/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 16:34:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Libardi]]></category>
		<category><![CDATA[Prima guerra mondiale]]></category>

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		<description><![CDATA[[ 19 gennaio 2011; 17:30 a 19:30. ] Mercoledi 19 gennaio 2011, alle 17,30, presso la Sala Manzoni della Biblioteca comunale di Trento, il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale organizza l’incontro-dibattito "L’uomo massa. Dalle tempeste d’acciaio alle tempeste metropolitane."]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong><strong><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/image002.jpg"><img class="size-full wp-image-3007 alignleft" title="Soldati in marcia - Prima Guerra Mondiale" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/image002.jpg" alt="Soldati in marcia - Prima Guerra Mondiale" width="342" height="177" /></a></p>
<p></strong></p>
<p><strong>Mercoledi 19 gennaio 2011, alle 17,30, </strong></p>
<p>presso la Sala Manzoni della Biblioteca comunale di Trento (Via Roma 55)</p>
<p>il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale organizza l’incontro-dibattito</p>
<p><em><strong>L’uomo massa. Dalle tempeste d’acciaio alle tempeste metropolitane. </strong></em></p>
<p>Interviene Massimo Libardi.</p>
<p>Introduce Fernando Orlandi.</p>
<p>Con l’intervento di Massimo Libardi prosegue <strong>Momenti di storia Mitteleuropea</strong>, un ciclo di incontri organizzato dal Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale in cui si intende raccontare, usando non solo fonti storiche ma anche letterarie, la Mitteleuropa, descrivendo dei momenti comuni alle culture e alle comunità che la costituiscono e che superano la storia delle singole compagini statuali dello spazio mitteleuropeo.</p>
<p>Una idea condivisa dei volontari della Grande guerra è stata quella dell’attesa di una palingenesi originata dal conflitto, da cui sarebbe sorto un uomo nuovo e una nuova società. La realtà fu molto diversa e tra tutte le illusioni che ne accompagnarono lo scoppio, quella di riuscire a trovare nelle trincee il senso della vita autentica fu tra le prime a cadere.  Ernst Jünger scrive che la guerra determinò “il significato soverchiante della materia. La guerra è culminata nella battaglia di materiali: macchine, ferro e sostanze esplosive costituivano i suoi fattori. L’uomo stesso era considerato un materiale”.  Eppure nelle trincee nacque un uomo nuovo: la straordinarietà degli eventi vissuti al fronte allontananò i soldati dalle retrovie. Numerose sono le testimonianze dell’incomunicabilità che separava i combattenti dai civili già durante la guerra, nelle rare licenze. Nelle trincee la vicinanza della morte costituì la base del cameratismo che dopo la guerra avrebbe legato i reduci.  E i reduci furono i soggetti dei movimenti politici che si affacciarono nel primo dopoguerra, movimenti caratterizzati dalla costituzione di corpi paramilitari come le milizie che si richiamavano all’esperienza bolscevica o i Freikorps in Germania e i fasci di combattimento in Italia.  La politica e la società dopo la Grande guerra cambiano radicalmente aspetto: le masse fanno irruzione nella vita pubblica, la determinano e la condizionano. Ed è proprio in relazione a queste esperienze che nasce uno dei grandi libri del Novecento, Massa e potere di Elias Canetti, iniziato negli anni Venti e pubblicato solo nel 1960. Nel 1922, a Francoforte, lo studente diciassettenne si trovò ad assistere a una manifestazione contro l’assassinio di Rathenau. Quel giorno egli sentì che la massa esercita un’attrazione enigmatica, qualcosa di paragonabile al fenomeno della gravitazione. Nel 1927, a Vienna, compiva un ulteriore passo: l’esperienza di essere nella massa, partecipando al grande corteo del 15 luglio, quando fu incendiato il Palazzo di Giustizia. La polizia sparò: novanta morti. Nelle sue memorie Canetti scriverà, a proposito della massa: “È un enigma che mi ha perseguitato per tutta la parte migliore della mia vita e, seppure sono arrivato a qualcosa, l’enigma nondimeno è restato tale”.  Altra opera che nasce dalla temperie della Grande guerra è L’operaio di Ernst Jünger: “Alle guerre dei cavalieri, dei re e dei cittadini – scrive &#8211; fanno seguito le guerre dei lavoratori – guerre della cui struttura razionale, e del cui estremo grado di spietatezza già il primo grande confronto del XX secolo ci ha fornito un presagio”. Jünger osserva che il passaggio alla pace non ha coinciso affatto con un ritorno alla vita di prima, ma è stato un processo altamente rivoluzionario, parzialmente soffocato in alcuni paesi, come in Francia e in Germania, e portato a termine in altri, come in Italia e in Russia, dove la Rivoluzione ha instaurato un nuovo e più organico regime a vocazione totalitaria: la mobilitazione alla guerra di tutta la società, dalle masse alle élites, è stata estesa come mobilitazione bellica al lavoro in tempi di pace.  Il passaggio dal fronte al fronte interno, dalla trincea alla metropoli, è ripercorso attraverso alcune cruciali opere della letteratura tedesca: I proscritti di Eric von Salomon, l’autobiografia di Elias Canetti; L’uomo senza qualità di Robert Musil, e I demoni di Heimito von Doderer.</p>
<p>Massimo Libardi è uno dei dirigenti del Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale. Ha al suo attivo una nutrita produzione scientifica. Fra i suoi lavori, <em>Teorie delle parti e dell’intero. Mereologie estensionali</em> (Centro studi per la filosofia mitteleuropea, 1991). <em>Esiste uno stile di pensiero mitteleuropeo? </em>(CSSEO, 2000), <em>Il mondo dopo la caduta</em> (Litodelta, 2008) e <em>L’umana dimora di Orlando Gasperini </em>(Litodelta, 2009). Assieme a Liliana Albertazzi e Roberto Poli ha pubblicato<em> The School of Franz Brentano</em> (Kluwer Academic, 1996). Assieme ad Alessandro Fontanari a curato l&#8217;edizione italiana di due volumi di Robert Musil, <em>La valle incantata</em> (Reverdito, 1986) e <em>La guerra parallela</em> (Reverdito, 1986). Assieme a Fernando Orlandi ha pubblicato <em>Le definizioni storiografiche della Mitteleuropa</em> (CSSEO, 2000), <em>I confini della Mitteleuropa</em> (CSSEO, 2000), <em>Kriegsmaler. Pittori al fronte nella Grande guerra</em> (con la collaborazione di Carl Kraus, Nicolodi, 2004) e <em>Mitteleuropa: mito, letteratura, filosofia </em>(Silvy, 2010).</p>
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		<title>1959-2009: i cinquantanni della &#8220;Grande Guerra&#8221; raccontata da Mario Monicelli</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 10:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura pop]]></category>
		<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[1959]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto sordi]]></category>
		<category><![CDATA[Festival del cinema di venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Andreotti]]></category>
		<category><![CDATA[Grande guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monicelli]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Monelli]]></category>
		<category><![CDATA[Prima guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Gassman]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 1 settembre saranno trascorsi cinquant'anni dalla uscita della pellicola di Mario Monicelli, "La Grande Guerra". L'evento sarà festeggiato proprio il prossimo primo settembre, quando Monicelli inaugurerà in Piazza San Polo la Mostra di Venezia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/Grande-Guerra1.jpg"><img class="size-medium wp-image-695 alignleft" title="La locandina del film" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/Grande-Guerra1-209x300.jpg" alt="La locandina del film" width="209" height="300" /></a>In questi giorni di dibattito sulla difficile memoria dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, ricorre un anniversario: il 1 settembre saranno trascorsi cinquant&#8217;anni dalla uscita della pellicola di Mario Monicelli, &#8220;La Grande Guerra&#8221;. L&#8217;evento sarà festeggiato proprio il prossimo primo settembre, quando Monicelli inaugurerà in Piazza San Polo la Mostra di Venezia.</p>
<p>Come lo stesso Monicelli ricorda, nell&#8217;intervista rilasciata al Messaggero lo scorso trenta luglio e di cui pubblichiamo il <a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N0YPD" target="_blank">link</a> a fondo pagina, per la propaganda fascista «la Prima guerra mondiale era stata l&#8217;ultima guerra d&#8217;indipendenza, con il popolo italiano lanciato compatto alla riconquista di Trieste». Certo non questa patinata memoria di gloriosa battaglia risorgimentale si proponeva invece di trasmettere il grande regista italiano (che conserva di quella guerra una memoria privata legata alla figura paterna) tanto da incorrere ancora, in quel 1959 volano delle celebrazioni legate alla memoria dell&#8217;Unità nazionale, a una serie di ostacoli durante la produzione del film, dagli attacchi di Paolo Monelli sulla <em>Stampa</em>, che poco apprezzava la scelta di affidare ai volti irriverenti di Gassman e Sordi il ricordo del sacrificio dei soldati italiani, ai timori di Giulio Andreotti, allora Ministro della Difesa, ai tentennamenti del produttore Dino De Laurentiis.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/07/31/1959-2009i-cinquantanni-della-grande-guerra-raccontata-da-mario-monicelli/">» Continua la lettura...  1959-2009: i cinquantanni della &#8220;Grande Guerra&#8221; raccontata da Mario Monicelli</a></p></em>]]></content:encoded>
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