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Breve storia della festa della Repubblica

25_05_19581La prima festa della repubblica non si tenne il 2 giugno, ma nacque spontaneamente tra il 10 e l’11 giugno 1946 dopo che i risultati del referendum erano stati resi noti dal presidente della Corte di Cassazione Giuseppe Pagano. In quell’anno il 10 giugno ricorreva nella memoria collettiva più come l’anniversario dell’assassinio di Matteotti, ma la coincidenza ebbe l’effetto di assegnare un valore simbolico ancora più forte alla nascita della Repubblica antifascista. Come ha osservato Maurizio Ridolfi, “il contratto siglato con il voto dagli italiani nel segno della Repubblica veniva trasformato in un patto morale, consacrato grazie al ricordo del sangue di Matteotti”[1].

Dall’anno successivo si scelse un’altra data simbolica forte per celebrare la festa della Republica: il 2 giugno data in cui si tenne il referendum istituzionale, ma anche anniversario della morte di un grande repubblicano come Giuseppe Garibaldi. Il Decreto legislativo del 12 aprile 1947 accostava al 25 aprile una nuova festa nazionale: l’«anniversario del plebiscito popolare che ha instaurato la Repubblica italiana»[2]. Già dal titolo dato al provvedimento, è evidente il tentativo di sottolineare il legame tra popolo e Repubblica esaltando come essa fosse stata il frutto della volontà popolare. La risicata vittoria dei repubblicani al referendum istituzionale[3] rischiava di dare un’immagine del paese spaccato a metà, il che non avrebbe rappresentato certo un buon viatico per una celebrazione che avrebbe dovuto costituire uno dei perni dell’apparato simbolico-rituale del nuovo Stato nazionale. Ciò era ancora più vero in un momento in cui, da un lato, non si erano ancora ricomposti i cleavages politico-culturali tra fascisti e antifascisti, e tra monarchici e repubblicani, mentre dall’altro, proprio in quei giorni, si consumava la rottura dell’unità nazionale con la formazione del quarto governo De Gasperi. La tensione provocata da quegli eventi politici e la derivata urgente necessità di un richiamo alla legalità e alla concordia erano palpabili anche nelle parole con cui lo stesso Presidente del Consiglio spiegò il senso della festività:

Il Governo ha voluto che il giorno natale del nuovo Stato fosse considerato festività nazionale, a celebrazione dello storico evento e a ricordare che nel rispetto della reciproca libertà e con la concordia sono possibili le più ardite trasformazioni politiche e sociali; mentre il rispetto del metodo democratico superando ogni spirito di violenza crea il consenso operoso attorno alle più alte conquiste[4] .

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2 giugno 1946 – La nascita della Repubblica

repubblicaOggi, nel 63° anniversario della nascita della Repubblica, il Presidente Napolitano, portavoce della memoria collettiva, riporta, ancora una volta, l’attenzione sulla principale eredità di quel referendum: l’avvio dei lavori dell’Assemblea costituente. La Costituzione, quale strumento di unificazione nazionale e di superamento, oggi come allora, della drammatica frattura politica del paese. Ma proprio in quel travagliato percorso politico un prestigioso commentatore dell’epoca ritrovava la linfa vitale e l’eternità dell’istituzione repubblicana:

“Ecco la nostra Repubblica: non improvvisata, non balzata su un giorno di torbida passione: Repubblica voluta, meditata, paziente, ragionata. Non un impeto di generosa illusione romantica, ma una prolungata prova di coscienza civile e di riacquistata ragione. Reprimiamo nel cuore la commozione che vorrebbe salire; limitiamoci ad accorgerci con pacata serenità consapevole che una Repubblica nata così è destinata a durare nei secoli”. Piero Calamandrei, “Il Nuovo corriere della sera”, 9 giugno 1946

Napolitano: «I valori della Costituzione come guida per un’Italia più coesa»

Le Frecce Tricolori, pattuglia acrobatica dell’aeronautica militare, hanno sorvolato piazza Venezia lasciando la tradizionale scia bianca, rossa e verde , disegnando nel cielo la bandiera della Repubblica, in occasione della deposizione della corona di alloro al Milite Ignoto. Si sono aperte così nella Capitale le celebrazione del 2 giugno. La parata, in forma più sobria rispetto al passato, è durata un’ora e mezza.

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