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	<title>Blogstoria &#187; Sergio Luzzatto</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>Rassegne Storiche &#8211; Settimana dal 2 all&#8217;8 maggio 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 22:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegne storiche]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli articoli di interesse storiografico usciti sui quotidiani nazionali dal 2 all'8 maggio 2011...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4299" class="wp-caption alignleft" style="width: 262px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Giolitti-e-Napolitano.jpg"><img class="size-full wp-image-4299" title="Antonio Giolitti e Giorgio Napolitano" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/Giolitti-e-Napolitano.jpg" alt="Antonio Giolitti e Giorgio Napolitano" width="252" height="174" /></a><p class="wp-caption-text">Antonio Giolitti e Giorgio Napolitano</p></div>
<p>Premessa: rassegna più breve della norma data la mancata uscita dei quotidiani lunedì 2 maggio. Dopo una domenica primo maggio ricca di eventi (della quale abbiamo parlato nell&#8217;articolo <a href="http://www.blogstoria.it/2011/05/06/un-santissimo-primo-maggio-la-beatificazione-di-giovanni-paolo-ii/" target="_self"><em>Un santissimo Primo Maggio</em></a>) sui giornali si è tornati ai temi tradizionali.</p>
<p>Se dovessimo scegliere l&#8217;argomento storico più interessante emerso dalla stampa questa settimana sceglieremmo probabilmente la storia del Partito Socialista e in particolare il rapporto tra sinistre e riformismo: a riportarci sul tema i numerosi articoli usciti sui quotidiani sulla figura di <strong>Antonio Giolitti</strong>, personalità storica della sinistra italiana, oggetto di un convegno organizzato a Roma dalla Treccani e dall&#8217;Istituto Basso il 4 maggio scorso in occasione del primo anniversario della sua scomparsa e che ha visto tra i partecipanti, oltre agli storici, Giorgio Napolitano e Eugenio Scalfari, portavoce di due concezioni diverse della sinistra.</p>
<p>Altro tema affrontato è stato ancora una volta quello della <strong>Shoah</strong>: dall&#8217;istituzione di un archivio online per la restituzione dei beni confiscati agli ebrei durante il nazismo, alla suggestiva ricostruzione del rapporto tra mondo ebraico e fascismo proposta da Anna Foa su &#8220;Avvenire&#8221;, fino all&#8217;onoreficenza di &#8220;Giusto d&#8217;Israele&#8221; conferita a Don Michelone, che sulle colline del Monferrato protesse la famiglia Segre dal settembre &#8217;43 alla fine del conflitto, si è parlato molto di Olocausto ebraico sulle pagine dei quotidiani.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/05/12/rassegne-storiche-settimana-dal-3-all8-maggio-2011/">» Continua la lettura...  Rassegne Storiche &#8211; Settimana dal 2 all&#8217;8 maggio 2011</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Il 17 marzo secondo gli storici &#8211; Parte prima</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 15:51:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienza Italia 150]]></category>
		<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Fare gli Italiani]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Sabbatucci]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Tranfaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Luzzatto]]></category>
		<category><![CDATA[Unità d'Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Conclusosi il momento celebrativo del 17 marzo, è il momento di fare il punto sul dibattito che ha coinvolto gli storici. La prima puntata della rassegna stampa dedicata agli interventi usciti sulla stampa nazionale il 16 marzo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3868" class="wp-caption alignleft" style="width: 269px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Anteprima.jpg"><img class="size-medium wp-image-3868" title="Un momento dell'anteprima della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; del 16 marzo. Foto di Mattia Boero" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Anteprima-300x199.jpg" alt="Un momento dell'anteprima della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; del 16 marzo. Foto di Mattia Boero" width="259" height="172" /></a><p class="wp-caption-text">Un momento dell&#39;anteprima della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; del 16 marzo. Foto di Mattia Boero</p></div>
<p>Il 17 marzo è passato: festeggiato, celebrato, contestato. Noi lo abbiamo passato tra Milano e Torino dove abbiamo assistito alla mostra <strong>&#8220;</strong><a href="http://www.italia150.it/Officine-Grandi-Riparazioni/Fare-gli-Italiani" target="_blank"><strong>Fare gli Italiani</strong></a><strong>&#8220;</strong> e l&#8217;impressione che abbiamo avuto è che questa data, anche se non ovunque nello stesso modo, più che essere celebrata, si sia rivelata &#8211; almeno nei contesti più virtuosi &#8211; un&#8217;occasione di riflessione sull&#8217;identità italiana. E ci permettiamo di aggiungere uno &#8220;scusate se è poco&#8221;, considerata l&#8217;estrema difficoltà di questo paese ad aprire spazi di dibattito e di confronto su temi veramente importanti.</p>
<p>Prendiamo a prestito la bella immagine delle Officine Grandi Riparazioni, sede delle mostre torinesi di Esperienza Italia 150, questo enorme cantiere che identifica nella grandiosità della sua architettura industriale l&#8217;importanza e la sacralità del tema dell&#8217;identità italiana &#8211; &#8220;Duomo&#8221; viene chiamata dagli addetti ai lavori la sala centrale dove sono allestite le mostre &#8211; ma che illustra nelle miriade di tubi di acciaio che scorrono sui muri nell&#8217;austero minimalismo degli spazi che questo è prima di tutto un luogo di lavoro dove si prova a smontare e ricomporre la storia e l&#8217;identità nazionale. Ad essere celebrato, dunque, non è l&#8217;anniversario stesso, ma la sacralità di questo lavoro di riflessione, scomposizione e assemblaggio che è e rimane prima di tutto un&#8217;operazione politica.</p>
<p>Il 17 marzo è stato naturalmente argomento di dibattito tra gli storici. Giovanni De Luna e Walter Barberis hanno detto la loro attraverso la mostra che hanno curato, gli altri storici hanno animato i dibattiti sui quotidiani in un botta e risposta che ha vivacizzato le pagine dei giornali di questi giorni. Dibattito che cerchiamo di ricostruire partendo dalla vigilia dell&#8217;anniversario, il 16 marzo.</p>
<div id="attachment_3869" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Tranfaglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-3869" title="Lo storico Nicola Tranfaglia" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Tranfaglia-300x193.jpg" alt="Lo storico Nicola Tranfaglia" width="200" height="128" /></a><p class="wp-caption-text">Lo storico Nicola Tranfaglia</p></div>
<p>Apriamo con l&#8217;articolo di Nicola Tranfaglia pubblicato mercoledì 16 marzo su &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; dal titolo <strong><em>Il compleanno difficile</em></strong>. Tranfaglia si sofferma sulla situazione anomala in cui cade il 150° compleanno della nazione sia sotto il profilo della politica interna italiana, con un governo fortemente contestato da una parte importante dell&#8217;opinione pubblica, sia sotto il profilo della politica estera, scossa dalla crisi nord-africana e dalla catastrofe giapponese. Il focus dell&#8217;articolo di Nicola Tranfaglia è concentrato sulla mancata rivoluzione liberale e democratica italiana, un processo che secondo lo storico ha alternato accelerazioni e battute d&#8217;arresto, «un filo nero che si ripresenta periodicamente quando si tratta di attuare libertà individuali e collettive». Una sorta di attitudine all&#8217;autoritarismo che nasce nel 1861 insieme allo stato italiano, quando la monarchia sabauda oscilla «tra l&#8217;accettazione del sistema parlamentare e una visione dinastica nella sua azione politica» dando vita a una forma di «liberalismo italiano differente rispetto a quello francese e inglese dello stesso periodo». Un filo nero dell&#8217;autoritarismo che riemerge evidentemente nell&#8217;Italia fascista, definita «una dittatura moderna» e non semplicemente una forma di potere reazionaria come quella della Spagna di Primo de Rivera. Insomma 150 anni di storia nazionale attraversata dalla mancata realizzazione di un&#8217;Italia realmente liberale e democratica, ma, viceversa, attraversata dal pericolo costante di derive autoritarie e illiberali che ci conduce all&#8217;attualità dell&#8217;Italia di oggi, divisa &#8211; secondo Tranfaglia &#8211; «tra i sostenitori del populismo autoritario e tutti quelli che hanno maturato in questi anni un giudizio negativo sull&#8217;attuale sistema di governo».</p>

<div id="attachment_2450" class="wp-caption alignleft" style="width: 173px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Luzzatto.jpg"><img class="size-full wp-image-2450" title="Sergio Luzzatto" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Luzzatto.jpg" alt="Sergio Luzzatto" width="163" height="124" /></a><p class="wp-caption-text">Sergio Luzzatto</p></div>
<p>Non di rivoluzione liberale, ma di confronto tra opzione federale e stato centralizzato ha parlato Sergio Luzzatto sempre mercoledì 16 marzo sulle pagine de &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221; nell&#8217;articolo <strong><em>Il senso di Chabod per l&#8217;autonomia</em></strong>. Luzzatto ricostruisce una tappa importante della biografia dello storico Federico Chabod, quella di intellettuale prestato alla politica quando tra il 1943 e il 1946 divenne capo partigiano e primo presidente della regione Valle d&#8217;Aosta. Un&#8217;esperienza politica che, secondo la lettura di Luzzatto, gli valse l&#8217;elaborazione di una visione politica capace di coniugare autonomia regionale, identità nazionale e integrazione europea:</p>
<blockquote><p>Impolverandosi con le carte degli archivi di mezza Europa, Chabod storico aveva imparato a diffidare del &#8220;principio-nazione&#8221; quale entità suprema dell&#8217;umano sviluppo [...]. Ma Chabod aveva imparato anche, specularmente, i limiti degli irredentismi e dei separatismi: la grettezza di ogni concezione striminzita, asfittica, intollerante del &#8220;principio-regione&#8221;. Così per lo Chabod imprestato alla politica del triennio 1943-46, il futuro delle aree italiane di confine non stava nel cambiare patria [...], né stava nello sganciarsi dalla patria [...]. Il futuro era quello di &#8220;piccole patrie&#8221; istituzionalmente vincolate all&#8217;Italia nuova, ma garantite da una piena autonomia linguistica, culturale, amministrativa. E votate, in quanto regioni liminari, a servire da raccordo tra lo Stato-nazione e una comunità sovranazionale: non barriere, ma ponti, tra l&#8217;Italia e l&#8217;Europa a venire.</p></blockquote>
<div id="attachment_2447" class="wp-caption alignright" style="width: 157px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/sabbatucci2.jpg"><img class="size-full wp-image-2447" title="Giovanni Sabbatucci" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/sabbatucci2.jpg" alt="Giovanni Sabbatucci" width="147" height="144" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Sabbatucci</p></div>
<p>Concludiamo la rassegna del 16 marzo con l&#8217;articolo di Giovanni Sabbatucci pubblicato su &#8220;Il Messaggero&#8221; dal titolo <strong><em>Perché ha senso dirsi italiani</em></strong>. Sabbatucci riflette sulla scelta del 17 marzo quale data celebrativa, «una data istituzionale, a lungo trascurata, e ignorata dai più» che invece, secondo lo storico «ha un significato che non deve essere sottovalutato». Il 17 marzo è infatti una delle pochissime date ad avere un significato &#8220;unificante&#8221; per tutta la nazione (a questo proposito potete leggere il nostro post del 10 marzo: &#8220;<a href="http://www.blogstoria.it/2011/03/10/litalia-dei-muri-bianchi-il-rapporto-tra-stato-e-chiesa-in-italia150/" target="_self">L&#8217;Italia dei muri bianchi. Il rapporto tra Stato e Chiesa in Italia 150</a>&#8220;) e dunque a poter svolgere quel ruolo di rituale civile che in altri contesti viene svolto ad esempio dal 4 luglio americano o dal 14 luglio francese. Scrive Sabbatucci:</p>
<blockquote><p>Celebrando il 17 marzo non si ricorda solo una tappa, per quanto importante, del processo di costruzione nazionale e di avvicinamento alla democrazia, non si celebra solo la monarchia nel cui segno l&#8217;unificazione si realizzò. Si celebra piuttosto l&#8217;Unità in quanto tale, come valore in sé. L&#8217;unità politica come conquista, come culmine di una lotta per l&#8217;indipendenza ricca di contraddizioni e di momenti eroici; ma soprattutto come premessa indispensabile di un lungo cammino che ha consentito a un paese diviso e gravemente arretrato, qual era l&#8217;Italia di metà Ottocento, di dotarsi dell&#8217;ossatura istituzionale di uno Stato moderno, di crescere dal punto di vista dello sviluppo economico e del progresso civile e di guadagnare parecchie posizioni nelle classifiche mondiali. Un cammino che non può essere oscurato o cancellato da un quindicennio, l&#8217;ultimo, in cui il Paese è rimasto fermo o ha camminato meno dei suoi vicini.</p></blockquote>
<p>Gli articoli della vigilia dell&#8217;anniversario si sono dunque concentrati sull&#8217;attualità in una critica al governo Berlusconi più o meno evidente, critica che trova il suo fondamento nell&#8217;atteggiamento controverso mostrato dalle istituzioni governative nei confronti del centocinquantenario. Gli storici che hanno fatto sentire la loro voce il 16 marzo concordano su un punto: il 17 marzo è una data fondamentale non solo e non tanto per festeggiare una soluzione unitaria che ha comunque indirizzato il Paese verso un cammino di sviluppo economico, sociale e politico, ma soprattutto come occasione per riflettere sull&#8217;identità italiana, sul suo potenziale e sulle sue criticità. Nel prossimo post le risposte degli storici del 17 marzo, giorno della festa nazionale e della celebrazione dell&#8217;Italia Unita.</p>
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		<title>Presentazione libro &#8211; &#8220;Tu mi devi seppellir&#8221; di Guri Schwartz</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 10:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Guri Schwartz]]></category>
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		<category><![CDATA[rituali civili]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Luzzatto]]></category>

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		<description><![CDATA[[ 14 marzo 2011; 17:30 a 19:30. ] Lunedì 14 marzo, presso Palazzo D'Azeglio di Torino sarà presentato il volume di Guri Schwartz "Tu mi devi seppellir. Riti funebri e culto nazionale alle origini della Repubblica".Ne discutono con l’Autore Alberto Cavaglion e Sergio Luzzato.Coordina Paolo Soddu.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3737" class="wp-caption alignleft" style="width: 151px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Scwarz.jpg"><img class="size-full wp-image-3737" title="La copertina dell'ultimo volume di Guri Schwarz &quot;Tu mi devi seppellir&quot;" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Scwarz.jpg" alt="La copertina dell'ultimo volume di Guri Schwarz &quot;Tu mi devi seppellir&quot;" width="141" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina dell&#39;ultimo volume di Guri Schwarz &quot;Tu mi devi seppellir&quot;</p></div>
<p><strong>Lunedì 14 marzo, alle ore 17,30</strong></p>
<p>presso Palazzo D&#8217;Azeglio di Torino</p>
<p>(via Principe Amedeo, 34)</p>
<p>sarà presentato il volume di <strong>Guri Schwartz</strong></p>
<p><strong><em>Tu mi devi seppellir. Riti funebri e culto nazionale alle origini della Repubblica</em></strong></p>
<p>Ne discutono con l’Autore: Alberto Cavaglion e Sergio Luzzato</p>
<p>Coordina: Paolo Soddu.</p>
<p>clicca qui per l&#8217;invito: <a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Schwarz2011.pdf">Invito _Schwartz</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8802081778?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8802081778" target="_blank"><strong>»compra il volume di Guri Schwartz su Amazon.it a 19,25 euro</strong></a></p>
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		<title>L&#8217;Italia dei &#8220;muri bianchi&#8221;. Il rapporto tra Stato e Chiesa in Italia150</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 16:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
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		<category><![CDATA[Rapporto Stato Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Luzzatto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo volume di Sergio Luzzatto "Il crocifisso di Stato" ha accesso nuovamente la polemica attorno alla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici. Ma qual è il ruolo ricoperto dalla Chiesa in questo 150° anniversario dell'Unità d'Italia?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/muro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3804" title="muro" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/muro-300x225.jpg" alt="muro" width="306" height="230" /></a>Lunedì 7 marzo è andata in onda su La7 una puntata de &#8220;L&#8217;Infedele&#8221; condotta da Gad Lerner e dedicata all&#8217;utilizzo dei simboli &#8211; una vera e propria &#8220;guerra&#8221; dei simboli sarà poi definita nel corso del programma &#8211; nel 150° anniversario dell&#8217;Unità. E la trasmissione è partita da un tema tanto spinoso quanto inevitabile, quello del crocifisso che troneggia dai muri di ogni ufficio pubblico. Occasione l&#8217;uscita del volume <em>Il crocifisso di Stato</em> di Sergio Luzzatto (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/880620727X/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=880620727X" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 7,50 euro</a>), presente come ospite in sala.</p>
<p>E, come già accaduto in precedenza per il volume di Luzzatto dedicato a Padre Pio (<em>Padre Pio. Miracoli e politica nell&#8217;Italia del Novecento</em>, Einuadi, 2007 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806185713/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8806185713" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 19,66 euro</a>), le polemiche hanno anticipato di qualche giorno l&#8217;uscita del libro. Luzzatto parte da una considerazione chiara: il crocifisso sui muri degli edifici pubblici non ci dovrebbe stare per motivi politici, culturali, ma, soprattutto, per ragioni storiche. Simbolo religioso e non politico, espressione di un credo confessionale e non strumento di riconoscimento identitario di tutti gli italiani, il crocifisso non è un simbolo nazionale, ma piuttosto il segno dell&#8217;interferenza della Chiesa cattolica nella vita pubblica italiana.</p>
<p>Un simbolo che pare destinato ad essere recuperato con forza in questo 150° anniversario come antidoto contro le forze centripete che minano il senso dell&#8217;anniversario, anche da forze politiche non dichiaratamente cattoliche come la Lega Nord che ha riscoperto il valore del simbolo cristiano per eccellenza &#8211; mentre si apprestano a demolire i tradizionali simboli della nazione, quali la bandiera e l&#8217;inno di Mameli &#8211; in chiave politica quale sintesi di una &#8220;tradizione&#8221; &#8211; queste sono le parole utilizzate in trasmissione  dal presidente del Consiglio Regionale Davide Boni &#8211; (non è chiaro se autoctona, nazionale, europea, universale o cosa) da contrapporre all&#8217;ondata di immigrati (ma l&#8217;immagine è quella tradizionale dell&#8217;orda barbara) naturalmente proveniente dal Nord-Africa e ovviamente di religione musulmana che si appresterebbe a colonizzare l&#8217;Italia sradicando la nostra (presunta?) identità cristiano-cattolica.  Eppure proprio il recupero della simbologia cristiano-cattolica rappresenterebbe, secondo Luzzatto, il primo segno del tradimento dello spirito risorgimentale che animò il processo unitario il quale, anche quando non dichiaratemente anticlericale &#8211; e a prescindere dalle scelte confessionali di molti dei suoi protagonisti &#8211; fu certamente laico. Infatti, e Luzzatto insiste su questo tema opponendosi ad esempio all&#8217;articolo pubblicato da Natalia Ginzburg sull&#8217;Unità nel 1988<em> Non togliete quel crocifisso: è segno del dolore umano,</em> il crocifisso non è sempre stato sui muri degli uffici pubblici italiani.</p>
<p>Certo non ce lo misero i Crispi e nemmeno i Depretis, sicuramente non ci dovrebbe più stare dopo che nel 1984 l&#8217;allora capo di governo Bettino Craxi firmò il Concordato, con il quale la religione cattolica smetteva di essere la &#8220;religione di Stato&#8221; sancita dai Patti Lateranensi del &#8217;29. In mezzo, ossia dal &#8217;29 all&#8217;84 ci sta l&#8217;Italia fascista prima, le cui necessità di trovare un punto di equilibrio con la Chiesa Cattolica sono cosa nota, e gran parte della storia della Prima Repubblica, scandita dal ruolo centrale della Democrazia Cristiana e da quella scelta operata dal Partito Comunista, già dal Togliatti del &#8217;46, di non fornire ulteriori elementi di contrapposizione agli italiani provati dalla guerra civile. Da quel momento i simboli e i rituali cattolici si sono fatti carico di un&#8217;istanza di &#8220;condivisione&#8221; tradita da altri simboli e rituali nazionali dimostratisi inefficaci. Insomma un&#8217;Italia divisa, politicamente, geograficamente, culturalmente, ma unita davanti al crocifisso, che trascende quindi il suo valore di simbolo religioso di credo cristiano, e diventa (o dovrebbe diventare) simbolo identitario trasversale a tutta la nazione. In fondo è proprio questa una delle interpretazioni che ne offre la Lega Nord oggi. Proviamo, quindi a dare un&#8217;occhiata ai calendari, ai rituali, ai simboli liturgici di quella che efficacemente Emilio Gentile ha definito &#8220;religione civile&#8221; della nazione (vedi Emilio Gentile, <em>Le religioni della politica</em>, Laterza, 2007 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842074551/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8842074551&quot;&gt;Le religioni della politica. Fra democrazie e totalitarismi (Economica Laterza)&lt;/a&gt;&lt;img src=" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 7,37 euro)</a>:</p>
<ul>
<li>il 25 aprile e l&#8217;annessa Festa di Liberazione, non costituisce certo, e via via svolge questa funzione sempre meno, una festività condivisa da tutta la nazione, ma si muove lungo il binario della contrapposizione politica tra memoria resistenziale di sinistra e memoria saloina rivendicata da gran parte della destra</li>
<li>il 1 maggio &#8211; Festa del Lavoro: è una festa proiettata ben oltre i confini nazionali ed è una festa attribuita al bagaglio culturale della sinistra italiana</li>
<li>il 4 novembre &#8211; Fine della Prima Guerra Mondiale e festa delle Forze Armate: non è una festa celebrata con giorno festivo, è portatrice di una memoria sempre più distante cronologicamente e che ricorda una pagina dolorosissima della storia nazionale, che poco si concilia con le istanze pacifiste contemporanee e che si affida alla celebrazione delle Forze Armate, una lettura inevitabilmente &#8220;poco sentita&#8221; da un&#8217;ampia parte della popolazione.</li>
</ul>
<p>Ci sarebbe poi quel 2 giugno, istituito da Ciampi nel 2000, che dovrebbe festeggiare la Repubblica, ma è una festa giovane, reintrodotta come giorno festivo (era festa mobile) solo di recente e forse tardivamente &#8211; dopo la fine della Prima Repubblica &#8211; investita di una funzione troppo ampia e importante &#8211; quello del recupero della &#8220;coscienza&#8221; repubblicana e democratica dell&#8217;Italia &#8211; in un momento di sfiducia generale nei confronti della classe e della vita politica nazionale (su questi temi vedi Maurizio Ridolfi, <em>L&#8217;almanacco della Repubblica</em>, Mondadori, 2003 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842494992/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8842494992" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 13 euro</a>).</p>
<div id="attachment_3805" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/tribunale_crocifisso-400x300.jpg"><img class="size-medium wp-image-3805" title="Esempio di crocifisso in un tribunale italiano" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/tribunale_crocifisso-400x300-300x225.jpg" alt="Esempio di crocifisso in un tribunale italiano" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Esempio di crocifisso in un tribunale italiano</p></div>
<p>In questo contesto ecco il pullulare di feste, liturgie e memorie locali, tema sul quale la Lega Nord, unico partito ad avere ereditato fedelmente la struttura del partito radicato sul territorio propria delle forze politiche della Prima Repubblica, ha insistito e continua ad insistere nella ricerca di date, luoghi, personaggi e festività proprie. E sempre in questo contesto si inserisce il tema delle celebrazioni del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Come abbiamo avuto modo di illustrare in questi mesi il nodo da sciogliere è enorme e basta seguire il dibattito sui giornali per rendersene conto: come può un Paese che di fatto fatica ad avere un calendario liturgico laico che segni le tappe di una storia, di una memoria e di un&#8217;identità condivise, avviarsi a celebrare un anniversario tanto importante che ne celebri l&#8217;unificazione nazionale?</p>
<p>Ecco che il libro di Luzzatto, che sotto molti punti di vista avrebbe potuto essere pubblicato uno o dieci anni fa, supera le contingenze legate agli interessi di studio del suo autore, che di recente ha avviato un importante percorso di ricerca nell&#8217;ambito di rituali religiosi nazionali, e diventa essenziale per comprendere un aspetto importante di questo 150° anniversario dell&#8217;Unità nazionale, quello del ruolo della Chiesa nelle celebrazioni. Il rischio, e Luzzatto lo dice &#8220;fuori dai denti&#8221;, è che il Vaticano &#8220;metta il cappello&#8221; sul 150° anniversario dell&#8217;Unità italiana avanzando il suo ruolo di unico elemento condiviso della nazione, di esclusivo portatore di simboli davvero unificanti, di portavoce della memoria e della storia nazionale. Anche se questo potrebbe voler dire rinunciare al valore di simbolo religioso del crocifisso che tirato di qua e di là, da destra e da sinistra, dal centro e dalla periferia travalica di gran lunga il compito di ricordare il dogma cristiano della Resurrezione, per diventare simbolo di un generico &#8220;patrimonio culturale&#8221; locale (Lega Nord), europeo (si veda dibattito sulle origini &#8220;cristiane&#8221; dell&#8217;Europa), universale (si veda Natalia Ginzburg e la sinistra pacifista), della &#8220;tradizione&#8221; e dell&#8217;identità italiane. Chi ne paga/pagherebbe lo scotto? Tutti coloro che proprio nel crocifisso non riescono a riconoscersi: i laici, i credenti di altre confessioni religiose. Porzioni di popolazione che ci si ostina a ritenere non rilevanti.</p>

<p>Se riprendiamo alcuni passaggi degli interventi pubblicati sui quotidiani ritroviamo traccia di questo ruolo del crocifisso quale elemento unificante della nazione che non solo la Chiesa cattolica rivendica per sé, ma che le viene affidato da gran parte del mondo politico e della società civile italiana. Ha scritto Michele Ainis su &#8220;Il Sole 24 ore&#8221;, il 27 febbraio nell&#8217;articolo <em><strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-27/crocifisso-muro-divide-aule-150635.shtml?uuid=AaELR5BD">Sul crocifisso di Stato un muro divide le aule d&#8217;Italia</a> </strong></em>riportando le ragioni dei sostenitori del crocifisso:<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-27/crocifisso-muro-divide-aule-150635.shtml?uuid=AaELR5BD" target="_blank"><em><strong><br />
</strong></em></a></p>
<blockquote><p>s&#8217;affaccia l&#8217;altro argomento inalberato dai crociati: non è per le nostre idee particolari che sosteniamo il crocifisso obbligatorio, lo facciamo per il vostro bene, per difendere la storia della quale anche voi atei o miscredenti siete figli, e dunque per difendere l&#8217;identità che vi appartiene. Non è forse vero che riposate di domenica (&#8220;il giorno del Signore&#8221;), che contate gli anni a partire dalla nascita di Cristo? E allora il crocifisso è un simbolo civile, allora la laicità si nutre di valori religiosi: nel 2006 lo ha scritto anche il Consiglio di stato.</p></blockquote>
<p>E conclude Ainis:</p>
<blockquote><p>[...] non è detto che la laicità reclami un muro nudo. Non è detto che la difenderà un divieto, come nella Francia che nel 2004 ha proibito il velo in classe, nel 2010 il burqa. Possiamo aggiungere, anziché togliere. Possiamo allestire un muro colorato, dove campeggiano i simboli d&#8217;ogni religione, e anche lo stemma di chi non ha religione. Quanto a noi laici, ci basterebbe il faccione corrugato di Voltaire.</p></blockquote>
<p>Al posto di un muro bianco, dunque, una tappezzeria effetto patchwork in grado di cucire insieme tutte le diverse posizioni? Ma non è possibile: il «faccione corrugato di Voltaire» non è per un laico, quello che il crocifisso è per un cattolico! Perchè si teme di lasciare quel muro bianco o di &#8220;riempirlo&#8221; semplicemente con i simboli nazionali? Negli Stati Uniti, ma non solo, anche nella cattolica Francia, la bandiera svolge il compito di riassumere l&#8217;identità nazionale, non il crocifisso.</p>
<p>Sempre il 27 febbraio su &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221; Davide Ronconi scrive nell&#8217;articolo <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-02-27/civilta-senza-segni-priva-150706.shtml" target="_blank"><strong><em>Ma una civiltà senza segni è priva di vita </em></strong></a> a sostegno del crocifisso nelle aule e nei luoghi pubblici dello Stato:</p>
<blockquote><p>Per la mia fede, stracciata e semplice che ci sia o no, Gesù esposto nelle aule di scuola non cambia niente. So dove inginocchiarmi di fronte a Lui. Ma a me, come italiano, fa piacere: significa che questo paese, dove da tutto il mondo vengono a vedere luoghi in buona parte legati alla storia e all&#8217;arte nate e sviluppate con il cristianesimo, è fatto non solo di istituzioni ma anche di anima e storia, di vita.</p></blockquote>
<p>Anche un cristiano, come lui stesso si definisce in apertura del pezzo, non avverte alcun imbarazzo riguardo al fatto che il crocifisso venga utilizzato ben al di fuori del suo valore religioso di simbolo della Resurrezione, ma come un generico richiamo a una matrice culturale comune.</p>
<div id="attachment_3806" class="wp-caption alignleft" style="width: 344px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Chiesa.jpg"><img class="size-medium wp-image-3806" title="L'allestimento dedicato alla Chiesa Cattolica della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; Torino, 17 marzo-20 novembre 2011" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/03/Chiesa-300x217.jpg" alt="L'allestimento dedicato alla Chiesa Cattolica della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; Torino, 17 marzo-20 novembre 2011" width="334" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;allestimento dedicato alla Chiesa Cattolica della mostra &quot;Fare gli Italiani&quot; Torino, 17 marzo-20 novembre 2011</p></div>
<p>Ma che compito ha dunque svolto la Chiesa nella storia d&#8217;Italia? Giovanni De Luna e Walter Barberis, curatori della mostra &#8220;<strong><a href="http://www.facebook.com/FareGliItaliani" target="_blank">Fare gli italiani</a>&#8220;</strong> in corso a Torino dal prossimo 17 marzo e che costituisce uno degli appuntamenti più importanti di questo centocinquantenario hanno scritto in proposito:</p>
<blockquote><p>Con i suoi riti e le sue liturgie pubbliche, le forme della devozione intima e domestica, attraverso i suoi esponenti più amati, riconosciuti e carismatici, la Chiesa è stata &#8211; non senza contraddizioni &#8211; un elemento fondamentale di unità e coesione.</p></blockquote>
<p>E infatti la mostra dedica uno dei suoi tredici allestimenti alla ricostruzione di una processione virtuale a cui il visitatore è invitato a partecipare, una processione che attraversa una pagina importante della storia e della cultura italiana, del patrimonio artistico nazionale e regionale, che il volume di Sergio Luzzatto non nega in alcun modo.</p>
<p>Per il momento ci fermiamo qui, ma troviamo il percorso di riflessione suggerito da Luzzatto molto interessante da seguire e alla luce anche di questo pamphlet, che consigliamo di leggere, continueremo a monitorare il dibattito attorno a Italia150,  condividendo con voi le nostre impressioni.</p>
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		<title>Gli storici e il Risorgimento. Parte I – Il dibattito nel 2009</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 16:40:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[150 anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[Dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Galli della Loggia]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Sabbatucci]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Isnenghi]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Melograni]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Luzzatto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2010 sta volgendo al termine e Blogstoria ritiene sia giunto il momento di "fare il punto" sul dibattito sul 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Nel 2009 gli storici hanno detto...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/italia-in-due.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2445" title="Italia divisa" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/italia-in-due.jpg" alt="Italia divisa" width="200" height="145" /></a></p>
<p>La prefazione del libro di Alberto Mario Banti <em>Nel nome dell&#8217;Italia</em>, pubblicata lo scorso 16 novembre ha scatenato un nuovo dibattito sui quotidiani che non intende stemperarsi e che probabilmente proseguirà nei prossimi mesi. Ci sembra quindi utile &#8220;fare il punto&#8221; della situazione ripercorrendo quegli interventi che sono stati a nostro parere più significativi nel corso di questi ultimi 18 mesi.</p>
<p>Il dibattito è infatti scoppiato il 20 luglio 2009 sulle pagine del &#8220;Corriere della sera&#8221; quando Ernesto Galli Della Loggia firma l&#8217;editoriale <em><strong>Noi Italiani senza memoria</strong> </em>nel quale lo storico lancia un grido d&#8217;allarme riguardo al disinteresse che la classe politica e la società civile stanno dimostrando nei confronti del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia:</p>
<blockquote>
<div id="attachment_2446" class="wp-caption alignright" style="width: 174px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Galli-Della-Loggia.jpg"><img class="size-full wp-image-2446" title="Ernesto Galli Della Loggia" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/12/Galli-Della-Loggia.jpg" alt="Ernesto Galli Della Loggia" width="164" height="139" /></a><p class="wp-caption-text">Ernesto Galli Della Loggia</p></div>
<p>Il modo in cui il Paese si appresta a celebrare nel 2011 il 150˚anniversario della sua Unità indica alla perfezione quale sia l&#8217;immagine che la classe politica &#8211; tutta, di destra e di sinistra, senza eccezioni (nonché, temo, anche la maggioranza dell&#8217;opinione pubblica) &#8211; ha ormai dell&#8217;Italia in quanto Stato nazionale e della sua storia. Un&#8217;immagine a brandelli e di fatto inesistente: dal momento che ormai inesistente sembra essere qualsiasi idea dell&#8217;Italia stessa. [...] In altri Paesi si penserebbe, per esempio, ad allestire una mostra memorabile, a mettere in piedi un grande museo della storia nazionale (siamo tra i pochi che non ne hanno uno), a costruire una grande biblioteca (Dio sa se ce ne sarebbe bisogno) o qualcos’altro di simile. Da noi invece no.</p></blockquote>
<p>Al richiamo di Galli Della Loggia abbozza una risposta il governo compresso di fatto tra due istanze: la mancanza di fondi e il disinteresse nei confronti di una memoria completamente estranea alla cultura politica del secondo partito al governo, la Lega Nord, e poco condivisa dalle varie forze federaliste spalmate nei diversi partiti. Si inaugura il momento delle spaccature e delle contraddizioni, emerge con forza il tema della riforma federalista, punto principale dell&#8217;agenda politica, si discute &#8211; e questo in fondo è l&#8217;aspetto più importante &#8211; della forma e dell&#8217;identità &#8211; se c&#8217;è e qual è &#8211; dello Stato italiano non solo come espressione geopolitica, ma come stato-nazione, per rispolverare una definizione che ha caratterizzato la storia contemporanea del XIX e del XX secolo, fagocitata dal panorama postmoderno della globalizzazione.</p>
<p>Il dibattito finora si è mosso lungo tre filoni principali:</p>
<ul>
<li>quello dell&#8217;<strong>identità italiana</strong>: esiste, sopravvive o è rimasta schiacciata dalle appartenenze localiste o dall&#8217;identità transnazionali, europea in primis e occidentale (identità quest&#8217;ultima che ha avuto un&#8217;&#8221;impennata&#8221; dopo l&#8217;11 settembre 2001)? Quali sono i suoi capisaldi? Quali le sue espressioni? Sport, cucina, calendari liturgici, prodotti culturali&#8230; è importante a questo scopo osservare che Galli della Loggia è il curatore della collana &#8220;L&#8217;Identità Italiana&#8221; per il Mulino, rassegna di studi storici dedicati all&#8217;analisi di alcuni dei &#8220;luoghi comuni&#8221; della società italiana dal fotoromanzo alla pizza;</li>
<li>quello della <strong>struttura dello stato:</strong> centralizzato o federale? È forse questo il filone del dibattito che si sta rivelando più interessante: un lavoro alla riscoperta dei momenti in cui l&#8217;opzione federalista &#8211; presente già nel Risorgimento &#8211; uscì sconfitta dal confronto con l&#8217;approccio centralista. In questo filone, che si muove tra storia del pensiero e delle idee, scienza politica e diritto costituzionale, esplode la &#8220;questione meridionale&#8221;, nodo sempre più irrisolto dell&#8217;oggi e di ieri;</li>
<li>quello del valore del <strong>Risorgimento</strong>: una vittoria o una sconfitta? Una conquista o una rivoluzione? Quale fu l&#8217;esito finale? L&#8217;unificazione o l&#8217;unità d&#8217;Italia? E soprattutto va celebrato o dimenticato?</li>
</ul>
<p>Se su molte di queste domande si era riflettuto già nei decenni precedenti, mai prima di oggi si era messa in discussione l&#8217;opportunità di celebrare quello che Gentile ha definito il &#8220;giubileo della nazione&#8221;<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/12/02/gli-storici-e-il-risorgimento-parte-i/">» Continua la lettura...  Gli storici e il Risorgimento. Parte I – Il dibattito nel 2009</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>I giovani ribelli del Risorgimento. Una memoria storica tra mito e reliquia</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 09:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Laici]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Dino Mengozzi]]></category>
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		<description><![CDATA[È in corso dal 4 novembre al 18 dicembre presso il Vittoriano la mostra "Gioventù ribelle-L'Italia del Risorgimento", uno degli eventi previsti per il 150°anniversario dell'Unità d'Italia,  con il patrocinio del Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1875" class="wp-caption alignleft" style="width: 288px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/Roma-1849.Il-corpo-di-Luciano-Manara-visitato-dai-soldati.jpg"><img class="size-full wp-image-1875 " title="Eleuterio Pagliano, “Roma 1849. Il corpo di Luciano Manara visitato dai soldati” 1884" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/11/Roma-1849.Il-corpo-di-Luciano-Manara-visitato-dai-soldati.jpg" alt="Eleuterio Pagliano, “Roma 1849. Il corpo di Luciano Manara visitato dai soldati” 1884" width="278" height="163" /></a><p class="wp-caption-text">Eleuterio Pagliano, “Roma 1849. Il corpo di Luciano Manara visitato dai soldati” 1884</p></div>
<p>È in corso dal 4 novembre al 18 dicembre presso il Vittoriano la mostra &#8220;<span style="text-decoration: underline;">Gioventù ribelle &#8211; L&#8217;Italia del Risorgimento</span>&#8220;,  uno degli eventi previsti per il 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, con il patrocinio del Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni.  Dell&#8217;esposizione ha parlato il 2 novembre Gianluca Nicoletti su &#8220;La  Stampa&#8221; nell&#8217;articolo <strong><em>La mano di Garibaldi faceva miracoli</em></strong>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo della mostra &#8211; come richiama efficacemente il patrocinio del ministero &#8211; è <em>raccontare </em>la  storia del Risorgimento attraverso il mito dei suoi giovani eroi  protagonisti: da Goffredo Mameli a Ippolito Nievo, da Carlo Pisacane ai  fratelli Cairoli, la storia dell&#8217;unificazione diviene l&#8217;avventura di una  generazione &#8220;ribelle&#8221; che si sacrificò in nome dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Una  lettura, d&#8217;altra parte non inedita, in un&#8217;Italia che tradizionalmente  ricorre al mito giovanilista per metabolizzare la memoria delle  trasformazioni che hanno attraversato la nazione: dagli eroi del  Risorgimento ai giovanissimi martiri della Grande Guerra (i famosi &#8221; ragazzi del &#8217;99 &#8221; precettati per la guerra non ancora diciottenni), dal  giovanilismo mussoliniano ai ragazzi partigiani fino ai movimenti del  &#8217;68. Un paese tradizionalmente gerontocratico in cui i giovani emergono  nelle vesti di isolati protagonisti delle discontinuità della storia  nazionale.</p>
<p>E  l&#8217;approccio alle biografie di questi giovani martiri è anche nella  mostra del Vittoriano quello tradizionale della reliquia laica, a  cavallo tra memoria storica e feticismo idolatra che rende gli eroi del  Risorgimento un compromesso tra i re taumaturghi di Marc Bloch e <a href="../2009/07/08/il-corpo-come-monumento-vita-e-morte-di-micheal-jackson/" target="_self">le icone pop della contemporaneità</a>. Un  percorso d&#8217;altra parte non necessariamente contradditorio, ma anzi,  come ben evidenziato da Sergio Luzzatto in alcune opere recenti da &#8220;La  mummia della Repubblica&#8221; (Rizzoli, 2001, 16 euro) a &#8220;Padre Pio&#8221;  (Einaudi, 2007, 24 euro), che costituisce un elemento di continuità  nella cultura dell&#8217;Italia contemporanea. E, infatti, Nicoletti presenta  una rassegna «delle tante reliquie che nascondevano i sotteranei del  Vittoriano» e che costituiscono, insieme ai ritratti, il patrimonio  esposto dalla mostra: da «l&#8217;altarino in cui sono esposti capelli e peli  della barba di Piero Maroncelli» alla vertebra del martire di Belfiore  «proclamata reliquia laica».</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2010/11/09/i-giovani-ribelli-del-risorgimento-una-memoria-storica-tra-mito-e-reliquia/">» Continua la lettura...  I giovani ribelli del Risorgimento. Una memoria storica tra mito e reliquia</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Percorsi di lettura: la Rivoluzione Francese e i suoi uomini. Da Augustin Robespierre a Julien Sorel</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 22:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggiamo]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoluzione Francese]]></category>
		<category><![CDATA[Storia Moderna]]></category>
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		<category><![CDATA[Il Rosso e Il Nero]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel settembre 2009 è uscito per la collana saggi di Einaudi l'ultimo libro di Sergio Luzzatto "Bonbon Robespierre". A prima vista opera minore come "minore" è il personaggio di cui Luzzatto si occupa, ossia quell'Augustin Robespierre, fratello del celebre Maximilien, di cui ha condiviso la sorte nel giorno del Termidoro...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1163" class="wp-caption alignleft" style="width: 125px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/03/Luzzatto.jpg"><img class="size-full wp-image-1163" title="Sergio Luzzatto - Bonbon Robespierre" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/03/Luzzatto.jpg" alt="Sergio Luzzatto - Bonbon Robespierre" width="115" height="189" /></a><p class="wp-caption-text">Sergio Luzzatto - Bonbon Robespierre</p></div>
<p>Nel settembre 2009 è uscito per la collana saggi di Einaudi l&#8217;ultimo libro di Sergio Luzzatto<strong> &#8220;Bonbon Robespierre&#8221;</strong> (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8806199641?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8806199641" target="_blank">compralo su Amazon.it a 7 euro</a>). A prima vista opera minore come &#8220;minore&#8221; è il personaggio di cui Luzzatto si occupa, ossia quell&#8217;Augustin Robespierre, fratello del celebre Maximilien, di cui ha condiviso la sorte nel giorno del Termidoro. Ci vuole la maestria di Luzzatto, il suo acutissimo occhio di storico  per condensare nelle 108 pagine dell&#8217;agile volumetto non solo la vita del semisconosciuto Augustin ma, attraverso la ricostruzione della biografia del suo personaggio condannato finora dalla Storia a ruolo secondario, l&#8217;altro volto del Terrore &#8211; quello &#8220;dal volto umano&#8221;, come riporta il sottotitolo dell&#8217;opera &#8211; anch&#8217;esso pressoché ignorato dagli storici, come il personaggio che ne fu l&#8217;incarnazione.</p>
<p>Nel centinaio di pagine in cui lo storico affronta le vicende del minore dei Robespierre, Luzzatto riapre il dibattito sulla Rivoluzione Francese -  argomento di cui è profondo conoscitore &#8211; a dimostrazione di come molto rimanga ancora da scrivere su uno degli argomenti più discussi (ma anche più ideologicamente condizionati) della storiografia moderna.</p>
<p><em>Robespierre le petit</em> canonizza anche uno stereotipo maschile di cui rintracciamo i contorni in quel Julien Sorel, protagonista del capolavoro stendhaliano: idealista, avventuriero, terrorista (ma non &#8220;da scrivania&#8221;, come il fratello Maximilien), dalla vita sentimentale spregiudicata, Augustin attraversa la Francia degli anni del Terrore da Parigi fino alla Provenza, scegliendo quella Francia rurale che costituisce il corpo della nazione rivoluzionaria come terreno per la sua missione politica.</p>
<div id="attachment_1164" class="wp-caption alignright" style="width: 146px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/03/robespierre-2.png"><img class="size-thumbnail wp-image-1164  " title="Augustin Robespierre" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/03/robespierre-2-150x150.png" alt="Augustin Robespierre" width="136" height="136" /></a><p class="wp-caption-text">Augustin Robespierre</p></div>
<p>Torna quella contrapposizione città-campagna, provincia-capitale che è una delle linee tematiche del <em>Rosso e il Nero</em>. Non è uomo di città Augustin Robespierre, al contrario del fratello ancorato indissolubilmente ( e in maniera quasi maniacale) alla poltrona del potere che occupa nel cuore della Francia rivoluzionaria. Avventuriero in quella Francia rurale che ha visto i grandi accadimenti rivoluzionari solo da lontano è il pionere della rivoluzione esportata in primo luogo da Parigi alla stessa provincia francese, prima ancora che Napoleone intraprenda il più ampio progetto di egemonia europea. Quella stessa campagna francese in cui pochi anni dopo Stendhal farà nascere il suo eroe Julien Sorel, anch&#8217;egli uomo d&#8217;azione la cui caratteristica principale sarà proprio la mobilità sul territorio francese, dal desolato mondo di campagna alla fervente Parigi della Restaurazione. Rimanendo, in fondo,  come Augustin estraneo ad entrambe le dimensioni.</p>
<p>Il <em>fil rouge</em> che lega i due personaggi è il mito della Rivoluzione e dei suoi personaggi: di un Augustin che vive (e muore) da eroe rivoluzionario ma viene presto dimenticato dalla Storia, di un giovane Sorel che su quel mito costruisce la sua identità di uomo, tentando anch&#8217;egli di vivere (e soprattutto di morire) da eroe. Un&#8217;identità non solo politica ma anche &#8220;maschile&#8221; che trova nei modelli rivoluzionari (in Napoleone prima di tutto) un paradigma di virilità, che definisce  le relazioni con le donne, confermando quella commistione tra pubblico e privato che inizia proprio con i leader della Rivoluzione dell&#8217;89 e che se sarà una caratteristica dei più importanti personaggi pubblici del XX secolo.</p>
<div id="attachment_1165" class="wp-caption alignleft" style="width: 134px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/03/rossonero.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1165" title="Stendhal - Il Rosso e Il Nero" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/03/rossonero-150x150.jpg" alt="Stendhal - Il Rosso e Il Nero" width="124" height="124" /></a><p class="wp-caption-text">Stendhal - Il Rosso e Il Nero</p></div>
<p>Sergio Luzzatto e Stendhal ci offrono la possibilità di seguire un percorso di lettura suggestivo (anche se non esaustivo) attraverso la creazione del mito rivoluzionario e dei suoi protagonisti. Dalle reali vicende dei suoi eroi, i più noti ma ancora più efficacemente i meno noti, alla costruzione del mito fino alla sua elaborazione da parte di quella generazione  di Julien Sorel nati all&#8217;ombra di Napoleone, che nella Francia della Restaurazione se ne è alimentata, accrescendone la grandezza. Un percorso affascinante capace di rivelare al lettore attento la complessità del fenomeno rivoluzionario e la sua importante eredità non solo politica ma anche culturale, nella creazione di quell&#8217;&#8221;uomo nuovo&#8221;, la più grande (e forse la più pericolosa) delle utopie rivoluzionarie.</p>
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		<title>Rassegne storiche: il dibattito sull&#8217;Unità d&#8217;Italia #4</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 19:50:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegne storiche]]></category>
		<category><![CDATA[Angiolo Bandinelli]]></category>
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		<category><![CDATA[Unità d'Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[4° puntata della rassegna speciale dedicata al 150° anniversario dell'Unità d'Italia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_811" class="wp-caption alignright" style="width: 220px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/08/150-anni-unita-italia-300x285.jpg"><img class="size-full wp-image-811 " title="Logo ufficiale del comitato per le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/08/150-anni-unita-italia-300x285.jpg" alt="Logo ufficiale del comitato per le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia" width="210" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Logo ufficiale del comitato per le celebrazioni del 150° anniversario dell&#39;Unità d&#39;Italia</p></div>
<p>In questo numero:</p>
<ul>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N1OS9" target="_blank">P. Foschi, <em>Festa per l&#8217;Unità d&#8217;Italia, i &#8220;paletti&#8221; del Cavaliere</em>. <em>E Ciampi: basta scuse</em>, in &#8220;Corriere della Sera&#8221;, 01 agosto 2009</a></li>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N1OUU" target="_blank">A. Bandinelli, <em>Lezione di Risorgimento dedicata a guelfi e ghibellini dei nostri stivali</em>, in &#8220;Il Foglio&#8221;, 01 agosto 2009</a></li>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N1PEZ" target="_blank"><em>Per celebrare il Risorgimento contributi per 11 opere su 350</em>, in &#8220;La Repubblica&#8221;, 01 agosto 2009</a></li>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N1OLZ" target="_blank">M. Bozzi Sentieri, <em>Italia dimenticata? S&#8217;inizi da un museo</em>, in &#8220;Secolo d&#8217;Italia&#8221;, 01 agosto 2009</a></li>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N21ZU" target="_blank">I. Magli, <em>I mali della UE. Festeggiare la fine della Patria</em>, in &#8220;il Giornale&#8221;, 03 agosto 2009</a></li>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N2CFC" target="_blank">M. Pirani, <em>La memoria perduta dell&#8217;Unità d&#8217;Italia</em>, in &#8220;La Repubblica&#8221;, 04 agosto 2009</a></li>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N2CFC" target="_blank">P. Melograni, <em>I 150 anni del Regno che non c&#8217;è</em>, in &#8220;QN&#8221;, 07 agosto 2009</a></li>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N3UX0" target="_blank">S. Luzzatto, <em>Gli strani garanti dell&#8217;Unità</em>, in &#8220;Il Sole 24 ore&#8221;, 09 agosto 2009</a></li>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N3VAC" target="_blank">T. Bucci &#8211; M. Isnenghi, <em>L&#8217;Italia non s&#8217;è desta, l&#8217;Unità incompleta</em>, in &#8220;Liberazione&#8221;, 09 agosto 2009</a></li>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N40JQ" target="_blank">G. Sabatucci, <em>Dante e la lezione dell&#8217;identità perduta</em>, in &#8220;Il Messaggero&#8221;, 10 agosto 2009</a></li>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N40Z4" target="_blank"><em>Unità d&#8217;Italia. Bossi critico: dalla Lega niente soldi</em>, in &#8220;Corriere della Sera&#8221;, 10 agosto 2009</a></li>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N4AC6" target="_blank">D. Longhini, S. Strippoli, <em>&#8220;Unità d&#8217;Italia, nulla da festeggiare&#8221;. La Lega attacca, Bondi la zittisce</em>, in &#8220;la Repubblica&#8221;, 11 agosto 2009</a></li>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N4BGN" target="_blank">E. Romanazzi, <em>Italia, la festa della &#8220;disunità&#8221;</em>, in &#8220;Il Mattino&#8221;, 11 agosto 2009</a></li>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N4A69" target="_blank">Fra. C., <em>Bondi alla Lega: doveroso ricordare l&#8217;Unità d&#8217;Italia</em>, in &#8220;Il Sole 24 ore&#8221;, 11 agosto 2008</a></li>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N49MW" target="_blank">R. Fiorentini, <em>Dall&#8217;ambiguità di Carlo Alberto al brigantaggio. La &#8220;faccia violenta dell&#8217;Unità d&#8217;Italia&#8221;</em>, in &#8220;Libero&#8221;, 11 agosto 2009</a></li>
<li><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=N4KCS" target="_blank">G. D&#8217;avossa, <em>Palazzo Farnese all&#8217;Italia. Un&#8217;idea per festeggiare i 150 anni dall&#8217;Unità</em>, in &#8220;Libero&#8221;, 12 agosto 2009</a></li>
</ul>

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