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	<title>Blogstoria &#187; Stereotipi di genere</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>Le donne viste dagli uomini. Le racconta Stephen Gundle</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 21:13:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura pop]]></category>
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		<description><![CDATA[È uno dei temi più dibattuti del nuovo millennio. Anzi, probabilmente è il tema più trattato da tutte le espressioni della cultura contemporanea quello del (complicato, sfaccetato) rapporto tra uomo e donna...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/04/Gundle.jpg"><img class="size-full wp-image-1304 alignleft" title="Stephen Gundle - Figure del Desiderio" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/04/Gundle.jpg" alt="Stephen Gundle - Figure del Desiderio" width="200" height="303" /></a>È uno dei temi più dibattuti del nuovo millennio. Anzi, probabilmente è il tema più trattato da tutte le espressioni della cultura contemporanea quello del (complicato, sfaccetato) rapporto tra uomo e donna. Nemmeno la storiografia più recente sfugge al richiamo di affrontare il tema degli stereotipi di genere.</p>
<p>L&#8217;eterno confronto fra maschile e femminile spopola nella narrativa, accende il dibattito politico, continua ad essere una delle tematiche più care alla cinematografia. E Stephen Gundle, una delle voci più interessanti del panorama storiografico europeo che si occupa di storia culturale, ha dedicato un corposo volume edito da Laterza nel 2009 (la versione originale in inglese è del 2007) su come le donne italiane sono state guardate dagli uomini durante gli oltre due secoli di storia nazionale: <em>&#8220;Figure del desiderio. Storia della bellezza femminile italiana&#8221;</em> (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842091650?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8842091650" target="_blank">compralo su Amazon.it a 8,40 euro</a>).</p>
<p>Il percorso di Stephen Gundle parte, infatti, dai prodromi della nazione, da quei decenni a cavallo tra Settecento e Ottocento in cui i più importanti intellettuali europei avevano come tappa fondamentale del <em>grand tour</em> quell&#8217;Italia, seppur non ancora nazione, da sempre patria  della bellezza eterna. E questo immaginario penetrava a tal profondità nella mente degli scrittori europei da Madame De Staël a Stendhal, a Lamartine da dar vita a un vero e proprio stereotipo di &#8220;bella italiana&#8221;, donna dolce e appassionata custode di un&#8217;idea di femminilità estranea allo scorrere del tempo, prima ancora che questa espressione di &#8220;italianità&#8221; definisse una reale appartenenza nazionale.</p>
<p>La storia di un&#8217;immagine scorre dunque parallela alla storia d&#8217;Italia, nazione in costruzione, in cui si sovrappongono lo sguardo &#8220;da fuori&#8221; (per parafrasare il titolo di una recente opera di Stuart Woolf) e quello interno, il volto di una femminilità eterna (la bellezza dell&#8217;antica Roma) e le allegorie nazionali.</p>
<p>Sempre e comunque (tranne, anche in questo caso, l&#8217;eccezionale testimonianza di Madame De Staël) uno sguardo maschile. Uno sguardo che scruta, desidera, immagina i corpi femminili cui sceglie di attribuire di volta in volta ruoli e significati diversi: da semplici oggetti del desiderio a conturbanti immagini trasgressive, fino all&#8217;immagine più  rassicurante di moglie e di madre, icona della nazione stessa.</p>
<p>L&#8217;eterogeneità delle fonti citate da Gundle consente di ricostruire in buona parte questa panoramica, dalla bellezza romantica di Lina Cavalieri alla regina Margherita di Savoia, dalle <em>femmes fatale</em> degli anni &#8217;30 alla Silvana Mangano di &#8220;Riso amaro&#8221;, passando per Miss Italia, Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale fino a Laura Antonelli, Ilona Staller e Monica Bellucci. Un percorso in cui Stephen Gundle, con una disinvoltura forse agli occhi degli storici nostrani un po&#8217; sospetta,  sovrappone narrativa e cinema, rotocalchi e concorsi di bellezza, fotografia e televisione spingendo il lettore in un caleidoscopio di immagini che pur vorticoso risulta di piacevole lettura anche per il pubblico dei &#8220;non addetti ai lavori&#8221; mentre offre spunti interessanti agli specialisti.</p>
<p>La prospettiva resta però chiara fin dall&#8217;inizio e l&#8217;autore non la tradisce per tutto il corso dell&#8217;opera: sono donne viste dagli uomini. Figure di un desiderio maschile, così come l&#8217;autore suggerisce già dal titolo. Il peso di questa prospettiva condizionante se non inficia il valore del saggio introduce  inevitabilmente una visione claustrofobica del ruolo della donna in Italia, rinchiusa nel suo stesso corpo, la cui importanza (e percezione) varia se analizzata dall&#8217;occhio dell&#8217;osservatore straniero o studiata da chi vive all&#8217;interno della nazione.</p>
<p>Una storia d&#8217;Italia che si configura anche e soprattutto come la storia di una parte dei suoi cittadini. Una parte schiacciata dallo stesso immaginario in grado di produrre intorno a sé e in larga parte esclusa (o come tale percepita) dall&#8217;azione pubblica. Stephen Gundle ha pochi dubbi: aldilà di un estemporaneo protagonismo, isolato a poche figure eccezionali in contesti eccezionali, le donne italiane sono costrette a convivere con una serie di schiaccianti rappresentazioni femminili che ricorrono in larga parte a stereotipi tradizionali, in cui spesso la bellezza femminile è il baluardo della tradizione più arcaica e il riflesso di una dimensione mitica e lontana sempre più distante dalla reale quotidianità delle persone. La donna diviene allora la protagonista del sogno di un mondo lontano, l&#8217;immagine corporea che sintetizza la nostalgia di una dimensione spaziale e temporale ormai irrecuperabile. Quanto sia centrata questa chiave di lettura spetta ai lettori (e alle lettrici) scoprirlo.</p>
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		<title>L&#8217;uomo con il sigaro: iconografia di uno stereotipo maschile</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 16:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mascolinità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della cultura popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Storia di genere]]></category>
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		<category><![CDATA[Jean-Paul Sartre]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Battista]]></category>
		<category><![CDATA[Stereotipi di genere]]></category>

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		<description><![CDATA[Alain Delon
Sul &#8220;Corriere della Sera&#8221; di ieri, Pierluigi Battista ha commentato la notizia che per la sua ultima campagna pubblicitaria la casa di moda Christian Dior ha scelto una vecchia immagine di Alain Delon, decidendo di ritoccarla, eliminando la sigaretta che il celebre attore francese stringeva tra le dita.
La sigaretta sparisce, come quando nei regimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_617" class="wp-caption alignleft" style="width: 158px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/delon31.jpg"><img class="size-medium wp-image-617" title="Alain Delon" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/07/delon31-211x300.jpg" alt="Alain Delon" width="148" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">Alain Delon</p></div>
<p>Sul &#8220;Corriere della Sera&#8221; di ieri, Pierluigi Battista ha commentato la notizia che per la sua ultima campagna pubblicitaria la casa di moda Christian Dior ha scelto una vecchia immagine di Alain Delon, decidendo di ritoccarla, eliminando la sigaretta che il celebre attore francese stringeva tra le dita.</p>
<blockquote><p>La sigaretta sparisce, come quando nei regimi totalitari si cancellava il volto di un dissidente caduto in disgrazia. Si riscrive la storia, come nel fosco Ministero della Verità descritto da George Orwell, pensando che sbiancando il passato si possa fare qualcosa di pedagogicamente utile.</p></blockquote>
<p>E non ha torto Battista, se si pensa al portato simbolico che l&#8217;iconografia di un personaggio trascina con sè come immagine corporea che sintetizza un&#8217;epoca, un modello culturale, uno stereotipo di genere e persino una dottrina politica, da Jean-Paul Sartre a Che Guevara.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/07/17/luomo-con-il-sigaro-iconografia-di-uno-stereotipo-maschile/">» Continua la lettura...  L&#8217;uomo con il sigaro: iconografia di uno stereotipo maschile</a></p></em>]]></content:encoded>
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