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	<title>Blogstoria &#187; Storia d&#8217;Italia</title>
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	<description>&#34;Ogni vera storia è storia contemporanea&#34;. B. Croce, 1938.</description>
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		<title>Novità in Libreria &#8211; Settimana dal 9 al 15 maggio 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 14:33:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Novità in Libreria]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Rivali]]></category>
		<category><![CDATA[Giordano Bruno Guerri]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia della moda]]></category>
		<category><![CDATA[strage di Cefalonia]]></category>
		<category><![CDATA[Templari]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla storia della moda alle mille e una storia dei volntari garibaldini, attraverso il nuovo volume di Mario Isnenghi dedicato alla Storia d'Italia e al rapporto tra Stato e Chiesa secondo Giordano Bruno Guerri, fino alla memoria dell'eccidio di cefalonia e ala Storia raccontata in versi tutte le novità in libreria della settimana tra il 9 e il 15 maggio 2011...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div id="attachment_4446" class="wp-caption alignleft" style="width: 201px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/coco_chanel.jpg"><img class="size-medium wp-image-4446 " title="Una delle immagini più celebri di Coco Chanel" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/coco_chanel-219x300.jpg" alt="Una delle immagini più celebri di Coco Chanel" width="191" height="262" /></a><p class="wp-caption-text">Una delle immagini più celebri di Coco Chanel</p></div>
<p>La settimana è iniziata con un argomento apparentemente frivolo: la storia della moda. Ne ha parlato Elena Stancanelli su &#8220;La Repubblica&#8221; il 9 maggio nell&#8217;articolo <strong><em>Dalle caverne all&#8217;atelier così fu inventata la moda</em></strong> nel quale recensisce il nuovo volume di Maria Giuseppina Muzzarelli <em>Breve storia della moda in Italia </em>(Il Mulino, pp. 234 <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8815150625/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8815150625" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 11,90 euro</a>). Ripercorrere la storia della moda italiana dal XIII secolo al secondo dopoguerra vuol dire anche ripercorrere la storia dell&#8217;immagine femminile e delle rappresentazioni della donna in un paese così sensibile alle suggestioni allegoriche del corpo. Una lettura agevole ma anche ricca di spunti su un tema non del tutto nuovo ma non ancora del tutto  eviscerato.</p>
</div>
<div>Non mancano nemmeno questa settimana le novità librarie sul Risorgimento. Dino Messina recensisce sul &#8220;Corriere della Sera&#8221; del 10 maggio il libro di Novelli<strong> </strong><em><strong>La cambiale dei Mille e altre storie del Risorgimento</strong> </em>(Interlinea, pp. 314, 14 euro <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8882127672/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8882127672" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 11,97 euro</a>), definendolo un</div>
<blockquote>
<div><em>mosaico di episodi che nell&#8217;insieme formano il quadro della nostra vicenda ottocentesca. L&#8217;originalità della narrazione è che grandi e piccoli personaggi ci vengono incontro in maniera familiare, come se la scena descritta fosse avvenuta ieri e noi lettori, contemporanei del fatto, la apprendessimo dal migliore dei cronisti</em>.</div>
</blockquote>
<div>
<div id="attachment_4447" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/garibaldini.jpg"><img class="size-medium wp-image-4447  " title="Iconografia dei garibaldini" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/05/garibaldini-300x242.jpg" alt="Iconografia dei garibaldini" width="300" height="242" /></a><p class="wp-caption-text">Iconografia dei garibaldini</p></div>
<p>Dopo le grandi ricostruzioni che hanno riflettuto sul Risorgimento e sull&#8217;Unità d&#8217;Italia in modo sistematico, nelle ultime settimane sono fioriti volumi dedicati alle microstorie che hanno popolato il vissuto di questi 150 anni di storia d&#8217;Italia, quasi si avvertisse la necessità di rendere più vicina agli italiani la storia d&#8217;Italia. È vicino a questo approccio anche il nuovo volume di Paolo Brogi <strong><em>La lunga notte dei Mille</em></strong> (Aliberti, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8874247648/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8874247648" target="_blank">»compralo su Amazon.it a 13,30 euro</a>) recensito da Paolo Fallai sul <em>Corsera </em>del 12 maggio e che si accosta in maniera significativa a quel progetto di digitalizzazione delle biografie dei garibaldini in corso a Torino e del quale abbiamo parlato nella sezione <a href="http://www.blogstoria.it/2011/05/19/fonti-e-documenti-dal-9-al-15-maggio-2011/" target="_self">Fonti e Documenti</a>. Anche qui prevale l&#8217;interesse per la cronaca su quello della narrazione storiografica che dice molto sulla capacità della microstoria, che molto ben si adatta alla struttura giornalistica, di attirare gli interessi di un pubblico più interessato alla ricostruzione dei fatti che non alle interpretazioni storiografiche. Sono sicuramente accattivanti &#8220;le storie&#8221; raccontate da Paolo Brogi che le ricostruisce con il rigore metodologico del giornalista esperto abituato a manovrare fonti e documenti:</p>
</div>
<blockquote>
<div><em>Storie che si incrociano, si perdono e si ritrovano tra l&#8217;Italia che si sta facendo e il mondo che la guarda, disegnando un Risorgimento meno ufficiale, ma vivo di carne, entusiasmo, ideali e destini tragici. È la parte dolente della spedizione: i quaranta finiti suicidi o in manicomio. E i molti uccisi, oltre ai 78 caduti in battaglia, in altre guerre, ma anche in agguati e risse di strada da Palermo, a Napoli, a Bergamo</em>.</div>
</blockquote>
<div<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2011/05/19/novita-in-libreria-settimana-dal-9-al-15-maggio-2011/">» Continua la lettura...  Novità in Libreria &#8211; Settimana dal 9 al 15 maggio 2011</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Seminario di studi &#8211;  &#8220;Notabili e Storia d’Italia. Caratteri e geografia del notabilato italiano (1861-1922)&#8221;</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2011/01/12/seminario-di-studi-notabili-e-storia-d%e2%80%99italia-caratteri-e-geografia-del-notabilato-italiano-1861-1922/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 15:44:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Domus Mazziniana]]></category>
		<category><![CDATA[notabilato italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[[ 13 gennaio 2011 09:30 a 14 gennaio 2011 15:30. ] Giovedì 13 e venerdì 14 Gennaio 2011 la Domus Mazziniana in collaborazione con l'Università Normale organizza a Pisa il seminario di studi dedicato al tema "Notabili e Storia d’Italia Caratteri e geografia del notabilato italiano (1861-1922)". Segue programma.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/Domus-Mazziniana.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2955" title="Domus Mazziniana" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/Domus-Mazziniana.jpg" alt="Domus Mazziniana" width="140" height="140" /></a>Giovedì 13 e venerdì 14 Gennaio 2011</strong></p>
<p><em>Domus Mazziniana</em> in collaborazione con l&#8217;<em>Università Normale </em></p>
<p>organizza a Pisa il seminario di studi dedicato al tema</p>
<p><em><strong>Notabili e Storia d’Italia Caratteri e geografia del notabilato italiano (1861-1922)</strong></em></p>
<p>Clicca qui per programma e luoghi del seminario: <a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2011/01/notabili.pdf">Notabili e Storia d&#8217;Italia</a></p>
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		<title>Le donne viste dagli uomini. Le racconta Stephen Gundle</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/04/13/le-donne-viste-dagli-uomini-le-racconta-stephen-gundle/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 21:13:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura pop]]></category>
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		<category><![CDATA[Stephen Gundle]]></category>
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		<description><![CDATA[È uno dei temi più dibattuti del nuovo millennio. Anzi, probabilmente è il tema più trattato da tutte le espressioni della cultura contemporanea quello del (complicato, sfaccetato) rapporto tra uomo e donna...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/04/Gundle.jpg"><img class="size-full wp-image-1304 alignleft" title="Stephen Gundle - Figure del Desiderio" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/04/Gundle.jpg" alt="Stephen Gundle - Figure del Desiderio" width="200" height="303" /></a>È uno dei temi più dibattuti del nuovo millennio. Anzi, probabilmente è il tema più trattato da tutte le espressioni della cultura contemporanea quello del (complicato, sfaccetato) rapporto tra uomo e donna. Nemmeno la storiografia più recente sfugge al richiamo di affrontare il tema degli stereotipi di genere.</p>
<p>L&#8217;eterno confronto fra maschile e femminile spopola nella narrativa, accende il dibattito politico, continua ad essere una delle tematiche più care alla cinematografia. E Stephen Gundle, una delle voci più interessanti del panorama storiografico europeo che si occupa di storia culturale, ha dedicato un corposo volume edito da Laterza nel 2009 (la versione originale in inglese è del 2007) su come le donne italiane sono state guardate dagli uomini durante gli oltre due secoli di storia nazionale: <em>&#8220;Figure del desiderio. Storia della bellezza femminile italiana&#8221;</em> (<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8842091650?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8842091650" target="_blank">compralo su Amazon.it a 8,40 euro</a>).</p>
<p>Il percorso di Stephen Gundle parte, infatti, dai prodromi della nazione, da quei decenni a cavallo tra Settecento e Ottocento in cui i più importanti intellettuali europei avevano come tappa fondamentale del <em>grand tour</em> quell&#8217;Italia, seppur non ancora nazione, da sempre patria  della bellezza eterna. E questo immaginario penetrava a tal profondità nella mente degli scrittori europei da Madame De Staël a Stendhal, a Lamartine da dar vita a un vero e proprio stereotipo di &#8220;bella italiana&#8221;, donna dolce e appassionata custode di un&#8217;idea di femminilità estranea allo scorrere del tempo, prima ancora che questa espressione di &#8220;italianità&#8221; definisse una reale appartenenza nazionale.</p>
<p>La storia di un&#8217;immagine scorre dunque parallela alla storia d&#8217;Italia, nazione in costruzione, in cui si sovrappongono lo sguardo &#8220;da fuori&#8221; (per parafrasare il titolo di una recente opera di Stuart Woolf) e quello interno, il volto di una femminilità eterna (la bellezza dell&#8217;antica Roma) e le allegorie nazionali.</p>
<p>Sempre e comunque (tranne, anche in questo caso, l&#8217;eccezionale testimonianza di Madame De Staël) uno sguardo maschile. Uno sguardo che scruta, desidera, immagina i corpi femminili cui sceglie di attribuire di volta in volta ruoli e significati diversi: da semplici oggetti del desiderio a conturbanti immagini trasgressive, fino all&#8217;immagine più  rassicurante di moglie e di madre, icona della nazione stessa.</p>
<p>L&#8217;eterogeneità delle fonti citate da Gundle consente di ricostruire in buona parte questa panoramica, dalla bellezza romantica di Lina Cavalieri alla regina Margherita di Savoia, dalle <em>femmes fatale</em> degli anni &#8217;30 alla Silvana Mangano di &#8220;Riso amaro&#8221;, passando per Miss Italia, Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale fino a Laura Antonelli, Ilona Staller e Monica Bellucci. Un percorso in cui Stephen Gundle, con una disinvoltura forse agli occhi degli storici nostrani un po&#8217; sospetta,  sovrappone narrativa e cinema, rotocalchi e concorsi di bellezza, fotografia e televisione spingendo il lettore in un caleidoscopio di immagini che pur vorticoso risulta di piacevole lettura anche per il pubblico dei &#8220;non addetti ai lavori&#8221; mentre offre spunti interessanti agli specialisti.</p>
<p>La prospettiva resta però chiara fin dall&#8217;inizio e l&#8217;autore non la tradisce per tutto il corso dell&#8217;opera: sono donne viste dagli uomini. Figure di un desiderio maschile, così come l&#8217;autore suggerisce già dal titolo. Il peso di questa prospettiva condizionante se non inficia il valore del saggio introduce  inevitabilmente una visione claustrofobica del ruolo della donna in Italia, rinchiusa nel suo stesso corpo, la cui importanza (e percezione) varia se analizzata dall&#8217;occhio dell&#8217;osservatore straniero o studiata da chi vive all&#8217;interno della nazione.</p>
<p>Una storia d&#8217;Italia che si configura anche e soprattutto come la storia di una parte dei suoi cittadini. Una parte schiacciata dallo stesso immaginario in grado di produrre intorno a sé e in larga parte esclusa (o come tale percepita) dall&#8217;azione pubblica. Stephen Gundle ha pochi dubbi: aldilà di un estemporaneo protagonismo, isolato a poche figure eccezionali in contesti eccezionali, le donne italiane sono costrette a convivere con una serie di schiaccianti rappresentazioni femminili che ricorrono in larga parte a stereotipi tradizionali, in cui spesso la bellezza femminile è il baluardo della tradizione più arcaica e il riflesso di una dimensione mitica e lontana sempre più distante dalla reale quotidianità delle persone. La donna diviene allora la protagonista del sogno di un mondo lontano, l&#8217;immagine corporea che sintetizza la nostalgia di una dimensione spaziale e temporale ormai irrecuperabile. Quanto sia centrata questa chiave di lettura spetta ai lettori (e alle lettrici) scoprirlo.</p>
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		<title>Immagini d&#8217;Italia: Paolo Morello racconta la storia della nazione attraverso i capolavori della sua collezione</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2010/03/23/immagini-ditalia-paolo-morello-racconta-la-storia-della-nazione-attraverso-i-capolavori-della-sua-collezione/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 23:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia dell'arte]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della fotografia]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Tazio Secchiaroli]]></category>

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		<description><![CDATA[La fotografia come fonte storica. La racconta Paolo Morello, storico della fotografia e curatore della bella mostra  "La fotografia in Italia 1945-1975" in corso al Forma di Milano  fino al 2 giugno...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1153" class="wp-caption alignleft" style="width: 238px"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/03/Fotografia.jpeg"><img class="size-medium wp-image-1153 " title="Mario De Biasi, Milano Piazza Duomo, 1951" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2010/03/Fotografia-228x300.jpg" alt="Mario De Biasi, Milano Piazza Duomo, 1951" width="228" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Mario De Biasi, Milano Piazza Duomo, 1951</p></div>
<p>Le fonti iconografiche, ormai è noto, stanno acquisendo un ruolo sempre più significativo nella metodologia della ricerca storica. Fonte privilegiata soprattutto negli ultimi decenni, le fotografie si sono dimostrate in grado di catturare l&#8217;attenzione degli storici, per il loro fascino immediato ma anche per il dibattito metodologico che ha suscitato il loro utilizzo in storiografia.</p>
<p>Risultano, dunque, ancora più interessanti le parole con cui Paolo Morello, storico della fotografia e curatore della bella mostra &#8220;<a href="http://www.formafoto.it/_com/asp/page.asp?g=m&amp;s=c&amp;l=ita&amp;id_pag={B6A9BD6A-E59A-4A1D-A8B0-A75EB34A2AA1}" target="_blank">La fotografia in Italia 1945-1975</a>&#8221; in corso al Forma di Milano fino al 2 giugno, introduce il catalogo della mostra:</p>
<blockquote><p>&#8230;a differenza di molte altre opere uscite in questi ultimi anni, la mia non vuol essere una storia d&#8217;Italia <em>illustrata </em>da fotografie. In quei libri, la fotografia è stata considerata principalmente per il suo valore documentale, come fonte o come semplice testimonianza. È un uso possibile, ma io non credo che in questo la fotografia mostri il suo lato più interessante. Io ho cercato di ricondurla nel solco della più generale storia delle arti, di riconsiderarla entro quella complessa rete di fattori concomitanti che interagiscono ogni volta che si realizza uno scatto: le intenzioni espressive dell&#8217;autore e i suoi orientamenti ideologici, i vincoli imposti dalla committenza e le attese del pubblico, le disponibilità tecnologiche e i continui scambi con gli altri sistemi artistici: la pittura e la scultura, e prima ancora con l&#8217;incisione e la miniatura, successivamente con il cinema, ed oggi con le immagini elaborate al computer.</p></blockquote>
<p>Seguendo il percorso delle scuole di fotografia, ma soprattutto dei grandi fotografi che l&#8217;hanno fatta, da Federico Patellani a Mario De Biasi, da Tazio Secchiaroli a Carla Cerati, Morello accompagna lo spettatore in un viaggio nella <em>storia culturale</em> della Repubblica dalle sue origini a metà degli anni &#8217;70, raggiungendo completamente l&#8217;obiettivo di proporre non una storia dell&#8217;Italia <em>illustrata</em>, ma una storia dei primi trent&#8217;anni della Repubblica ricostruita attraverso il totale sfruttamento della fotografia come fonte storica a tutto tondo.</p>
<p>Non sono solo i soggetti rappresentati negli scatti esposti nella mostra a costituire le tracce del percorso storico dei primi decenni dell&#8217;Italia repubblicana, ma sono soprattutto gli <em>sguardi </em>dei fotografi che si concentrano su questi soggetti a costrituire la fonte più interessante per la ricostruzione di una storia culturale della nazione nella quale confluiscono i volti e i paesaggi immortalati, la soggettività del fotografo, lo sviluppo tecnologico.</p>
<p>Il pregio principale della mostra è rendere il senso di questa complessità, sotto la guida di Paolo Morello, &#8220;storico&#8221; prima di tutto nella capacità di intercettare i vari livelli di lettura presenti nelle immagini, &#8220;esperto di fotografia&#8221; per la capacità di illustrare anche allo spettatore inesperto la peculiarità delle scelte estetiche degli autori:</p>
<blockquote><p>Quanto più riuscivo a moltiplicare i casi di studio, tanto più si frantumavano quelle espressioni retoriche di cui erano piene le vecchie storie della fotografia, sull&#8217;«ansia della verità», sul bisogno di documentare il vero volto dell&#8217;Italia, celato per un ventennio dalla censura fascista. Diverse e ben più complesse, ad un esame approfondito dei documenti, si rivelavano le dinamiche e le ragioni che avevano mosso i fotografi, anche quelli cidetti &#8220;impegnati&#8221;.</p></blockquote>
<p>Ponendo il fotografo in primo piano Morello offre un&#8217;importante lezione di metodologia di ricerca storica, introducento nuovi spunti di riflessione nel dibattito sull&#8217;uso delle fonti iconografiche in storiografia:</p>
<blockquote><p>&#8230;dietro ogni fotografia, di un volto, di un oggetto, di un luogo, vi è &#8211; <em>deve</em>, o <em>dovrebbe </em>esservi &#8211; un&#8217;idea di quell&#8217;uomo, di quell&#8217;oggetto, di quel luogo. Da cui discende che il compito dello storico sia, o <em>dovrebbe </em>essere, di fronte ad un ritratto, chiedersi <em>quale </em>idea di quell&#8217;uomo il fotografo ha voluto rivelare; ove si trovi la linea entro la quale l&#8217;orizzonte dell&#8217;artista e quello del soggetto rappresentato sono riusciti a fondersi</p></blockquote>
<p>In fondo, lo stesso tipo di &#8220;fusione&#8221; tra oggetto e soggetto che lo ha prodotto con cui lo studioso di storia si confronta ogni volta che interpreta un documento. A differenza rispetto ad altri tipi di fonte, la fonte iconografica, schiacciata dall&#8217;immediatezza della sua capacità comunicativa ha spesso adombrato la soggettività di chi l&#8217;ha prodotta. I fotografi stessi, ci ricorda Morello, hanno stentato ad autorappresentarsi come categoria, costretti tra l&#8217;efficacia comunicativa del mezzo e la loro posizione di intermediari tra tecnologia e mondo reale:</p>
<blockquote><p>&#8230;l&#8217;obiettivo che i fotografi completamente mancarono fu quello di dare e di far riconoscere al loro mestiere un carattere precipuamente <em>intellettuale</em>: di rendere chiaro, a se stessi e agli altri, che il fine della fotografia era di offrire una <em>visione </em>del mondo, un&#8217;<em>idea</em> delle cose, un <em>pensiero attraverso le immagini. </em>I più invece riamasero a incespicare tra le pastoie dell&#8217;instantaneità, del documento e della costatazione.</p></blockquote>
<p>La sfida per lo storico rimane quella di rintracciare i fili attraverso cui si intersecano i vari livelli, quello della soggettività del fotografo e quello della rappresentazione del soggetto prescelto, quell&#8217;aspetto che rende così difficile, ma anche così affascinante, il lavoro della ricerca.</p>
<p><strong>» <a href="http://www.amazon.it/gp/product/886965219X?ie=UTF8&amp;tag=blogstorasseg-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=886965219X" target="_blank">Compra su Amazon.it il libro di Paolo Morello &#8220;La fotografia in Italia (1945-1975)&#8221; a 84 euro!</a></strong></p>
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		<title>Lucio Villari: il Risorgimento &#8220;una felice congiunzione astrale sotto il segno della modernizzazione&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 22:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria M. P. Barzaghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della storiografia]]></category>
		<category><![CDATA[Uso pubblico della storia]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto Croce]]></category>
		<category><![CDATA[Lucio Villari]]></category>
		<category><![CDATA[Unità d'Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione dell'uscita del suo libro "Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento" Lucio Villari definisce il Risorgimento "humus fondamentale delle nostre origini", sottolineandone il valore di processo modernizzatore del paese...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_963" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-963 " title="Gerolamo Induno, L’imbarco di Garibaldi" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/11/arte114a-300x222.jpg" alt="Gerolamo Induno, L’imbarco di Garibaldi" width="300" height="222" /><p class="wp-caption-text">Gerolamo Induno, L’imbarco di Garibaldi</p></div>
<p>In un&#8217;intervista apparsa oggi su &#8220;Tuttolibri&#8221; della &#8220;Stampa&#8221;,  lo  storico Lucio Villari aggiunge la sua autorevole voce all&#8217;ormai rovente dibattito di queste settimane su Risorgimento e Unità d&#8217;Italia, in occasione dell&#8217;uscita del suo libro<em> Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento</em> (Laterza). Nella conversazione Villari definisce il Risorgimento &#8220;<em>humus </em>fondamentale delle nostre origini&#8221;, sottolineandone il valore di processo modernizzatore del paese. E riguardo al presente cita Croce: “Ci sono popoli, come ci sono individui che hanno tratto forza di rinnovamento dalla nausea di se stessi, cioè del loro passato”.</p>
<h1><strong>Come sapeva Croce, ci salverà la nausea</strong></h1>
<p>di Mirella Serri</p>
<p>Le dame di corte piemontesi lo avevano ribattezzato <em>sporcaciun</em>. Più lieve, Francesco De Sanctis discettava di «un certo amabile folleggiare… pieno di buon umore ». E così a volte la fama di <em>bon vivant </em>e donnaiolo, o tutt&#8217; al più quella di scrittore e pittore, ha oscurato l&#8217;abile politico. Massimo D’Azeglio, il grande bardo liberale moderato &#8211; dopo una fugace simpatia e vicinanza alle sette mazziniane e segrete – diventerà dal 1849 al 1852 un presidente del Consiglio del Regno di Sardegna pronto a giocare tutte le sue carte a favore della pace e delle riforme costituzionali.  Insomma sarà un grande e sottovalutato tessitore dell&#8217;unità della Penisola, questo scrittore nelle cui  opere lo storico Lucio Villari s&#8217;imbatté da ragazzino.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/11/15/lucio-villari-il-risorgimento-una-felice-congiunzione-astrale-sotto-il-segno-della-modernizzazione/">» Continua la lettura...  Lucio Villari: il Risorgimento &#8220;una felice congiunzione astrale sotto il segno della modernizzazione&#8221;</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>In memoria della Seconda guerra d&#8217;indipendenza</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2009/06/29/in-memoria-della-seconda-guerra-dindipendenza/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 21:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Il dibattito sull'Unità d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Cavour]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Cardini]]></category>
		<category><![CDATA[Garibaldi]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni XIII]]></category>
		<category><![CDATA[Mazzini]]></category>
		<category><![CDATA[Mussolini]]></category>
		<category><![CDATA[Pio IX]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra d'indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Emanuele II]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 14 giugno 2009, l'"Avvenire" ha pubblicato un articolo di Franco Cardini sulla seconda guerra d’indipendenza. L’autore si rammarica per l’esito che il biennio 1859-60 ebbe per quanto riguarda i rapporti con la Chiesa e l’assetto unitario dello Stato frutto delle ambizioni espansionistiche sabaude e del neogiacobinismo mazzinian-garibaldino...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/06/bandiera1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-399" title="bandiera italiana" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/06/bandiera1-300x294.jpg" alt="bandiera italiana" width="300" height="294" /></a>Come già altri post hanno dimostrato, stiamo entrando nel vivo delle celebrazioni per i centocinquant’anni dell’unità d’Italia e cominciano a moltiplicarsi gli articoli commemorativi e le relative interpretazioni storiche dei fatti che hanno dato forma unitaria alla penisola. Particolarmente attivo si presenta l’«Avvenire» che, il 14  giugno 2009, pubblica un articolo di Franco Cardini – storico medievista già iscritto al MSI che nel suo sito si definisce “cattolico, tradizionalista, uomo d&#8217;ordine e di forte senso dello Stato” – sulla seconda guerra d’indipendenza. L’autore si rammarica per l’esito che il biennio 1859-60 ebbe per quanto riguarda i rapporti con la Chiesa e l’assetto unitario dello Stato frutto delle ambizioni espansionistiche sabaude e del neogiacobinismo mazzinian-garibaldino. In questa luce anche Cavour viene presentato, assai scorrettamente, come un antesignano di Mussolini nell’impegnare il Regno di Sardegna nella guerra di Crimea solo per avere qualche morto da far pesare sul tavolo delle trattative. Insomma ammantando il suo ragionamento di un peloso umanitarismo Cardini dipinge la seconda guerra d’indipendenza come una “storia di schermaglie diplomatiche e di egemonie internazionali” a danno dei popoli “gettati nel macello dei campi di battaglia”.</p>
<p style="text-align: justify;"<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/06/29/in-memoria-della-seconda-guerra-dindipendenza/">» Continua la lettura...  In memoria della Seconda guerra d&#8217;indipendenza</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Storia dei referendum abrogativi in Italia</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2009/06/23/la-storia-dei-referendum-abrogativi-in-italia/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 19:39:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Alle porte del referendum per l'abrogazione di alcuni emendamenti dell'attuale legge elettorale ci sembra opportuno ricostruire una breve storia dei referendum abrogativi in Italia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/06/referendum.jpg"><img class="size-full wp-image-2873 alignleft" title="Referendum" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/06/referendum.jpg" alt="Referendum" width="201" height="201" /></a>Breve storia dei 53 referendum abrogativi svoltisi in Italia</p>
<p>L&#8217;istituto referendario entra nell&#8217;ordinamento giuridico italiano all&#8217;entrata in vigore della Costituzione nel 1948.  L&#8217;<a href="http://www.senato.it/istituzione/29375/131336/131337/131354/131360/articolo.htm" target="_blank">articolo 75</a> prevede infatti che sia &#8220;indetto <em>referendum</em> popolare per deliberare l&#8217;abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge , quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali&#8221;. Tuttavia gli italiani dovettero attendere 22 anni, sino al 1970, prima di poter utilizzare la scheda referendaria.</p>
<p>Come ricorda il documento radicale su  “<a href="http://www.radicali.it/view.php?id=141025" target="_blank">La peste italiana</a>”:</p>
<blockquote><p>il voto referendario si affianca con pari dignità a quello elettivo nello schema di Costituzione che il presidente della Costituente, Meuccio Ruini, presenta alla Commissione dei 75 in seduta plenaria il 28 novembre 1946, a conclusione dei lavori delle sottocommissioni. Si legge infatti, in quello schema sotto il titolo III sui “Diritti politici”: diritto di voto; di referendum; di iniziativa legislativa; di petizione”. Il testo della Costituzione inserisce l’istituto referendario nella sezione che riguarda “La formazione delle leggi”, viene quindi riconosciuto al popolo &#8211; soggetto cui appartiene la sovranità ex art. 1 &#8211; di partecipare al potere legislativo attraverso la possibilità di abrogare in tutto o in parte le leggi approvate dal Parlamento. L&#8217;art. 75, circostanziato e preciso, stabilisce &#8211; comma secondo &#8211; le leggi sulle quali non è possibile chiedere il referendum, sancendo così che su tutto il resto il ricorso a questo istituto è ammissibile. Il quinto e ultimo comma dell&#8217;art. 75 recita: “La legge determina le modalità di attuazione del referendum”. Dunque sono solo le modalità di attuazione sulle quali deve intervenire la legge ordinaria. L&#8217;unico controllo che il legislatore costituente affida alla magistratura riguarda la regolarità delle firme e delle procedure di raccolta e, nel merito, che il contenuto delle leggi sottoposte a referendum abrogativo non sia compreso nelle tre fattispecie di legge (solo tre) stabilite nel secondo comma dell&#8217;art. 75.</p></blockquote>
<p>Nel 1953, una legge costituzionale precisa che “Spetta alla Corte costituzionale giudicare se le richieste di referendum abrogativo presentate a norma dell&#8217;art. 75 della Costituzione siano ammissibili ai sensi del secondo comma dell&#8217;articolo stesso”.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/06/23/la-storia-dei-referendum-abrogativi-in-italia/">» Continua la lettura...  Storia dei referendum abrogativi in Italia</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Duello, onore e mascolinità nell&#8217;Italia moderna</title>
		<link>http://www.blogstoria.it/2009/06/18/duello-onore-e-mascolinita-nellitalia-moderna/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 08:52:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mascolinità]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegne storiche]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia della Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Storia di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Duello]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l'articolo di "Avvenire" che recensisce il bel libro di Steven C. Hughes, Politics of the Sword: Dueling, Honor, and Masculinity in Modern Italy. Se Mario Iannaccone concentra la sua recensione sul ruolo della Chiesa nell'abolire la pratica del duello in Italia, il libro di Hughes è in realtà molto più complesso e profondo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_276" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.amazon.com/Politics-Sword-Dueling-Masculinity-CRIMINAL/dp/0814210724" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-276 " title="La copertina del volume di Stephen G. Hughes - Politics of the Sword" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/06/51gsp6mjql_ss500_1-300x300.jpg" alt="La copertina del volume di Stephen G. Hughes - Politics of the Sword" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del volume di Stephen G. Hughes - Politics of the Sword</p></div>
<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo l&#8217;articolo di &#8220;Avvenire&#8221; che recensisce il bel libro di Steven C. Hughes, <em>Politics of the Sword: Dueling, Honor, and Masculinity in Modern Italy</em>. Se Mario Iannaccone concentra la sua recensione sul ruolo della Chiesa nell&#8217;abolire la pratica del duello in Italia, il libro di Hughes è in realtà molto più complesso e profondo. Lo storico americano è più interessato a capire perché dopo l&#8217;unificazione, l&#8217;Italia fu attraversata da un&#8217;ondata di duelli che condusse i commentatori a lamentare una &#8220;duellomania&#8221; provata dal triste spettacolo di un duello al giorno. Pamphlet intitolati &#8220;La vergogna del duello&#8221; dimostravano la passione di coloro che non potevano credere che un popolo appena tornato sul sentiero del progresso e della civilizzazione avesse abbracciato un costume così &#8220;barbaro&#8221;. Tuttavia, queste critiche furono sempre contrastate da influenti uomini equilibrati e di rango i quali sostenevano che il duello fosse salutare per la nuova nazione. Secondo l&#8217;autore la straordinaria crescita del combattimento cavalleresco avvenne perché il duello giocò un ruolo importante nella formazione, nel consolidamento e nel funzionamento dell&#8217;Italia unita. Il codice d&#8217;onore che sta al fondo dell&#8217;etica del duello offrì un modello comune di mascolinità per quelle élites patriottiche che, avendo unificato un paese molto vario per motivi contraddittori, dovette affrontarne poi le coseguenze. Così il duello divenne l&#8217;icona del combattimento durante il Risorgimento e, siccome l&#8217;Italia diede scarsa prova di sè in politica internazionale, continuò ad offrire un&#8217;immagine di valore militare e di disciplina virile. Accrebbe inoltre il potere politico e sociale della nuova élites nazionale, il cui monopolio sull&#8217;onore cavalleresco rese ancora più difficile l&#8217;affrancamento delle masse. In fine, il duello nutrì il virilismo e il culto della violenza che caratterizzarono il primo fascismo che però lo abbandonò presto perché pratica troppo individualistica per uno stato totalitario. Benché Mussolini combattè cinque duelli all&#8217;inizio della sua carriera, questa pratica sparì insieme a quel regime liberale che l&#8217;aveva così ampiamente contenuta. Il duello quindi non cessò di essere praticato dopo la morte di Cavallotti come sostiene Iannaccone, né fu solo la Chiesa ad opporsi a questa pratica. Verrebbe infine da chiedersi se nell&#8217;opposizione della Chiesa prevalessero le ragioni umanitarie o l&#8217;insofferenza per l&#8217;individualismo, espresso in vero in forma piuttosto deteriore, connaturato nel duello.</p>
<p style="text-align: justify;"<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/06/18/duello-onore-e-mascolinita-nellitalia-moderna/">» Continua la lettura...  Duello, onore e mascolinità nell&#8217;Italia moderna</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>La memoria del colonialismo</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 08:26:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Covelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegne storiche]]></category>
		<category><![CDATA[Storia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Storia d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>

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		<description><![CDATA[La visita di Gheddafi in Italia ha inevitabilemente dato vita a un riaccedersi della memoria sui rapporti tra Italia e Libia. La chiave di lettura ricercata dal leader libico, dallo sbarco a Ciampino al discusso discorso di ieri al senato è quella del colonialismo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La visita di Gheddafi in Italia ha inevitabilemente dato vita a un riaccedersi della memoria sui rapporti tra Italia e Libia. La chiave di lettura ricercata dal leader libico, dallo sbarco a Ciampino al discusso discorso di ieri al senato è quella del colonialismo.</p>
<div id="attachment_228" class="wp-caption aligncenter" style="width: 220px"><img class="size-medium wp-image-228 " title="Impiccagione di Omar Mukhtar" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/06/omar-mukhtar-210x300.jpg" alt="Impiccagione di Omar Mukhtar" width="210" height="300" /><p class="wp-caption-text">Impiccagione di Omar Mukhtar</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p>La  rievocata memoria del colonialismo (italiano) di ieri,  testimonata dalla fotografia di Omar Mukhtar che Gheddafi portava al petto, doveva risultare funzionale al discorso politico tenuto al Senato (ma non in aula) tutto schiacciato sull&#8217;oggi, ossia sulla condanna del neoimperialismo statunitense di George W. Bush.</p>
<p>Una retorica che appare  superata, ancora di più dopo la visita di Barack Obama in Egitto della scorsa settimana.</p><em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/06/12/la-memoria-del-colonialismo/">» Continua la lettura...  La memoria del colonialismo</a></p></em>]]></content:encoded>
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		<title>Nel XXV anniversario della morte di Enrico Berlinguer</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 08:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Yuri Guaiana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[Culture politiche]]></category>
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		<category><![CDATA[Anni Settanta]]></category>
		<category><![CDATA[Berlinguer]]></category>
		<category><![CDATA[PCI]]></category>

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		<description><![CDATA[L'11 giugno 1984 Enrico Berlinguer viene colto da malore durante il comizio conclusivo della campagna elettorale per le europee e morirà di lì a poco. Nel XXV anniversario della sua morte le commemorazioni si dividono tra gli elogi per aver posto la questione morale e quelli per aver fatto un passo decisivo nell'allontanarsi da Mosca...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_217" class="wp-caption alignleft" style="width: 255px"><img class="size-medium wp-image-217" title="Enrico Berlinguer" src="http://www.blogstoria.it/wp-content/uploads/2009/06/a_2-245x300.jpg" alt="Enrico Berlinguer" width="245" height="300" /><p class="wp-caption-text">Enrico Berlinguer</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;11 giugno 1984 Enrico Berlinguer viene colto da malore durante il comizio conclusivo della campagna elettorale per le europee e morirà di lì a poco. Nel XXV anniversario della sua morte le commemorazioni si dividono tra gli elogi per aver posto la questione morale &#8211; ponendo così &#8220;il problema della democrazia e delle sue basi di consenso e di legittimazione che si sgretolano se viene meno il nesso tra etica e politica&#8221;, ha detto ieri Fini &#8211; e quelli per aver fatto un passo decisivo nell&#8217;allontanarsi da Mosca. Corollario di quest&#8217;ultimo elogio è l&#8217;interpretazione del compromesso storico come legittimazione del PCI a forza di governo. Sarà questo il cuore del filmato a più voci (interverranno Luciano Barca, Alfredo Reichlin, Aldo Tortorella e Walter Veltroni) in onda stasera alle 23,40 su RaiDue per «La Storia siamo noi» di Rai Educational: <em>«Berlinguer», a venticinque anni dalla scomparsa del leader</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla scorta del bel libro di Piero Ignazi &#8211; <em>Il potere dei partiti</em>, Roma-Bari, Laterza, 2002 &#8211; io vorrei invece ricordare che Berlinguer fu uno dei massimi esponenti di una visione organicistica della società per la quale il conflitto politico è un trauma da sanare ed esorcizzare per ricreare le condizioni di armoniosa unità tra le parti. Questa concezione, maggioritaria in Italia, si contrappone ad una visione liberale e libertaria che vede invece il conflitto come un elemento fisiologico delle società liberaldemocratiche e, per di più, tonificante nei confronti delle tradizionali prassi trasformistiche. Se c&#8217;è una data dell&#8217;emersione di tale contrapposizione è quella del settembre 1973, quando Enrico Berlinguer lancia dalle colonne di &#8220;Rinascita&#8221;, la prospettiva del compromesso storico. Per Berlinguer, il compromesso storico</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>da una parte è qualcosa di più di una formula nuova di governo, dall&#8217;altra parte vuole essere già oggi una indicazione di un metodo di azione e di rapporti politici [orientati] [...] a cercare la comprensione reciproca e l&#8217;intesa.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il conflitto, lo scontro, financo la lotta di classe diventavano un male. La sintonia con la <em>Weltanschauung</em> più profonda di Moro e di buona parte della DC è assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;"<em><p><a href="http://www.blogstoria.it/2009/06/11/nel-xxv-anniversario-della-morte-di-enrico-berlinguer/">» Continua la lettura...  Nel XXV anniversario della morte di Enrico Berlinguer</a></p></em>]]></content:encoded>
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